Vedi quelle foto sorridenti di giovanissimi e giovani che hanno occhi spalancati sul futuro, sulla bellezza, sulla vita. No, quando arriva una nuova estate di sogni, di festa e di gioia non si può morire così. Non si può lasciare il mondo alle loro età, quando tutto deve ancora cominciare.
Non si può diventare, all’improvviso, un nome e un’immagine inseriti nel lungo e tragico elenco pubblico di vittime della strada di questi recenti giorni di giugno, anche nell’ultimo fine settimana. Succede purtroppo in tutta Italia, come se non ci fossero limiti o frontiere a questi incidenti che uccidono – fisicamente e moralmente – persone, famiglie e comunità. E’ un dolore insopportabile, che si fa una fatica infinita ad accettare, a elaborare, a vincere. Ti chiedi nel profondo come sia possibile che tutto questo continui ad accadere, con numeri e statistiche esorbitanti, impressionanti.
Si avverte un senso di impotenza e di pessimismo, come se tutte le campagne di educazione stradale, le conferenze nelle aule scolastiche, la mobilitazione dell’opinione pubblica in tante occasioni e in diversi territori del nostro Paese, il cambiamento di norme e l’inasprimento di sanzioni a livello di codice, proprio intorno al tema della sicurezza alla guida, fossero servite davvero a poco.
I numeri forniti dell’Asaps (Associazione sostenitori e amici della polizia stradale) raccontano una stagione drammatica: dall’inizio dell’anno, le vittime in Italia sono seicento. Il weekend fra il 12 e il 14 giugno – appena precedente a quello dei tre giovanissimi morti per la terribile uscita di strada di Senago, in provincia di Milano – aveva già fatto segnare il bilancio più pesante del 2026: 43 vittime in 72 ore, oltre la metà delle quali motociclisti. Una “strage silenziosa”, come la definisce l’Asaps, che ha segnalato come in soli due weekend di maggio siano decedute 61 persone, 37 delle quali in moto.
Le strade continuano a essere luoghi terrificanti di scontri; la casistica dei morti e dei feriti a causa di incidenti dimostra che siamo ancora in una situazione emergenziale, che non dà segni effettivi di un cambiamento di attitudini e di comportamenti; le stragi ripetute nei weekend rinnovano funesti messaggi di morte e coinvolgono purtroppo tanti, troppi giovani, in un drammatico bollettino che accomuna volti e storie di ragazzi e ragazze annientati per una distrazione, l’uso di sostanze, il mancato rispetto dei limiti di velocità e delle regole di una corretta condotta al volante.
In più, si aggiungono a volte situazioni di rischi deliberatamente messi in atto, di folli gare e riti collettivi con auto troppo potenti, di sottovalutazioni evidenti di pericoli legati agli orari, ai luoghi e alle caratteristiche del traffico. In pratica, sembra che l’inestimabile dono della vita passi in secondo piano o, al peggio, non venga neppure considerato, perché quando si è giovani tutto sembra facile, acquisito, invincibile. In un mondo di ansia, di fretta e di ritmi vertiginosi, anche l’utilizzo della macchina si adegua al senso di una velocità trasgressiva, di un’attenzione faticosa, di una concentrazione spesso labile, che alla fine dimostrano tutte insieme in negativo come non ci si curi adeguatamente del rispetto della vita propria e delle vite degli altri.
Di questo, infatti, parliamo: del valore fondamentale dell’esistenza di ciascuno, che non può essere messo a repentaglio da pratiche sconsiderate capaci solo di mettere a rischio l’integrità, la sicurezza e la libertà dei singoli. Anche di persone terze, magari totalmente estranee rispetto ai sinistri provocati dai conducenti di auto e moto, che devono subire danni gravi per l’atteggiamento colpevole di chi non stima la vita propria, e pure la vita degli altri, e si mette in strada in condizioni non idonee rispetto alla fatica e ai pericoli del viaggio su due ruote o su quattro ruote. In questo gruppo di soggetti terzi comprendiamo in particolare i pedoni e i ciclisti, categorie di utenti della strada che hanno pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane anche in questo primo semestre del 2026.
Che cosa fare, dunque, per provare a trovare rimedi importanti e decisivi a questa autentica piaga sociale che causa conseguenze terribili e ferisce il senso profondo di un’umanità coesa e solidale? Sicuramente bisogna adottare tutte le strategie normative, educative e comunicative adeguate a far comprendere, ancora una volta, ancora di più, la fondamentale importanza del rispetto di tutte le norme del codice della strada, perché la guida corretta di ogni tipo di veicolo diventi davvero prassi acquisita, consapevole e diffusa.
Al tempo stesso, occorrerà ripartire da qualche riflessione etica e filosofica – in tutte le sedi, in ogni ambiente, a qualunque età – affinché la considerazione dell’inestimabile dono della vita umana ritorni ad essere prioritaria nei comportamenti privati e nella dimensione pubblica. Quella che stiamo sperimentando ogni giorno, anche nella sua fugacità, leggerezza e fragilità, è tutta la vita di cui disponiamo. Non abbiamo vite ulteriori o supplementari, e non possiamo penalizzare, ferire o addirittura perdere la nostra vita per effetto di comportamenti sbadati, arditi, temerari o irrispettosi delle norme giuridiche poste a salvaguardia di questo fondamentale bene di ogni singolo e dell’intera collettività. E poi dobbiamo sempre rispettare le vite degli altri, evitando ogni situazione che possa diventare potenzialmente dannosa, ovunque, sulle strade dei nostri incontri di ogni giorno.
Infatti, “alterum non ledere”, dicevano gli antichi Romani nei loro testi di diritto che hanno fatto scuola all’intera umanità. Non bisogna ledere i diritti degli altri, perché la vita non ha prezzo, è straordinariamente unica e rappresenta sempre, per tutti e per ciascuno, un dono inestimabile.
(Autore: Redazione di dpnews.it)
(Foto: Ab. Unsplash.com)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione Qdpnews.it
Source link


