Quanto costa essere veneti – Metropolitano.it


Casa, spesa, bollette e servizi: i numeri raccontano una regione dove gli affitti sono cresciuti molto più degli stipendi e dove anche le differenze tra città e provincia possono nascondere qualche sorpresa

Quarantatré per cento.
È il numero che più di tutti racconta il nuovo prezzo del Veneto: la percentuale d’aumento degli affitti abitativi a Padova tra il 1019 e il 2025 a fronte di un aumento medio degli stipendi dell’11%.
Padova non è un caso isolato: in ogni capoluogo Veneto, secondo lo studio CNA sui dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, negli ultimi sei anni il costo di locazione è aumentato molto più delle retribuzioni.
Nel 2025, a Padova, un appartamento di 70 metri quadrati costava mediamente 1.090 euro al mese: oltre la metà di uno stipendio netto da 2.000 euro.
E a Venezia lo stesso appartamento, registrando un aumento del +42% contro +9% per le retribuzioni, incideva sullo stipendio intorno al 56%.
A Verona l’aumento dell’affitto ha registrato un +39% contro +10% degli stipendi, pesando fino al 53% del reddito considerato. Più contenuti gli aumenti a Treviso e Vicenza, entrambi intorno al 25%, mentre Belluno si è fermato al 19% e Rovigo al 17%.
Tutto il Veneto è diventato più costoso, ma in modo diverso.

Venezia

A Treviso, per esempio, il canone medio per 70 metri quadrati è passato dai 620 euro del 2019 ai 775 del 2025. A Rovigo un appartamento di pari dimensione lo scorso anno costava mediamente 565 euro, con un’incidenza sullo stipendio considerato che scendeva intorno al 31%.
Tra i due estremi, Padova e Rovigo, ci sono quasi 525 euro al mese di differenza.
È difficile trovare un modo più semplice per raccontare il problema del costo della vita: la casa corre, lo stipendio la rincorre.
E la scelta di dove abitare ne porta con sé un’altra.

veneti
Rovigo

L’auto presenta il conto

Per anni il ragionamento è stato semplice: se in città l’affitto è troppo alto, ci si sposta qualche chilometro più in là.
Più metri quadrati, magari un giardino, una casa che costa meno.
Nel Veneto dei pendolari, però, c’è una voce che arriva subito dopo il contratto d’affitto: quella dell’automobile.
CNA ha messo in relazione proprio queste due spese.
Secondo l’analisi sull’impatto della mobilità, una famiglia che riesce a risparmiare circa 300 euro al mese sul canone spostandosi fuori città può arrivare a spendere oltre 2.000 euro l’anno in carburante, parcheggi, manutenzione e costi legati agli spostamenti.
In alcuni casi, quindi, una parte molto consistente del vantaggio ottenuto con l’affitto viene semplicemente trasferita dall’abitazione all’auto.
E l’auto non è soltanto benzina o gasolio. In Veneto il premio medio della RC auto rilevato da Facile.it ad agosto 2026 è stato di 515,30 euro. La cifra è inferiore di circa il 4,2% rispetto a un anno prima, ma resta una spesa annuale importante per una famiglia.

venetiPoi c’è il bollo. La Regione Veneto indica, per esempio, una tariffa ordinaria di 2,97 euro per kW per un’auto Euro 3: una vettura da 92 kW paga così 273,24 euro l’anno. Per una Euro 4 da 126 kW il calcolo arriva a 394,76 euro, considerando anche la maggiorazione oltre i 100 kW.
Fin qui, prima di accendere il motore.
La spesa reale dipende poi dai chilometri percorsi, dal tipo di automobile e dal carburante, ma proprio per questo ACI pubblica ogni anno le tabelle dei costi chilometrici, che tengono conto non soltanto del carburante ma anche di ammortamento, manutenzione, pneumatici, assicurazione e altri costi di esercizio.
Insomma: il prezzo della casa non può essere letto senza il prezzo della distanza.

La bolletta non è uguale per tutti

Con le bollette bisogna fare ancora più attenzione, perché parlare di “costo medio” senza spiegare a chi si riferisce può essere fuorviante.
ARERA, per esempio, ha indicato per il cliente tipo vulnerabile servito in Maggior Tutela una spesa annuale per l’elettricità di 590,73 euro nel periodo aprile 2025-marzo 2026.
Sono circa 49 euro al mese. Ma quella cifra riguarda un profilo preciso e non può essere presentata come la bolletta elettrica media di una famiglia veneta.
In ogni caso, su uno stipendio netto di 2000 euro, 49 euro al mese valgono circa il 2,4% del reddito. Non una percentuale enorme, ma è una voce che si aggiunge all’affitto, all’auto, alla spesa alimentare e a tutte quelle uscite che non possono essere rimandate.
E soprattutto, neanche quella bolletta di Maggior Tutela è ferma. La stessa ARERA ha registrato, per il secondo trimestre 2026, un aumento dell’8,1% della spesa elettrica per i clienti vulnerabili.
Per il gas il conto cambia ancora in funzione dei consumi e del contratto: non esiste una bolletta universale.
Quel che esiste invece è un dato di fatto: non tutti pagano la stessa cifra, ma tutti devono fare i conti con una spesa che può cambiare senza che lo stipendio cambi nella stessa misura.

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Figli piccoli: il comune conta

La voce figli è forse quella in cui le differenze territoriali diventano più concrete.
E qui confrontare semplicemente “quanto costa un nido” non basta: bisogna guardare contemporaneamente alla retta, all’ISEE, agli orari e agli aiuti disponibili.
A Treviso, per l’anno educativo 2026/27, le rette comunali vanno da 200 a 530 euro al mese a seconda della fascia ISEE; per chi ha documentate esigenze lavorative o familiari, l’estensione oraria fino alle 17 costa 50 euro al mese in più.
A Verona il sistema è ancora più articolato: per il 2026/27 le rette dei nidi comunali partono da 76 euro mensili per le fasce ISEE più basse e arrivano a 487 euro per chi supera i 30 mila euro di ISEE.
A Vicenza, invece, il Comune ha scelto per il 2026/27 una strada diversa sul fronte dell’orario: i nidi sono aperti dalle 7.30 alle 17.30 e, per le famiglie con comprovate esigenze lavorative o familiari, anticipo e posticipo sono previsti senza maggiorazioni sulla retta. Il Comune segnala inoltre un rimborso dell’80% della retta per chi abbia richiesto il bonus nido INPS.

nascite

A Venezia il Comune mantiene un sistema tariffario legato all’ISEE: il nido a tempo pieno prevede una retta massima di 462,50 euro al mese, mentre per il part-time la tariffa è pari ai 2/3 di quella della fascia ISEE corrispondente.

A livello regionale, però, la misura “Fattore Famiglia” per i servizi alla prima infanzia ha previsto per il periodo settembre 2025-agosto 2026 contributi da 900 a 1.300 euro per bambino: non una riduzione del costo del nido in assoluto, ma un aiuto che può aver cambiato parecchio la spesa effettivamente sostenuta da una famiglia.

Il Veneto non ha un solo costo della vita

L’Istat ci dice che nel 2024 una famiglia italiana ha speso mediamente 2.755 euro al mese per i consumi.
Nel Nord-Est si arriva a circa 3.032 euro. La differenza con il Sud è del 37,9%.
Il Nord-Est risulta il territorio con il livello medio di spesa più alto.
Il dato è chiaro, ma non dice da solo perché.
Per capirlo bisogna tornare alle singole scelte.
A Padova e Venezia il problema può essere la casa. A Treviso o Vicenza l’affitto è cresciuto meno, ma la distanza dal lavoro può rendere più pesante la voce automobile. A Rovigo la casa può costare molto meno che nei grandi centri, così come il nido, ma cambiano opportunità di lavoro, mobilità e servizi. A Belluno il mercato degli affitti ha avuto una crescita più contenuta, ma vivere in un territorio montano pone altre esigenze di spostamento.
Il conto, insomma, non arriva tutto insieme ed è la somma di tante uscite che, prese singolarmente, sembrano sopportabili e che insieme finiscono per occupare gran parte del reddito. Se non a superarlo.
Il Veneto resta una delle regioni economicamente più forti d’Italia. Ma il problema non è soltanto quanto si guadagna: è quanto il prezzo di una scelta si trasferisce sempre più facilmente su un’altra.
La casa costa meno? Può aumentare il costo dell’auto.
La città offre più lavoro? Può chiedere un affitto molto più alto. Il nido costa meno? Bisogna guardare orari e servizi inclusi.
Lo stipendio cresce? Non necessariamente abbastanza da seguire tutte le voci che lo precedono.
Per questo il problema non è più soltanto quanto guadagna un veneto: è quanto rimane dopo aver scelto dove vivere.


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