Il pane, nelle aree rurali della Sicilia, continua a essere molto più di un alimento: è occasione di incontro, di condivisione, di identità collettiva e di festa. La manifestazione “Pane di Sicilia”, organizzata dalla Pro Loco di Prizzi insieme all’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Vallone, ne è stata una straordinaria dimostrazione.
L’evento ha confermato come le comunità dell’entroterra siano ancora autentici monumenti viventi, capaci di esprimere una straordinaria vitalità sociale e culturale. Non una delle tante sagre preconfezionate, costruite su stereotipi folkloristici spesso artificiali e privi di anima, ma una festa autentica, partecipata, nata dal basso, nella quale l’intera comunità si è riconosciuta attorno a uno dei simboli più profondi della civiltà della triade alimentare mediterranea: il pane.
Prizzi ha mostrato il volto migliore della cosiddetta “Sicilia che piace”, quella che non si arrende allo spopolamento e che trova nelle proprie radici la forza per costruire una concreta cultura della restanza, trasformando la memoria in progetto e la tradizione in opportunità.
Dodici associazioni cittadine, ciascuna con la propria identità e specificità, hanno dato vita a uno spettacolo corale che da tempo non si vedeva nel comprensorio sicano. Un esempio concreto di partecipazione e cittadinanza attiva, capace di coinvolgere intere famiglie e diverse generazioni.
Ciò che qualcuno definisce superficialmente “antico” o “vecchio” si è rivelato, invece, il cuore pulsante di una comunità storica che, a oltre mille metri sul livello del mare, continua a manifestare con fierezza il proprio orgoglio identitario.
Particolarmente apprezzata la scelta degli organizzatori di evitare i consueti show cooking, spesso espressione di una gastronomia spettacolarizzata e omologata. Al loro posto, lunghe tavole colme di farine, dove mani pazienti e sapienti, guidate dall’amore e dalla passione, hanno impastato davanti al pubblico dando forma a una straordinaria varietà di prodotti della tradizione fornaia locale: tabische, cudduruna, sfincioni, pani cunzatu e altre specialità che raccontano secoli di storia alimentare.
Una scelta culturale precisa, che ha restituito centralità ai saperi popolari e alle produzioni autentiche, lontane da quelle mode alimentari globalizzate che rischiano di impoverire la cultura del cibo e cancellarne le specificità territoriali.
Parafrasando Ivano Fossati e la sua celebre Canzone Popolare, si potrebbe dire che la comunità prizzese ha riportato alla luce la cucina popolare, trasformandola in una risorsa contemporanea e in una delle espressioni più interessanti del nuovo turismo esperienziale, sempre più orientato alla ricerca di autenticità, relazioni umane e identità territoriali.
Non sono mancati i momenti dedicati alla tradizione musicale e coreutica. Grande entusiasmo hanno suscitato le antiche e goliardiche contraddanze di derivazione francese, che in Sicilia hanno conosciuto una lunga e gloriosa stagione. A seguire, i canti popolari eseguiti dal gruppo folk della Pro Loco e la musica dal vivo hanno contribuito a creare un’atmosfera di festa e condivisione.
La sera precedente si era svolta la manifestazione “Sicilia che piace”, dedicata alla valorizzazione delle carni provenienti dalle macellerie locali, ulteriore testimonianza della qualità delle produzioni agroalimentari del territorio.
Per il sindaco Luigi Vallone:
«La vera forza di una comunità è rappresentata dalle sue associazioni. Ognuna, con la propria sensibilità e passione, contribuisce alla realizzazione di progetti condivisi che arricchiscono il tessuto culturale locale. Quando i cittadini si sentono protagonisti e coorganizzatori, nascono iniziative di grande valore culturale e sociale. Credo che questo modello partecipativo possa rappresentare un esempio per molte altre comunità siciliane».
Sulla stessa linea il presidente della Pro Loco di Prizzi, Giuseppe Girgenti, autentico motore delle iniziative:
«Le manifestazioni realizzate in queste due giornate dimostrano che l’unione fa la forza e che le sinergie producono risultati concreti. La condivisione di intenti e obiettivi deve essere coltivata e mantenuta nel tempo, perché solo attraverso la collaborazione si possono raggiungere traguardi importanti».
“Pane di Sicilia”, manifestazione finanziata dal Dipartimento Agricoltura della Regione Siciliana, ha ospitato anche un interessante convegno dedicato all’importanza del pane e alle problematiche della cerealicoltura contemporanea.
Dopo i saluti istituzionali del sindaco Luigi Vallone, sono intervenuti il giornalista e scrittore Mario Liberto, che ha affrontato il tema della sacralità del pane nella storia e nella cultura mediterranea; Francesco Bruscato, divulgatore agricolo, e Nunzio Amato, dirigente della Regione Siciliana, che hanno approfondito il ruolo strategico della cerealicoltura nelle aree interne e le criticità legate ai prezzi del grano.
L’ingegnere Salvatore Di Pisa ha illustrato le prospettive della sostenibilità nel settore cerealicolo, mentre la biologa nutrizionista Daniela Cannariato ha evidenziato il ruolo del pane e dei cereali nella Dieta Mediterranea. Il fisioterapista Giancarlo Nocera ha posto l’attenzione sull’importanza dei cereali nell’attività fisica e nel benessere della persona. È intervenuta inoltre Ilaria Collura dell’Azienda Agricola Biologica Collura, che ha presentato le proprie produzioni di grani antichi da conservazione, leguminose e prodotti trasformati. Il convegno è stato moderato dal presidente della Pro Loco Giuseppe Girgenti.
Prizzi è una comunità che ha dato i natali a personalità che hanno contribuito significativamente alla cultura e alla storia della Sicilia, come Carmelo Fucarino, Nicola Alongi e Giuseppe Vella, solo per citarne alcuni.
Una curiosità che racconta molto dello spirito di questo paese: Prizzi vanta uno dei più alti tassi di laureati dell’intero territorio sicano. Un dato che testimonia la storica attenzione della comunità verso l’istruzione, la cultura e la crescita civile, confermando la capacità di questo centro dell’entroterra di ritagliarsi un ruolo significativo nel panorama culturale siciliano.
In definitiva, “Pane di Sicilia” non è stata soltanto una manifestazione dedicata a un alimento simbolo della nostra civiltà. È stata la celebrazione di una comunità che ha saputo trasformare il pane in linguaggio, memoria, identità e speranza. Perché laddove si impasta il pane insieme, si continua a impastare anche il futuro.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Sicilia Agricoltura
Source link


