“Come sarà l’autunno dei bambini”- Fortune Italia


Scuola, infezioni ricorrenti, coperture vaccinali e antibiotico-resistenza: la mappa dei rischi e delle strategie di prevenzione secondo Andrea Campana.

Le infezioni respiratorie che si ripresentano a ogni autunno, i vaccini che faticano a recuperare le coperture pre-pandemia, l’antibiotico-resistenza che avanza anche tra i più piccoli e nuove epidemie che sembrano aver perso la loro stagionalità. A poche settimane dall’inizio del nuovo anno scolastico, l’infettivologia pediatrica si trova ad affrontare sfide complesse che richiedono prevenzione, informazione e una maggiore consapevolezza da parte delle famiglie. Ne abbiamo parlato con Andrea Campana, Primario dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria Multispecialistica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Con l’avvicinarsi del nuovo anno scolastico, quali sono oggi le infezioni che più frequentemente colpiscono bambini e ragazzi?

Nella stragrande maggioranza dei casi non si tratta di infezioni particolarmente preoccupanti. L’esperienza del Covid ci ha insegnato molto: nonostante la chiusura delle scuole, molti bambini si contagiavano comunque in ambito domestico. Oggi sappiamo che, soprattutto in ambiente scolastico, esistono strumenti efficaci per limitare la diffusione delle infezioni. Il problema riguarda soprattutto i bambini più piccoli, che possono presentare numerosi episodi infettivi ricorrenti.

Oggi vengono considerati normali fino a otto episodi infettivi tra settembre e marzo e nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni virali. Generalmente si tratta di forme lievi ma questa è una sorta di trappola: proprio perché i sintomi sono modesti, spesso i bambini continuano a frequentare la scuola o altre attività, contribuendo alla diffusione dei virus.

Quali comportamenti di prevenzione possono realmente contribuire a ridurre il rischio di contagio a scuola e quali, invece, sono spesso sopravvalutati?

Quando si parla di prevenzione non bisogna pensare automaticamente alla chiusura delle scuole o all’isolamento. Piuttosto ad applicare quelle buone pratiche che abbiamo imparato durante la pandemia. Un bambino con febbre o sintomi respiratori importanti dovrebbe restare a casa. È importante insegnare ai più piccoli a coprirsi quando starnutiscono, lavarsi frequentemente le mani e, quando necessario, utilizzare la mascherina in presenza di sintomi respiratori.

Anche evitare ambienti particolarmente affollati nei periodi di maggiore circolazione virale può contribuire a ridurre il rischio di contagio. Fondamentale è poi arieggiare regolarmente gli ambienti, sia a scuola sia in casa.

Le vaccinazioni restano lo strumento più efficace contro molte malattie infettive. Quali sono oggi le principali criticità sul fronte delle coperture vaccinali pediatriche?

I vaccini hanno un vantaggio enorme: agiscono prima che la malattia si manifesti. Proteggono anche i bambini più fragili che, per diverse ragioni, non possono essere vaccinati. Negli ultimi anni abbiamo però assistito a una riduzione delle coperture vaccinali. È un fenomeno che osserviamo in molti Paesi e che fatichiamo a spiegare completamente. Sicuramente pesa una sorta di ‘stanchezza vaccinale’ emersa dopo la pandemia, ma anche una crescente sfiducia verso le istituzioni e, in alcuni casi, verso il mondo medico. Per garantire la cosiddetta immunità di comunità servono coperture superiori al 95%.

Quando questo livello non viene raggiunto, aumentano i rischi per tutti, in particolare per i soggetti più vulnerabili. Per questo il ruolo del pediatra è fondamentale. Non dobbiamo limitarci a prescrivere o somministrare vaccini, ma dobbiamo dedicare tempo ai genitori, informarli correttamente. Ancora oggi siamo costretti a smentire falsi miti: dal presunto legame tra vaccini e autismo alle paure legate al mercurio.

Parliamo di antibiotico-resistenza. Quanto è diffuso oggi il fenomeno in ambito pediatrico e quali sono le conseguenze più rilevanti?

Si tratta di un problema estremamente serio. Le infezioni delle alte vie respiratorie rappresentano una delle cause più frequenti di visita dal pediatra e circa l’80% di queste infezioni è di origine virale. Nonostante questo, una quota significativa di bambini riceve comunque una prescrizione antibiotica. Diversi studi mostrano che una larga parte di queste prescrizioni è inappropriata. Questo non solo espone inutilmente il bambino agli effetti collaterali del farmaco, ma contribuisce alla selezione di batteri resistenti. Negli ospedali vediamo sempre più frequentemente infezioni sostenute da microrganismi multiresistenti.

Ci troviamo costretti a utilizzare associazioni di antibiotici o dosaggi più elevati rispetto al passato. Se non si interviene, il problema rischia di diventare sempre più grave. È importante che i genitori comprendano che la febbre non significa automaticamente necessità di antibiotico. Nella maggior parte dei casi occorre osservare il bambino, gestire i sintomi e confrontarsi con il pediatra di riferimento, che resta la figura più adatta per valutare il quadro clinico.

Dopo gli anni della pandemia, è cambiato il modo in cui circolano virus e altri agenti infettivi tra i più giovani?

Sì, ed è un fenomeno ben documentato. Dopo la riapertura delle attività sociali e scolastiche abbiamo assistito alla ricomparsa di molte infezioni che erano quasi scomparse durante la pandemia ma che hanno mostrato comportamenti diversi rispetto al passato, spesso senza la classica stagionalità che eravamo abituati a osservare.

Abbiamo visto emergenze legate alla scarlattina nel Regno Unito, al micoplasma in Francia, all’aumento delle infezioni invasive da streptococco e al ritorno di malattie come morbillo e pertosse e altri virus respiratori che hanno generato una forte pressione sui pronto soccorso e sui reparti pediatrici.

È probabile che nei prossimi anni continueremo a osservare cambiamenti nella circolazione delle infezioni con nuovi patogeni o nuove modalità di diffusione. Per questo è fondamentale mantenere elevata la capacità di sorveglianza e di risposta.

Guardando ai prossimi anni, quali saranno le principali sfide per l’infettivologia pediatrica e quali strumenti avranno a disposizione medici e famiglie per affrontarle?

Uno dei progressi più importanti lasciati dalla pandemia riguarda la diagnostica rapida che consente di identificare in poche ore l’agente responsabile di infezioni molto gravi e di impostare una terapia mirata. Parallelamente stanno avanzando nuove strategie preventive, dai vaccini di nuova generazione alle forme di immunoprofilassi basate su anticorpi monoclonali, che consentono di proteggere i bambini più vulnerabili. Infine, sarà essenziale rafforzare il ruolo del territorio.

La maggior parte delle infezioni pediatriche può e deve essere gestita dal pediatra di famiglia. Gli ospedali devono mantenere la capacità di adattarsi rapidamente alle emergenze, ma il primo presidio resta una rete territoriale forte, capace di seguire i bambini e le famiglie nel modo più appropriato.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2026 (numero 6, anno 9)


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Luisa Vittoria Amen

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