Quanto guadagna Leonardo Maria Del Vecchio? Il patrimonio dell’ereditiere miliardario


Leonardo Maria Del Vecchio, imprenditore classe 1995 ed erede del fondatore dell’impero di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, è uno dei nomi più discussi dell’imprenditoria nostrana. Per un motivo o per un altro. L’ultima news, però, è cruciale non solo per il destino personale ma anche per la holding di famiglia, dato che proprio ieri (25 agosto 2026, ndr) ha annunciato con una lettera al consiglio di amministrazione le proprie dimissioni da tutti gli incarichi operativi in EssilorLuxottica: dal 31 agosto non è più presidente di Ray-Ban né chief strategy officer del colosso dell’occhialeria fondato dal padre.

Nella lettera, anticipata da Milano Finanza, Del Vecchio jr critica apertamente la gestione dell’amministratore delegato Francesco Milleri, definita «distante» e «impersonale», lontana da quella «Luxottica di vent’anni fa» costruita dal padre. Ma la vera partita, secondo gli analisti, si gioca altrove: sulla Delfin, la holding lussemburghese che rappresenta la «cassaforte» di famiglia. Senza più il doppio ruolo di manager e socio, l’imprenditore potrebbe muoversi con maggiore libertà nel riassetto degli equilibri familiari, in quella che fonti vicine a LMDV Capital hanno definito un’operazione di «pulizia della governance».

Ma qual è il patrimonio di Leonardo Maria Del Vecchio? In quali settori si sta facendo strada e perché è considerato uno degli uomini più potenti della finanza italiana? Cerchiamo di fare ordine e di scoprire cosa dicono stime e dati ufficiali.

Chi è Leonardo Maria Del Vecchio e perché è uno dei miliardari più potenti d’Italia

Quarto figlio di Leonardo Del Vecchio e unico avuto con Nicoletta Zampillo, Leonardo Maria è nato a Milano nel 1995 ed è entrato in giovane età nell’azienda di famiglia. È stato subito chiaro che sarebbe stato l’erede designato dell’impero Luxottica.

Dopo il diploma, Leonardo Maria si avvicina all’azienda gestita dal padre a 19 anni per poi laurearsi in Economia Aziendale e Management alla Bocconi di Milano.

Nel 2017 l’ingresso ufficiale in Luxottica come membro del team Wholesale Emea, la cui mission è supportare l’espansione dell’azienda in Europa e in Medio Oriente. Le successive esperienze in Salmoiraghi & Viganò e in Ray-Ban gli permetteranno di sviluppare un’esperienza preziosa che lo porterà al ruolo di Chief strategy officer in EssilorLuxottica e a essere inserito nella classifica di Forbes Italia tra i 100 Under 30 che stanno cambiando il mondo.

Oggi, a 31 anni, il suo peso non deriva solo dai ruoli manageriali – che ha appena lasciato – ma soprattutto dalla sua posizione di azionista. Detiene infatti il 12,5% della Delfin, la holding che controlla il 32,4% di EssilorLuxottica e che vanta partecipazioni rilevanti in alcuni dei principali gruppi della finanza italiana: circa il 17,5% di Monte dei Paschi di Siena, oltre il 10% di Generali, il 2,7% di UniCredit e il 28% dell’immobiliare Covivio. È questa rete di partecipazioni a collocarlo al centro degli equilibri del cosiddetto risiko bancario.

Qual è il patrimonio di Leonardo Maria Del Vecchio

La prima grande iniezione di liquidità al patrimonio di Leonardo Maria Del Vecchio è arrivata nel 2022, anno della morte del padre. Stando alle indiscrezioni filtrate dalla stampa, Leonardo ricevette il 12,5% del patrimonio familiare gestito dalla Delfin, calcolato in circa 3,75 miliardi di euro.

Ma quello era solo l’inizio. Nei 3 anni successivi Leonardo Maria è diventato chief strategy officer in EssilorLuxottica, AD di Salmoiraghi & Viganò e fondatore dell’azienda di hospitality LMDV Capital, il family office che ha assunto un peso crescente nel suo percorso imprenditoriale.

Proprio LMDV Capital è diventata in breve tempo lo snodo centrale del patrimonio di Del Vecchio. Grazie a essa il giovane imprenditore è entrato nella ristorazione di lusso acquisendo il Twiga di Flavio Briatore e altri marchi legati all’hospitality, ha investito con decisione nella ristorazione con Boem e acquisito la maggioranza del celebre marchio Acqua e Terme di Fiuggi.

Nel frattempo sono arrivate anche la presidenza di Ray-Ban e la fondazione di Triple Sea Food.

Una diversificazione incredibile che ha portato gli esperti di Forbes a stimare il suo patrimonio totale in circa 7 miliardi di euro, pari a 7,5 miliardi di dollari nella classifica dei miliardari pubblicata a dicembre 2025, la cifra più alta tra tutti gli eredi Del Vecchio.

Gli investimenti nei media

Negli ultimi mesi Leonardo Maria Del Vecchio ha deciso di confrontarsi anche con un nuovo settore: quello dell’editoria.

Tramite la LMDV Capital ha acquisito il 30% del quotidiano Il Giornale e il controllo della maggioranza di Editoriale Nazionale, la società che pubblica il gruppo QN – Quotidiano Nazionale, comprendente nomi storici del giornalismo locale italiano come Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione.

Il debito personale e il «tesoretto» bloccato

Dietro le mosse di Leonardo Maria si nasconde però un nodo finanziario delicato. La sua esposizione personale è stimata per difetto in circa 1,3 miliardi di euro: comprenderebbe 650 milioni verso UniCredit, circa 350 milioni riconducibili a Indosuez (Crédit Agricole) e altri 110 milioni di leasing. Somme utilizzate per gli investimenti personali e per l’espansione del family office LMDV Capital, che nel 2024 registrava un patrimonio netto di 156 milioni.

Il paradosso è che, pur possedendo un pacchetto in Delfin valutato circa 5 miliardi di euro, tale quota al momento non produce dividendi: alcuni soci bloccano da due anni la distribuzione degli utili. Senza queste cedole, l’imprenditore fatica a ripagare gli interessi sul debito e deve affrontare scadenze imminenti. A fine luglio 2026 avrebbe negoziato un rifinanziamento con il fondo americano Apollo, che avrebbe chiesto un interesse vicino all’8%.

L’assalto alle quote dei fratelli

Uno dei fronti più caldi è quello dell’offerta lanciata ai fratelli Luca e Paola per acquisire le loro quote del 12,5% in Delfin, su cui Leonardo Maria ha un diritto di prelazione. L’imprenditore aveva tentato di salire fino al 37,5% rilevando il 25% dei fratelli, con un finanziamento bancario di circa 11 miliardi di euro.

Il progetto si è però arenato: gli istituti avevano chiesto una lettera di patronage della holding, ma il consiglio di Delfin non ha autorizzato l’impegno, dando via a una complessa disputa che ha coinvolto la magistratura lussemburghese. Il mancato perfezionamento del passaggio costerebbe a Del Vecchio jr una penale da 500 milioni di euro. Secondo fonti vicine a LMDV, il tribunale del Lussemburgo avrebbe tempo fino al 30 ottobre per stabilire il valore delle partecipazioni.

Il titolo in Borsa e le tensioni familiari

Le tensioni familiari e lo stallo in Delfin hanno pesato anche sull’andamento del titolo EssilorLuxottica. Il 25 agosto 2026 il gruppo ha chiuso in calo dell’1,15% a 159,15 euro, vicino ai minimi dell’ultimo anno. Rispetto ai 323,80 euro toccati il 13 novembre 2025, la perdita supera il 50%.

Un ridimensionamento che ha inciso anche sul riassetto interno: nell’operazione per rilevare le quote di Paola e Luca, Del Vecchio jr aveva accettato di pagare 5 miliardi di euro per ciascuna quota.

Il futuro di EssilorLuxottica dopo le dimissioni

Con l’uscita di Leonardo Maria – e dopo quella del fratellastro Rocco Basilico dello scorso anno – nessuno degli eredi mantiene più un ruolo operativo nel gruppo. EssilorLuxottica ha confermato le dimissioni con una nota, ringraziando Del Vecchio «per il contributo alla crescita del gruppo» e ribadendo la continuità dei propri programmi industriali: la linea aziendale è tenere separata la gestione industriale dalle tensioni interne alla famiglia.

Secondo il Corriere della Sera, come detto, l’uscita dai ruoli operativi non equivale a un disimpegno, ma a un cambio di posizione. Senza più la sovrapposizione tra il ruolo di manager e quello di socio, Del Vecchio jr potrebbe muoversi con maggiore libertà all’interno della holding di famiglia. «Continuerò a esercitare fino in fondo la mia responsabilità di azionista attraverso Delfin», ha scritto nella lettera, rivendicando l’impegno a difendere «l’indipendenza dell’azienda».

Al centro degli equilibri contesi resta la figura di Francesco Milleri, che non è soltanto presidente e amministratore delegato di EssilorLuxottica, ma anche presidente della stessa Delfin. Una doppia posizione al vertice sia dell’azienda quotata sia della cassaforte familiare che spiega il peso delle critiche rivolte dall’erede. Fuori da EssilorLuxottica, Del Vecchio jr potrà ora dedicarsi con maggiore continuità alle attività costruite con il proprio family office, mentre sullo sfondo resta aperto il nodo Delfin, giunto a un punto di stallo che secondo le fonti non potrà protrarsi ancora a lungo.

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Emanuele Di Baldo

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