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Mentre l’intelligenza artificiale occupa il centro del dibattito, c’è un’altra tecnologia che sta diventando sempre più concreta: la robotica di servizio. Non più soltanto bracci meccanici chiusi nelle fabbriche, tra catene di montaggio e linee di produzione. I robot si muovono ormai nei magazzini, negli ospedali, negli hotel, negli aeroporti, nei centri commerciali e anche nelle case. Trasportano merci, puliscono pavimenti, assistono nei laboratori medici, supportano attività ripetitive e automatizzano piccoli lavori domestici.
È questa la fotografia che emerge dal report World Robotics 2025 – Service Robots della IFR, International Federation of Robotics, la Federazione internazionale della robotica. Il rapporto analizza i robot di servizio, cioè macchine progettate non per produrre automobili o elettrodomestici, ma per svolgere compiti professionali, sanitari o domestici. Nel 2024 ne sono stati venduti 199.000 per uso professionale, il 9% in più rispetto all’anno precedente.

La robotica entra nelle pulizie professionali
Il robot più vicino alla vita quotidiana, però, non ha l’aspetto di un androide da film. Somiglia piuttosto a qualcosa che molti conoscono già: l’aspirapolvere autonomo che si muove tra le stanze, evita gli ostacoli e torna alla base quando ha finito. Nel mercato professionale, la stessa logica si sta allargando a uffici, aeroporti, ospedali, centri commerciali e grandi superfici. Ma il passo successivo è più ambizioso: non solo aspirare o lavare pavimenti, ma piegare vestiti, riordinare oggetti, lavare piatti, riconoscere spazi e movimenti. Per riuscirci, aziende e ricercatori stanno raccogliendo video di persone impegnate nelle faccende domestiche, trasformando i gesti quotidiani in dati utili ad addestrare i robot del futuro.
Nel 2024, secondo il report IFR, sono stati venduti 25.527 robot per la pulizia professionale. Come si vede anche dal grafico, il 12,82% dell’intero mercato dei robot di servizio per uso professionale. Il dato più significativo, però, è la crescita: +34% in un solo anno, tra le accelerazioni più forti del settore. Qui la robotica non entra in scena come promessa futuristica, ma come risposta concreta a bisogni molto ordinari: lavare pavimenti, tenere puliti uffici, aeroporti, ospedali e centri commerciali, coprire turni difficili e garantire servizi continui anche quando il personale scarseggia.
Anche la sanità scopre i robot
Il salto più impressionante, però, arriva dalla sanità. Qui i robot medicali non sono soltanto macchine da sala operatoria: sono dispositivi robotici usati per assistere interventi chirurgici, supportare la riabilitazione, aiutare nelle terapie non invasive, automatizzare esami di laboratorio e velocizzare alcune attività diagnostiche. Nel 2024 ne sono stati venduti 16.700, con una crescita del 91% rispetto all’anno precedente. Quasi un raddoppio.
Dietro questo numero non c’è solo l’innovazione tecnologica, ma anche una pressione sempre più forte sui sistemi sanitari: popolazione che invecchia, domanda di prestazioni in aumento, personale difficile da trovare e attività ripetitive da alleggerire. Il punto non è immaginare robot al posto di medici e infermieri, ma strumenti capaci di affiancarli nelle fasi più standardizzate, lunghe o ripetitive del lavoro sanitario. Ed è qui che la crescita racconta meno il futuro remoto e più un bisogno già presente.
Forte automazione nella diagnostica e analisi
Il dato più sorprendente, dentro la sanità, arriva dai laboratori. Non dal robot che immaginiamo accanto al chirurgo, ma da quello che lavora dietro le quinte: sposta campioni, prepara analisi, automatizza passaggi ripetitivi e riduce il rischio di errore umano. Le vendite di robot per diagnostica e analisi di laboratorio sono cresciute del 610%, molto più della chirurgia e della riabilitazione. È una crescita enorme, che racconta una robotica meno spettacolare ma forse più decisiva: quella che aiuta i laboratori a lavorare più in fretta, con continuità e maggiore precisione.
Robot medicali oltre la chirurgia
La sanità robotica, però, non si ferma ai laboratori. Cresce anche dove la tecnologia incontra il corpo in movimento, il recupero, la precisione del gesto clinico. I robot per riabilitazione e terapie non invasive aumentano del 106%, segno che l’automazione entra sempre di più nei percorsi di assistenza e recupero dei pazienti. La chirurgia resta il campo più noto al grande pubblico, ma cresce a un ritmo più contenuto: +41%. Il punto è proprio questo: il robot medicale non è solo quello che opera, ma anche quello che aiuta a curare, monitorare, accompagnare.
Trasporto e logistica al centro del mercato
Dopo i numeri più sorprendenti, il grosso del mercato resta però nei magazzini. È lì che i robot di servizio sono già meno novità e più infrastruttura: piccoli mezzi autonomi che si muovono tra scaffali, linee produttive e aree di stoccaggio, trasportando merci, componenti e materiali. Il settore trasporto e logistica vale da solo 102.925 unità, pari al 51,7% di tutti i robot professionali venduti nel 2024. Più di uno su due. In questa categoria rientrano soprattutto robot mobili usati in ambienti interni senza traffico pubblico: stabilimenti, centri logistici, fabbriche, depositi.
Non hanno il fascino cinematografico degli umanoidi, ma sono già dentro la macchina quotidiana dell’economia. Lo dimostra anche il caso di Amazon, che ha presentato un nuovo robot mobile per i magazzini europei, capace di ricevere istruzioni in linguaggio naturale e organizzare parte del lavoro in autonomia. È questa la direzione della logistica robotizzata: macchine meno spettacolari, ma sempre più presenti nei flussi quotidiani, dove spostare oggetti, ridurre tempi morti e rendere più fluido il lavoro significa guadagnare efficienza.
Perché la logistica corre: filiere sempre più automatizzate
La logistica corre perché è diventata il sistema nervoso dell’economia: ordini più rapidi, consegne continue, magazzini sempre più grandi e fabbriche sempre più connesse. In questo scenario, il segmento trasporto e logistica cresce del 14%. A spingerlo sono il boom dell’intralogistica, cioè la gestione automatizzata dei flussi interni, la carenza di lavoratori e la maggiore affidabilità delle fabbriche digitalizzate. La notizia, quindi, non è solo che si vendono più robot. È che l’automazione sta entrando nel cuore operativo delle filiere, dove ogni minuto risparmiato può diventare produttività.
RaaS, il robot in abbonamento
Immaginiamo una media azienda con un magazzino da gestire, pacchi da spostare, corsie da attraversare e turni sempre più difficili da coprire. Fino a poco tempo fa, per automatizzare una parte del lavoro serviva comprare il robot, con un investimento iniziale pesante. Ora, invece, si sta facendo strada un’altra formula: il robot in abbonamento. Si chiama RaaS, cioè Robot-as-a-Service, e funziona attraverso noleggio o canone periodico.
L’azienda non acquista la macchina, ma paga per usarla. Nel 2024 la flotta RaaS è cresciuta del 31%; nel trasporto e nella logistica l’aumento arriva al 42%. È un dato importante perché abbassa la soglia d’ingresso dell’automazione: meno capitale da immobilizzare subito, più possibilità di sperimentare robot nei magazzini, nei depositi e nei flussi interni di lavoro.
Non tutti i settori crescono: ospitalità e agricoltura arretrano
Non tutti i robot, però, corrono alla stessa velocità. Mentre pulizie, sanità e logistica accelerano, altri settori rallentano. L’ospitalità resta il secondo mercato professionale per dimensioni, con 42.030 unità vendute e una quota del 21% sul totale. Dentro ci sono robot per accoglienza, informazioni, telepresenza, piccoli servizi in hotel, negozi, centri commerciali e reception. Ma nel 2024 il comparto arretra dell’11%. Anche l’agricoltura, spesso raccontata come una delle grandi frontiere dell’automazione, mostra una frenata: 19.487 unità, pari al 9,79% del mercato, ma vendite in calo del 6%. È un passaggio importante per non leggere la robotica come una crescita uniforme e inevitabile. Il mercato si allarga, ma procede a strappi: alcuni usi diventano rapidamente quotidiani, altri restano più esposti a costi, investimenti rinviati e domanda incerta.
Robotica domestica e mercato consumer
Dai magazzini agli ospedali, dai laboratori alle pulizie professionali, la robotica di servizio sta già ridisegnando molte attività quotidiane. Ma il suo volto più familiare, per milioni di persone, resta quello domestico. Accanto a strutture professionali, logistica e sanità, c’è infatti un mercato molto più vicino alla vita di tutti i giorni e molto più ampio nei numeri: quello consumer, destinato a famiglie e singoli utenti. Nel 2024 le vendite hanno raggiunto 20,1 milioni di unità, in crescita dell’11%.
Qui il robot non ha il volto dell’androide da film, ma quello molto più familiare di un dispositivo che pulisce i pavimenti, taglia il prato o automatizza piccoli lavori domestici. È una robotica meno spettacolare, ma già entrata nelle abitudini di milioni di persone. Molto più cauta, invece, resta la prospettiva sugli umanoidi: la produzione seriale si prepara e le aziende sperimentano, ma l’uso di massa non è ancora arrivato. Prima della fantascienza, insomma, c’è ancora molta vita quotidiana.
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Fonte: SIFR, International Federation of Robotics
Anno di riferimento: 2024
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