il neurologo Matteo Fuccaro Simonetto spiega quando preoccuparsi e come affrontarle


Quasi tutti, almeno una volta nella vita, hanno avuto a che fare con un mal di testa. Nella maggior parte dei casi si tratta di un disturbo occasionale, destinato a risolversi spontaneamente o con un semplice antidolorifico. Quando però gli episodi diventano frequenti, intensi o compromettono la vita quotidiana, è importante non sottovalutarli. Dietro un apparente “semplice mal di testa” possono infatti nascondersi condizioni molto diverse tra loro, che richiedono un corretto inquadramento clinico e, in alcuni casi, cure specifiche.

A fare chiarezza è il Dott. Matteo Fuccaro Simonetto, medico chirurgo specialista in Neurologia ed esperto nella diagnosi e nella cura delle cefalee, che spiega perché conoscere l’origine del dolore rappresenti il primo passo per trattarlo nel modo corretto: “La cefalea non è una diagnosi, ma un sintomo”, spiega il neurologo. “Con questo termine si indica un dolore localizzato al capo che può avere cause molto diverse. Nella grande maggioranza dei casi si tratta di forme benigne, che non rappresentano un pericolo per la vita, ma che possono diventare molto invalidanti perché incidono profondamente sulla qualità della vita.”

Esistono però situazioni nelle quali il mal di testa può essere il segnale di una patologia secondaria e richiedere ulteriori accertamenti: “Fortunatamente sono condizioni meno frequenti”, precisa il Dott. Matteo Fuccaro Simonetto. “Attraverso una corretta anamnesi è spesso possibile individuare quei pazienti che presentano caratteristiche tali da rendere necessari approfondimenti diagnostici. Sapere di quale tipo di cefalea si soffre è fondamentale, perché oggi disponiamo di percorsi terapeutici sempre più efficaci”.

Uno degli errori più comuni è quello di ricorrere al fai-da-te. Il mal di testa rappresenta infatti il sintomo neurologico più frequente nella popolazione e, proprio per questo, molte persone tendono a trattarlo autonomamente: “È normale che un episodio occasionale venga gestito con un analgesico”, osserva lo specialista. “Il problema nasce quando i farmaci vengono utilizzati troppo spesso. Anche medicinali di uso comune, come il paracetamolo, se assunti ripetutamente nel corso del mese possono contribuire a peggiorare la situazione e favorire la cosiddetta cefalea da abuso di farmaci.”

Per questo motivo è importante sapere quando chiedere aiuto: “Nella maggior parte dei casi il primo riferimento è il medico di medicina generale, che può gestire circa il 90% delle cefalee. Quando invece gli attacchi diventano frequenti, invalidanti o non rispondono alle terapie, è opportuno rivolgersi a un neurologo esperto.”

Nella provincia di Treviso sono presenti tre Centri Cefalee accreditati dalla SISC (Società Italiana per lo Studio delle Cefalee), negli ospedali di Conegliano, Treviso e Castelfranco Veneto, dedicati alla diagnosi e al trattamento delle cefalee primarie e secondarie.

Tra tutte le forme di cefalea, quella che merita un’attenzione particolare è l’emicrania, considerata una delle principali cause di disabilità a livello mondiale:”L’emicrania è la forma cefalalgica più frequente e invalidante”, spiega il Dott. Matteo Fuccaro Simonetto. “Presenta una forte componente ereditaria. Esistono forme rare esclusivamente genetiche, ma nella maggior parte dei pazienti è presente una predisposizione sulla quale intervengono anche l’epigenetica, l’ambiente e lo stile di vita.”

Non è quindi raro che più componenti della stessa famiglia soffrano di emicrania, spesso lungo la linea materna. Tuttavia, la predisposizione genetica non significa che la malattia si manifesti nello stesso modo.

“Nella stessa famiglia possiamo osservare situazioni molto differenti: c’è chi presenta pochi episodi sporadici e chi arriva ad avere oltre quindici giorni di mal di testa al mese, con un impatto molto importante sulla qualità della vita.”

Alla base dell’emicrania c’è una particolare sensibilità del cervello agli stimoli esterni: “Il cervello emicranico è un cervello che risente dei cambiamenti”, sottolinea il neurologo. “Stress, alterazioni del sonno, pasti saltati o cambiamenti della routine rappresentano alcuni dei principali fattori che possono favorire un attacco.”

Per questo motivo anche lo stile di vita assume un ruolo fondamentale nella gestione della malattia: “Essere il più possibile regolari può aiutare a ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi. Dormire con orari costanti, non saltare i pasti, mantenere una buona idratazione e cercare di limitare lo stress sono strategie che possono fare la differenza.”

Lo specialista invita però a evitare approcci troppo rigidi: “La vita quotidiana non permette sempre di seguire perfettamente tutte queste indicazioni. Per questo consiglio ai pazienti di cercare la massima regolarità possibile senza trasformarla in un’ossessione. L’obiettivo della terapia è migliorare la qualità della vita, non complicarla.”

Negli ultimi anni sono aumentate anche le possibilità terapeutiche: “La terapia dell’emicrania si fonda su due pilastri. Da una parte c’è la terapia dell’attacco, che serve a interrompere rapidamente la crisi e consentire al paziente di tornare alle proprie attività. Dall’altra esiste la terapia preventiva, indicata nei pazienti che soffrono di attacchi frequenti o particolarmente invalidanti.”

Questi trattamenti vengono assunti con regolarità anche nei periodi in cui il paziente non presenta sintomi e hanno l’obiettivo di ridurre progressivamente la frequenza degli attacchi, limitarne l’intensità e migliorare la risposta ai farmaci utilizzati durante le crisi: “Oggi abbiamo a disposizione strumenti terapeutici sempre più efficaci e personalizzati”, conclude il Dott. Matteo Fuccaro Simonetto. “Il messaggio che vogliamo trasmettere è che convivere con il mal di testa non significa rassegnarsi al dolore. Una diagnosi corretta, un percorso specialistico e terapie adeguate possono cambiare in modo significativo la qualità della vita dei pazienti.”

(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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 Mihaela Condurache

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