Aetnanet – Editoriale | 19 ottobre 2026
Una legge del 1981 garantisce ai magistrati l’adeguamento periodico delle retribuzioni senza contrattazione collettiva. Il Parlamento ha stabilito le regole, l’ISTAT elabora i dati, il Governo adotta il DPCM e i giudici verificano il rispetto della legge. Un sistema profondamente diverso da quello riservato alla scuola.
- La domanda che pochi si pongono: chi stabilisce lo stipendio di un magistrato?
Nel precedente articolo Aetnanet ha affrontato la controversia sugli adeguamenti retributivi della magistratura, stimati complessivamente in quasi un miliardo di euro, confrontando il trattamento economico dei magistrati con quello dei dirigenti scolastici e dei docenti.
Ma quella vicenda solleva un interrogativo ancora più importante.
Chi decide quanto deve guadagnare un magistrato? Chi stabilisce gli aumenti? Chi rappresenta la categoria quando non esiste una normale contrattazione collettiva?
Nel pubblico impiego italiano insegnanti, personale ATA e dirigenti scolastici attendono l’apertura dei tavoli contrattuali, le trattative sindacali, le verifiche finanziarie e la firma definitiva dei contratti.
Per la magistratura il meccanismo è radicalmente diverso.
I magistrati non sottoscrivono un contratto collettivo nazionale di lavoro con il Governo.
Il loro trattamento economico è disciplinato direttamente dalla legge, che prevede un sistema di adeguamento periodico.
Non si tratta di aumenti che i magistrati decidono autonomamente, ma dell’applicazione di norme stabilite dal legislatore.
È proprio questa differenza legislativa che merita una riflessione critica sulla parità di trattamento e sulla distribuzione delle risorse pubbliche.
- La legge del 1981: il fondamento degli adeguamenti automatici
Il riferimento principale è la legge 19 febbraio 1981, n. 27, recante disposizioni sul trattamento economico del personale di magistratura.
L’articolo 2 disciplina il meccanismo dell’adeguamento triennale.
Il principio è relativamente semplice: gli stipendi dei magistrati vengono aggiornati in relazione agli incrementi retributivi registrati nelle altre categorie del pubblico impiego.
Il sistema prevede:
- Un adeguamento periodico su base triennale.
- Il riferimento agli incrementi delle retribuzioni pubbliche rilevati secondo la disciplina legislativa.
- Anticipazioni nel secondo e nel terzo anno del triennio.
- Successivi conguagli.
- La determinazione della percentuale mediante DPCM, sulla base dei dati comunicati dall’ISTAT.
Il dato più significativo è che il magistrato non deve attendere la conclusione di un proprio contratto collettivo per acquisire il diritto all’adeguamento previsto dalla legge.
Il diritto trova origine direttamente nella disposizione legislativa.
La sua concreta quantificazione può però generare controversie, ritardi e procedimenti giudiziari, come dimostra proprio la vicenda del 2026.
- Parlamento, ISTAT, Governo e magistratura: ecco chi interviene davvero
Per comprendere il sistema bisogna distinguere quattro soggetti istituzionali.
Il Parlamento ha stabilito la disciplina legislativa del trattamento economico e degli adeguamenti periodici. Può intervenire sulle norme, nel rispetto dei vincoli costituzionali.
L’ISTAT svolge la funzione tecnica di rilevazione e calcolo delle variazioni retributive previste dal sistema.
Il Governo, attraverso il Presidente del Consiglio e i ministri competenti, adotta il DPCM che determina la percentuale dell’adeguamento.
La magistratura amministrativa, quando viene investita da un ricorso, verifica la legittimità degli atti e l’esatta applicazione della legge.
È dunque inesatto sostenere che i magistrati stabiliscano liberamente il proprio stipendio.
Ma è altrettanto inesatto presentare questo meccanismo come una semplice decisione discrezionale del Governo.
La retribuzione e il suo aggiornamento sono inseriti in un ordinamento normativo particolare, al quale gli organi amministrativi devono attenersi.
Resta tuttavia aperta una questione politica fondamentale: perché il legislatore ha previsto una garanzia economica così specifica per alcune categorie, mentre la maggioranza dei lavoratori pubblici dipende dalla contrattazione collettiva?
- Perché non esiste la normale contrattazione sindacale?
Il personale di magistratura appartiene alle categorie pubbliche il cui rapporto di lavoro resta sottoposto a un regime di diritto pubblico.
L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) svolge una funzione associativa e di rappresentanza degli interessi professionali, ma non sottoscrive un CCNL che determini gli stipendi come avviene nel comparto scuola.
Per questa ragione il trattamento economico viene definito attraverso norme legislative.
La giustificazione costituzionale di tale assetto richiama l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
L’obiettivo è evitare che i magistrati debbano sottoporre periodicamente le proprie condizioni economiche a negoziati con il potere esecutivo, rispetto al quale devono esercitare le loro funzioni in piena indipendenza.
Questa esigenza è stata riconosciuta dalla Corte costituzionale.
La sentenza n. 223 del 2012 ha sottolineato il collegamento tra adeguamenti retributivi e indipendenza della magistratura, censurando specifiche misure legislative che avevano inciso in modo irragionevole sul trattamento della categoria.
È una motivazione giuridica rilevante, che non può essere ignorata.
Ma il riconoscimento dell’indipendenza economica non dovrebbe impedire una discussione pubblica sulla trasparenza degli importi, sulla sostenibilità della spesa e sull’equilibrio complessivo delle retribuzioni pubbliche.
- Il punto controverso: la media aritmetica e la media ponderata
È proprio il metodo di calcolo che ha prodotto il contenzioso alla base della notizia di questi giorni.
Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 6004 del 9 luglio 2025, ha giudicato illegittima la determinazione dell’adeguamento relativo al triennio 2018-2020.
Tra gli aspetti contestati figura l’impiego di una media ponderata degli incrementi retributivi, anziché del criterio della media aritmetica ritenuto conforme alla normativa.
La differenza non è soltanto tecnica.
Con una media ponderata, una categoria numerosa incide sul risultato proporzionalmente al numero dei suoi dipendenti.
Con il criterio aritmetico individuato nella sentenza, gli incrementi medi delle categorie considerate partecipano al calcolo senza quella ponderazione numerica.
Questa diversa metodologia può produrre percentuali significativamente differenti.
Secondo le ricostruzioni pubblicate nell’ottobre 2026, per il triennio 2018-2020 si è passati dal precedente 4,85% a un valore ricalcolato del 6,22%. Per il triennio successivo sono state diffuse percentuali del 6,69% e del 12,32%, riferite ai diversi conteggi.
La controversia non nasce quindi da un nuovo contratto, ma dall’interpretazione e dall’applicazione del sistema legislativo.
Ecco il nodo fondamentale: una diversa interpretazione della formula di calcolo può determinare effetti economici molto rilevanti per l’intera categoria.
- Quasi un miliardo: aumenti, arretrati e costo per lo Stato
Le ricostruzioni giornalistiche del 18 ottobre 2026 riportano una stima complessiva di circa 979 milioni di euro per il ricalcolo degli adeguamenti.
Occorre però distinguere almeno tre componenti: gli arretrati riferiti agli anni precedenti, i conguagli relativi alle percentuali applicate e gli effetti sulle retribuzioni future.
Non è corretto rappresentare l’intero miliardo come un aumento annuo uniforme, né dividere semplicemente l’importo complessivo per il numero dei magistrati e presentare il risultato come un beneficio certo spettante a ciascuno.
La stessa ANM ha contestato le cifre individuali particolarmente elevate riportate dalla stampa.
Questa precisazione non attenua la rilevanza della questione finanziaria.
Una spesa pubblica di tale dimensione merita un’analisi dettagliata, accessibile ai cittadini, che distingua gli oneri arretrati dagli effetti permanenti sul bilancio.
- Meloni non firma il DPCM: una scelta politica che incontra un problema giuridico
Il 18 ottobre 2026 Giorgia Meloni ha annunciato di non voler firmare il provvedimento relativo agli adeguamenti economici dei magistrati.
La presidente del Consiglio ha richiamato la necessità di concentrare le risorse pubbliche sulle difficoltà economiche che colpiscono famiglie e settori produttivi.
La posizione esprime un principio politico comprensibile: in una fase di difficoltà economica, la destinazione delle risorse pubbliche deve essere valutata alla luce delle priorità sociali.
Aetnanet condivide l’esigenza di un’attenta verifica della sostenibilità degli oneri e della loro compatibilità con le necessità degli altri settori dello Stato.
Tuttavia bisogna distinguere il giudizio politico dall’obbligo giuridico.
La mancata firma non cancella automaticamente una disposizione di legge né gli effetti delle sentenze che impongono all’amministrazione determinati adempimenti.
Le dichiarazioni della presidente del Consiglio hanno infatti richiamato anche l’eventualità di un commissario ad acta, qualora ne ricorrano le condizioni giuridiche.
L’ANM ha replicato rivendicando la possibilità di utilizzare gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento.
Si apre così un confronto delicato tra esigenze di bilancio, scelte dell’Esecutivo e obblighi derivanti dalle decisioni giudiziarie.
- Il grande paradosso: gli aumenti delle altre categorie diventano il parametro dei magistrati
C’è un aspetto del sistema che merita particolare attenzione.
I magistrati beneficiano di un adeguamento collegato all’evoluzione delle retribuzioni degli altri dipendenti pubblici.
Ma questi ultimi, nella maggioranza dei casi, devono ottenere i propri incrementi attraverso la contrattazione collettiva.
Un docente attende il rinnovo del contratto, affronta i tempi della trattativa e riceve gli incrementi previsti dalle risorse disponibili.
La dinamica delle retribuzioni contrattualizzate contribuisce poi, secondo le regole stabilite dalla legge, alla determinazione degli adeguamenti dei magistrati.
In altre parole, una parte del pubblico impiego negozia i propri aumenti; un’altra categoria dispone di un meccanismo legislativo che utilizza gli incrementi delle retribuzioni pubbliche come parametro di riferimento.
Il sistema ha una propria giustificazione costituzionale, ma produce una diversità strutturale di tutela economica.
Ed è proprio su questa differenza che dovrebbe aprirsi una discussione nazionale.
- Docenti e dirigenti scolastici: perché un trattamento tanto diverso?
Il personale della scuola segue una strada differente.
Per i docenti e gli ATA, la parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 è stata sottoscritta definitivamente il 1° luglio 2026.
Per i dirigenti scolastici, il contratto dell’Area Istruzione e Ricerca 2022-2024 è stato sottoscritto definitivamente il 6 agosto 2026, quando il triennio di riferimento era già concluso.
Questo dimostra che la contrattazione può produrre risultati, ma anche ritardi considerevoli.
E non va dimenticato che la dirigenza scolastica presenta tuttora problemi di perequazione economica rispetto ad altre dirigenze pubbliche.
Il dirigente scolastico è responsabile di un’organizzazione complessa, con responsabilità amministrative, gestionali, finanziarie, educative e di sicurezza.
Gli insegnanti svolgono una funzione educativa essenziale e affrontano richieste professionali sempre più articolate.
Perché allora non immaginare anche per il personale scolastico una garanzia legislativa più efficace di recupero del potere d’acquisto?
Non necessariamente un sistema identico a quello dei magistrati, ma un meccanismo capace di proteggere le retribuzioni dalle lunghe interruzioni e dai ritardi della contrattazione.
- Una domanda al Parlamento e ai sindacati: perché la scuola deve sempre aspettare?
La questione non può essere lasciata esclusivamente al confronto tra Governo e magistratura.
Il Parlamento dovrebbe promuovere una valutazione trasparente dei differenti sistemi retributivi del pubblico impiego.
Le organizzazioni sindacali della scuola dovrebbero avanzare proposte strutturali, non limitate alla rivendicazione di aumenti occasionali.
Aetnanet ritiene necessario affrontare alcune questioni precise:
- È possibile introdurre una tutela più stabile del potere d’acquisto del personale scolastico?
- Come garantire rinnovi contrattuali regolari e senza ritardi pluriennali?
- Perché la perequazione economica dei dirigenti scolastici continua a rappresentare un problema?
- Quali criteri pubblici e omogenei possono essere utilizzati per confrontare responsabilità, retribuzioni e progressioni professionali?
- Come assicurare che le garanzie previste per categorie non contrattualizzate non si traducano in un disinteresse per le altre professioni dello Stato?
Non si tratta di chiedere che i magistrati siano privati di diritti riconosciuti dalla legge.
Si tratta di domandare al legislatore perché il sistema pubblico non debba offrire una tutela economica più efficace anche a coloro che garantiscono quotidianamente l’istruzione delle nuove generazioni.
- La posizione di Aetnanet: indipendenza della magistratura sì, privilegi ingiustificati no
La magistratura è uno dei pilastri dello Stato costituzionale e la sua indipendenza deve essere tutelata.
Non sarebbe accettabile utilizzare la retribuzione dei magistrati come strumento di pressione politica o di condizionamento della loro attività.
Ma l’indipendenza costituzionale non può trasformarsi in un argomento che impedisca qualsiasi discussione critica sulle differenze retributive e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.
Il rispetto della legge e delle sentenze deve accompagnarsi alla piena trasparenza dei criteri di calcolo e dei costi effettivi.
Allo stesso tempo, il Parlamento e il Governo devono riconoscere che la scuola rappresenta una funzione pubblica altrettanto indispensabile per il futuro democratico del Paese.
Aetnanet sostiene una revisione organica delle politiche retributive pubbliche, capace di valorizzare responsabilità, professionalità e tutela del potere d’acquisto, nel rispetto delle specifiche garanzie costituzionali.
Il problema non è soltanto quanto guadagna un magistrato.
Il problema è perché il nostro ordinamento garantisca meccanismi così differenti di protezione economica ai lavoratori dello stesso Stato.
Una Repubblica che tutela l’indipendenza di chi amministra la giustizia deve avere altrettanta attenzione per la dignità economica di chi educa i suoi cittadini.
E questa è una domanda che il Parlamento, il Governo e le organizzazioni sindacali della scuola non possono ignorare.
Aetnanet – Rete Scuola Sicilia
Fonti normative e documentali
Articolo precedente: Magistrati, quasi un miliardo di aumento per i loro stipendi stratosferici. Meloni non firma il DPCM. E la scuola?
📲 Segui Aetnanet
📲 Seguici sui canali ufficiali di Aetnanet
Per ricevere gratuitamente gli aggiornamenti più importanti sulla scuola italiana, iscriviti ai canali ufficiali di Aetnanet.
- 🔵 Pagina AETNANET – RETE SCUOLA SICILIA — https://www.facebook.com/aetnanet
- 🔵 Pagina DIRIGENTI SCOLASTICI PROFESSIONALS — https://www.facebook.com/dsprofessionals
- 🔵 Pagina LinkedIn Aetnanet — https://www.linkedin.com/company/aetnanet/
- 🔵 Canale WhatsApp — https://whatsapp.com/channel/0029Vb8FJp9DDmFe324GsX25
- 🔵 Canale Telegram — https://t.me/aetnanet
- 🔵 Profilo Instagram — https://www.instagram.com/aetnanet/
- 🔵 Profilo X ex Twitter — https://x.com/aetnanetorg
- 🔵 Profilo TikTok — https://www.tiktok.com/@aetnanet
- 🔵 Profilo Threads — https://www.threads.com/@aetnanet
- 🔵 Profilo Bluesky – Aetnanet @aetnanet.bsky.social — https://bsky.app/profile/aetnanet.bsky.social
- 🔵 GRUPPO FB DIRIGENTI SCOLASTICI PROFESSIONALS — https://www.facebook.com/groups/DirigentiScolasticiProfessionals
- 🔵 GRUPPO FB RETE SCUOLE CATANESI AETNANET — https://www.facebook.com/groups/49944738915
- 🔵 GRUPPO FB ASASI – RETE SCUOLE SICILIA — https://www.facebook.com/groups/48899606836
- 🔵 GRUPPO FB ITIS S. CANNIZZARO CATANIA – MEMORIA STORICA (VIDEO E PROGETTI) — https://www.facebook.com/groups/41717946554
- 🔵 GRUPPO FB ITIS S. CANNIZZARO CATANIA – ARCHIVIO STORICO DIGITALE (VIDEO E PROGETTI) — https://www.facebook.com/groups/740228276056096
Aetnanet: oltre venticinque anni di informazione, documentazione e servizio per il mondo della scuola.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link











