Piccoli Comuni siciliani in crisi, Anci Sicilia: “Servono risorse, personale e nuove regole” 20/10/2026


Risorse adeguate, più personale, semplificazione burocratica e una nuova strategia per contrastare lo spopolamento. È l’appello lanciato da Anci Sicilia durante l’incontro dedicato alle aree interne e ai piccoli Comuni, ospitato nella sala Pio La Torre dell’Assemblea regionale siciliana. Al centro del confronto, la crisi degli enti locali di minori dimensioni, sempre più in difficoltà nel garantire servizi essenziali ai cittadini e nel contrastare la perdita di popolazione.

Nell’Isola sono 210 i Comuni con meno di 5 mila abitanti, secondo i dati Istat elaborati da Anci. Realtà che rappresentano un presidio fondamentale per la tutela del territorio, del patrimonio ambientale, della cultura e delle tradizioni locali, ma che oggi devono fare i conti con carenze di personale, difficoltà finanziarie e una normativa considerata troppo complessa rispetto alle risorse disponibili.

Anci Sicilia: “È necessario cambiare strategia”

Per l’associazione dei Comuni siciliani, non è più sufficiente intervenire per tamponare le emergenze. Serve una strategia di lungo periodo che rimetta i piccoli centri al centro delle politiche di sviluppo regionale e nazionale, attraverso misure capaci di contrastare la denatalità, le migrazioni e la progressiva riduzione dei servizi.

“Dobbiamo smetterla di lottare semplicemente per difendere l’esistente e iniziare a strutturare un vero piano strategico per il ripopolamento”, ha dichiarato il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta.

Il problema, secondo Amenta, riguarda la concreta possibilità di continuare a vivere nei piccoli centri: “Come si può chiedere a una famiglia di restare o di trasferirsi in un piccolo Comune se mancano i servizi sanitari, se la pubblica istruzione è a rischio, se chiudono gli uffici postali e gli sportelli bancari?”.

Il presidente ha richiamato l’attenzione anche sulla carenza di infrastrutture essenziali, sottolineando come i Comuni, un tempo punto di riferimento per la presenza dello Stato e della Regione sul territorio, rischino oggi di essere relegati ai margini.

Personale e semplificazione per garantire i servizi

Tra le principali criticità segnalate da Anci Sicilia c’è l’impossibilità, per molti enti, di disporre delle professionalità necessarie a garantire il funzionamento degli uffici e l’erogazione dei servizi. Una condizione aggravata da piante organiche ridotte, vincoli amministrativi e situazioni di difficoltà finanziaria, tra dissesti e piani di riequilibrio.

“Stiamo parlando di un patrimonio immenso che richiede una straordinaria attenzione istituzionale, che deve tradursi in interventi specifici, a partire dalla gestione del personale”, ha affermato il segretario generale di Anci Sicilia, Mario Emanuele Alvano.

“Non è tollerabile restare ancorati a un sistema burocratico rigido che impedisce di assumere persino quelle pochissime figure professionali necessarie a erogare i servizi minimi. Non possiamo lasciare i nostri sindaci a mani nude, privati degli strumenti per dare risposte ai cittadini”, ha aggiunto Alvano.

Da qui la richiesta di una revisione delle norme che regolano il funzionamento degli enti locali, con procedure più semplici e strumenti adeguati alle caratteristiche dei piccoli Comuni. Senza incentivi concreti e interventi strutturali, avverte Anci Sicilia, il rischio è un ulteriore impoverimento sociale, economico e culturale dei territori.

Unioni di Comuni per superare l’isolamento

Tra le proposte emerse durante l’incontro c’è il rafforzamento delle Unioni di Comuni, considerate uno strumento per superare la frammentazione amministrativa e consentire ai centri più piccoli di condividere servizi e competenze.

L’obiettivo non è imporre fusioni amministrative, ma favorire forme di collaborazione stabile per la gestione degli uffici tecnici e amministrativi, degli asili nido, delle scuole e dei trasporti. Una soluzione che potrebbe permettere di ottimizzare le risorse disponibili e garantire servizi più efficienti anche nei territori con poche centinaia di abitanti.

La proposta si inserisce in una più ampia riflessione sulla necessità di ripensare l’organizzazione territoriale, superando la condizione di isolamento di molti piccoli centri e costruendo reti di collaborazione tra amministrazioni.

L’agenda nazionale “Controesodo”

La crisi dei piccoli Comuni siciliani si inserisce in un quadro nazionale che coinvolge circa il 70% dei Comuni italiani, come ricordato da Alessandro Santoni, coordinatore nazionale della Consulta piccoli Comuni di Anci.

Attraverso l’agenda nazionale “Controesodo”, l’associazione promuove una visione condivisa tra istituzioni nazionali e regionali, fondata su risorse stabili, valorizzazione del personale degli enti locali e politiche abitative capaci di favorire il ritorno e la permanenza dei residenti.

“Le problematiche fondamentali sono le stesse a ogni latitudine”, ha sottolineato Santoni, illustrando i punti principali del manifesto di Anci: sblocco dei contributi per le piccole e medie opere contro il dissesto idrogeologico e l’isolamento; rafforzamento degli organici attraverso la stabilizzazione dei lavoratori del Pnrr; deroghe per l’assunzione di tecnici e assistenti sociali; creazione di un pool flessibile di segretari comunali; sostegno ai bilanci degli enti in crisi e semplificazione burocratica.

Misure che, secondo Anci, dovrebbero tradursi in un piano organico per garantire ai piccoli Comuni gli strumenti necessari a continuare a svolgere il proprio ruolo istituzionale e sociale.

All’incontro hanno portato i saluti istituzionali Maurizio Zingales, sindaco di Mirto e presidente del coordinamento dei piccoli Comuni di Anci Sicilia, Antonio Rini, assessore alla Cultura del Comune di Palermo, e Francesca Garigliano, assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica. A moderare uno dei panel è stato Francesco Fragale, segretario generale della Città metropolitana di Palermo.

La richiesta che arriva dal confronto è chiara: per contrastare lo spopolamento e mantenere vivi i territori non bastano interventi occasionali. Occorrono politiche strutturali, risorse certe e regole più adeguate alle esigenze degli enti locali, affinché i piccoli Comuni possano tornare a essere una leva di sviluppo per l’intera Sicilia.


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