Affidare ai Comuni gli strumenti per governare la crescita delle locazioni turistiche, tutelando la residenzialità senza penalizzare uno dei principali motori dell’economia pugliese.
È questa la principale innovazione del disegno di legge in materia di locazioni turistiche, approvato a maggioranza dal Consiglio regionale, con 29 voti favorevoli e 12 contrari dell’opposizione, che introduce una disciplina organica del settore, coordinata con la normativa statale e costruita attorno ai principi di proporzionalità, necessità e non discriminazione.
Il provvedimento attribuisce ai Comuni a maggiore densità turistica e ai capoluoghi di provincia la possibilità di adottare specifici regolamenti per individuare aree del territorio nelle quali fissare criteri e limiti allo svolgimento delle locazioni turistiche. Le amministrazioni potranno intervenire sulla base delle caratteristiche dei singoli contesti urbani, valutando il rapporto tra posti letto turistici e popolazione residente, la disponibilità di alloggi destinati alla locazione ordinaria, la presenza delle strutture ricettive tradizionali, gli effetti del fenomeno sulla qualità della vita dei residenti,
I criteri e i limiti allo svolgimento delle attività di locazione turistica non si applicano alle attività esercitate dagli host (locatori) presso la propria residenza principale.
I comuni a più alta densità turistica e comunque tutti i comuni capoluogo di provincia possono con proprio regolamento individuare zone o aree in cui definire criteri e limiti specifici per lo svolgimento delle attività di locazione turistica esercitate in forma imprenditoriale e non imprenditoriale.
Tra gli strumenti previsti figurano anche la possibilità di fissare limiti numerici alle locazioni turistiche in particolari zone della città, definire un rapporto tra superficie degli immobili e numero massimo degli ospiti e introdurre standard qualitativi relativi all’accessibilità, alle condizioni igienico-sanitarie, al decoro degli immobili e ai servizi offerti. L’applicazione delle eventuali limitazioni dovrà comunque avvenire in maniera graduale, attraverso un regime transitorio che tenga conto delle attività già legittimamente esercitate.
La legge introduce inoltre una disciplina amministrativa uniforme distinguendo le attività esercitate in forma imprenditoriale da quelle svolte in forma non imprenditoriale. Per le prime sarà necessaria la presentazione della SCIA, mentre per le seconde viene prevista una Comunicazione di inizio attività (CIA), entrambe in modalità telematica attraverso il SUAP comunale. In tutti i casi dovranno essere attestati i requisiti soggettivi, l’agibilità dell’immobile, la capacità ricettiva e le caratteristiche dell’alloggio, rafforzando così il sistema dei controlli e della tracciabilità.
La riforma consolida anche il ruolo della banca dati regionale e del sistema informativo gestito da Pugliapromozione, attraverso cui saranno trasmesse tutte le comunicazioni relative all’avvio, alla sospensione e alla cessazione delle attività, migliorando il monitoraggio dei flussi turistici e l’attività di vigilanza dei Comuni.
Il disegno di legge interviene infine anche sul sistema dei controlli e delle sanzioni, aggiornando la legge regionale n. 49 del 2017, attribuendo ai Comuni funzioni di vigilanza più puntuali e coordinando la disciplina regionale con le recenti disposizioni statali sul Codice Identificativo Nazionale, oltre ad abrogare norme ormai superate e ricondurre l’intera materia in un unico quadro organico.
Così come è stato rappresentato nella relazione di accompagnamento al testo di legge, l’intervento legislativo nasce dalla profonda trasformazione che il comparto turistico pugliese ha conosciuto negli ultimi anni.
È stato esplicitato che nel 2025 la regione ha superato i 6,6 milioni di arrivi e i 22,7 milioni di presenze, mentre le locazioni turistiche hanno superato 45 mila unità attive. Una crescita che ha contribuito in maniera significativa allo sviluppo economico dei territori ma che, soprattutto nei centri storici e nelle località a più elevata vocazione turistica, ha posto nuove questioni legate alla disponibilità di abitazioni per i residenti, all’aumento dei canoni di locazione, alla tutela del tessuto sociale e al rischio di fenomeni di overtourism. Quindi, proprio per rispondere a queste esigenze che la Regione ha scelto di ricondurre sotto un’unica disciplina sia le locazioni turistiche sia gli affitti brevi, superando la frammentazione normativa esistente e offrendo ai Comuni strumenti di regolazione coerenti con la legislazione statale e con il recente orientamento della Corte costituzionale, che ha riconosciuto la possibilità per le Regioni di intervenire in questa materia quando la finalità è quella di assicurare un turismo sostenibile, salvaguardare la residenzialità e garantire un equilibrato governo del territorio.
L’obiettivo dichiarato del provvedimento non è limitare lo sviluppo turistico, ma governarne gli effetti, consentendo alle comunità locali di continuare a beneficiare della crescita del settore senza compromettere il diritto all’abitare, la vivibilità dei centri urbani e la conservazione dell’identità dei territori. In questa prospettiva, la legge si propone di trasformare il turismo da fattore di pressione in una leva di sviluppo sostenibile, affidando agli enti locali la responsabilità di calibrare gli interventi in funzione delle specificità di ciascun territorio.
Con un emendamento a firma del consigliere Fabio Romito (Lega), è stato disciplinato che le disposizioni contenute nella legge si applicano alle locazioni turistiche, con la finalità di assicurare, nel rispetto dei principi la preservazione del loro tessuto sociale nel rispetto del diritto di proprietà privata e della libera iniziativa economica.
Un emendamento dei consiglieri di centrodestra, primo firmatario Romito, è stato aggiunto un intervento necessario per salvaguardare la ricettività turistica di immobili storici che non possono rispettare le norma di cui all’art. 24 comma 5-bis del DPR 380 come nei casi dei trulli o comunque di strutture storiche.
Approvato emendamento proposto dai capigruppo di maggioranza Stefano Minerva (Pd), Ruggiero Passero (PlP), Giuseppe Fischietti (Prossima) e Maria La Ghezza (M5S), con cui si aggiungono altre limitazioni allo svolgimento delle attività di locazione turistica nell’ambito della definizione dei criteri regolamentati dai Comuni: l’evoluzione nel tempo dei fenomeni di stress abitativo, in modo da rispettare il principio di proporzionalità; le nuove disposizioni che potrebbero essere introdotte nella disciplina nazionale e comunitaria a causa dell’approvazione del Regolamento europeo. Inoltre, la proposta di Regolamento introduce un’importante eccezione: le limitazioni alle locazioni turistiche “non si applicano agli alloggi forniti da un host nella propria residenza principale”. Si propone di adottare la stessa impostazione perché consente alle famiglie e ai singoli proprietari di appartamenti di poter integrare il proprio reddito offrendo in locazione turistica una porzione della propria residenza, senza incidere sull’offerta di abitazioni in affitto a lungo termine; ma anche ai Comuni di poter incidere realmente sul fenomeno nelle aree sotto stress abitativo.
Con un altro emendamento, primo firmatario Minerva, sono state apportate modifiche alla legge regionale 1 dicembre 2017, n. 49 (Disciplina della comunicazione dei prezzi e dei servizi delle strutture turistiche ricettive), necessarie a seguito della sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale relativa alla Banca dati regionale delle strutture ricettive e delle locazioni turistiche, Banca dati regionale delle strutture ricettive e delle locazioni turistiche e Codice identificativo regionale. Ferma restando la disciplina delle locazioni per finalità turistiche, delle locazioni brevi, delle attività turistico-ricettive e del Codice identificativo nazionale (CIN) di cui all’articolo 13-ter del decreto legge 18 ottobre 2023, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2023, n. 191, ai soli fini informativi, statistici e di monitoraggio dell’offerta turistica in ambito regionale è istituita la Banca dati regionale delle strutture ricettive e delle locazioni turistiche, che attribuisce il Codice identificativo regionale (CIR) a seguito di registrazione con procedura informatizzata su apposita piattaforma. La Banca dati regionale delle strutture ricettive e delle locazioni turistiche opera in regime a Banca dati regionale delle strutture ricettive e delle locazioni turistiche opera in regime di interoperabilità con la Banca dati nazionale delle strutture ricettive e degli immobili destinati a locazione breve o per finalità turistiche (BDSR).
Con un emendamento a firma Romito è stato stabilito che entro tre anni dall’entrata in vigore della legge, la Giunta regionale presenta al Consiglio una relazione sugli effetti prodotti, con particolare riferimento all’impatto sui piccoli proprietari.
Al seguente link foto e immagini di copertura dei lavori consiliari
https://drive.google.com/drive/folders/1pYQuri2ySkWbe6xELQou9oYuK8sFxg7H?usp=sharing
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