Villa Zileri a Vicenza scopri la creazione del Tiepolo


E se ti dicessimo che a pochi minuti dal centro storico di Vicenza sorge una delle dimore storiche più affascinanti del territorio? Ecco, Villa Zileri non è solo un’altra delle ville vicentine, è La Villa. Qui potrai trascorrere del tempo di qualità tra affreschi del Tiepolo, architetture rinascimentali e un giardino di grande fascino: lontano dai grandi circuiti turistici di massa, Vicenza è la città veneta che più di tutte regala emozioni.

Questa villa racchiude un tesoro artistico di inestimabile valore: il ciclo di affreschi giovanili che Giambattista Tiepolo dipinse nel 1734. Visitare Villa Zileri significa intraprendere una passeggiata suggestiva tra saloni intrisi di luce settecentesca, bizzarrie barocche sotterranee e un parco monumentale romantico.

La storia della dimora Zileri Motterle

L’origine di Villa Zileri risiede nel Seicento, quando la nobile e influente famiglia vicentina dei Loschi decise di stabilire in questa fascia pedemontana fertile e ricca di risorgive il fulcro delle sue proprietà agricole. Già nel 1636 si parla della tenuta come di un complesso padronale di rilievo. Fu la ricchissima Elisabetta Poiana, la consorte di Fabrizio Loschi, a imprimere il primo segno identitario commissionando la costruzione della chiesetta consacrata a San Francesco, adagiata in posizione elevata sul retro della corte per vigilare spiritualmente sulle attività della tenuta.

La metamorfosi da solida corte rurale a sontuosa residenza di delizia avvenne però all’inizio del Settecento. Il conte Nicolò Loschi, uomo colto, ambizioso e desideroso di celebrare il prestigio della propria casata, decise di rinnovare radicalmente il corpo di fabbrica. Per farlo chiamò l’architetto più in voga e talentuoso del momento a Vicenza: il ticinese Francesco Muttoni.

Quest’ultimo ha compiuto una vera e propria rivoluzione spaziale della tenuta: ripensò la facciata con sobrietà e rigore classico, ma concentrò tutta la sua audacia all’interno, aprendo uno scenografico scalone d’onore e progettando un Salone delle Feste a doppio volume, scandito da un ballatoio balaustrato e da ampie aperture modellate appositamente per catturare la luce del giorno. Una gabbia architettonica ariosa e vibrante di stucchi delicati che non era solo una stanza di rappresentanza: era una tela tridimensionale in attesa del suo pittore.

1734: la folgorazione di Giambattista Tiepolo

Nel 1734 Nicolò Loschi ingaggiò il giovane Giambattista Tiepolo, che in quegli anni era un pittore emergente reduce dai successi del Palazzo Patriarcale di Udine ma ancora agli albori della sua consacrazione nel vicentino, per affrescare le pareti della villa, in particolare dello Scalone monumentale e del Salone. Sono i primi lavori del Tiepolo a Vicenza, molti anni prima di realizzare i più celebri affreschi di Villa Valmarana ai nani insieme al figlio Giandomenico.

C’è un dettaglio che rende il ciclo di Villa Zileri un capolavoro assoluto: Tiepolo lavorò qui con un’energia travolgente, completando l’opera in appena tre mesi. In quel periodo il maestro veneziano non aveva ancora al suo fianco i figli Giandomenico e Lorenzo, né la nutrita schiera di garzoni e aiuti di bottega che ne avrebbero caratterizzato le grandi commesse degli anni successivi. Ogni pennellata, ogni scorcio prospettico, ogni sfumatura di cielo porta la firma diretta e autentica della sua mano. È il momento esatto in cui Tiepolo si affranca dai chiaroscuri densi della giovinezza per inaugurare la sua inconfondibile pittura fatta di luce pura, toni pastello argentati e cieli infiniti che rendono Villa Zileri un capolavoro dell’arte.

Qui architettura e pittura si integrano perfettamente e creano un connubio unico al mondo ricco di armonia celestiale e volontà di creazione che si respira in ogni sala.

La salita dello Scalone: la verità che dissipa le ombre

Il percorso narrativo elaborato dal Tiepolo comincia fin dai primi gradini in pietra dello scalone d’onore. Alzando lo sguardo verso il soffitto, il visitatore viene accolto dall’affresco allegorico de Il Tempo che scopre la Verità e scaccia l’Invidia. La scena è teatrale: Saturno (il Tempo), figura alata dal corpo vigoroso e segnato dalle rughe, solleva a forza il velo che copre una Verità luminosa e sfolgorante, mentre l’Invidia, raffigurata come una figura livida e grottesca, precipita nel vuoto verso le tenebre.

È il manifesto morale della famiglia Loschi: solo il tempo e la virtù sanno svelare la grandezza morale, al di sopra di ogni diceria o rivalità politica.

Il Salone d’Onore: il trionfo della virtù

Varcata la soglia del salone principale, l’impatto visivo si fa ancora più potente. La luce naturale inonda l’ambiente a doppia altezza, esaltando gli affreschi incastonati tra le cornici a stucco bianco. Sul soffitto trionfa la composizione centrale: La Fama che annulla il Tempo e proclama la Gloria tra le Virtù. Attorno, Tiepolo distribuisce le Virtù morali e civili: la Fortezza, la Temperanza, la Giustizia e la Prudenza.

Tra tutte le figure spicca però un’opera nell’opera: il Valore. Raffigurato non come una divinità astratta ma con i tratti di un giovane condottiero in armatura dall’elmo piumato, il Valore è ritratto con una posa austera, lo sguardo fiero e un’espressione distaccata. Gli storici dell’arte considerano questa figura uno dei ritratti allegorici più intensi, psicologici e moderni dell’intero Settecento italiano.

Le meraviglie nascoste oltre la grande pittura

Villa Zileri non è soltanto una pinacoteca ad affresco: è un organismo storico stratificato che riserva sorprese inaspettate a chi si prende il tempo di esplorarla con calma.

Scendendo al piano terreno dell’ala padronale si varca la soglia di un mondo a parte: il ninfeo voluto dal conte Alfonso Loschi nella seconda metà del Seicento. Si tratta di una spettacolare sala interamente rivestita a mosaico con migliaia di conchiglie marine di varie specie, ciottoli di fiume, rocce calcaree spugnose e rilievi antropomorfi che richiamano creature marine e mitologiche. Uno spazio fresco, ipogeo e suggestivo, progettato secondo il gusto barocco delle bizzarrie naturali per sbalordire gli ospiti e offrire un rifugio ombroso durante le calde estati della pianura veneta.

Sul retro della villa, in posizione leggermente sopraelevata verso il colle, si trova la secentesca cappella di San Francesco fu rinnovata nell’Ottocento con il contributo dell’architetto vicentino Antonio Caregaro Negrin. All’interno è custodita un’atmosfera raccolta, con altari in marmo policromo, eleganti arredi lignei e testimonianze devozionali delle famiglie che hanno abitato la tenuta, a partire dai conti Zileri Dal Verme che ne rilevarono la proprietà nellOttocento trasformandola in una corte internazionale.

E ancora, a metà del XIX secolo, il rigido giardino all’italiana disegnato da Muttoni fu ridisegnato dal paesaggista milanese Luigi Balzaretti per volere dei conti Zileri. Il parco divenne un romantico giardino all’inglese con vialetti curvi e sinuosi, canali d’acqua alimentati da risorgive, radure soleggiate e boschetti ombrosi.

Oggi il parco ospita ben 23 alberi monumentali censiti: tassi pluricentenari, magnolie maestose, cedri dell’Himalaya e querce monumentali che regalano una quiete impagabile, interrotta soltanto dal canto degli aironi e dell’avifauna locale.

Il soggiorno in Veneto è un’arte

Dimentica i soliti tour e itinerari da cosa vedere in un giorno, se vuoi davvero cogliere l’autenticità di un territorio devi iniziare a viverlo, e viverlo davvero vuol dire esplorare, scoprire, assaggiare, camminare, guardare e soprattutto soggiornare a regola d’arte.

La visita a Villa Zileri incarna alla perfezione il valore di una vacanza vissuta a ritmo slow. Soggiornare in un appartamento a Vicenza, oppure scegliere come base le vicine città di Padova, Verona o la laguna di Venezia, permette di scoprire le eccellenze del territorio senza la frenesia del turismo mordi-e-fuggi.

Dopo una mattinata trascorsa ad ammirare la luce del Tiepolo e il silenzio del parco monumentale, la giornata può proseguire con una passeggiata tra i portici di Corso Palladio, un pranzo tipico a base di baccalà alla vicentina o un calice di Tai Rosso sui Colli Berici.

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