Emilia-Romagna, la Regione approva all’alba la delibera che cambia i requisiti per le case popolari: «Stop alla residenza storica»


di
Alessandra Testa

Il testo recepisce la sentenza della Corte costituzionale. La Regione lascia però ai Comuni la possibilità di assegnare punteggi premiali assumendosene la responsabilità. Fratelli d’Italia: «Si toglie la casa agli italiani e li si danneggia»

Una scelta fondata sul principio di non discriminazione fra italiani e residenti di origine straniera. L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato all’alba, al termine di una lunghissima seduta notturna segnata dall’ostruzionismo da Fratelli d’Italia col deposito di 94 emendamenti e 7 ordini del giorno che sono stati respinti dalla maggioranza, la delibera della giunta regionale che modifica i criteri di accesso e permanenza negli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il provvedimento, la cui discussione da parte dei consiglieri regionali è iniziata qualche minuto prima dell’una del mattino, adegua la disciplina regionale all’orientamento giurisprudenziale e alle sentenze della magistratura ordinaria, in particolare del Tribunale di Bologna, e della Corte costituzionale. 

Fra i gruppi presenti in Aula al momento del voto si sono espressi a favore Pd, Avs e Civici, contrari FdI, Rete civica e Lega. La giunta di Michele de Pascale è intervenuta su due punti: si rimuove la cosiddetta storicità della residenza come criterio premiale nelle graduatorie e si consente l’accesso alle graduatorie ai cittadini extraeuropei in possesso di un permesso di soggiorno almeno biennale, senza la necessità di presentare un contratto di lavoro. La Regione lascia però ai Comuni la possibilità di assegnare punteggi premiali basati sull’anzianità di residenza assumendosene la responsabilità. Per il centrosinistra la Regione ha ben operato, recependo quanto previsto da una sentenza della Corte costituzionale. «Fratelli d’Italia fa ostruzionismo e dice cose non vere perché è spaventata dal successo di un certo partito di destra che è all’opposizione del Governo Meloni: non c’è un’opposizione nel merito della delibera, ma un ostruzionismo a fine mediatico», ha sottolineato il Partito democratico con il capogruppo Paolo Calvano. 




















































Per Avs e per i Civici la Regione non ha fatto altro che applicare delle sentenze. Diversa, invece, la posizione del centrodestra: per la Lega «la Regione lascia soli i Comuni», mentre Fratelli d’Italia ha respinto l’accusa di ostruzionismo e ha spiegato che «si toglie la casa agli italiani e li si danneggia: la sinistra odia gli italiani». FdI ha presentato alcuni ordini del giorno per introdurre requisiti premiali per accedere alle case Erp legati al lavoro, alla frequenza scolastica e alla permanenza sul territorio. Sulla stessa linea Rete civica che ha parlato di «scelta molto pericolosa». Fra i momenti di tensione, quello relativo al Comune di Ferrara, dove FdI ha segnalato come in consiglio comunale il Pd avesse già presentato un ordine del giorno che chiede al sindaco di togliere dal proprio regolamento Erp il requisito della residenzialità storica. Il Pd ha replicato segnalando come fra i primi Comuni a recepire le indicazioni della Giunta regionale e modificare il regolamento ci sia Forlì, guidato dal centrodestra. A nome della Giunta, l’assessore alla Casa Giovanni Paglia ha spiegato invece che ci si è mossi nel solco di sentenze della magistratura e del principio di non discriminazione tra italiani e stranieri: «Se si volesse mantenere il requisito dell’occupazione lavorativa fra quelli previsti per l’accesso ai bandi Erp, occorrerebbe infatti estenderlo anche ai cittadini italiani e – spiega – per quanto riguarda la residenzialità storica i Comuni che volessero assegnare una premialità a chi attenda da tempo un alloggio Erp, potrebbero prevedere il requisito della permanenza in graduatoria».

La decisione adegua la disciplina sull’edilizia residenziale pubblica alle recenti sentenze del Tribunale di Bologna e della Corte costituzionale. La normativa precedente subordinava l’accesso agli alloggi alla presenza di un contratto di lavoro. Questa imposizione è stata ritenuta discriminatoria e illegittima dalla magistratura, in quanto contrastante con la direttiva europea sul permesso unico, che garantisce parità di trattamento anche ai lavoratori rimasti involontariamente disoccupati. D’ora in avanti, per i cittadini extraeuropei che soggiornano regolarmente sarà sufficiente il solo possesso di un permesso di soggiorno almeno biennale. La delibera, al secondo punto, modifica la cosiddetta storicità della residenza. Recependo la sentenza della Corte costituzionale, la Regione ha cancellato la norma che entrava nel merito della possibilità, per i regolamenti comunali, di favorire i nuclei familiari con più anni di stanzialità sul territorio. Questa opzione rimane a carico dei Comuni che devono assumersene la responsabilità esclusiva. La Consulta ha chiarito che premiare la residenza a lungo termine viola il principio di uguaglianza formale e sostanziale, creando ingiustificate disparità tra persone che si trovano tutte in una medesima condizione di fragilità economica e sociale.

22 ottobre 2026


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