Cui prodest? Lo confesso, quando mi imbatto in una scelta politica e amministrativa che mi appare difficile da comprendere, anche attraverso la semplice logica dei numeri, mi torna sempre in mente il Cicerone studiato sui banchi del liceo: cui prodest? A chi giova? È la domanda che continua a riproporsi da quando ho saputo della decisione di Fano Adriano e Pietracamela, due dei Comuni che facevano parte del sistema MO.TE., di non seguire fino in fondo il progetto che punta alla costruzione di un soggetto pubblico attraverso il percorso TE.AM.-MO.TE., scegliendo invece di andare per un’altra strada e di affidare autonomamente, attraverso una gara, il servizio di raccolta dei rifiuti.
Una scelta certo legittima, ma la legittimità amministrativa non coincide necessariamente con la convenienza economica, politica e territoriale. Secondo i calcoli effettuati dalle organizzazioni sindacali e le valutazioni di un esperto sentito da Certastampa, l’affidamento autonomo potrebbe comportare per i singoli Comuni maggiori costi compresi, a seconda delle situazioni, tra 10mila e 50mila euro.
Inutile ricordare chi pagherebbe quei soldi, vero?
E allora torniamo a Cicerone: cui prodest?
Perché se una scelta rischia di costare di più, di indebolire un progetto pubblico provinciale e soprattutto contribuisce a mettere in discussione anche il futuro di una società alla quale sono legati una cinquantina di posti di lavoro, bisognerebbe almeno spiegare quale sia il vantaggio.
A chi giovi.
La verità, è che questa – ennesima – storia di autonomi scomposte, racconta qualcosa di molto più grande di una gara d’appalto sui rifiuti. Distilla, ancora una volta, il male antico della montagna teramana: l’incapacità di pensarsi come un corpo unico.
Paesi distanti pochi chilometri, con gli stessi problemi, la stessa crisi demografica, le stesse difficoltà nei collegamenti, servizi sempre più complicati da garantire e bilanci comunali che hanno margini ridottissimi, continuano troppo spesso a ragionare come piccole repubbliche indipendenti.
Ognuno con il proprio confine.
Ognuno con il proprio campanile.
Ognuno con la propria gara.
Eppure dovrebbe essere evidente proprio ai piccoli Comuni che la forza delle aree interne non può stare nella dimensione del singolo, ma nella massa critica che riescono a costruire insieme. Fano Adriano e Pietracamela, messi insieme, contano poco più di 400 abitanti sulla carta. Quelli che vivono realmente e stabilmente nei due territori sono probabilmente molti meno. Forse la metà.
C’è qualcosa di maldestramente paradossale nel vedere realtà demograficamente così piccole, anzi: piccolissime, rivendicare una sorta di autosufficienza nella gestione di un servizio complesso come quello dei rifiuti.
È come se un condominio di Teramo decidesse di uscire dal sistema TE.AM. per cercarsi un proprio gestore privato.
La domanda, quindi, rimane: perché?
Il confronto con Crognaleto diventa inevitabile. Crognaleto, col Sindaco Persia, da tempo prova a costruire una narrazione completamente diversa della montagna. Ha compreso che la dimensione ridotta non può essere combattuta fingendo di essere grandi, ma mettendosi insieme per diventare più forti.
È il principio della massa critica.
Vale per il turismo, per i servizi, per la promozione del territorio, per le infrastrutture e vale ancora di più per quei settori nei quali le economie di scala rappresentano la differenza tra sostenibilità e spreco. Tra utopia e risultato. Il paradosso della montagna teramana è proprio questo: più diminuiscono gli abitanti e più dovrebbe crescere la necessità di unirsi. Invece, sembra crescere la tentazione di dividersi.
Come se il campanile potesse difendere dall’inverno demografico.
Come se una gara autonoma potesse restituire centralità politica a un Comune di poche centinaia di residenti.
Come se bastasse tracciare un confine amministrativo per impedire che i problemi degli altri diventino, inevitabilmente, anche i propri.
Il progetto TE.AM.-MO.TE. può certamente essere discusso. Si può criticarne l’impostazione, chiedere garanzie, pretendere numeri, contestare scelte industriali e persino decidere, alla fine, che non sia la soluzione migliore. Ma questo è un altro discorso. Qui la questione è capire se la fuga solitaria di piccolissimi Comuni produca davvero un beneficio per le comunità amministrate.
Perché se altre amministrazioni dovessero seguire lo stesso percorso, provocando un effetto domino capace di compromettere il tentativo di salvare MO.TE., e con quello decine di posti di lavoro, allora non saremmo più davanti soltanto a una scelta amministrativa.
Saremmo davanti all’ennesima vittoria dei campanili della discordia.
Ed è un lusso che la montagna teramana non può più permettersi. Le aree interne stanno combattendo una battaglia per la sopravvivenza. Perdono abitanti, giovani, scuole, sportelli, attività commerciali e servizi. In questa situazione continuare a pensare che ogni municipio possa costruire da solo il proprio futuro, significa non aver compreso fino in fondo la dimensione della sfida. Il futuro della montagna non sarà fatto da debolezze gelosamente separate. Sarà fatto, se ci sarà, da una forza costruita mettendo insieme quelle debolezze. Per questo la scelta di Fano Adriano e Pietracamela merita una spiegazione che vada oltre l’autonomia decisionale dei singoli enti. Servono numeri. Bisogna dire ai cittadini quanto pagano oggi, quanto pagheranno domani e quale vantaggio concreto otterranno dalla nuova gestione. E quale vantaggio avranno i cinquanta dipendenti MoTe che rischiano di restare senza stipendio. Perché quando si amministrano comunità così piccole, anche 10mila euro sono tanti. Cinquantamila sono tantissimi. Cinquanta posti di lavoro perduti, poi, sono un dramma sociale.
Troppo spesso, tra le nostre montagne, l’amministrare un piccolo Comune si è declinato nell’avere piccole visioni e nel nutrire piccoli egoismi. Col risultato di ritrovarsi poi a vivere in un piccolo futuro.
Rinnovo la domanda: cui prodest?
ADAMO
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

