oltre 9mila magistrati al voto per 20 seggi


Questo passaggio elettorale negli uffici giudiziari italiani arriva esattamente sette mesi dopo il referendum costituzionale che, con una quota di voti contrari superiore al 53 per cento, ha respinto il progetto governativo di dividere l’organo di autogoverno e di affidare al sorteggio la composizione di Palazzo Bachelet. Mantenuto intatto l’impianto elettivo introdotto dalla riforma Cartabia, la magistratura ordinaria si misura ora con un sistema di voto misto che combina sfide maggioritarie nei territori e recuperi proporzionali su scala nazionale.

Nota informativa: l’analisi esamina la ripartizione dei seggi e le candidature ufficialmente ammesse secondo i dati depositati presso gli uffici elettorali della Suprema Corte.

Sommario dei contenuti

L’ingegneria dei quattro collegi e il peso del recupero proporzionale

Per capire come verranno assegnati i venti seggi togati della consiliatura 2027-2031 bisogna osservare la meccanica dei quattro comparti elettorali disegnati dalla legge. I due consiglieri che esercitano funzioni di legittimità presso la Corte di Cassazione vengono scelti all’interno di un collegio unico nazionale; i cinque pubblici ministeri escono invece da due collegi territoriali binominali maggioritari, ciascuno dei quali elegge i primi due classificati più un quinto seggio attribuito al cosiddetto miglior terzo calcolato in rapporto percentuale sul totale degli aventi diritto al voto del proprio bacino.

Ancora più articolata è la selezione dei tredici magistrati con funzioni giudicanti di merito (o applicati all’ufficio del massimario della Cassazione), come illustrato anche nei resoconti di Gazzetta di Reggio: otto togati vengono eletti direttamente in quattro collegi territoriali binominali maggioritari, dove passano i primi due più votati di ogni circoscrizione, mentre i restanti cinque seggi vengono assegnati dentro un collegio unico nazionale virtuale con metodo proporzionale. Per concorrere a questa quota proporzionale di cinque posti, i candidati dei diversi collegi territoriali avevano facoltà di dichiarare un collegamento reciproco entro il termine perentorio del 25 settembre, trasformando la somma dei voti delle singole reti nel vero ago della bilancia per la maggioranza consiliare.

Le squadre e le piattaforme programmatiche delle quattro correnti

I gruppi dell’associazionismo giudiziario si presentano alle urne dopo mesi di assemblee negli uffici e confronti sui programmi. Magistratura Indipendente schiera dodici candidati attorno a un decalogo incentrato sulla revisione delle circolari relative alle valutazioni di professionalità e agli incarichi extragiudiziari, oltre che su parametri verificabili per la nomina dei dirigenti: per la Cassazione corre l’ex segretario generale dell’Anm Salvatore Casciaro; tra gli inquirenti sono in lizza Stefano Buccini a Venezia (collegio 1) e Gaetano Bono a Caltanissetta (collegio 2); nei quattro collegi giudicanti figurano Ernesta Occhiuto e Giovanna Mullig (collegio 1), Maria Tiziana Balduini e Andrea Balba (collegio 2), Maria Ilaria Romano e Giancosimo Mura (collegio 3), Giulio Corsini, Ugo Scavuzzo e Song Damiani (collegio 4), secondo l’elenco riscontrato anche da Adnkronos.

Il gruppo progressista di AreaDg, coordinato dal segretario Giovanni Zaccaro, ha selezionato con primarie interne e venti assemblee una compagine di nove magistrati orientata a una magistratura orizzontale e al rafforzamento degli organici: Egle Pilla corre per la legittimità, l’ex presidente dell’Anm e sostituto procuratore nazionale antimafia Eugenio Albamonte (collegio 1) affianca il pm palermitano Gianluca De Leo (collegio 2) per la requirente, mentre nei collegi giudicanti si candidano Roberto Arata (collegio 1), Chiara Gallo (collegio 2), Cristina Ornano, Giuseppe Sepe e Antonella Rimondini (collegio 3), più Ilaria Casu a Bari (collegio 4).

Sul versante centrista, Unità per la Costituzione guidata da Michele Ciambellini propone in Cassazione il sostituto procuratore generale Elisabetta Ceniccola, per i pubblici ministeri Rosalia Affinito della Dda capitolina (collegio 1) e l’ex segretario Anm Giuliano Caputo (collegio 2); per i giudicanti Alessandra Salvadori (collegio 1), Valeria Ciampelli (collegio 2), Piero Indinnimeo (collegio 3), Daniela Monaco Crea e Filippo Di Todaro (collegio 4). Infine Magistratura Democratica, stretta in un patto programmatico con la rete di Autogoverno diffuso, schiera in Cassazione Giovanni Nardecchia, tra i requirenti Fabio Regolo e Roberta Amadeo e tra i giudicanti Angelo Mambriani, Pier Paolo Lanni, Glauco Zaccardi, Monica Amirante e Daniele Cappuccio.

I collegamenti degli indipendenti, il caso Ferri e i sorteggiati

La variabile che rende incerta la distribuzione dei seggi proporzionali è rappresentata dall’alto numero di candidature esterne ai cartelli tradizionali. Nel secondo collegio giudicante si ripresenta come indipendente Cosimo Ferri, già segretario di Magistratura Indipendente ed ex sottosegretario alla Giustizia: coinvolto negli anni scorsi nel procedimento legato alle riunioni all’hotel Champagne con Luca Palamara, Ferri è stato prosciolto in sede disciplinare dal Csm dopo il diniego della Camera all’uso delle intercettazioni ed è rientrato in servizio lo scorso marzo come giudice a Roma. Per partecipare al riparto nazionale dei cinque seggi proporzionali, Ferri ha stretto un collegamento formale con altri quattro candidati giudicanti: Elisabetta Scolozzi, Annarita Donofrio, Giacomo Gasparini e Vincenzo Depalma, mentre in Cassazione corre da indipendente il sostituto procuratore generale Luisa De Renzis.

Un esperimento opposto ma ugualmente alternativo alle correnti è quello messo in campo dal comitato AltraProposta, ricostruito anche da Calabria 7 e da Antimafia Duemila: l’8 giugno il gruppo ha organizzato un sorteggio volontario tra i magistrati disponibili per individuare candidati autonomi dalle segreterie associative, presentando una lista collegata che include Luca Lorenzetti in Cassazione, i pubblici ministeri Raffaele Barela e Giacomo Pestelli e i giudici Emanuela Romano, Luisa Ferracane, Alberto Giannone, Francesco Lupia, Fiorella Scarpato, Antonino Fazio, Maria Grazia Caserta e Fabrizio Malagnino.

Lo scrutinio in Cassazione e il cantiere parlamentare per i dieci laici

Una volta chiuse le operazioni di voto alle ore 14 di lunedì 26 ottobre, tutte le schede votate nei distretti giudiziari verranno trasferite a Roma presso la Commissione elettorale centrale insediata in Corte di Cassazione, dove lo spoglio prenderà avvio nella mattinata di mercoledì per proclamare gli eletti entro la fine della settimana. L’insediamento effettivo del nuovo plenum a fine gennaio 2027 richiede però il completamento del secondo pilastro previsto dalla Costituzione, ossia l’elezione da parte del Parlamento in seduta comune dei dieci componenti laici scelti tra professori ordinari di materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esercizio.

Sulla quota laica la trattativa tra i partiti della maggioranza e delle opposizioni resta ancora aperta: nell’elenco delle autocandidature depositate figurano parlamentari ed ex parlamentari, docenti universitari che si sono schierati sui due fronti opposti durante l’ultima campagna referendaria sulla giustizia, ex magistrati ed ex consiglieri di Palazzo Bachelet interessati a un secondo mandato non consecutivo. Poiché l’elezione parlamentare richiede maggioranze qualificate dei tre quinti, il raggiungimento di un’intesa bipartisan sui dieci nomi determinerà i tempi di avvio della nuova consiliatura.


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