di Giuliano Longo (*)
Sui media europei va diffondendosi l’opinione che grazie al sostegno militare e finanziario degli alleati, Kiev non solo possa resistere, ma mettere in crisi lo stesso sistema russo.
Attacchi alle infrastrutture per centinaia di chilometri all’interno della Federazione; nuove potenti armi di produzione nazionale; congelamento del fronte e tanto altro, sarebbero I segnali più evidenti se non di una sconfitta di Mosca sicuramente di un suo momento di grande difficoltà.
Anche se è difficile distinguere la propaganda bellica di entrambe le parti dalla realtà – per un conflitto che potrebbe prolungarsi anche per il quinto anno mentre è ancora avvolto fra le nebbie il numero reale di morti e feriti – molti analisti occidentali si discostano dall’ ottimismo diffuso a piene mani in Europa sulla “ripresa dello slancio ucraino”.
Perchè la Russia non può perdere questa guerra ? Cominciamo col dire che progressivamente la guerra in Ucraina ha assunto per Mosca un significato che va oltre il territorio conteso nel Donbass, e che in caso di sconfitta non si tradurrebbe solo in una perdita di territorio, ma metterebbe in discussione tre pilastri: la sicurezza percepita, l’equilibrio interno e il ruolo internazionale della Russia come potenza indipendente.
Per questo, nelle valutazioni del Cremlino, l’uscita dal conflitto a condizioni imposte dagli ruropei e da Kiev è considerata un esito peggiore di una guerra prolungata. Una lettura che è condivisa da numerosi analisti militari occidentali, che spiegano perché Mosca sia disposta a sostenere costi molto elevati per evitare una sconfitta.
Sicurezza territoriale e zona cuscinetto La pianura ucraina è storicamente il corridoio più agevole verso il cuore della Russia europea. L’allargamento della NATO fino ai confini ucraini è percepito da Mosca come lo spostamento di infrastrutture militari occidentali a meno di 500 km da Mosca.
Una sconfitta che riportasse le forze ucraine al confine del 1991, con prospettiva di adesione alla NATO – o qualcosa di paragonabile – annullerebbe l’obiettivo di creare una zona cuscinetto. Per lo Stato Maggiore russo, ciò significherebbe accettare una vulnerabilità permanente sul fianco sud-occidentale, in un contesto in cui le relazioni con l’Europa – e quindi la NATO – sono ai minimi storici.
Legittimità interna e coesione sociale La guerra è stata presentata come risposta a una minaccia esistenziale e come correzione dell’assetto di sicurezza emerso dopo il 1991. Una sconfitta smantellerebbe questa narrazione, creando all’interno una crisi di legittimità dell’esecutivo, pressioni sociali legate alla mobilitazione e il rischio di ricomposizioni tra élite di sicurezza ed economiche. Anche questa una delle ragioni per le quali il costo di una guerra lunga è valutato più gestibile, sul piano interno, del costo di una resa pubblica.
Posizione internazionale e multipolarismo La Russia ha costruito la propria strategia su un sistema multipolare. La tenuta sul campo in Ucraina è diventata il banco di prova di questa strategia. Una sconfitta ridurrebbe la credibilità verso partner come Cina, India e paesi del Golfo, indebolendo anche le sue possibilità di export energetico che rimane comunque uno degli asset principali per la resilienza del suo sistema economico. Verrebbe così eliminata anche ogni leva per rinegoziare l’architettura di sicurezza europea.
Vincolo costituzionale su Crimea e Donbas L’annessione della Crimea nel 2014 – non a caso al centro dell’intensificazione degli attacchi ucraini – e i referendum nelle regioni del Donbass, sono stati incorporati nell’ordinamento costituzionale russo. La cessione di questi territori sarebbe presentata come incostituzionale e percepita come resa, non come compromesso riducendo le capacità negoziali del Cremlino che invece rivendica quanto meno il riconoscimento dei territori dell’est ucraino attualmente occupati.
Perché Mosca ritiene di poter resistere? Diversi analisti occidentali concordano sul fatto che la Russia sta puntando sull’usura e sulla capacità di sostenere il conflitto più a lungo dell’Occidente, così come al cotrario Kiev e parte dei Governi europei puntano sul progressivo logoramento della Russia.
L’intelligence statunitense riferisce, ad esempio che Putin “punta su un conflitto prolungato” e “probabilmente conta” sul fatto che la determinazione degli alleati occidentali si attenui di fronte a inflazione, carenze alimentari e costi energetici.
Il direttore della National Intelligence – Avril Haines – ha spiegato al Congresso che Putin ritiene la Russia abbia una maggiore volontà di sopportare le difficoltà rispetto agli avversari., mentre il presidente dell’Atlantic Council ha sottolineato che, pur essendo l’economia occidentale 20-25 volte più grande di quella russa, Mosca sta spendendo circa il 6-10% del PIL per la guerra, mentre USA e UE destinano lo 0 3-04% del PIL al sostegno a Kiev..
l’Institute for the Study of War -finanziato dalla lobby filo-ucraina statunitense – osserva che la guerra posizionale non è un equilibrio stabile, ma dipende dalle limitazioni autoimposte dell’Occidente sulle tecnologie fornite e dalla riluttanza di Putin a mobilitare pienamente la popolazione e l’economia russa.. Ma tale strategia potrebbe venire sbilanciata dalle decisioni occidentali sul sostegno a Kiev. Mentre gli Analisti di Northeastern University aggiungono che senza ulteriori finanziamenti USA, l’UE da sola non sarebbe in grado di aiutare l’Ucraina a sconfiggere la Russia nel breve termine.
Infine gruppi di ricerca come Recorded Future evidenziano che il Cremlino punta a sfruttare la stanchezza dell’Occidente, convinto che il sostegno economico e militare a Kiev diventerà sempre più impopolare e valuta la “war fatigue” occidentale come parte di una analisi strategica usata per influenzare il dibattito pubblico in Occidente.
Ma se le valutazioni militari occidentali confermano che Mosca sta puntando proprio sulla capacità di una prolungata resistenza – soprattutto europea – contemporaneamente sfrutta un’economia di guerra – scommette sulla diminuzione del sostegno a Kiev, ma sullo sfondo rimane l’incognita statunitense che può far piegare la bilancia a favore dell’uno e dell’altro.
Non è un caso che I successi militari evidenziati da Zelensky – associati alle pressanti richieste di maggiori aiuti finanziari e militari dell’Occidente -siano invece rivolte allo stesso Trump, ne è prova il continuo riferimento del leader ucraino al fatto che il conflitto in Medio Oriente stia mettendo in ombra quello ucraino; quindi intende alzare la posta.
Ed è qui un altro elemento di ambiguità perchè se i droni e qualche missile ucraino stanno provocando seri danni alla Russia, raramente I media occidentali calcolano quelli che sta subendo Kiev che non nasconde la necessità di un sempre più diretto intervento degli europei e della NATO. A questo si aggiunga la continua evocazione di una prossima aggressione della Russia, contro la quale la forza dell’esercito ucraino rappresenta il principale baluardo, offrendo a Putin la ulteriore conferma della necessità di prolungare il conflitto.
Una ragione in più per Putin a proseguire il conflitto ben oltre la fine dell’anno in corso.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
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