Flavio Cobolli ha un problema: sembra simpatico anche quando perde. Forse è il modo in cui sorride dopo un errore gratuito. Forse è quella risata con cui racconta di litigare spesso con suo padre in allenamento, aggiungendo subito — «purtroppo ha sempre ragione». Forse è il fatto che quando gli chiedono com’è avere il papà come allenatore, risponde: «Non posso dirlo, sono in tv». In un circuito dove molti atleti parlano per comunicati stampa, Cobolli parla come parla un ragazzo normale. Ed è probabilmente questo il suo segreto più grande — più dei dritti, più delle rimonte, più dei tre titoli ATP.
Adesso è in semifinale al Roland Garros 2026. Prima volta in carriera, primo derby tutto italiano in una semifinale Slam della storia. Prima di vedere come va a finire, vale la pena conoscerlo davvero. Perché la storia di Cobbo, come lo chiamano tutti, ha qualche dettaglio che non ti aspetti.
È nato a Firenze ma è romano fino al midollo
Nato a Firenze il 6 maggio 2002, a un anno di età si è stabilito a Subiaco con la famiglia. Tecnicamente fiorentino di nascita. Praticamente romano in tutto il resto: la squadra del cuore, l’accento, le amicizie, il quartiere. Una delle tante contraddizioni simpatiche di un ragazzo che non si prende troppo sul serio.
Suo padre è venuto in ospedale con la maglia di Totti
«Quando sono nato, papà è venuto in ospedale con la maglia di Francesco Totti», ha raccontato Flavio a Che tempo che fa. Il padre ex tennista, tifoso giallorosso, che porta la maglia del Capitano a dare il benvenuto al figlio. Da lì in poi, era segnato.
Ha cominciato con una racchettina e una maglia di Totti
Una racchettina e una maglietta di Francesco Totti ricevute in regalo lo indirizzano prima verso il tennis, poi verso il calcio. Due oggetti, due strade. Per anni le ha percorse entrambe, non riuscendo a scegliere. Alla fine ha vinto la racchetta — ma Totti è rimasto.
Ha giocato nelle giovanili della Roma come terzino
Non è una passione da salotto. Fino ai 13 anni ha affiancato alla racchetta anche il calcio, arrivando a giocare nelle giovanili della Roma nel ruolo di terzino sotto la supervisione di Bruno Conti. Bruno Conti. Campione del mondo. Alla fine ha scelto il tennis perché gli trasmetteva emozioni più forti. I romanisti potranno non perdonargli questa scelta.
È allenato da suo padre (e litigano spesso)
Il padre Stefano, ex tennista professionista, lo guida fin dagli esordi. Un rapporto che Flavio ha descritto con la solita ironia: «Litighiamo spesso, purtroppo ha sempre ragione. È un rapporto difficile, ma ci stiamo lavorando». Detto ridendo. Ma chi ha avuto un genitore-allenatore sa esattamente di cosa sta parlando.
Ha un fratello di nome Guglielmo
Ha un fratello, Guglielmo. Era sugli spalti a Bologna, con il padre, durante quel tie-break infinito con Bergs. In certi momenti, il tennis è davvero uno sport di famiglia.
Il suo idolo tennistico è Djokovic
Il suo tennista preferito è Novak Djokovic. Non Federer, non Nadal — Djokovic. Il più combattivo, il più mentalmente duro, il meno amato dal pubblico neutrale. Che sia una coincidenza con il carattere di Cobbo? Probabilmente no.
Ha cominciato a giocare a tennis a tre anni al Parioli
Comincia a giocare a tennis all’età di tre anni al Tennis Club Parioli. Uno dei circoli più storici e blasonati di Roma. A tre anni. Mentre la maggior parte dei bambini pensa ai Lego, lui aveva già una racchetta in mano e un padre ex tennista ad osservarlo.
Ha vinto il doppio juniores al Roland Garros 2020
Uno dei passaggi meno citati della sua storia. Ha vinto il titolo di doppio juniores al Roland Garros 2020, in coppia con lo svizzero Dominic Stricker. Parigi lo conosce bene. Ci ha già alzato un trofeo — anche se in un contesto molto diverso da quello di oggi.
È diventato professionista nel 2017, a quindici anni
Esordisce tra i professionisti nel 2017 nel circuito ITF. Quindici anni, il circuito internazionale, la strada lunga davanti. Da quel momento in poi: Futures, Challenger, qualificazioni degli Slam, sconfitte, ripartenze. Il percorso normale di chi non ha scorciatoie.
Ha tre titoli ATP, di cui due 500
Ha conquistato tre titoli del circuito maggiore, di cui due ATP 500. Bucarest 2025, Amburgo 2025, Acapulco 2026. Non titoli di consolazione: gli ATP 500 sono tornei pesanti. Il salto di qualità tra il 2024 e il 2026 è stato netto, e questi tre trofei ne sono la prova più concreta.
Il suo best ranking è la posizione numero 12
Il miglior piazzamento nella classifica ATP è il 12° posto, raggiunto il 4 maggio 2026. Top 15 alla vigilia del Roland Garros. Con la semifinale in tasca, la top 10 è adesso un obiettivo reale, non più una proiezione.
Ha battuto Zverev per raggiungere una finale
Tra le vittorie che raccontano la sua crescita, una vale più delle altre. Ha battuto il numero 3 del mondo Zverev per raggiungere la finale di Monaco 2026. Battere il numero tre del mondo non è fortuna. È livello.
In Coppa Davis 2025 è stato il primo singolarista
Nel 2025 ha fatto parte della nazionale italiana campione a Bologna, vincendo tutti i singolari disputati inclusa la finale contro la Spagna. Non come comprimario: come primo singolarista, insieme a Berrettini. L’Italia non ha mai dovuto ricorrere al doppio, e il merito è anche — molto — suo.
Il tie-break con Bergs è tra i sei più lunghi della storia della Davis
Bologna, semifinale, secondo set. Il tie-break con Bergs è finito 17-15 in 27 minuti, con sette match point per il belga e cinque per l’azzurro. Si colloca al sesto posto tra i tie-break più lunghi nella storia centenaria della Coppa Davis. Cobolli ne ha salvati sette di match point. Sette. E ha vinto lo stesso.
Berrettini per lui è come un fratello maggiore
Il legame tra i due romani del tennis italiano non è solo di squadra. «Con Matteo siamo cresciuti insieme, mio papà era il suo allenatore. Per me è come un fratello maggiore, ho sempre potuto contare su di lui». E quando Berrettini si è ritirato ai quarti del Roland Garros 2026, quella vittoria gli avrà fatto un effetto strano.
I suoi migliori amici sono un calciatore e un pilota di MotoGP
La compagnia che si sceglie dice molto di una persona. Nel cuore di Cobolli ci sono Edoardo Bove, con cui il rapporto è diventato ancora più stretto dopo il malore che aveva colpito il calciatore, e Fabio Di Giannantonio, pilota VR46 nel motomondiale. Tre atleti giovani, tre sport diversi, una stessa generazione che sta scrivendo qualcosa di bello nello sport italiano.
La sua fidanzata si chiama Matilde e non ama i social
Da circa quattro anni Cobolli è legato a Matilde Galli. La coppia mantiene un profilo basso e lontano dai riflettori: lei ha un profilo Instagram privato e raramente compare sui social del tennista. In un circuito dove le fidanzate dei tennisti sono spesso personaggi pubblici a tutti gli effetti, Matilde ha scelto la via opposta. E lui sembra apprezzarlo.
Ha vinto il Roland Garros juniores in doppio (e ora è in semifinale da senior)
Ha vinto il titolo di doppio juniores al Roland Garros 2020. Sei anni dopo, è in semifinale in singolare nello stesso torneo. Parigi lo conosce. E sembra ricambiare.
È il sesto italiano in semifinale al Roland Garros in Era Open
È il sesto semifinalista italiano nel singolare maschile al Roland Garros in Era Open, dopo Panatta, Cecchinato, Sinner e Musetti. Nomi che pesano. Una lista che fino a pochi anni fa sembrava chiusa per sempre, e che invece continua ad aggiornarsi.
+1. Una cosa che non c’entra niente con il tennis
Sul sito ufficiale dell’ATP, nella sezione biografica, tra superficie preferita e torneo del cuore, c’è una riga che molti saltano. Il cibo preferito di Flavio Cobolli è la lasagna. Romano, romanista, figlio di un ex tennista, amico di un calciatore e di un pilota di MotoGP. E quando può scegliere cosa mangiare, sceglie la lasagna. Alcune cose non hanno bisogno di spiegazioni.
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Mario Notaro
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