Riscoprire l’America grazie alla Coppa del mondo di calcio


Agli americani viene ripetuto di continuo che la nazione è irrimediabilmente divisa, profondamente imperfetta e forse persino avviata a un declino irreversibile. I sondaggi pubblici rispecchiano questa frustrazione diffusa, questo pessimismo e questo senso di smarrimento. E si potrebbe anche giustificare chi, dall’altra parte del mondo, seguendo solo i sondaggi, credesse che la repubblica americana sia ormai prossima alla fine.

Eppure, durante i Mondiali 2026 ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico, è successo qualcosa di straordinario: tifosi provenienti da ogni parte del mondo sono arrivati in America e ne sono entusiasti. Spesso diamo per scontato il nostro modo di vivere, ma molti di questi turisti del calcio non smettono di meravigliarsi delle cose che vedono.

L’emblema più straordinaria di questo fenomeno è Freddy, un giovane tifoso tedesco diventato una vera e propria star di internet con i video del suo primo viaggio on the road attraverso gli Stati Uniti. I suoi post virali sui social hanno totalizzato decine di milioni di visualizzazioni, perché trasmettono qualcosa di raro e stimolante: un autentico stupore fanciullesco. Mentre attraversava il Sud degli Stati Uniti, Freddy si è lasciato incantare da tutto: dalle Waffle House e le Taco Bell ai Buc-ee’s e i Bass Pro Shops, agli imponenti stadi di football americano fino alle impressionanti  dimensioni delle case della classe media. Gli americani, abituati a considerare tutto questo normale, hanno seguito con autentico piacere le reazioni di un visitatore straniero che per la prima volta scopriva queste realtà.

Ma Freddy non è l’unico.
Numerosi altri tifosi della Coppa del Mondo, provenienti da Europa, Asia e da altre regioni, hanno inondato i social con osservazioni simili. Hanno visitato i supermercati Walmart e Costco come se si trattasse di luoghi di interesse culturale, hanno pubblicato video sugli autobus scolastici gialli, sulle tavole calde dei piccoli centri, sul barbecue texano, sui giganteschi negozi di alimentari e sull’abbondanza e sulla varietà che contraddistinguono la vita quotidiana nella nazione più prosperosa del pianeta. Elsa, una tifosa svedese, si è innamorata della salsa ranch. Persino l’Amministrazione per la Sicurezza dei Trasporti ha colto il fenomeno, pubblicando sui social: «Se siete qui per un grande evento sportivo e vi capita di scoprire la salsa Ranch durante il giro… per favore mettetelo nel Bagaglio da stiva al ritorno».

Questi commenti, carichi di esuberanza giovanile, risultano divertenti, ma rivelano anche una grande verità: a volte è necessario lo sguardo di uno straniero per riconoscere cose che quelli che ci vivono non riescono più a vedere.
L’americano medio raramente si sofferma a riflettere su quanto sia ancora straordinaria la sua nazione. Ci si lamenta dell’espansione incontrollata dei sobborghi mentre si abita in case che, secondo gli standard di gran parte del mondo, sarebbero considerate lussuose. Si storce il naso di fronte alle catene di ristoranti che milioni di turisti stranieri cercano con entusiasmo. Consideriamo l’abbondanza come qualcosa di ordinario, perché è l’unica realtà che la maggior parte di noi americani ha mai conosciuto. Questa abitudine genera una forma di cecità.

I turisti della Coppa del Mondo, invece, non sono ciechi. Percepiscono un’America ancora dinamica, imprenditoriale e accogliente. Incontrano sconosciuti pronti a dare consigli di viaggio. Trovano comunità orgogliose di condividere le proprie tradizioni locali. Scoprono un Paese molto più cordiale di quanto lascino intendere le caricature diffuse altrove. L’America che si trovano a vivere non corrisponde affatto agli stereotipi negativi che avevano assorbito nei loro Paesi d’origine.
L’America, come ogni altro Paese, ha diversi problemi. Il rischio di un declino prolungato è molto concreto, e il patriottismo non significa certo fingere che tutto sia perfetto. Ma occorre avere una visione d’insieme e, soprattutto, gratitudine.

Mentre ci avviciniamo alla tanto attesa celebrazione del 250esimo anniversario, prevista per la fine della prossima settimana, gli americani farebbero bene a ricordare che il loro Paese rimane l’esperimento di autogoverno repubblicano di maggior successo nella storia dell’umanità. Gli Stati Uniti sono ancora la principale potenza economica, militare e culturale a livello internazionale. E, cosa ancora più importante, mentre ci prepariamo a celebrare le parole immortali del 1776, rimane una nazione fondata su verità eterne riguardo alla natura umana e alla dignità dell’uomo. Questo aspetto è fondamentale.

La repubblica americana è stata fondata sul principio, radicato nella Bibbia, che ogni essere umano possieda diritti donati da Dio e che il governo legittimo esista per tutelarli e promuovere il bene comune. In altre parole, l’America è grande perché è buona. Non perfetta. Non immune da critiche. Ma, fondamentalmente, l’America è buona.

Una bontà manifestata dalla generosità con cui sono stati accolti tanti stranieri colmi di stupore durante gli eventi della Coppa del Mondo, e che si riflette nello spirito che ha dato vita alle imprese, alle attrazioni e alle comunità che ora li affascinano.

I visitatori stranieri che stanno trascorrendo quest’estate alla scoperta dell’America hanno involontariamente trasmesso un messaggio importante a chi ha il privilegio di chiamare casa questa grande terra. Hanno ricordato che questo Paese è ancora degno di ammirazione. Ci hanno ricordato che, in questo caso, la gratitudine è più appropriata della disperazione. Mentre ci prepariamo a festeggiare i 250 anni dell’America, questa occasione di risvegliare la nostra memoria storica non poteva essere più tempestiva.

Esistono certamente molti motivi di preoccupazione. Ma ne esistono ancora altrettanti di speranza. Il mondo continua a vedere qualcosa di speciale nella «Terra dei liberi e nella Patria dei coraggiosi». Anche noi americani dovremmo riconoscerlo.




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 Josh Hammer per ET USA

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