Il retreat di Italbiotec in GreenParlor2


retreat in greenparlor

Due giorni a Besozzo (sede della redazione di GreenPlanner in provincia di Varese) dimostrano che innovazione e benessere possono crescere insieme. Il team guidato da Maurizio Bettiga ha scelto GreenParlor2 per fermarsi, riflettere e progettare il futuro della propria business unit. Un’esperienza che racconta un nuovo modo di far crescere un team

Ci sono momenti in cui la scelta del luogo diventa parte integrante del risultato. Succede quando un team decide di interrompere il ritmo incessante delle riunioni online, delle scadenze e delle emergenze quotidiane per concedersi qualcosa che oggi è diventato quasi un lusso: il tempo per pensare.

È quello che ha fatto il team della business unit innovazione di Italbiotec, guidato dal chief innovation officer Maurizio Bettiga, scegliendo GreenParlor2, la redazione di GreenPlanner che a Besozzo ha creato uno spazio per residenze formative.

Così, il team building – voluto da Bettiga e organizzato da Chiara Ciotti – si è tenuto nell’arco di due giorni. Tempo che ha in più la prerogativa di essere vissuto immerso nel verde.

Otto professionisti – biotecnologi, ingegneri, innovation manager e ricercatori – hanno lasciato l’ufficio per ritrovarsi in uno spazio circondato dalla natura, dove il silenzio, l’accoglienza e la convivialità sono diventati strumenti di lavoro tanto importanti quanto una lavagna o un computer.

Lavorare in un ambiente a misura di uomo e di pensiero

La prima conferma del valore dell’esperienza arriva proprio dalle parole di Bettiga, che descrive GreenParlor2 come un ambiente “idilliaco“, capace di far sentire le persone “a proprio agio e in famiglia“, senza rinunciare a tutto ciò che serve per lavorare con efficacia.

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Un equilibrio raro, dove comfort e produttività convivono naturalmente. L’obiettivo del retreat non era quello, ormai inflazionato, del classico team building.

Nessuna gara, nessun gioco forzato, nessun esercizio costruito per creare artificialmente spirito di squadra. La sfida era molto più ambiziosa: creare uno spazio protetto nel quale affrontare con lucidità le domande che spesso non trovano posto nella quotidianità aziendale.

Per questo il gruppo ha lavorato sulla visione personale di ciascun componente, sulle aspettative professionali, sulle relazioni interne, sui punti di forza e sulle criticità della business unit, fino alla definizione di un vero piano d’azione per l’anno successivo, con obiettivi concreti, responsabilità e tempi precisi.

Il contesto ha avuto un ruolo decisivo. GreenParlor2 non è semplicemente una location dove organizzare un incontro aziendale: è un luogo pensato per rallentare senza perdere efficienza.

Il verde che circonda la redazione, gli spazi condivisi, il pranzo sul lago, la cena all’aperto organizzata nei campi di lavanda e la dimensione residenziale hanno favorito quella serenità che, secondo Bettiga, rappresenta il presupposto indispensabile per affrontare temi complessi.

Viviamo in un contesto che ci impedisce letteralmente di fermarci e riflettere” racconta Bettiga. È una riflessione che va ben oltre l’esperienza di Italbiotec e riguarda il modo in cui oggi lavorano moltissime organizzazioni.

Sempre connesse, sempre operative, sempre concentrate sull’urgenza. Eppure proprio questa continua accelerazione rischia di impoverire la qualità delle decisioni.

Non a caso Bettiga richiama il pensiero del filosofo John Dewey: non si impara semplicemente dall’esperienza, ma dalla riflessione sull’esperienza. È un principio che ha guidato tutta l’organizzazione del retreat e che spiega perché investire due giornate apparentemente “lontane dal lavoro” possa, in realtà, migliorare profondamente il lavoro stesso.

Creare relazioni di qualità, per migliorare il lavoro

Questa attenzione nasce anche dal percorso accademico e professionale di Bettiga. A trasmettergliela è stata Lisbeth Olsson, docente e responsabile della divisione di Industrial Biotechnology alla Chalmers University of Technology, in Svezia, dove esperienze residenziali di gruppo venivano considerate parte integrante del lavoro scientifico.

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Il team Italbiotec in GreenParlor: Maurizio Bettiga, team leader e Chief Innovation Officer; Francesca Freddi, responsabile della divisione Technology Management; Letizia Rossato, responsabile della divisione Ingegneria; Joa Patania, Junior Innovation Manager; Lidiya Cardozo, Junior Innovation Engineer; Riccardo Mentegari, laureando in Biotecnologie Avanzate; Chiara Ciotti, Senior Innovation Manager; Alberta Di Cave, ricercatrice

Il risultato più significativo non è stato soltanto il piano operativo costruito insieme. È stata soprattutto la qualità delle relazioni che si è creata. Bettiga racconta di essere rimasto colpito dalla partecipazione autentica di tutti i colleghi, dalla disponibilità ad affrontare i problemi senza difese, dalla sincerità con cui ciascuno ha condiviso aspettative, ambizioni e desideri di crescita.

Nessuno dava l’impressione di partecipare per obbligo: tutti contribuivano con entusiasmo alla ricerca di soluzioni. In un’epoca nella quale si parla continuamente di benessere organizzativo, engagement e retention dei talenti, questa esperienza suggerisce una strada molto concreta.

Le persone non cercano soltanto benefit o flessibilità: desiderano lavorare in ambienti nei quali possano essere ascoltate, confrontarsi senza timore di giudizio e costruire insieme il futuro dell’organizzazione.

È proprio qui che GreenParlor2 mostra la propria identità. Non un albergo, non una sala meeting, ma un luogo nel quale il lavoro cambia ritmo. Un ambiente che permette ai gruppi di uscire dagli schemi abituali, favorendo conversazioni profonde, creatività e decisioni condivise.

La natura diventa così un’infrastruttura dell’innovazione, capace di ridurre il rumore di fondo che accompagna ogni giornata lavorativa.

L’esperienza di Italbiotec dimostra che il retreat aziendale non è una pausa dal lavoro, ma un investimento sul lavoro. Fermarsi per ripartire meglio può sembrare un paradosso. In realtà è una delle competenze più importanti che le organizzazioni dovranno imparare nei prossimi anni: creare spazi nei quali le persone possano tornare a pensare insieme.

Perché le idee migliori, molto spesso, nascono proprio quando si ha finalmente il tempo di ascoltarle.




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 M.Cristina Ceresa

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