Libertà di stampa a rischio in Europa: “Il rapporto Ue minimizza (e normalizza) le minacce ai giornalisti”


Secondo la Federazione europea dei giornalisti, il rapporto Ue sullo Stato di diritto minimizza le minacce ai media, rischiando di normalizzare abusi e intimidazioni verso i giornalisti

La libertà di stampa è uno dei pilastri di ogni democrazia. Ma in Europa, il continente che più di altri rivendica la difesa dei diritti fondamentali, il giornalismo indipendente sta vivendo una fase sempre più fragile.

A denunciarlo è la European Federation of Journalists (EFJ), secondo cui l’ultimo rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto non avrebbe fotografato con sufficiente severità la situazione dei media nell’Unione.

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Il timore dei rappresentanti dei giornalisti europei è che le minacce alla libertà di informazione vengano progressivamente considerate una normalità, invece di essere affrontate come un’emergenza democratica.

Il rapporto Ue

Ogni anno la Commissione europea pubblica il Rule of Law Report, un’analisi sullo stato della democrazia negli Stati membri che prende in esame quattro aree fondamentali: sistema giudiziario, lotta alla corruzione, pluralismo dei media e contrappesi istituzionali.

Nel capitolo dedicato all’informazione, Bruxelles riconosce alcune criticità: dalle pressioni politiche sui media pubblici alle difficoltà economiche del settore, passando per le minacce ai giornalisti e il ricorso alle cosiddette SLAPP, le azioni legali strategiche usate per intimidire chi svolge attività di interesse pubblico.

Secondo la Federazione europea dei giornalisti, però, il linguaggio utilizzato dalla Commissione sarebbe troppo soft rispetto alla gravità della situazione reale. L’accusa è che il rapporto descriva problemi ormai strutturali come semplici ritardi nell’attuazione delle riforme, senza evidenziare abbastanza il loro impatto sulla qualità della democrazia. Per l’EFJ, insomma, il problema non riguarda solo le parole utilizzate nel rapporto, ma anche la distanza tra le raccomandazioni europee e ciò che poi accade concretamente negli Stati membri.

Secondo l’organizzazione, negli ultimi anni molte indicazioni della Commissione sono rimaste senza una reale applicazione: dalla protezione dei giornalisti contro intimidazioni e sorveglianza alla necessità di garantire maggiore indipendenza ai media pubblici.

Una preoccupazione condivisa anche da diversi organismi indipendenti che monitorano il settore. Il Media Freedom Rapid Response (MFRR), per esempio, ha registrato centinaia di episodi di violazioni della libertà di stampa in Europa, mentre altri osservatori hanno segnalato un aumento delle pressioni economiche, politiche e giudiziarie sul lavoro giornalistico.

Il caso Italia

Tra i Paesi osservati con particolare attenzione c’è l’Italia. Nel rapporto europeo vengono evidenziate diverse criticità: la necessità di rafforzare l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo, i ritardi nella riforma della diffamazione, le difficoltà nella protezione delle fonti giornalistiche e il fenomeno delle querele intimidatorie contro reporter e testate.

Uno dei temi più delicati riguarda anche la sorveglianza dei giornalisti attraverso strumenti tecnologici avanzati. La questione dello spyware utilizzato contro professionisti dell’informazione ha acceso un dibattito europeo sulla necessità di maggiori garanzie per chi svolge un ruolo di controllo democratico.

In particolare, secondo il report, la situazione dei media in Italia presenta dinamiche contrastanti:

  • Indipendenza e Risorse: l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) esercita le sue funzioni in modo indipendente e sono state introdotte modifiche legislative per rafforzarne l’autonomia finanziaria. È inoltre in vigore un sistema di finanziamento pubblico per l’allocazione delle risorse e il sostegno al settore dei media
  • Riforma del Servizio Pubblico: è in corso un lavoro parlamentare riguardante la riforma della governance e delle regole di finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo. Su questo punto, la Commissione rileva “alcuni ulteriori progressi” nel garantire meccanismi di finanziamento adeguati e l’indipendenza editoriale, temi ora coperti anche dal Regolamento europeo per la libertà dei media (EMFA)
  • Protezione dei giornalisti: sebbene siano in fase di sviluppo nuove iniziative legislative per la protezione dei giornalisti, le aggressioni fisiche e altre forme di intimidazione rimangono una fonte di seria preoccupazione
  • Riforma della diffamazione (Stallo): non ci sono sviluppi sulla riforma della diffamazione a mezzo stampa. La Commissione raccomanda esplicitamente all’Italia di proseguire con la riforma sulla diffamazione, garantendo al contempo la libertà di stampa e la protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, in linea con gli standard europei

Per le organizzazioni dei giornalisti, limitarsi a registrare che “non ci sono stati progressi” non è più sufficiente: servono interventi concreti, perché ogni forma di intimidazione verso la stampa finisce per ridurre il diritto dei cittadini a essere informati.

Perché la libertà di stampa riguarda tutti

Difendere il giornalismo indipendente non significa proteggere una categoria professionale, ma tutelare uno strumento collettivo. Senza giornalisti liberi e indipendenti diventa più difficile scoprire corruzione, abusi ambientali, violazioni dei diritti, conflitti di interesse e ingiustizie sociali. La libertà di stampa è infatti una sorta di infrastruttura invisibile della democrazia: quando si indebolisce, anche gli altri diritti diventano più vulnerabili.

La sfida europea dei prossimi anni sarà quindi capire se i rapporti sullo Stato di diritto resteranno semplici fotografie annuali dei problemi o diventeranno davvero strumenti capaci di produrre cambiamenti.

Una democrazia non si misura soltanto dalle leggi che approva, ma anche dalla libertà con cui i cittadini possono conoscere ciò che accade.

Fonte: EFJ

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 Germana Carillo

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