Perdonanza: «Una Fondazione di partecipazione per il futuro»


«Riconoscere i risultati delle ultime edizioni della Perdonanza Celestiniana e chiedere che si possa fare meglio sono due responsabilità che possono e devono stare insieme. La qualità degli eventi, la partecipazione e la visibilità raggiunta rappresentano un patrimonio della città, ma proprio per questo il confronto non dovrebbe esaurirsi tra celebrazioni del successo e polemiche di fine edizione, piuttosto dovrebbe servire a decidere che cosa costruire da domani, non solo nel senso “letterale” del termine».

È quanto dichiara in una nota Alessandro Tomassoni, consigliere comunale del Gruppo Misto.

«Terminata la direzione artistica di Leonardo De Amicis, al quale va riconosciuto il lavoro svolto negli anni, si pone una questione che supera la scelta del successore: garantire continuità alla Perdonanza attraverso un’organizzazione solida, capace di valorizzare competenze e relazioni costruite senza dipendere dalle singole persone, dai finanziamenti straordinari o dagli equilibri politici. Con l’imminente conclusione del mandato amministrativo e con l’anno dell’Aquila Capitale italiana della Cultura agli sgoccioli, occorrerà consolidare i risultati, migliorare ciò che ancora non funziona e trasformare le opportunità del 2026 in un’eredità duratura, indipendentemente da chi governerà la città – aggiunge – Per questo voglio rilanciare la creazione di una Fondazione di partecipazione stabile, costituita proprio nel solco di Capitale italiana della Cultura 2026, ma destinata a conservarne l’eredità e ad avere nella Perdonanza Celestiniana il proprio nucleo identitario permanente: una mia proposta che avevo avanzato già nel 2022, un percorso che avrebbe meritato di partire allora e che, proprio nel 2026 avrebbe avuto il suo naturale riconoscimento e che non possiamo continuare a rinviare se si vuol dare reale e lunga sostenibilità all’evento».

Le domande da porsi, secondo il consigliere sono due: cosa lascerà di concreto alla città e al territorio quest’anno di Capitale della cultura? E poi: come sostenere la Perdonanza (che è patrimonio dell’UNESCO ma si tende a dirlo e a ricordarlo poco) quando verranno meno tutti i finanziamenti straordinari, a partire da Restart Cultura Cipe/Cipess.

«Il vero vulnus degli ultimi anni sta nel fatto che la Perdonanza è stata gestita mediante una sommatoria annuale di Comitato, uffici comunali, affidamenti, contributi e capitoli di bilancio differenti – prosegue -Serve, dunque, una struttura unitaria che lavori (finalmente) tutto l’anno e programmi su base pluriennale, coinvolgendo, nei rispettivi ruoli, istituzioni, componente ecclesiale, realtà culturali e comunità dell’intero territorio comunale. Un’organizzazione capace di valorizzare le professionalità maturate nelle diverse edizioni e creare opportunità anche per i giovani, con finalità statutarie precise, gestione trasparente, responsabilità chiare e risultati verificabili. La Fondazione avrebbe senso se servisse a organizzare meglio e reperire risorse; perderebbe la propria utilità se si limitasse ad aggiungere nomine e costi».

«Alla solidità organizzativa deve corrispondere una chiara visione culturale. La serata su Rai 1 è stata un’importante occasione di visibilità e di orgoglio, ma il suo valore sarà duraturo se avrà contribuito a far conoscere Celestino e il suo messaggio universale di perdono, pace, ospitalità e solidarietà. Gli spettacoli devono rafforzare questa identità e renderla riconoscibile anche a chi incontra la Perdonanza per la prima volta, ma non bastano, pur creando evidente entusiasmo. Occorre ripartire da una “manifestazione che appartiene alle radici profonde della comunità aquilana”, come ci ha ricordato il Vescovo Mons. D’Angelo “per rafforzare la partecipazione dei cittadini e dei giovani e la piena condivisione dei suoi momenti più significativi», e allora penso ad attività annuali nelle scuole, visite, incontri e iniziative di solidarietà, ed inoltre migliorando accessibilità, trasporti, informazione e promozione territoriale, comunicando gli appuntamenti con largo anticipo e garantendo centralità a tutto ciò che possa rendere L’Aquila sempre più accogliente».

«Una struttura permanente permetterebbe anche di consolidare legami e sviluppare scambi con altre realtà italiane e internazionali ( quanto auspicai con Assisi è diventata realtà), anche attraverso progetti educativi e artistici condivisi, iniziative che possono offrire occasioni di confronto, nel rispetto delle diverse identità; come pure servirebbe prendere spunto dal modello virtuoso e ormai affermato, su tutti, della Fondazione La Notte della Taranta da cui possiamo mutuare, con le dovute differenze, la capacità di trasformare un patrimonio culturale immateriale in un progetto permanente e duraturo, diffuso sul territorio di riferimento ( non solo L’Aquila centro) e aperto al mondo. O Mantova, Capitale Europea dello Spettacolo, strutturata in Fondazione già da diversi anni. La figura di un Papa, divenuto Santo, e l’universalità del suo messaggio rappresentano, per L’Aquila, una risorsa straordinaria che pochissime realtà nazionali hanno in dote».

«Su queste proposte – conclude Tomassoni -offro piena disponibilità al confronto, nell’idea per me che collaborare significa avanzare idee, chiedere risposte e verificare gli impegni; per esempio avviando entro l’autunno un confronto in commissione consiliare su uno studio organizzativo ed economico, partendo da un bilancio pubblico dell’edizione conclusa ( finanziamenti, spese, risultati e criticità) e preparandosi, fin d’ora, a diversificare le risorse attraverso sostegni istituzionali, fondi europei, partenariati e sponsorizzazioni coerenti. Le amministrazioni passano, la Perdonanza appartiene alla città. In ciò la vera sfida da vincere, anche della politica, consisterà nel garantire alla manifestazione il miglior futuro possibile, rendendola più forte, sostenibile e fedele al messaggio di Celestino, indipendentemente da chi sarà chiamato a rappresentarla istituzionalmente negli anni a venire».


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Marianna Galeota

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