Melozzi: «Voglio portare la Notte dei Serpenti in giro per tutto l’Abruzzo»


PESCARA. Con la sua serata dedicata alla cultura popolare abruzzese, Enrico Melozzi ha creato un format che, anno dopo anno, ha riscosso sempre più successo. Trasmessa su Rai1 in prima serata, la Notte dei Serpenti ha tenuto incollati allo schermo quasi 1,7 milioni di spettatori. Non era mai successo prima che l’Abruzzo avesse così tanti occhi addosso. Melozzi però è ancora più ambizioso: «Possiamo crescere ancora», assicura. La strada è già tracciata: bisogna far vivere l’evento 365 giorni l’anno. In questa chiacchierata con il Centro, il musicista spiega come si può fare.

«Domani mattina (oggi per chi legge, ndr) tutti i comuni d’Abruzzo riceveranno una mail molto speciale».

Cioè?

«Sarà una chiamata alle “arti”».

È criptico.

«La mail inizia con una domanda: “Volete che la Notte arrivi anche da voi?”».

La Notte dei Serpenti diventerà itinerante?

«Meglio: vogliamo rendere la manifestazione più di un concertone estivo. Vogliamo mettere a sistema tutte le risorse artistiche e culturali che questa regione ha, e che spesso non sa di avere, per costruire una rete di eventi attiva tutto l’anno».

E lo vuole fare coinvolgendo tutti i comuni abruzzesi?

«Vogliamo arrivare a tutti. Il come dipenderà da quello che ogni Comune potrà mettere: un luogo, una comunità, un pezzo di bilancio».

La nostra è la regione dei piccoli borghi: in tanti casi i soldi, se ci sono, sono pochi.

«Non vogliamo esclusi. I Comuni più piccoli potranno presentarsi in cordata con i comuni vicini, con la pro loco, con i Gal. Insieme si può fare quello che nessuno potrebbe fare da solo.

L’Abruzzo ha così voglia d’Abruzzo?

«L’Abruzzo ha tantissima voglia d’Abruzzo. In gran parte grazie alla Notte dei Serpenti: prima gli abruzzesi sembravano vergognarsi delle loro radici, adesso che tutta l’Italia guarda alle nostre tradizioni, alla nostra musica, abbiamo capito che sono una grande ricchezza».

È pronto a girare ogni paese della regione?

«Certo. Voglio scoprire quello che ancora non so, ne ho la necessità anche per il mio lavoro. La Notte dei Serpenti deve diventare a tutti gli effetti la cassa di risonanza della tradizione abruzzese, comprese le feste che nessuno racconta».

Sembra convinto che sarà un successo.

«Lo sono. I dati dello share dicono una cosa sola: il 38,73% in Abruzzo vuol dire che quattro abruzzesi su dieci, la stessa sera, stavano guardando la stessa cosa. Scherzando, dico che il partito della Notte dei Serpenti ha il 40%. E quel numero non si compra».

Melozzi, la mail che riceveranno i Comuni è una manifestazione di interesse, in pratica.

«Di solito sono i Comuni a presentare i bandi, noi abbiamo deciso di fare il contrario (sorride, ndr). Ora sta alle amministrazioni rispondere all’appello».

Come le è venuta l’idea?

«In questi mesi mi hanno chiamato tantissimi sindaci per invitarmi nei loro paesi, e penso che tanti altri non lo abbiano fatto a causa di qualche complesso di inferiorità, perché magari pensano di rappresentare comunità troppo piccole per un evento come il nostro. Ma non è così. Per poter organizzare qualcosa del genere, però, bisogna prima guardare le cose dall’alto e capire quali e quante sono le risorse a disposizione».

Un esempio concreto di come potrebbe essere questo circuito di eventi?

«Di inverno potremmo fare i piccoli teatri, d’estate potremmo fare le piazze come abbiamo fatto quest’anno a Teramo per le prove. A settembre potremmo fare le proiezioni in piazza della serata. Dipenderà anche da quanto i comuni potranno investire su questo progetto. In base alle risorse che abbiamo ci regoleremo».

Quindi la mail che sta per inviare serve a costituire una sorta di inventario?

«È un inventario, sì. Nessuno l’ha mai fatto per cultura popolare: senza è impossibile programmare».

Quando potrebbe partire?

«Ho chiesto di farmi avere una risposta entro fine ottobre. Mi piacerebbe poter iniziare a pianificare le nostre attività da gennaio».

Tutto questo cambia qualcosa per la serata della Notte dei Serpenti a Pescara, in programma il 31 luglio 2027?

«Eh, questo è un discorso complicato».

Proviamo a renderlo semplice.

«Ho scelto Pescara perché è la città migliore per far decollare un progetto, come infatti è accaduto. Devo anche dare atto al sindaco Masci – che stimo tantissimo – di aver creduto nella Notte in tempi non sospetti».

Ma?

«Ma il problema è che siamo rimasti allo stesso punto della prima edizione, mentre in questi anni l’evento è cresciuto di dieci volte».

Cosa significa, in concreto, che siete rimasti allo stesso punto?

«Significa che il contributo del Comune è sempre rimasto lo stesso, perché per loro siamo un evento privato. Per gli altri eventi che ospita sulla stessa piazza, il Comune compra il servizio e si prende in carico palco, sicurezza e organizzazione. Noi chiediamo lo stesso trattamento».

Farebbe davvero così la differenza per voi?

«Certo. In quel caso sarebbe il Comune a occuparsi del palco e soprattutto della sicurezza, che è stato un vero problema oltre che un costo economico enorme».

Quanto avete speso per la sicurezza?

«Circa 215mila euro. Anticipati da noi e a oggi ancora non recuperati. Prima dell’evento ci erano state date delle rassicurazioni su quei costi, e io a quelle rassicurazioni credo ancora. Avremmo potuto introdurre i biglietti, ma non abbiamo voluto perché crediamo in un evento gratuito. Ma così non regge».

I sindacati della polizia qualche giorno fa hanno emesso un duro comunicato contro di lei proprio a causa delle sue denunce.

«Non ce l’avevo con gli agenti, che hanno lavorato bene in una situazione difficile. Il problema è stato il vincolo sull’area attorno alla Nave di Cascella per il nostro evento, mentre per gli altri eventi sulla stessa piazza no».

Non mi sembra un problema così grande.

«E invece lo è, perché quello spazio vuoto era proprio nel campo delle telecamere. Su una produzione di Rai1 si vede, e si vede in tutta Italia. Una prima serata nazionale a quelle condizioni non è replicabile, e lo sanno tutti, a partire da chi la manda in onda».

E la questione della mancata copertura del palco? Nei giorni prima dello spettacolo aveva espresso grande insofferenza per questa situazione.

«Ho detto che avrei aperto un contenzioso e ancora non ho sciolto le riserve. Quello che è accaduto è molto grave».

Da come la mette, sembra che le possibilità di rivedere la Notte dei Serpenti a Pescara siano basse.

«Ci sono tante cose da sistemare, ma Pescara è fortunata perché ha un sindaco innamoratissimo della città e sono convinto che si troverà un accordo: la Notte dei Serpenti è stata lì e lì starebbe bene».

Delle frizioni con l’amministrazione si parla da mesi: sono arrivate offerte di ospitalità da parte di altri sindaci?

«Sì, e non sono offerte di cortesia: alcuni hanno messo sul tavolo più di quello che prendiamo oggi e alle condizioni che vogliamo. Le sto valutando seriamente. Pescara ha dalla sua la storia della Notte e i collegamenti di una città vera, ma questo non basta più: ora conta chi offre le condizioni per farla nella maniera migliore».

E L’Aquila?

«Non ho mai ricevuto un invito dall’Aquila Capitale della cultura e le proposte che ho fatto arrivare non sono state accolte».

Come mai?

«Non ne ho idea. A me va bene così, chiariamoci. L’Aquila è una città che amo e con cui spero di lavorare. Poi però guardo i numeri del 4 settembre, li metto accanto a quelli degli altri grandi eventi della regione e mi permetto di pensare che un posto anche per me si poteva trovare».

Vuole rendere la Notte dei Serpenti un format attivo tutto l’anno. Dopo cosa c’è?

«Portare l’evento all’estero, sicuramente».

C’è una meta in particolare a cui tiene?

«New York, mi piacerebbe portare l’Abruzzo a Broadway o a Central Park».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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