Da Gallio un modello di sanità per i territori montani: telemedicina, farmacie, AI e “ospedale virtuale” per avvicinare le cure | 7 Comuni Online


Portare l’innovazione sanitaria fin dentro i territori, evitando che distanza geografica, dimensione dei comuni o complessità organizzative diventino un ostacolo nell’accesso alle cure. È uno dei messaggi più significativi emersi dalla Summer School 2026 di Motore Sanità che si è svolta a Gallio, dedicata quest’anno al tema “La Salute Glo-cal. L’innovazione dal mondo global alle realtà locali”.

Tre giornate che hanno messo attorno allo stesso tavolo rappresentanti delle istituzioni, della Regione Veneto, del mondo universitario, direttori e professionisti delle aziende sanitarie, farmacisti, medici ed esperti, con l’obiettivo di capire come trasformare le grandi innovazioni della medicina in servizi concretamente disponibili anche nelle aree montane e nei piccoli comuni. Proprio la valorizzazione dei servizi territoriali nelle zone fragili, montane e maggiormente penalizzate dalla distanza dai grandi centri rappresentava uno dei quattro assi strategici della Summer School.

Dal confronto è nato il documento “La Salute Glo-cal 2026-2028”, pensato per raccogliere proposte capaci di ridurre la distanza tra ciò che la medicina oggi può offrire e ciò che i cittadini riescono realmente a ricevere sul territorio.

Un tema che assume un significato particolare proprio sull’Altopiano dei Sette Comuni, dove la sanità deve confrontarsi con distanze, piccoli centri abitati e la necessità di evitare, quando possibile, continui spostamenti verso gli ospedali e le strutture specialistiche della pianura.

Tra le indicazioni più interessanti emerse a Gallio c’è quindi il rafforzamento di una sanità di prossimità, nella quale l’ospedale tradizionale resta centrale ma viene affiancato da strumenti capaci di portarne competenze e possibilità di controllo più vicino al cittadino. Da qui il concetto di “ospedale virtuale”: non una sostituzione dell’ospedale fisico, ma un modello basato su telemedicina, monitoraggio a distanza, tecnologie digitali e condivisione dei dati che permetta, soprattutto per pazienti cronici e fragili, di mantenere un collegamento costante con specialisti e strutture sanitarie.

Come ha spiegato Claudio Zanon, medico oncologo e direttore scientifico di Motore Sanità, «la vera innovazione non è adottare una tecnologia: è riuscire a trasformarla in continuità di cura, appropriatezza, sicurezza ed equità di accesso». Da qui la necessità di superare modelli organizzativi costruiti decenni fa e utilizzare intelligenza artificiale, robotica e telemedicina per rendere il sistema maggiormente predittivo e vicino alle persone.

Molto concreta, per le aree montane, anche la discussione sul ruolo delle farmacie. Nel programma della Summer School sono state affrontate esplicitamente la farmacia dei servizi, la telefarmacia, la continuità nell’accesso ai farmaci innovativi e, soprattutto, l’accesso alla diagnostica nei piccoli comuni montani. Un modello che potrebbe consentire di utilizzare la rete capillare delle farmacie non soltanto per la dispensazione dei medicinali, ma come vero punto sanitario di prossimità per alcuni servizi, controlli e percorsi di prevenzione.

Altro punto centrale è stato il rafforzamento delle reti Hub & Spoke. L’idea è concentrare negli Hub le competenze altamente specialistiche senza però costringere il paziente a rivolgersi sempre al grande centro, trasferendo agli Spoke territoriali tutto ciò che può essere gestito in sicurezza più vicino a casa. Un principio discusso, ad esempio, per la diagnosi dell’amiloidosi cardiaca, con l’obiettivo di ridurre i tempi diagnostici, migliorare i protocolli di invio e favorire la prossimità delle cure.

Lo stesso principio è stato esteso all’accesso alle terapie innovative, comprese le CAR-T, ai nuovi farmaci in ematologia e alla gestione delle malattie rare: tecnologie e terapie altamente specialistiche che richiedono grandi centri di riferimento, ma anche reti territoriali organizzate affinché il paziente non venga lasciato solo una volta tornato nel proprio comune. Il programma ha dedicato un’intera sessione proprio alla continuità di accesso a diagnostica e terapie nei territori.

Grande spazio è stato riservato anche all’intelligenza artificiale, non soltanto come tecnologia applicata alla diagnosi, ma come possibile strumento per sviluppare modelli predittivi nella gestione delle malattie croniche. Accanto alle opportunità, sono stati però affrontati anche temi cruciali quali etica, responsabilità professionale, sicurezza delle cure e gestione del rischio sanitario.

Prevenzione e presa in carico precoce sono state un’altra delle direttrici della tre giorni: dalla gestione del diabete alle vaccinazioni, dalle malattie infettive agli screening e alla prevenzione oncologica. Tra le proposte discusse anche nuovi sistemi di chiamata attiva dei cittadini, diagnostica precoce attraverso tecnologie innovative e un maggiore coinvolgimento delle comunità locali e dei piccoli comuni nei programmi di prevenzione.

La prospettiva delineata a Gallio è dunque quella di una sanità nella quale territorio e ospedale non siano mondi separati. Anche il confronto sul futuro del Servizio sanitario nazionale ha indicato tra le priorità la centralità dell’assistenza territoriale, l’integrazione ospedale-territorio, l’equità nell’accesso alle cure, la valorizzazione del personale sanitario e nuovi modelli di prevenzione.

Per l’Altopiano, la questione di fondo è particolarmente concreta: innovare significa riuscire a garantire più servizi senza obbligare necessariamente il cittadino a percorrere decine di chilometri per ogni controllo, prestazione o fase del proprio percorso terapeutico. Telemedicina, diagnostica di prossimità, farmacie dei servizi, reti tra ospedali e territorio e monitoraggio remoto potrebbero quindi assumere in montagna un valore ancora maggiore che nei grandi centri urbani.

Ed è probabilmente proprio questa una delle indicazioni più forti lasciate dalla Summer School di Gallio: la tecnologia sanitaria diventa davvero innovazione solo quando riesce a ridurre le distanze. Non soltanto quelle scientifiche tra una nuova terapia e la sua applicazione, ma anche quelle molto più concrete che separano un cittadino di un piccolo comune montano dal luogo in cui quella cura viene oggi erogata.

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