“Riteniamo gli affitti brevi una forma di ricettività importante per il turismo italiano: regole sì, ma senza penalizzare chi mette a reddito un immobile”. Gianluca Caramanna, deputato di Fratelli d’Italia e responsabile nazionale del dipartimento Turismo – un settore che vale circa il 13% del Pil italiano con un impatto ancora maggiore se si considera l’indotto – entra nel confronto europeo sulle locazioni turistiche e mette in guardia dal rischio di limitare la proprietà privata.
“Il governo Meloni ha affrontato un tema che per anni era rimasto senza risposte, abbiamo introdotto il CIN (Codice identificativo nazionale, ndr) per garantire trasparenza, sicurezza e contrastare l’abusivismo. La proposta europea, che con l’Affordable Housing Act punta a tutelare l’accessibilità abitativa anche attraverso possibili interventi sugli affitti brevi, ci vede contrari soprattutto perché rischia di limitare l’utilizzo della proprietà privata e penalizzare la libertà economica. Siamo favorevoli a regole chiare, nel rispetto dei residenti, ma non possiamo pensare di risolvere l’emergenza abitativa penalizzando chi ha investito i propri risparmi in un immobile. La strada è quella di regole chiare, non di divieti generalizzati. Dove non ci sono regole c’è il caos”.
Ma nelle grandi città il problema della residenzialità esiste… E anche l’overtourism
“Preferisco parlare di gestione dei flussi turistici. Il termine overtourism veicola all’estero un messaggio negativo, quasi che l’Italia abbia troppi turisti e quindi non siano più benvenuti. Abbiamo una grande opportunità, ma dobbiamo governarla: serve un compromesso tra turismo e residenti. A Roma, ad esempio, la desertificazione dei centri storici non nasce soltanto dal proliferare di case vacanze: incidono scelte che hanno trasformato il tessuto commerciale, facendo scomparire botteghe e servizi di prossimità. Quello che dobbiamo contrastare è soprattutto l’abusivismo, chi affitta nell’anonimato senza registrare gli ospiti creando problemi di sicurezza per i condomini, oltre che di fiscalità. Il modello non può essere quello delle chiusure indiscriminate. L’esperienza di Barcellona dimostra i limiti di un approccio basato sui divieti: le restrizioni non hanno riportato i residenti in centro e, secondo le associazioni di categoria internazionali, hanno contribuito al proliferare dell’abusivismo e degli appartamenti sfitti”.
Torniamo alle politiche Ue. Anche la revisione delle norme sui pacchetti turistici preoccupa gli operatori. Perché?
“Perché il rischio è quello di introdurre nuovi costi e oneri burocratici e che pesano soprattutto sulle piccole e medie imprese. Le agenzie di viaggio e gli operatori più piccoli sono una parte essenziale della nostra filiera. Le regole europee devono tutelare i consumatori, ma senza mettere in difficoltà chi crea lavoro e valore. Serve un equilibrio che tenga conto delle dimensioni e delle caratteristiche delle imprese. La prima stesura, inoltre, era molto più stringente: prevedeva garanzie e versamenti che alcune aziende non avrebbero potuto sostenere. Grazie al lavoro degli europarlamentari di Fratelli d’Italia e al confronto con gli operatori, si è raggiunto un compromesso al fine di tutelare consumatori e imprese”.
Un’altra grande sfida è la valorizzazione dei borghi e delle destinazioni meno conosciute. Un aspetto a cui lei tiene molto…
“L’Italia ha circa 5.500 piccoli Comuni e un patrimonio straordinario di storia, cultura, paesaggio ed enogastronomia. I borghi rappresentano una leva importante per distribuire meglio i flussi e generare nuove opportunità economiche. I dati raccontano una crescita significativa: 88 milioni di visitatori, un aumento del 5,5% e un valore aggiunto di circa 2,1 miliardi di euro. La collaborazione con le piattaforme è fondamentale. Basti pensare che quasi il 50% dei pernottamenti prenotati su piattaforme internazionali riguarda borghi e piccoli centri: gli affitti brevi possono rappresentare un’opportunità concreta per territori che altrimenti rischierebbero di restare ai margini dei grandi flussi turistici. A questo si aggiungono migliaia di sagre ed eventi, che sono parte integrante dell’identità dei territori. Il PNRR ha destinato 1,38 miliardi di euro alla valorizzazione delle strutture turistiche: una risorsa da trasformare in progetti concreti e duraturi”.
Il Mezzogiorno può essere uno dei protagonisti di questa strategia?
“Assolutamente sì. Il Sud ha un potenziale enorme, ma deve poter contare su infrastrutture adeguate, collegamenti efficienti e una promozione capace di raccontarne l’offerta. La crescita registrata in Calabria, così come l’attrattività di Sicilia e Puglia, dimostra che c’è spazio per uno sviluppo ulteriore. Occorre lavorare sulla qualità e sulla capacità di rendere le destinazioni accessibili durante tutto l’anno. La destagionalizzazione resta uno degli obiettivi centrali del turismo italiano. Dobbiamo costruire un’offerta che non si esaurisca nei mesi estivi. Cultura, enogastronomia, sport, grandi eventi e turismo esperienziale possono contribuire a distribuire le presenze lungo tutto l’anno, oltre che a promuovere l’Italia anche oltre le destinazioni più consolidate”.
Per sostenere questa crescita qual è, dunque, la priorità per il turismo italiano nei prossimi anni?
“Investire nella formazione. Vinceremo le sfide future se avremo professionalità adeguate e sapremo essere all’altezza dei servizi richiesti. Il turismo è un’industria complessa, che richiede professionalità, competenze e capacità di innovare. Non basta avere un patrimonio straordinario: dobbiamo saperlo gestire, raccontare e promuovere. La formazione è decisiva per elevare la qualità dei servizi, rispondere alle nuove esigenze dei viaggiatori e creare occupazione qualificata, così come è fondamentale un comunicazione più efficace, una promozione coordinata e strumenti capaci di sostenere le imprese e i territori. Con la campagna ‘Valorizzare l’Italia’ vogliamo contribuire a raccontare questa ricchezza, a novembre faremo a Roma un grande evento conclusivo e sarà anche l’occasione per approfondire queste sfide e mettere al centro il futuro del nostro turismo”.
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