100 milioni, domande non aperte


Il bando moda MIMIT è il decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy del 6 agosto 2026: 100 milioni di euro per i programmi di sviluppo delle PMI della filiera della moda, da 1 a 20 milioni di spese, con fondo perduto e, su richiesta, finanziamento agevolato. Attua l’art. 3 della legge annuale sulle PMI (L. 11 marzo 2026, n. 34). Firmato il 6 agosto e registrato alla Corte dei conti il 4 settembre, è sul sito del Ministero dal 10 settembre ed è stato annunciato nella Gazzetta Ufficiale n. 221 del 23 settembre 2026.

Le domande non sono aperte. Termini e punteggi li fisserà un decreto direttoriale che al 25 settembre 2026 non è uscito, il gestore non è stato scelto e non ci sono date annunciate. Rimandare la preparazione costa punti: il rating di legalità può richiedere oltre cinque mesi, e la certificazione della parità di genere e le prove di origine dei semilavorati vanno costruite prima. E un ordine di macchinari firmato prima della domanda fa perdere tutto.

In sintesi, il bando moda MIMIT in 30 secondi

  • Cosa è: l’agevolazione del MIMIT per i piani di sviluppo delle PMI della filiera moda (DM 6 agosto 2026).
  • Per chi: PMI con un’attività dell’allegato 1 e un piano da almeno 1 milione di spese, anche in gruppi da tre a sei con almeno 200.000 euro a testa.
  • Quanto: fondo perduto entro le intensità europee (piccola impresa: fino al 20% fuori dalle aree assistite, fino al 60% in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, 70% in provincia di Taranto) più, su richiesta, finanziamento pari al 20%; insieme non oltre il 75%.
  • Quando: domande non ancora aperte al 25 settembre 2026.
  • Come: graduatoria, domanda online sul sito di un gestore non ancora scelto.

100 milioniDotazione lorda

20 milioniSpesa massima del piano, minimo 1 milione

40%Riservato a otto regioni del Sud, Abruzzo compreso

Le regole essenziali del decreto moda da 100 milioni

Voce Cosa prevede il decreto
Base giuridica L. 34/2026, art. 3; DM 6 agosto 2026 (Corte dei conti n. 1142 del 04/09/2026; GU n. 221 del 23/09/2026)
Dotazione 100 milioni sul Fondo per la crescita sostenibile, da risorse già stanziate per le aree di crisi industriale non complessa; costi del gestore compresi
Riserve 25% a micro e piccole imprese; 40% ad Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna (art. 3 c. 3)
Piano spese da 1 a 20 milioni; nei piani congiunti almeno 200.000 euro per impresa; una sola domanda per impresa
Agevolazioni fondo perduto più, su richiesta, finanziamento pari al 20% (fino a 10 anni più 3 di preammortamento, tasso al 20% di quello di riferimento, senza garanzie); somma non oltre il 75% (art. 8 c. 4)
Regimi di aiuto GBER, il regolamento europeo di esenzione (Reg. UE 651/2014): Carta regionale o art. 17 per l’investimento produttivo, art. 18 per le consulenze del programma produttivo, artt. 29, 31 e 25 per innovazione, formazione e ricerca. De minimis (Reg. UE 2023/2831, 300.000 euro per impresa unica in tre anni, su base mobile): rinnovo e, a richiesta, investimento produttivo
Procedura e gestore valutativa a graduatoria; termini da un decreto direttoriale non pubblicato al 25/09/2026; gestore non individuato, ente in house o società scelta con gara

Chi può partecipare: PMI della filiera moda, anche in gruppo

Servono tre condizioni: essere PMI (contando anche le imprese collegate), svolgere un’attività dell’allegato 1, avere un piano da almeno 1 milione. Sotto il milione si entra solo in un piano congiunto da tre a sei PMI, con almeno 200.000 euro ciascuna. Un laboratorio da 300.000 euro senza partner nella filiera resta fuori. Alla data della domanda servono anche l’iscrizione attiva al Registro delle imprese, il DURC regolare, l’assenza di procedure liquidatorie e, per gli aiuti GBER, un’impresa non in difficoltà. Chi non ha la polizza obbligatoria contro le catastrofi naturali è escluso.

I codici ATECO 2025 ammessi e i loro limiti

Codici ATECO 2025 Cosa rientra
13, 14, 15 intere divisioni: tessili, abbigliamento, pelli, cuoio e calzature
20.42.00, 20.60.00, 32.12.10, 32.12.20, 32.13.00, 32.50.30, 32.50.40, 32.99.20, 74.11.20 tutta l’attività: profumi e cosmetici, fibre sintetiche e artificiali, pietre preziose, gioielli, bigiotteria, lenti e montature per occhiali, ombrelli, bottoni, chiusure lampo, parrucche, progettazione di moda
16.27.00, 16.28.19 finitura di parti in legno per calzature e accessori moda; forme, tendiscarpe, stampelle, manici di ombrelli e bastoni
18.12.00; 20.59.99 serigrafia e incisione laser su tessili; materiali per il finissaggio di tessili e cuoio
22.12.00, 22.26.99 abbigliamento, pettini e fermacapelli in gomma; articoli di profumeria, di abbigliamento e forme per calzature in plastica
25.51.00, 25.52.00, 25.53.00, 25.63.20 trattamenti, rivestimenti e lavorazioni di metalli per accessori moda; stampa di minuteria metallica per accessori
25.93.10, 25.99.90 tessuti di filo metallico; in metallo: fermagli, fibbie, ganci, ditali, arricciacapelli, manici e telai di ombrelli, pettini e manici per spazzole
26.52.00; 32.99.10 orologi di ogni tipo, casse e componenti di orologi da polso; dispositivi di protezione a prevalente componente tessile

Basta «almeno una» attività, ma il decreto non dice se come codice primario o secondario. Il commercio (divisioni 46 e 47) non c’è; la progettazione di moda entra solo con un investimento produttivo.

Cosa finanzia: programmi di sviluppo della filiera moda e spese ammesse

Il piano parte da un investimento produttivo in un’unità locale italiana: nuova unità, ampliamento, riconversione verso prodotti mai fabbricati, ristrutturazione del processo produttivo, acquisizione degli attivi di uno stabilimento (art. 6 c. 1). Il rinnovo di macchinari è ammesso solo in programmi produttivi fino a 1 milione e in de minimis; il piano nel suo complesso deve comunque raggiungere 1 milione, anche sommando i progetti di più imprese. L’intensità massima del rinnovo oggi non è determinabile: l’art. 8 c. 6, che dovrebbe fissarla, rinvia a sé stesso.

Accanto possono stare altri progetti, e qui il comunicato si presta a equivoci: 40% e 20% sono tetti di dimensione, non di contributo.

Progetto Limite Aiuto massimo per le PMI
Innovazione di processo e dell’organizzazione 40% dell’investimento complessivo del piano 50%
Formazione, non obbligatoria per legge 20% dell’investimento complessivo del piano 70% piccole, 60% medie
Ricerca industriale e sviluppo sperimentale solo con un programma produttivo oltre 5 milioni fino all’80%, secondo ricerca, dimensione e area

Nel programma produttivo il suolo pesa al massimo il 10%, le opere murarie il 40% e le consulenze il 5%, e i macchinari devono essere nuovi di fabbrica. Nella formazione non entra il costo dei dipendenti in aula. Il programma si chiude entro 36 mesi dalla concessione, più una proroga fino a 12.

Attenzione. Il programma deve partire dopo la domanda. Un ordine firmato, un acconto o lavori iniziati prima rendono inammissibile l’intero programma, non il singolo bene (art. 6 c. 5 lett. c).

Quanto vale davvero: intensità, finanziamento agevolato e tetto del 75%

Il decreto non fissa una percentuale di fondo perduto: rinvia ai massimi del GBER e della Carta regionale (art. 8 c. 1), che dipendono dalla dimensione dell’impresa e dal comune dell’investimento. La nostra guida spiega come leggere la Carta degli aiuti a finalità regionale comune per comune.

Dove si investe Piccola impresa Media impresa
Zona a: Campania, Calabria, Sicilia e Puglia, esclusa la provincia di Taranto 60% 50%
Zona a: provincia di Taranto 70% 60%
Zona a: Molise, Basilicata e Sardegna, esclusi 23 comuni del Sulcis Iglesiente 50% 40%
Zona a: 23 comuni del Sulcis Iglesiente nel Sud Sardegna, fra cui Carbonia e Iglesias 60% 50%
Zone c in Abruzzo e in parte del Centro Nord, secondo il comune 30% o 35%, fino al 45% se confinanti con zone a 20% o 25%, fino al 35%
Fuori dalle zone assistite 20% 10%

Per la filiera il dettaglio comunale pesa. La mappa aggiornata dalla revisione intermedia della Carta (decisione della Commissione C(2023) 8654, valida dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2027) mette in zona c al 15% per le grandi imprese, quindi 35% per le piccole e 25% per le medie, anche Biella e Cossato, Vigevano, Montegranaro, Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare nel Fermano, Civitanova Marche e Montecosaro nel Maceratese, Montale e Agliana nel Pistoiese. Prato e Montemurlo invece sono fuori dalle zone assistite.

Sono tetti, non importi garantiti. E valgono con il GBER di oggi, che scade il 31 dicembre 2026: il nuovo è previsto dal 1° gennaio 2027, e le concessioni arriveranno probabilmente nel 2027.

Perché chiedere il finanziamento riduce il fondo perduto

Il finanziamento costa il 20% del tasso di riferimento alla concessione: con i valori di oggi, lo 0,742%. Anche il risparmio di interessi è un aiuto, e il suo equivalente sovvenzione lordo (ESL) vale circa un quinto del prestito, intorno al 4% dell’investimento, con i tassi di oggi, 100 punti base di margine e tre anni di preammortamento; con un rating più debole (400 punti base) supera il 7%.

Dove l’intensità è alta scatta il tetto del 75%: una piccola impresa in Campania con 2 milioni di investimento scende da 1.200.000 a 1.100.000 euro di fondo perduto se chiede 400.000 euro di prestito. Ovunque l’ESL del prestito si sottrae dall’intensità massima, e nelle zone assistite almeno il 25% delle spese va coperto senza sostegno pubblico. Su un caso di macchinari tessili, la nostra analisi spiega cosa è davvero fondo perduto e cosa no.

Sull’investimento produttivo si può chiedere il de minimis: fino al 50%, stesso tetto del 75%, ma entro 300.000 euro per impresa unica in tre anni (art. 8 c. 5). Fuori dalle zone assistite, con il massimale tutto libero, conviene fino a 3 milioni di investimento per una media impresa e fino a 1,5 per una piccola; nelle zone a mai.

Tre esempi di calcolo, prima e dopo le imposte

Sono esempi costruiti da noi, non casi reali, con i tassi di oggi, IRES al 24% e IRAP al 3,9%. Nel secondo il finanziamento è sul solo investimento produttivo, perché il decreto non chiarisce la base.

Esempio (euro) Fondo perduto (% sul piano) Finanziamento Mezzi propri o banca Fondo perduto dopo le imposte
1. Piccola impresa tessile in Campania, ampliamento da 2.000.000, con finanziamento 1.100.000 (55%) 400.000 500.000 793.100
1. Stessa, senza finanziamento 1.200.000 (60%) 0 800.000 865.200
2. Media impresa di finissaggio a Prato, piano da 2.300.000 con innovazione e formazione, GBER con finanziamento 365.373 (15,9%) 360.000 1.574.627 263.434
2. Stessa, de minimis senza finanziamento 560.000 (24,3%) 0 1.740.000 403.760
3. Piano congiunto da 2.100.000: piccola tessitura in Puglia, media confezione in Campania, micro produttore di fibbie a Vicenza 946.103 (45,1%) 420.000 733.897 682.140

In Campania il prestito costa 5 punti di fondo perduto, ma il valore netto, contando il risparmio di interessi, resta quasi uguale (856.119 contro 865.200 euro): decide quanto costerebbe il denaro trovato altrove. A Prato il prestito porta il fondo perduto sull’investimento dal 10% al 5,9%, mentre il de minimis vale 120.000 euro in più ma consuma l’intero massimale. Se il direttoriale ammetterà regimi diversi nello stesso piano, la micro impresa di Vicenza in de minimis salirebbe da 47.562 a 137.562 euro.

Come si forma la graduatoria e cosa preparare adesso

Non vince chi arriva prima. Le domande vanno in graduatoria su tre indicatori, con cinque maggiorazioni in percentuale del punteggio, non in punti (art. 9 c. 4 e 5). Punteggi e soglie minime li fisserà il direttoriale.

Criterio Come si misura
Copertura finanziaria (mezzi propri + debiti a medio termine + altre disponibilità) / investimenti e spese in domanda
MOL sull’investimento margine operativo lordo (EBITDA) / spese ammissibili
Certificazioni etico sociali e tracciabilità della filiera possesso; quali, lo dirà il direttoriale
Rating di legalità, +3% impresa nell’elenco AGCM alla data della domanda
Parità di genere, +3% certificazione UNI/PdR 125:2022 posseduta alla data della domanda
Semilavorati italiani o UE, +3% uso prevalente sugli acquisti dell’ultimo esercizio chiuso, documentato; se a soglia o in proporzione, da chiarire
Piano congiunto, +3% imprese in fasi diverse della catena del valore
Costo del personale, +10% oltre il 15% del fatturato nell’ultimo bilancio approvato

La graduatoria esce entro 30 giorni dal termine finale; dalla sua pubblicazione, ogni domanda va istruita entro 90 giorni: prima requisiti e risorse, poi solidità, fattibilità, congruità delle spese e cantierabilità, con i titoli edilizi entro 12 mesi. Tempi osservati non ce ne sono: la misura è nuova.

Consiglio operativo. Le maggiorazioni contano solo se i requisiti esistono alla data della domanda: chiedi adesso il rating di legalità all’AGCM (servono 2 milioni di fatturato e due anni di iscrizione), un calendario scritto all’organismo che certifica la parità di genere, le prove di origine dei semilavorati (un tessuto comprato in Italia può avere origine extra UE). Poi titoli edilizi, polizza catastrofale, visura nel Registro nazionale degli aiuti di Stato (RNA).

La maggiorazione del 10% si legge sul conto economico

Il decreto non indica le voci: la lettura più naturale è costo del personale (B9) su ricavi delle vendite (A1). In B9 gli oneri sociali sono al netto degli esoneri contributivi, che abbassano il rapporto, e le lavorazioni dei terzisti stanno in B7. Nei nostri esempi costruiti un terzista con personale proprio arriva al 27,4%, un marchio che produce tramite terzisti si ferma al 10,6%: la maggiorazione premia chi produce in casa.

Dopo la concessione: erogazioni, vincoli e revoche

Il contributo segue le spese: al massimo tre stati di avanzamento lavori (SAL), ciascuno di almeno il 25% delle spese ammesse salvo il saldo, più un eventuale anticipo fino al 25% delle agevolazioni con fideiussione o polizza. Il saldo si chiede entro 60 giorni dall’ultimazione e si paga dopo una verifica in loco. Ogni pagamento arriva entro 60 giorni dalla richiesta completa.

I beni restano nella regione almeno tre anni dall’ultima erogazione o, se successiva, dall’ultima installazione, e cederli prima di tre anni dal completamento porta alla revoca. Delocalizzare fuori dall’Unione europea e dallo Spazio economico europeo entro cinque anni dal completamento fa decadere da tutte le agevolazioni, con una sanzione da due a quattro volte l’aiuto. Una premialità dichiarata e non vera costa la revoca, totale se decisiva. Fusioni, cessioni di ramo e cambi di sede si comunicano prima; il codice unico di progetto (CUP) va su ogni fattura.

Come si tassa e come si contabilizza il contributo

La L. 34/2026 non esclude il contributo dal reddito: IRES e IRAP si pagano, con tempi diversi secondo la spesa coperta.

Componente In bilancio IRES e IRAP Ritenuta del 4%
Fondo perduto su macchinari, opere, software conto impianti: riduce il costo o va in risconto (OIC 16) lungo la vita utile (art. 88 c. 3 lett. b TUIR) no, beni strumentali (art. 28 c. 2 DPR 600/1973)
Fondo perduto su innovazione e formazione conto esercizio, tra gli altri ricavi per competenza (art. 85 TUIR) sì, come acconto
Finanziamento agevolato debito nessun ricavo no

Un fondo perduto del 50%, dopo IRES e IRAP al 27,9%, vale il 36,05% dell’investimento. Dal 2027, quando il contributo arriverà con ogni probabilità, cambiano solo i numeri: l’art. 88 TUIR diventa l’art. 97 del testo unico D.Lgs. 117/2026, l’art. 85 l’art. 94, la ritenuta l’art. 43 dell’allegato al D.Lgs. 33/2025. Il metodo indiretto, con il contributo tra i ricavi, lascia uguale l’utile ma alza il MOL, indicatore di questa graduatoria, e il totale dell’attivo, una delle soglie della dimensione d’impresa.

Cumulo con iperammortamento, ZES unica e Nuova Sabatini

L’iperammortamento si somma sugli stessi macchinari ma si calcola al netto dei contributi (L. 199/2025, art. 1 c. 431). Sui 1.350.000 euro di macchinari del primo esempio, ipotizzando beni dell’allegato IV, interconnessi e completati entro il 30 settembre 2028, con la maggiorazione del 180% che vale fino a 2,5 milioni, il bando moda aggiunge 214.582 euro netti, non i 742.500 di fondo perduto: il resto lo assorbono imposte e iperammortamento perso. ZES unica e Nuova Sabatini si cumulano solo entro l’intensità massima: nel primo esempio restano 17.081 euro. Prima della domanda, visura RNA.

Altri bandi del settore moda da non confondere

Da non confondere. Da 20 milioni in su c’è il contratto di sviluppo, con soglie e intensità per area. Per la formazione in sette regioni del Sud (non l’Abruzzo) c’è Sviluppo Competenze, il 50% sulla formazione nelle PMI del Mezzogiorno, con domande fino alle 12:00 del 21 dicembre 2026 e il 40% delle risorse riservato alle filiere automotive e moda, tessile, arredamento. Sono chiusi i due incentivi MIMIT della L. 206/2023: art. 11, transizione ecologica e digitale di tessile, moda e accessori (15 milioni, chiuso il 31 gennaio 2025); art. 10, fibre tessili naturali e concia (30,5 milioni, chiuso il 3 giugno 2025, graduatoria definitiva del 12 agosto 2025). Le misure con domande già aperte le raccogliamo nel nostro calendario mensile dei bandi a fondo perduto attivi.

Gli errori che costano il contributo

  1. Contare le unità lavorative annue (ULA) della sola società. Se la stessa famiglia controlla due imprese della stessa divisione ATECO, oppure una tessitura che fattura alla confezione almeno il 25% del proprio fatturato, le imprese sono collegate e i dati si sommano: una piccola che diventa media perde 10 punti di intensità e la riserva del 25%.
  2. Coprire il 25% con denaro agevolato. Nelle zone assistite un mutuo Sabatini o garantito dal Fondo di garanzia non vale come quota libera da aiuti.
  3. Rimandare i titoli edilizi. Con opere murarie l’istruttoria verifica che i titoli arrivino entro 12 mesi: le pratiche si avviano prima della domanda.

Domande frequenti sul bando moda MIMIT

Il 75% del bando moda MIMIT è tutto a fondo perduto?

No. È il tetto della somma di fondo perduto e finanziamento agevolato (art. 8 c. 4). Il fondo perduto ha tetti propri: 10% per una media impresa fuori dalle zone assistite, 60% per una piccola in Campania, 55% se chiede anche il finanziamento.

Posso ordinare i macchinari prima di presentare la domanda?

No. Un ordine firmato, una conferma d’ordine accettata o un acconto prima della domanda rendono inammissibile l’intero programma (art. 6 c. 5 lett. c). Preventivi non vincolanti, permessi e acquisto del terreno invece si possono fare.

Chi gestisce le domande del bando moda?

Il gestore non è ancora stato scelto: il decreto prevede un ente in house o una società selezionata con gara (art. 4 c. 2).

Quando si potrà presentare la domanda per il bando moda 2026?

Non si sa: i termini li fisserà un decreto direttoriale del MIMIT, non pubblicato al 25 settembre 2026. Le domande si presenteranno solo online, sul sito del gestore.

Il bando moda si cumula con l’iperammortamento?

Sì, anche sugli stessi macchinari, ma la maggiorazione si calcola sul costo al netto del fondo perduto (L. 199/2025, art. 1 c. 431): i due benefici non si sommano per intero.

Per la maggiorazione del 10% conta il bilancio di quale anno?

L’ultimo approvato prima della domanda (art. 9 c. 5 lett. e): se le domande si apriranno prima dell’approvazione del bilancio 2026, conterà il 2025. Per i semilavorati conta invece l’ultimo esercizio chiuso.

Come procedere

Vuoi sapere se la tua impresa rientra e quanto vale il tuo piano? Compila il form in alto alla pagina: noi di Incentivimpresa ti ricontattiamo per verificare requisiti, regime di aiuto e maggiorazioni prima che si aprano le domande.

Fonti ufficiali: decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy 6 agosto 2026 (PDF); scheda MIMIT della misura; comunicato stampa del 10 settembre 2026; avviso in Gazzetta Ufficiale n. 221 del 23 settembre 2026; art. 3 della L. 34/2026 su Normattiva. Stato delle domande verificato sul sito del Ministero il 25 settembre 2026.


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