Imprese italiane tra caro-energia e IA: chi punta a crescere entro il 2027


Quasi un terzo delle imprese italiane vede crescita di fatturato entro il 2027, ma oltre il 70% teme il caro-energia. Focus su green e IA.


25 Settembre 2026 alle 11:51




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Fonte: ANSA

Le imprese italiane guardano ai prossimi anni con un misto di ottimismo e preoccupazione. Da un lato prevale l’aspettativa di crescita del fatturato, dell’export e dell’occupazione; dall’altro pesa sempre di più il caro-energia, che rischia di comprimere i margini.

Il quadro emerge da un’analisi di Unioncamere – l’Unione italiana delle Camere di commercio – e del suo Centro Studi Tagliacarne, condotta su un campione di circa 4.500 imprese manifatturiere e dei servizi con una dimensione compresa tra 5 e 499 addetti.

Crescita attesa per fatturato, export e occupazione

Per il 2026, il 27,5% delle imprese intervistate si attende una crescita del fatturato di almeno il 3%. Non si tratta solo di giro d’affari interno: il 19,8% prevede un aumento delle vendite all’estero e il 15,8% stima una crescita dell’occupazione, cioè del numero di addetti.

Le aspettative positive si estendono anche al 2027. In questa prospettiva, il 25,9% delle imprese prevede un incremento del fatturato, il 20,6% conta su una crescita delle esportazioni e il 13% sulle assunzioni.

Questi dati fotografano imprese che, pur in un contesto globale incerto, mantengono una prospettiva espansiva, sia sui mercati interni sia su quelli internazionali.

Imprese guidate da giovani ancora più ottimiste

Ancora più marcata è la fiducia tra le imprese guidate dai giovani. Per il 2026 il 37,6% di queste realtà si aspetta un aumento del fatturato, il 34,8% stima una crescita delle vendite all’estero e il 24,3% prevede più occupazione.

Guardando all’anno successivo, le percentuali restano elevate: per il 2027 il 33,3% delle imprese giovanili indica un incremento del fatturato, il 34,1% una crescita dell’export e il 21,4% una maggiore domanda di lavoro.

Il dato suggerisce che le aziende con una guida più giovane mostrano, in media, una propensione alla crescita e all’apertura ai mercati esteri superiore alla media complessiva del campione.

Caro-energia: oltre il 70% teme per i conti

Accanto all’ottimismo sulle prospettive di sviluppo, emerge con forza il tema del caro-energia. L’indagine segnala che l’impennata della bolletta energetica sui costi aziendali preoccupa più del 70% delle imprese.

Per molte realtà produttive – in particolare nell’industria manifatturiera e nei servizi ad alta intensità energetica – la voce energia è una componente significativa dei costi operativi. Non stupisce quindi che, tra le imprese che segnalano la criticità, il 43,4% preveda una riduzione dei margini di profitto, cioè della differenza tra ricavi e costi.

Investimenti green e digitali come risposta ai costi

Proprio per contrastare l’effetto del caro-energia e rendere più efficienti i processi produttivi, molte imprese stanno programmando investimenti in chiave green e digitale nel prossimo triennio.

Secondo Unioncamere, il 36,1% delle aziende prevede di realizzare investimenti green, spesso legati al risparmio energetico. Parliamo, ad esempio, di interventi per ridurre i consumi o migliorare l’efficienza degli impianti, in un’ottica che unisce sostenibilità ambientale e competitività economica.

Parallelamente, il 38% delle imprese ha in programma investimenti in digitale. In questo ambito rientrano tecnologie che permettono di automatizzare processi, migliorare l’organizzazione interna e gestire in modo più efficiente dati e informazioni, con un impatto diretto sulla produttività.

Intelligenza artificiale, il 21,8% ha già investito o investirà

All’interno della trasformazione digitale spicca il capitolo intelligenza artificiale (IA), ossia l’insieme di tecnologie in grado di analizzare grandi moli di dati, riconoscere schemi e supportare o automatizzare decisioni.

L’analisi di Unioncamere e del Centro Studi Tagliacarne rileva che il 21,8% delle realtà imprenditoriali ha già realizzato investimenti in IA tra il 2023 e il 2025, oppure intende farlo nel prossimo triennio. Si tratta di una quota che indica una adozione non marginale di queste tecnologie anche nel tessuto produttivo italiano composto da piccole e medie imprese.

Unioncamere: imprese più reattive in uno scenario incerto

Commentando i risultati, il presidente di Unioncamere Andrea Prete sottolinea come le aziende italiane si stiano adattando a un contesto globale instabile: “Le imprese sembrano aver imparato a convivere con la situazione di incertezza permanente del quadro internazionale, reagendo con maggiore rapidità e adattando le proprie strategie a uno scenario in continua evoluzione”.

Prete evidenzia anche l’andamento della fiducia nel tempo: “Nonostante l’incertezza, infatti, la fiducia degli imprenditori si è mantenuta negli ultimi tre anni sostanzialmente stabile, dopo la flessione registrata nel 2022 a seguito dello scoppio della guerra russo-ucraina”.

Nel ragionamento del presidente di Unioncamere, il nodo dei costi energetici è una delle ricadute più tangibili delle tensioni internazionali: “In questo quadro, l’aumento dei costi energetici è una delle conseguenze più concrete dell’instabilità internazionale. Non sorprende, quindi, che oltre un terzo delle imprese risponda investendo nel green, soprattutto attraverso interventi finalizzati al risparmio energetico, con una scelta che coniuga sostenibilità e competitività”.

L’indagine restituisce così l’immagine di un sistema produttivo che, pur sotto pressione per l’aumento dei costi, cerca di rafforzarsi attraverso innovazione, digitalizzazione e transizione verde, con una spinta particolarmente forte da parte delle imprese guidate dai giovani.

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