In Veneto sono 247 i beni immobili confiscati (particelle immobiliari) in amministrazione ANBSC, ovvero gestiti dalla Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, e 290 già destinati. A Verona i beni in amministrazione sono 67 (circa il 27% del totale regionale) e 73 destinati (circa il 25%). È la seconda provincia per beni in amministrazione, dopo Venezia. Sono invece 34 le aziende venete in amministrazione ANBSC e 15 destinate, di cui, a Verona, 7 in amministrazione e due destinate.
Questi i dati emersi dal convegno “Beni confiscati e contrasto alla criminalità organizzata” organizzato oggi dal Comune di Verona.
“La confisca è forse lo strumento più efficace nel contrasto alle mafie, – ha esordito l’assessora alla Legalità e Trasparenza, Stefania Zivelonghi – perché colpisce le organizzazioni criminali dove sono più vulnerabili, cioè nei capitali investiti sui nostri territori. Come amministrazione abbiamo intrapreso questo percorso anni fa, al fianco e all’interno di Avviso Pubblico. Ricordo che proprio in questa sala, il 19 aprile 2024, è stata presentata la lettera sottoscritta da tutti i sindaci della provincia per chiedere una presenza forte contro la criminalità organizzata. Da lì è nata una sequenza di iniziative, che oggi prosegue. Il Consiglio comunale ha approvato una mozione con cui il Comune si costituirà parte civile nei procedimenti per fatti di mafia avvenuti sul proprio territorio, e in un caso è già accaduto.
Con l’incontro di oggi vogliamo informare e sensibilizzare i cittadini, ma anche gli enti locali e i funzionari degli uffici pubblici, sull’importanza della gestione dei beni confiscati. Restituire questi immobili al circuito sano ha un valore in più: significa impoverire chi ha investito denaro mafioso nelle nostre città. Conosciamo le difficoltà, non poche, legate alla ricezione e al riutilizzo di questi beni, ma ogni sforzo deve andare in questa direzione.”
La procuratrice Capo della Repubblica di Venezia, Alessandra Dolci, ha ricordato che nella sua esperienza venticinquennale alla DDA di Milano ha potuto constatare una situazione simile a quella veneta ma con numeri e forze in campo diversi, presidi che ora sono altrettanto necessari per la procura di Venezia, ma non solo, si è dichiarata favorevole alla presenza di una Dia sul territorio.
“Spesso passa troppo tempo – ha sottolineato Dolci – tra la confisca di un bene alla criminalità organizzata e la sua successiva riassegnazione come bene pubblico, ma ridurre i tempi di assegnazione è possibile: credo sia in via di approvazione un protocollo tra la Regione Veneto, ANCI (l’Associazione nazionale dei Comuni italiani) e la Procura di Venezia, per istituire un tavolo tecnico e agevolare l’assegnazione dei beni agli enti territoriali. Si tratta di enti che spesso non dispongono delle risorse economiche necessarie per rendere il bene fruibile e che a volte non sono in grado di elaborare una progettualità, mentre ciò che conta è proprio avere un progetto per il bene in questione”.
La missione della legge è restituire i beni confiscati alle comunità che le attività criminose hanno penalizzato, in ottica risarcitoria.
“Il nostro compito è accelerare i processi di destinazione, – spiega il Prefetto Maria Rosaria Laganà, direttore di Anbsc – affinché i beni in confisca definitiva tornino alla fruizione pubblica, tramite amministrazioni statali, enti territoriali e soggetti del terzo settore. Le criticità sono molte: debiti verso creditori in buona fede, difformità catastali e urbanistiche, quote indivise. Grazie alle modifiche al Codice Antimafia, oggi molti immobili abusivi possono essere sanati con procedure accelerate e senza oneri. Il nodo centrale restano le risorse e le competenze progettuali, che soprattutto i piccoli Comuni spesso non hanno. Per questo abbiamo avviato interlocuzioni con le Regioni, che hanno stanziato fondi tramite bandi, e con l’Agenzia del Demanio, che può mettere a disposizione la propria capacità di progettazione.”
Il Presidente della Corte d’Appello di Palermo, Antonio Balsamo, ha portato l’esperienza siciliana nel contrasto alle mafie evidenziando che “in Sicilia come in Veneto è fondamentale formare una forte coscienza civile nella collettività, insieme a iniziative efficaci da parte dei Comuni. Il riuso a fini sociali dei beni confiscati è tra le più importanti: dimostra che la legalità conviene, sostiene progetti di sviluppo e di inclusione delle fasce più deboli e affianca l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura. Molti beni confiscati in Sicilia sono diventati simbolo di riscatto per intere comunità, e lo stesso è possibile in Veneto, grazie all’impegno di comuni come Verona e alla reazione decisa della società civile, emersa anche nei processi sulla presenza della ‘ndrangheta nel territorio veronese. Alla risposta repressiva si è affiancata una vera mobilitazione di forze sociali, imprenditoria sensibile e sindacati: un esempio positivo per tutto il Paese.”
Confermata con dati ufficiali e testimonianze autorevoli la forte presenza della mafia a Verona, in particolare la ‘ndrangheta, presente da diversi anni e che ha riciclato significative quantità di denaro illecito nel tessuto economico locale, in particolare in immobili e in alcune aziende. “Di fronte a questo scenario, tutte le forze sane della società – gli amministratori locali, gli imprenditori, i liberi professionisti, il mondo sindacale e finanziario – devono fare la loro parte, essere una “rete di legalità organizzata”, – ha concluso Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico e moderatore del convegno – sia a supporto dell’importante azione svolta dalle forze di polizia e dalla magistratura sia nel rifiutare qualsiasi tentativo di connivenza e complicità, attivandosi prontamente per denunciare il malaffare. L’auspicio, infine, è che, anche grazie a questo importante convegno organizzato dal Comune di Verona, tanto gli organi investigativi quanto quelli giudiziari presenti sul territorio scaligero, siano adeguatamente potenziati nel più breve tempo possibile”.
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