Quando si parla di immigrazione per lavoro, il dibattito italiano continua a concentrarsi prevalentemente sul Decreto Flussi, sulle quote disponibili e sulla capacità del sistema di rispondere alla crescente carenza di manodopera.
Esiste però un’altra questione, destinata ad assumere un peso sempre maggiore per le imprese italiane ed europee: la competizione internazionale per attrarre lavoratori altamente qualificati.
Ingegneri, specialisti IT, tecnici, manager e professionisti con competenze altamente specializzate sono oggi risorse sempre più ricercate a livello globale. Per molte imprese, soprattutto nei settori tecnologici e industriali, la possibilità di individuare queste professionalità esclusivamente sul mercato nazionale è ormai limitata.
Il problema, quindi, non è soltanto consentire l’ingresso di nuovi lavoratori stranieri, ma costruire strumenti di immigrazione capaci di rendere l’Italia competitiva nell’attrazione dei talenti internazionali.
È proprio in questa prospettiva che deve essere letta la profonda riforma della Carta Blu UE, il principale canale europeo dedicato ai lavoratori stranieri altamente qualificati.
La Direttiva (UE) 2021/1883, recepita in Italia con il D.Lgs. 18 ottobre 2023, n. 152, ha infatti modificato significativamente la disciplina prevista dall’art. 27-quater del D.Lgs. n. 286/1998, con l’obiettivo dichiarato di rendere la Carta Blu più accessibile, flessibile e competitiva rispetto agli strumenti di immigrazione qualificata utilizzati da altri Paesi. La nuova disciplina ha sostituito quella introdotta dalla precedente Direttiva 2009/50/CE.
Non più soltanto laureati: cambia il concetto di lavoratore altamente qualificato
Probabilmente la novità più significativa riguarda proprio la definizione di lavoratore altamente qualificato.
Tradizionalmente la Carta Blu UE era associata soprattutto al possesso di un titolo universitario.
La riforma ha invece introdotto un approccio molto più vicino alla realtà del mercato del lavoro, riconoscendo che le competenze professionali possono essere acquisite non soltanto attraverso un percorso accademico, ma anche attraverso l’esperienza lavorativa.
Oggi la Carta Blu UE può essere richiesta, in presenza delle ulteriori condizioni previste dalla normativa, per lavoratori che possiedono alternativamente:
- un titolo di istruzione superiore o una qualificazione professionale post-secondaria derivante da un percorso di almeno tre anni;
- i requisiti richiesti per l’esercizio di una professione regolamentata;
- almeno cinque anni di esperienza professionale di livello comparabile a una qualificazione superiore e pertinente rispetto alla posizione lavorativa;
- per dirigenti e specialisti nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, almeno tre anni di esperienza professionale pertinente maturata nei sette anni precedenti la domanda.
È un cambiamento tutt’altro che formale.
Per la prima volta, infatti, il sistema riconosce in maniera strutturale che un lavoratore può essere altamente qualificato anche senza essere necessariamente laureato.
Questo consente alle imprese di utilizzare la Carta Blu anche per profili tecnici e specialistici che in passato, pur possedendo competenze ed esperienza significative, difficilmente potevano rientrare nel perimetro della procedura.
In un mercato del lavoro nel quale il valore delle competenze è sempre meno legato esclusivamente al titolo accademico, si tratta probabilmente di uno degli aspetti più innovativi della riforma.
Una procedura fuori dalle quote e più accessibile alle imprese
La Carta Blu UE continua a presentare un vantaggio fondamentale: opera al di fuori delle quote previste dal Decreto Flussi.
L’assunzione non dipende quindi dalla disponibilità di quote annuali né dalle finestre temporali del click day.
La riforma ha inoltre reso più flessibili alcune delle condizioni di accesso.
La proposta di contratto di lavoro o l’offerta vincolante deve oggi avere una durata minima di sei mesi, rispetto ai dodici mesi precedentemente richiesti.
Rimane inoltre necessario garantire una retribuzione coerente con il livello altamente qualificato della posizione: la retribuzione annuale non può essere inferiore a quella prevista dalla contrattazione collettiva applicabile e, in ogni caso, deve rispettare la soglia prevista dall’art. 27-quater del Testo Unico Immigrazione, collegata alla retribuzione media annuale lorda rilevata dall’ISTAT.
La procedura viene avviata dal datore di lavoro mediante la presentazione telematica della richiesta di Nulla Osta allo Sportello Unico per l’Immigrazione.
Anche sotto il profilo dei tempi vi è stata un’importante evoluzione.
La L. n. 182/2025 ha infatti ridotto da novanta a trenta giorni il termine previsto per il rilascio del Nulla Osta al lavoro per i lavoratori altamente qualificati.
Si tratta di un elemento particolarmente rilevante perché, per un’impresa che sta cercando sul mercato internazionale una professionalità strategica, la prevedibilità della procedura è spesso importante quanto la possibilità stessa di assumere il lavoratore.
Dalla laurea all’esperienza: ma la documentazione resta centrale
L’ampliamento dei requisiti di accesso non significa tuttavia che la procedura sia diventata automatica.
Al contrario, uno degli aspetti più delicati della nuova Carta Blu riguarda proprio la corretta dimostrazione delle qualificazioni possedute dal lavoratore.
Nel caso in cui l’accesso avvenga attraverso l’esperienza professionale, è necessario dimostrare concretamente la durata e la natura dell’attività svolta attraverso documentazione idonea, quali contratti di lavoro e buste paga, eventualmente accompagnati da dichiarazioni del precedente datore di lavoro.
La documentazione deve consentire di verificare non soltanto il numero di anni di esperienza, ma soprattutto la coerenza tra l’esperienza professionale maturata e la posizione altamente qualificata proposta in Italia.
Analogamente, quando l’accesso avviene attraverso un titolo di studio conseguito all’estero, assumono particolare rilievo gli adempimenti relativi alla traduzione, legalizzazione o Apostille e alla documentazione necessaria per consentire alle autorità italiane di valutare il titolo.
La Circolare congiunta del Ministero dell’Interno e del Ministero del Lavoro del 28 marzo 2024 ha fornito importanti indicazioni operative proprio su questi aspetti.
La maggiore flessibilità della normativa amplia quindi le possibilità di utilizzo della Carta Blu, ma rende ancora più importante una corretta valutazione preliminare del profilo professionale e della documentazione disponibile.
Non soltanto ingresso: una maggiore mobilità del lavoratore
La riforma non riguarda però soltanto le condizioni per ottenere la Carta Blu.
Uno degli obiettivi della Direttiva (UE) 2021/1883 è quello di costruire progressivamente un vero mercato europeo dei lavoratori altamente qualificati.
Per questa ragione sono state rafforzate in modo significativo anche le possibilità di mobilità all’interno dell’Unione Europea.
Il titolare di una Carta Blu UE rilasciata da un altro Stato membro può svolgere in Italia determinate attività professionali per un periodo massimo di 90 giorni su 180, attraverso un regime di mobilità di breve durata.
Dopo almeno dodici mesi di soggiorno legale nel primo Stato membro, può inoltre trasferirsi in Italia per svolgere un’attività altamente qualificata per un periodo superiore a novanta giorni senza dover ottenere un nuovo visto di ingresso, fermo restando il rilascio del Nulla Osta previsto dalla normativa italiana. Il periodo può ridursi a sei mesi in determinate ipotesi di mobilità successiva tra Stati membri.
È un cambiamento importante anche per i gruppi multinazionali.
La Carta Blu non deve più essere considerata soltanto come un permesso nazionale per assumere una persona in Italia, ma sempre più come uno strumento europeo di mobilità del personale altamente qualificato.
Maggiore flessibilità anche dopo l’ingresso
La nuova disciplina ha inoltre ridotto alcune delle rigidità che caratterizzavano il precedente sistema.
Per i primi dodici mesi di occupazione legale in Italia permane la necessità che il lavoratore svolga attività altamente qualificata e il cambiamento di datore di lavoro è soggetto alle condizioni previste dalla normativa.
Il periodo di limitazione, tuttavia, è stato ridotto rispetto ai precedenti due anni.
La riforma consente inoltre al titolare di Carta Blu UE, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa, di esercitare un’attività di lavoro autonomo parallelamente all’attività subordinata altamente qualificata.
Anche la perdita del posto di lavoro non determina automaticamente la perdita del diritto di soggiorno: il lavoratore può rimanere sul territorio e ricercare una nuova occupazione secondo le condizioni previste dal Testo Unico Immigrazione.
La logica cambia quindi radicalmente.
Il lavoratore altamente qualificato non viene più considerato esclusivamente in funzione dello specifico rapporto di lavoro che ne ha determinato l’ingresso, ma come una professionalità che il sistema europeo ha interesse ad attrarre e, possibilmente, trattenere.
Anche la famiglia diventa parte della strategia di attrazione dei talenti
Attrarre un lavoratore altamente qualificato significa spesso attrarre anche la sua famiglia.
È un elemento che può apparire secondario dal punto di vista strettamente procedurale, ma che assume un’importanza decisiva nella competizione internazionale per i talenti.
La nuova disciplina agevola anche sotto questo profilo i titolari di Carta Blu UE.
Il diritto al ricongiungimento familiare è riconosciuto indipendentemente dalla durata del permesso e, in presenza delle relative condizioni, i permessi dei familiari possono essere rilasciati contestualmente alla Carta Blu qualora le domande vengano presentate contemporaneamente.
È un’impostazione coerente con la finalità complessiva della riforma: non soltanto consentire al lavoratore di entrare in Europa, ma rendere concretamente sostenibile il suo trasferimento e la sua permanenza.
Da strumento di nicchia a leva per la competitività delle imprese
Per molti anni la Carta Blu UE è rimasta uno strumento relativamente poco utilizzato.
La riforma introdotta dalla Direttiva (UE) 2021/1883 e dal D.Lgs. n. 152/2023 potrebbe però modificarne profondamente il ruolo.
L’ampliamento delle qualificazioni ammesse, il riconoscimento dell’esperienza professionale, la riduzione della durata minima del contratto, una maggiore mobilità europea, regole più favorevoli per i familiari e tempi amministrativi progressivamente più brevi rendono oggi la Carta Blu uno strumento molto più vicino alle esigenze concrete delle imprese.
Anche l’evoluzione operativa delle procedure sembra andare nella stessa direzione. Dal giugno 2026 il Portale Servizi del Ministero dell’Interno consente, infatti, anche per la Carta Blu UE, la gestione telematica della fase relativa al contratto di soggiorno, attraverso la sottoscrizione digitale della documentazione.
Il punto, tuttavia, va oltre la semplificazione amministrativa.
In un contesto nel quale imprese e Paesi competono sempre più per attrarre competenze tecnologiche, manageriali e industriali, le politiche di immigrazione qualificata diventano inevitabilmente anche politiche di competitività economica.
La vera sfida sarà attrarre, non soltanto autorizzare l’ingresso
Nei prossimi anni l’Europa dovrà confrontarsi contemporaneamente con l’invecchiamento della popolazione, la riduzione della forza lavoro e una crescente domanda di competenze specialistiche legate alla trasformazione digitale, energetica e industriale.
In questo scenario, disporre di una procedura di immigrazione efficace per i lavoratori altamente qualificati non rappresenta soltanto una questione amministrativa.
Significa mettere le imprese nella condizione di cercare le competenze necessarie su un mercato del lavoro che è ormai inevitabilmente globale.
La nuova Carta Blu UE va esattamente in questa direzione.
Resta naturalmente da verificare quanto la semplificazione normativa riuscirà a tradursi anche in una maggiore semplicità delle procedure amministrative e in tempi effettivamente compatibili con le esigenze delle imprese.
Ma il cambiamento di prospettiva è significativo.
La domanda non è più soltanto quanti lavoratori stranieri possiamo far entrare, ma soprattutto quali competenze vogliamo attrarre e quali condizioni siamo disposti a creare perché scelgano di lavorare in Italia.
Ed è probabilmente su questo terreno che nei prossimi anni si giocherà una parte importante della capacità del nostro sistema produttivo di competere sui mercati internazionali.
Curiosità
La Carta Blu UE può inoltre rappresentare un ulteriore elemento di attrattività sotto il profilo fiscale. L’Agenzia delle Entrate ha infatti ricondotto i requisiti di elevata qualificazione richiesti dal nuovo regime degli impatriati anche a quelli previsti dall’art. 27-quater per i lavoratori altamente qualificati.
In presenza degli ulteriori requisiti previsti dall’art. 5 del D.Lgs. n. 209/2023, il lavoratore può beneficiare, per 5 anni, di una riduzione del 50% del reddito imponibile prodotto in Italia (che può arrivare al 60%, con imponibilità limitata al 40%, in specifiche ipotesi legate alla presenza di figli minori).
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