Sul diritto alla casa l’Unione europea si gioca la credibilità politica


l costo degli affitti espelle sempre più persone dalle città. Non accade solo in Spagna, una risposta popolare sta crescendo dal basso in tutto Europa “per sottrarre la casa al mercato e restituirla ai diritti”

Dopo essere stata ignorata per anni, l’emergenza abitativa è finalmente arrivata a bussare alle porte della politica, tramutandosi in movimento popolare.

Lo vediamo in Spagna, dove lo sfratto dell’ottantasettenne Maricarmen Abascal a Madrid è diventato il detonatore di una mobilitazione molto più ampia: dopo giorni di proteste e accampamenti, il governo Sánchez ha approvato due decreti per rafforzare le tutele degli inquilini, intervenire sugli affitti temporanei e proteggere le persone vulnerabili dagli sfratti. Il 2 ottobre, però, il Congresso li ha bocciati con i voti contrari di PP, Vox e Junts. Il giorno successivo decine di migliaia di persone sono tornate in piazza in circa 50 città spagnole, con 70.000 manifestanti nella sola Madrid, secondo il governo. Il 5 ottobre Pedro Sánchez ha infine sciolto il Parlamento e convocato elezioni anticipate per il 29 novembre, trasformando anche la questione abitativa in uno dei terreni centrali dello scontro politico.

Lo vediamo a Berlino, dove Die Linke ha stravinto le elezioni dello Stato di Berlino portando avanti una campagna serrata e radicale proprio sul problema della casa; lo vediamo a Roma, dove la vicenda dello sgombero di Spin Time Labs ha sollevato il grande movimento che abbiamo visto in marcia alla manifestazione dello scorso 19 settembre, con oltre 50.000 persone in strada. Arrivati in ritardo e impreparati, gli Stati stanno intervenendo in ordine sparso, e perfino l’Unione europea sembra essere arrivata a capire che il momento storico richiede degli interventi unitari, anche se il piano casa presentato a dicembre 2025 sembra non aver soddisfatto davvero nessuno.

Partiamo allora da questo punto: risalendo alle cause strutturali di questa crisi e proponendo strumenti concreti con cui provare a rovesciarne la traiettoria. Per questo è stata lanciata un’iniziativa dei cittadini europei per promuovere una proposta di diritto alla casa dal basso che venga supportata dall’Unione europea. In Europa ci sono moltissime sperimentazioni di diritto alla casa antispeculative su base comunitaria: è tempo di farle crescere insieme!

Che cosa significa emergenza abitativa

Innanzitutto, per cercare delle soluzioni utili, è necessario analizzare oggettivamente la situazione: la crisi abitativa non è una crisi di un singolo Paese. Non solo esiste più o meno diffusamente in tutti i Paesi europei (e non solo, perché ne abbiamo visto echi anche oltreoceano, ad esempio nella campagna elettorale che ha portato Zohran Mamdani a diventare sindaco di New York), ma interessa aree con culture e mercati diversissimi, senza omogeneità di Pil, tempistiche di integrazione nel mercato unico o tendenze politiche.

Il concetto di “crisi abitativa” in Europa comprende una vasta gamma di questioni interconnesse. Sebbene le manifestazioni specifiche possano variare da città a città e da Paese a Paese, alcune tendenze e caratteristiche ci permettono di accomunarle in un singolo fenomeno che però va necessariamente compreso e affrontato nella sua interezza, andando a intervenire su ogni suo aspetto.

La sostenibilità ambientale è una prima dimensione critica della sfida abitativa. La costruzione e la gestione degli alloggi hanno impatti ambientali significativi, dal consumo energetico e dalle emissioni di gas serra all’esaurimento delle risorse e alla generazione di rifiuti. Da qui la crescente necessità di adottare pratiche edilizie sostenibili, migliorare l’efficienza energetica e promuovere uno sviluppo urbano responsabile dal punto di vista ambientale. L’ondata di calore che quest’estate ha colpito l’Europa – specialmente l’Italia – ha inoltre reso chiara una questione: è necessaria un’urgente presa di coscienza sulla necessità di rendere gli alloggi sostenibili per chi li abita anche nelle condizioni di calore sempre più intenso che ci si prospettano. Una necessità che deve essere resa accessibile anche a coloro che non posseggono i mezzi economici. Il riscaldamento globale è infatti considerato un esaltatore di disuguaglianze sociali, e l’Europa deve iniziare a prendere misure a protezione dei propri cittadini.

Il divario crescente tra i costi abitativi e i redditi medi è un altro fattore significativo. Questa crisi di accessibilità non colpisce solo coloro che hanno redditi più bassi, ma anche un segmento crescente di lavoratori a reddito medio, che si ritrovano tagliati fuori dalle aree urbane più ambite. Diversi fattori contribuiscono a questo, tra cui la speculazione di mercato, la limitata offerta di alloggi nelle aree ad alta domanda e l’aumento dei costi di costruzione. In molti centri urbani, inoltre, l’offerta di alloggi disponibili non è riuscita a tenere il passo con l’aumento della domanda. Questo squilibrio è attribuibile a vari fattori, come la rapida urbanizzazione, la crescita della popolazione e le restrizioni allo sviluppo del territorio. La conseguente competizione per le unità abitative fa aumentare i prezzi e gli affitti, rendendo difficile per i residenti assicurarsi un alloggio stabile e accessibile.

Al di là della semplice fornitura di un riparo, c’è un crescente riconoscimento dell’importanza di creare comunità socialmente inclusive. Ciò implica affrontare i modelli di segregazione e promuovere lo sviluppo di quartieri a reddito misto dove persone di diversa estrazione possano vivere insieme. La politica abitativa è sempre più vista come uno strumento per favorire la coesione sociale e ridurre le disuguaglianze.

L’Unione europea svolge un ruolo nell’affrontare queste sfide attraverso iniziative come l’Agenda urbana dell’Ue per l’alloggio (Eu Housing Urban Agenda). Questa agenda mira a promuovere la collaborazione e la condivisione delle conoscenze tra gli Stati membri, promuovendo approcci integrati allo sviluppo urbano che danno priorità all’accessibilità economica degli alloggi, all’inclusione sociale e alla sostenibilità ambientale. Il commissario Ue responsabile per la coesione e le riforme svolge un ruolo chiave nel sostenere queste politiche e garantirne l’efficace attuazione.

Alcuni modelli di diritto all’abitare in Europa

Negli ultimi anni in Europa si sono sviluppati vari modelli abitativi che promuovono uno sviluppo antispeculativo e di base comunitaria, che possono essere di ispirazione anche per noi in Italia.

I Community Land Trust (Clt) offrono un approccio unico e sempre più popolare per garantire l’accessibilità economica dell’alloggio a lungo termine. Il modello Clt prevede che un’organizzazione senza scopo di lucro acquisisca e detenga la terra in trust (affidamento) per la comunità. Su questo terreno vengono poi sviluppate unità abitative e i residenti possiedono le case, ma non la terra stessa. Questa struttura previene la speculazione fondiaria e garantisce che gli alloggi rimangano accessibili per le generazioni future. l co-housing è un modello che dà priorità alla vita comunitaria insieme alla privacy individuale. I residenti hanno le proprie abitazioni private, ma condividono anche strutture comuni, come cucine, sale da pranzo e giardini, e partecipano ad attività condivise. Il co-housing può affrontare l’isolamento sociale, promuovere un senso di appartenenza e incoraggiare la convivenza intergenerazionale.

L’approccio Housing First rappresenta un cambiamento fondamentale nel modo in cui viene affrontato il problema dei senzatetto. Invece di richiedere agli individui di soddisfare determinate precondizioni (come la sobrietà o l’occupazione) prima di accedere all’alloggio, l’Housing first dà la priorità alla fornitura di un alloggio stabile e permanente come primo passo. Questo approccio si basa sulla comprensione che avere una casa sicura è essenziale affinché gli individui possano affrontare altre sfide e ricostruire le proprie vite. Rilanciare l’abitare cooperativo è uno strumento per calmierare i prezzi delle case nelle nostre città. Per questo serve una politica abitativa pubblica lungimirante, fondamentale per stimolare lo sviluppo dell’abitazione cooperativa, in quanto capace di sbloccare il potenziale di questo modello per un’accessibilità duratura. Abbinare questa dotazione di suolo pubblico all’investimento mirato di capitali a impatto sociale, come fondi di investimento etici o social impact bonds, può creare un meccanismo finanziario potente e sostenibile. Tali investimenti non solo forniscono il capitale iniziale necessario a costi contenuti, ma vincolano anche il progetto a obiettivi sociali misurabili, assicurando che le nuove abitazioni cooperative non solo siano costruite, ma rimangano accessibili e orientate alla comunità, contribuendo in modo significativo a un paesaggio urbano più equo e inclusivo.

L’Iniziativa dei cittadini europei sul diritto alla casa

Right to Housing! Now and Forever è un’Iniziativa dei cittadini europei (Eci) promossa da una rete di realtà, tra cui, come promotrici principali, House Europe! e Volt Europa. Si tratta di uno strumento di democrazia partecipativa che consente ai cittadini dell’Unione di invitare direttamente la Commissione a presentare nuove proposte legislative. Per essere esaminata, l’iniziativa deve raccogliere almeno un milione di firme certificate in almeno sette Stati membri entro un anno.

La campagna struttura le sue richieste su tre macroaree d’intervento:

  1. Utilizzo e recupero del patrimonio esistente (Use): intervenire sul tessuto urbano per frenare la speculazione e il consumo di suolo. Richiede regole stringenti contro gli affitti brevi incontrollati e le case vuote, la conversione di uffici dismessi in residenze accessibili e sgravi fiscali (con aliquote Iva ridotte) per favorire la riqualificazione energetica del costruito.
  2. Finanziamenti pubblici e investimenti (Invest): rimettere l’interesse pubblico al centro dell’abitare chiedendo l’istituzione di un fondo europeo per l’edilizia pubblica, cooperativa e sociale. Serve inoltre una riforma dei vincoli di bilancio comunitari per consentire agli Stati di investire massicciamente nel settore, bloccando i flussi di denaro pubblico destinati alla speculazione.
  3. Protezione degli inquilini e standard stabili (Protec): fissare criteri europei vincolanti di accessibilità per mantenere i costi sostenibili per i redditi medi e bassi e contrastare le pratiche di renoviction (gli sfratti mascherati da interventi di efficientamento). Si richiede infine l’istituzione di un’Agenzia europea per la casa per coordinare e monitorare le politiche abitative nell’Ue.

L’obiettivo di fondo è spostare il paradigma: considerare la casa non come una merce della finanza globale, ma come un diritto fondamentale e un pilastro di coesione sociale. Nel momento in cui il Piano casa europeo non affronta la dimensione della lotta alla speculazione, della centralità del ruolo pubblico e della necessità di promuovere la dimensione sociale della casa, invitiamo a collaborare nella costruzione di una proposta dal basso.

Per maggiori informazioni e per firmare la proposta popolare si può visitare la pagina dell’Eci.

Verso un diritto alla casa europeo

Il mercato dell’abitare è profondamente sbilanciato poiché opera ormai privo di un adeguato correttivo pubblico alla scala in cui oggi funziona, generando una stridente asimmetria tra l’integrazione economica e la disintegrazione sociale. L’Unione europea incide già indirettamente sul settore immobiliare, ma continua a farlo senza assumersi alcuna responsabilità sociale: ci troviamo di fronte a un mercato pienamente integrato ma privo di un welfare integrato che lo vada a bilanciare, a una mobilità europea completamente slegata da politiche abitative comuni e alla libera circolazione di capitali transnazionali in totale assenza di regole transnazionali. In questo scenario, l’inerzia non è neutralità, bensì una precisa presa di posizione a favore di chi già beneficia del sistema. Poiché le proteste e le analisi condotte hanno dimostrato che le cause di questa crisi sono profondamente europee, è evidente che la risposta non può che essere altrettanto europea. L’Unione europea rappresenta infatti l’unico ente in grado di introdurre un correttivo efficace, ed è urgente agire con tempestività perché la cittadinanza lo richiede a gran voce. Le soluzioni logiche e strutturate che portiamo avanti non sono alternative marginali, ma l’unica via obbligata per raddrizzare un sistema alla deriva e restituire giustizia, stabilità e diritti all’abitare in Europa.

Le autrici: Virginia Camoletto, Lorena Papini, Daniela Patti fanno parte del movimento Volt Europa Italia

Foto Wk


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