(Il Sole 24 Ore Radiocor) I bisogni delle comunità spesso cambiano più rapidamente delle risorse a disposizione delle amministrazioni locali. Così temi come quelli delle case accessibili, della rigenerazione di patrimoni inutilizzati, della transizione energetica, della mobilità sostenibile fino all’assistenza alle fasce più fragili richiedono interventi consistenti, che necessitano inevitabilmente della collaborazione di soggetti diversi dal solo ente pubblico. In questo spazio il modello delle Società Benefit può svolgere un ruolo chiave: sono infatti imprese che affiancano alla propria attività economica obiettivi di beneficio comune e che, proprio per questa caratteristica, possono diventare interlocutori nella costruzione di risposte alle esigenze dei territori. La prospettiva non è quella di affidare alle imprese funzioni proprie della Pubblica Amministrazione, ma di valorizzare una collaborazione capace di mettere a sistema risorse e competenze differenti. Si incontrano dunque i Comuni, con la loro conoscenza dei bisogni locali, capacità di indirizzo e responsabilità nei confronti della comunità; con le imprese in grado di portare progettualità, innovazione, competenze specialistiche e, in alcuni casi, capitali privati orientati a generare un impatto positivo per le comunità locali. Il dialogo avviene in una dinamica che trova nel principio di sussidiarietà orizzontale una possibile chiave di lettura: la costruzione del bene comune può nascere dalla collaborazione tra istituzioni, imprese, terzo settore e cittadini, senza che questo comporti una sovrapposizione dei ruoli. Nel caso delle Società Benefit, inoltre, l’impatto positivo sul territorio non rappresenta un’attività collaterale, ma è parte integrante della missione dell’impresa e sempre più spesso, parte integrante del modello di business. Tala caratteristica rende queste collaborazioni particolarmente interessanti per le amministrazioni locali, soprattutto quando si confrontano con problemi complessi che richiedono competenze e risorse difficili da concentrare all’interno dell’ente.
Esempi concreti, da Homes4All ad Habitus fino ad Agevola
Un esempio concreto viene dal settore dell’abitare e della rigenerazione urbana.Homes4All, società benefit nata a Torino nel 2019, recupera patrimonio immobiliare per ampliare l’accesso alla casa, anche per le persone indifficoltà, e attraverso Homes4All Lab ha costruito una rete di professionisti, imprese ed enti del terzo settore per far nascere nuove iniziative sui territori. In una direzione analoga si muove Habitus, che con il progetto Habitus Lab trasforma spazi abbandonati in hub comunitari, generando percorsi formativi per giovani e categorie fragili e restituendo alla comunità luoghi che erano diventati simboli di degrado. In entrambi i casi, l’impresa non si limita a realizzare un intervento, ma mette a disposizione competenze e relazioni capaci di trasformare una criticità in un progetto sostenibile. Un secondo esempio riguarda l’energia e la mobilità. ForGreen è una società benefit che sviluppa comunità energetiche in cui cittadini e imprese condividono il valore dell’energia pulita, costruendo modelli di governance condivisa su come produrre, distribuire e consumare energia. Realtà come Sagelio lavorano invece sulla mobilità elettrica e sostenibile, accompagnando Comuni e operatori turistici verso una fruizione del territorio che riduce l’inquinamento e protegge l’ambiente comune. In entrambi i casi, il contributo della Società Benefit va oltre la fornitura di un servizio tecnico, estendendosi alla capacità di rendere cittadini e istituzioni parte attiva del cambiamento. Un terzo esempio mostra come il modello benefit possa generare impatto anche in ambiti distanti dal core business di un’impresa. Agevola, Società Benefit attiva nel settore finanziario, ha promosso Moretto Back Home: il restauro di uno stendardo del 1520 di Alessandro Bonvicino detto il Moretto, esposto alla mostra “Rinascimento a Brescia” presso il Museo di Santa Giulia. L’iniziativa, nata nell’ambito dell’Alleanza Cultura, una rete pubblico-privata per la promozione dell’identità culturale bresciana, ha restituito alla collettività un’opera da tempo invisibile, dimostrando come una Società Benefit possa intrecciare responsabilità sociale e costruzione dell’identità di una comunità.
Dal dialogo di aziende ed enti nascono progetti concreti
Società benefit ed enti locali possono quindi instaurare un dialogo produttivo a beneficio della difesa del patrimonio e degli obiettivi sociali: la realizzazione di comunità energetiche rinnovabili, la mobilità scolastica, la gestione e valorizzazione del verde urbano, i servizi digitali per il welfare di comunità o la rigenerazione di edifici e aree dismesse a vantaggio della comunità sono gli ambiti in cui il valore per un Comune non coincide necessariamente con una semplice riduzione della spesa, ma può consistere nella possibilità di attivare risorse private, competenze specialistiche e reti territoriali che contribuiscano a raggiungere obiettivi di interesse pubblico. Il tema, tra l’altro, assume una rilevanza particolare per i piccoli e medi Comuni, dove la disponibilità di strutture e professionalità specialistiche può essere più limitata. In questi contesti, costruire una rete stabile di interlocutori locali può permettere all’amministrazione di ampliare la propria capacità progettuale, senza necessariamente replicare internamente tutte le competenze necessarie.
Uno strumento utile: la mappa di MIMIT
La sfida degli enti locali è di diventa conoscere il tessuto imprenditoriale presente sul territorio. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy anche per questo ha messo a disposizione una mappa delle Società Benefit, una lente di ingrandimento che consente di individuare le realtà presenti nei diversi Comuni e nelle diverse province, in modo da intercettare competenze potenzialmente utili alla costruzione di partnership e progetti di co-progettazione. La mappa può diventare così un punto di partenza operativo: non soltanto per conoscere quante Società Benefit siano presenti in un territorio, ma per capire quali competenze possano essere messe in relazione con i bisogni espressi dalla comunità. È una prospettiva coerente con quella di Benefit 4 the City, l’hub di City Vision dedicato alle imprese finaliste della Benefit Competition promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Attraverso storie, interviste e progetti, l’iniziativa racconta realtà che utilizzano il modello benefit per affrontare questioni concrete legate alla sostenibilità, all’inclusione, alla rigenerazione dei territori e all’innovazione dei servizi. La Società Benefit può dunque diventare un partner nella costruzione di valore pubblico: un soggetto capace di intercettare un bisogno, trasformarlo in un progetto e renderlo sostenibile nel tempo. Per le amministrazioni locali significa poter contare su un ecosistema più ampio di soggetti con cui progettare il futuro della comunità; per le imprese, dare concretezza alla propria missione misurandosi con i problemi reali dei territori.
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