Reggio Emilia Mentre la Spagna è infiammata dalle proteste per l’emergenza abitativa nella nostra città non siamo ancora alle manifestazioni di piazza, ma l’emergenza casa si fa comunque sentire. A lanciare l’allarme è il Sunia reggiano, il sindacato che riunisce gli inquilini e gli assegnatari, che parla di una vera e propria emergenza e lo fa citando i dati del Ministero dell’Interno. Secondo questi dati, nel 2025 in provincia di Reggio sono stati emessi 286 provvedimenti esecutivi di sfratto, il 15,3% in più rispetto all’anno precedente. Un dato che si può dividere quasi equamente tra la provincia e la città: a Reggio led esecuzioni di sfratto sono state 145, nel resto della provincia 141.
Un dato, questo che colloca Reggio ai piedi del poco lusinghiero podio, dietro Bologna, Modena e Parma. Per Carlo Veneroni, segretario provinciale del Sunia, quel numero racchiude i segni di una crisi profonda… «Il dato politico è chiaro: il 100% dei provvedimenti esecutivi emessi a Reggio Emilia è riconducibile a morosità incolpevole. E questo significa che siamo di fronte a una vera emergenza sociale».
Dal vostro punto di vista si tratta solo ed esclusivamente di gente che non ce la fa a pagare l’affitto ogni mese?
«Se c’è qualche furbo, è sicuramente una parte infinitesimale del totale. La verità è che diventa sempre più difficile per le persone, anche quelle che una volta appartenevano alla cosiddetta classe media, pagare l’affitto e pagare le utenze. Del resto, i salari sono sempre più bassi, prezzi sempre più alti e il mercato immobiliare degli affitti è praticamente bloccato. La risposta del governo con il Piano Casa e l’azzeramento del Fondo affitti è dannosa e irresponsabile».
Perché il Sunia parla di emergenza reggiana?
«A dirlo sono i dati. I dati ufficiali del Ministero dell’Interno relativi alle procedure di sfratto per l’anno 2025 collocano il territorio reggiano in controtendenza rispetto ai trend regionali e nazionali. Mentre in Italia e in Emilia-Romagna i provvedimenti complessivi registrano un calo, nella nostra provincia tornano preoccupantemente a salire: +15,32% rispetto all’anno precedente, ed è il secondo peggior dato regionale dopo Ferrara».
Colpevole o no è la morosità l’unica causa di questi sfratti?
«Sì, del resto, non registriamo un solo sfratto per finita locazione o per necessità del locatore. Significa che le famiglie reggiane non vengono cacciate perché il proprietario deve rientrare in possesso del bene, ma semplicemente perché non ce la fanno più a sostenere canoni di locazione che negli ultimi anni sono schizzati alle stelle, a fronte di salari reali e pensioni fermi al palo. A questo quadro si aggiunge la pressione costante sugli Ufficiali Giudiziari, con 927 richieste di esecuzione che corrisponde a un 6% in più rispetto all’anno precedente e 174 sfratti già eseguiti con la forza pubblica: dati che collocano Reggio stabilmente al quarto posto regionale per volume di emergenza abitativa, subito dietro Bologna, Modena e Parma».
Quanto tempo occorre perché lo sfratto diventi alla fine esecutivo?
«A Reggio i tempi variano dai 9 mesi a un anno. Ma non è detto che tutti questi provvedimenti esecutivi di sfratto finiscano con l’inquilino sbattuto fuori di casa». Perché interviene un accordo tra le parti? «In un certo senso sì. Aprendo il procedimento di sfratto, di fatto il padrone dell’immobile smette di pagare le tasse».
In questa crisi quanto conta mercato?
«Tanto. A Reggio il mercato della locazione privata è oggi completamente ingessato e inaccessibile. Trovare un appartamento in affitto a canoni sostenibili nella nostra provincia è diventata un’impresa quasi impossibile per lavoratori precari, giovani coppie, famiglie monoreddito e studenti».
Il Sunia auspica anche una stretta sul fenomeno degli affitti brevi. È un fenomeno in crescita anche a Reggio?
«Non abbiamo dati certi che provino che in città o in provincia stia prendendo piede questo fenomeno che di fatto toglie dal mercato degli immobili che potrebbero essere destinati a contratti d’affitto veri e propri. Sicuramente la crisi dell’estate scorsa derivata dagli eventi saltati alla Rcf Arena ha frenato la corsa a questo tipo di affitti, agevolati da una tassazione più bassa e da introiti generalmente più alti nel lungo periodo. Tuttavia, qualche segnale preoccupante lo stiamo registrando anche qui da noi».
Che segnali sono?
«Inquilini che ci chiamano per dirci che il propritario ha manifestato la volontà di riavere indietro l’appartamento. Abbiamo ricevuto dibverse telefonate di questo tenore e per quella che è la mia più che ventennale esperienza, le posso assicurare che è strano».
Quali colpe ha il governo in questa partita?
«Gravissime. Da un lato, decide di velocizzare le procedure di cacciata da casa con ingiunzioni lampo e taglio dei termini, senza offrire alcuna alternativa abitativa e scaricando l’impatto sociale sui Comuni e sui servizi sociali già saturi. Promettere 100 mila alloggi con risorse del tutto insufficienti (appena 970 milioni in 5 anni per il recupero dell’edilizia residenziale pubblica e prevedere l’alienazione delle case popolari a prezzo di mercato per destinare i proventi al taglio del debito pubblico significa fare cassa sulla pelle dei più fragili e smantellare il patrimonio pubblico. Tutto questo mentre si conferma l’azzeramento del Fondo nazionale sostegno affitti e della morosità Incolpevole».
In cosa consiste il cambio di rotta che voi chiedete all’esecutivo?
«Se c’è la volontà politica, c’è l’imbarazzo della scelta: dal ripristino del Fondo Sostegno Affitti, un piano straordinario di risorse pubbliche per il recupero dei circa 100 mila alloggi Erp sfitti in Italia, a partire da quelli presenti sul nostro territorio, poteri reali ai Comuni per porre limiti alle locazioni turistiche brevi, come la nostra regione sta cercando di fare, e la necessità che il canone concordato venga sganciato dalle attuali dinamiche inflattive per rimanere realmente calmierato e tutelato».l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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