Il Ministero della Cultura si appresta a pubblicare un interessante Avviso per la realizzazione di progetti locali di rigenerazione a base culturale, diretto alle regioni del Mezzogiorno del Programma Nazionale Cultura 2021-2027. La promozione dell’iniziativa è stata affidata alla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali che, negli ultimi mesi, ha accompagnato il lancio del bando attraverso un articolato programma di divulgazione e affiancamento nei territori. Il percorso ha coinvolto più di 600 persone tra amministratori, operatori culturali e professionisti, in workshop formativi e momenti di confronto dedicati alle opportunità offerte dalla misura. A seguito dell’ultimo incontro che si è svolto il 29 settembre scorso presso la Biblioteca Nazionale di Potenza, la pubblicazione dell’Avviso è attesa a giorni (ottobre).
I punti chiave
A beneficiarne saranno le comunità di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, destinatarie di una dotazione complessiva di circa 29,4 milioni di euro con un riparto per regione che al momento della pubblicazione sarà puramente indicativo. Le proposte progettuali possono essere presentate da tutti i comuni in forma singola, oppure in forma associata, qualora il raggruppamento sia composto da un massimo di cinque comuni, ciascuno con una popolazione non superiore a 5.000 abitanti e siano localizzati nella stessa regione in territori contigui. La componente più innovativa dell’Avviso risiede nella definizione di progetto locale di rigenerazione, inteso come un approccio sperimentale che, attraverso metodologie partecipative, promuove il coinvolgimento dei cittadini nella vita culturale. La parola d’ordine è la complessità di costruire reti, collaborazioni e sinergie in luoghi marginali o in disuso. L’obiettivo è valorizzare la capacità trasformativa dell’esperienza culturale, perseguendo impatti sociali, culturali e ambientali di lunga durata. Nella declinazione pratica i progetti devono contribuire al recupero e alla rifunzionalizzazione di spazi pubblici sottoutilizzati o in disuso, i quali devono essere destinati ad attività culturali e creative capaci di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, cittadini e operatori del territorio. L’Avviso punta inoltre a favorire il coinvolgimento diretto delle comunità locali, con particolare attenzione ai giovani, nei processi di creazione artistica e culturale, promuovendo la partecipazione attiva e la ricostruzione delle identità locali. Particolare rilievo è attribuito anche all’inclusione sociale e all’accessibilità, al fine di raggiungere tutte le componenti della popolazione, comprese le fasce più vulnerabili. Infine, i progetti saranno chiamati a sviluppare forme di collaborazione intersettoriale con ambiti quali salute, istruzione, lavoro e servizi sociali, valorizzando il ruolo della cultura come fattore di sviluppo e coesione territoriale. Come detto, l’Avviso è aperto a tutti i comuni delle sette regioni obiettivo, con condizioni differenziate in relazione alla dimensione e alle caratteristiche territoriali. L’intero territorio nel caso di piccoli comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti caratterizzati da condizioni di fragilità economica e sociale, oppure specifiche aree individuate come fragili o marginali, nel caso di comuni di maggiori dimensioni o con una popolazione superiore a 50.000 abitanti.
Nella seconda casistica, i progetti devono riferirsi a un ambito suburbano preciso, quale una periferia o un quartiere, oppure focalizzarsi su uno specifico tema, come l’educazione culturale per l’infanzia o il welfare culturale rivolto a particolari condizioni di disabilità o patologie. È inoltre possibile combinare le due dimensioni, integrando l’approccio territoriale con quello tematico all’interno del medesimo progetto. I comuni devono coinvolgere anche le università, le imprese e i soggetti del Terzo Settore.
Si finanziano le spese necessarie per realizzare attività e servizi culturali come mostre, spettacoli dal vivo, educazione al patrimonio culturale, comunicazione digitale; attività di collaborazione intersettoriale, in particolare tra istituzioni competenti in materia di servizi nella cultura, nel sociale e nella salute e welfare. Ogni progetto deve avere almeno un sito culturale. L’investimento previsto può essere compreso tra un minimo di 500 mila euro e un massimo di 1,2 milioni di euro. Per i raggruppamenti di comuni, il massimale cresce del 10%, arrivando a 1,32 milioni di euro. Inoltre è previsto un possibile cofinanziamento aggiuntivo del proponente, fino al 20% del contributo ammesso. Il finanziamento pubblico copre il 100% dei costi ammissibili di progetti con una durata minima di 12 mesi e massima di 24 mesi. Saranno valutate positivamente le istanze provenienti da comuni con il più elevato indice di fragilità comunale (Istat) e da quelli classificati come periferici e ultraperiferici nella Mappa delle Aree Interne 2020.
Le parole del Presidente Villanacci
Come spiega Gerardo Villanacci, presidente della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, «la scelta del MiC di affiancare al sostegno finanziario un percorso strutturato di accompagnamento rappresenta un elemento di particolare valore strategico. Attraverso attività di formazione e accompagnamento specialistico, la Scuola accompagnerà i beneficiari nella costruzione di modelli di governance collaborativa, nella gestione dei partenariati e nello sviluppo di pratiche di partecipazione culturale». Con questa scelta il MiC valorizza l’esperienza pluriennale maturata negli anni dalla Scuola al fianco dei territori. Villanacci conclude dicendo che «investire sulle persone significa creare le condizioni affinché l’impatto degli interventi possa consolidarsi nel tempo e produrre risultati duraturi». Aggiungiamo noi che sarebbe ora che la logica della valutazione d’impatto si estendesse a tutti i progetti e ai luoghi della cultura.
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