perché la luce è sicurezza, commercio e cultura


La Capitale e una città di provincia molto frequentata, quale può essere il punto comune? Probabilmente più d’uno ma di sicuro condividono la scarsa illuminazione pubblica. Una strada può essere aperta al traffico e, nello stesso tempo, diventare quasi inaccessibile alle persone. Basta che al calare della sera i marciapiedi scompaiano nella penombra, che una piazza perda i suoi punti di riferimento, che un vicolo sia illuminato soltanto dalle finestre delle abitazioni.

E allora una parte della città smette di essere vissuta. I cittadini affrettano il passo, rinunciano alla passeggiata, evitano determinati percorsi. I negozi si ritrovano in luoghi meno accoglienti e gli spazi pubblici perdono parte della loro funzione.

È un problema che riguarda Roma, dove anche zone centrali e frequentate hanno conosciuto lunghi periodi di illuminazione insufficiente, ma interessa anche molti comuni del Lazio. Valmontone rappresenta un esempio significativo, soprattutto per il rapporto fra qualità dell’illuminazione, vitalità del centro storico, attività commerciali e possibilità di vivere le strade nelle ore serali.

La questione merita un’attenzione molto maggiore di quella che abitualmente riceve. L’illuminazione pubblica viene considerata soprattutto un servizio tecnico, una voce del bilancio comunale, un insieme di lampioni, cavi, centraline e consumi elettrici. In realtà riguarda direttamente il modo in cui una città funziona, viene percepita e può essere abitata.

La luce è cultura. È un’affermazione che dovrebbe entrare nel linguaggio della programmazione urbana, perché racchiude un concetto semplice: una città illuminata correttamente offre ai propri cittadini più occasioni per incontrarsi, muoversi, lavorare, frequentare luoghi e condividere spazi.

Roma e il paradosso della Capitale: strade al buio anche nel cuore della città

Roma possiede un patrimonio storico e architettonico straordinario, un’estensione territoriale enorme e una rete di strade che attraversa quartieri diversissimi. La manutenzione dell’illuminazione pubblica è inevitabilmente complessa, ma proprio per questo richiede continuità negli investimenti, programmazione e controllo dei risultati.

Nell’aprile 2025 Areti, società del Gruppo Acea, ha annunciato un piano da 10 milioni di euro destinato all’ammodernamento e al potenziamento dell’illuminazione della Capitale. Nella stessa comunicazione ha indicato oltre 205 mila punti luce sottoposti alla propria gestione e manutenzione e una rete pubblica di oltre 8.200 chilometri.

Il programma comprendeva interventi sui Lungotevere, in numerose strade centrali e nelle aree di 17 stazioni ferroviarie e della metropolitana.

Si tratta di investimenti importanti, dei quali occorre naturalmente riconoscere il valore. Ma gli annunci finanziari e i cantieri programmati devono essere accompagnati da un’altra informazione, forse ancora più interessante per i cittadini: quali problemi sono stati effettivamente risolti, quali zone necessitano ancora di interventi e quanto tempo serve per ripristinare un impianto guasto?

Nel marzo 2025 la presidente del I Municipio, Lorenza Bonaccorsi, aveva denunciato pubblicamente criticità diffuse nell’illuminazione del centro storico, richiamando le situazioni di Prati-Della Vittoria, Testaccio ed Esquilino. Fra le strade segnalate figurava via Barletta. Erano state evidenziate anche carenze nell’illuminazione monumentale di piazza Navona.

Quelle dichiarazioni, riferite a un momento preciso, non consentono di stabilire quali problemi siano ancora presenti oggi. Rappresentano però la dimostrazione di quanto il tema abbia interessato perfino le zone di maggiore visibilità della Capitale.

E se una strada centrale può incontrare difficoltà di questo genere, la domanda diventa ancora più pressante per le periferie, le strade di collegamento, i quartieri residenziali, le fermate del trasporto pubblico e gli attraversamenti pedonali lontani dai percorsi turistici.

Una città non si misura soltanto dalla bellezza dei monumenti illuminati, ma anche dalla possibilità di attraversare in sicurezza una strada qualunque, in un quartiere qualunque.

Valmontone, il caso dei vicoli bui e delle botteghe che chiedono di tornare a vivere

Il caso di Valmontone permette di comprendere il problema su una scala differente. Nei comuni, dove il centro storico è spesso il luogo della memoria, delle relazioni personali e delle attività tradizionali, la qualità dello spazio pubblico può incidere profondamente sulla vita quotidiana.

Nel gennaio 2026 il Quotidiano del Lazio ha raccontato la storia di un commerciante di Valmontone, raccogliendo le sue riflessioni sul progressivo impoverimento della vitalità commerciale del centro. Aveva segnalato anche un problema molto concreto: un lampione spento da circa due anni: una testimonianza circoscritta, che non può essere automaticamente estesa all’intero territorio comunale, ma che rende chiarissimo il rapporto fra illuminazione e vita economica.

Per un commerciante, infatti, la strada è parte integrante del negozio. Un cliente deve poter arrivare, orientarsi, parcheggiare dove consentito, camminare agevolmente e riconoscere l’ingresso dell’attività. Se l’ambiente esterno appare buio e poco accogliente, anche un esercizio aperto, curato e ben organizzato parte da una condizione di svantaggio.

Valmontone, va precisato, non è rimasta priva di iniziative amministrative. Negli anni precedenti sono stati avviati interventi di efficientamento e messa a norma; nel settembre 2025 il Comune ha pubblicato una manifestazione di interesse per l’eventuale affidamento integrato della riqualificazione, gestione e manutenzione degli impianti di illuminazione pubblica. Nel 2026 è stata inoltre comunicata, dall’azienda tecnologica coinvolta, l’introduzione di strumenti di telecontrollo.

Questi passaggi mostrano un’attività di intervento sul sistema. Non sostituiscono, tuttavia, la necessità di verificare strada per strada la qualità effettiva del servizio.

Per Valmontone la questione assume un significato particolare. Un centro storico, con il suo patrimonio di vicoli, edifici, piazze e botteghe, ha bisogno di essere accessibile e riconoscibile anche dopo il tramonto. Illuminare adeguatamente questi luoghi può contribuire a valorizzarli e a renderli più frequentabili.

Lo stesso ragionamento vale per tanti centri della provincia di Roma, per la Ciociaria, per il Reatino, per la Tuscia e per i comuni del Pontino.

Sicurezza: il buio non provoca automaticamente criminalità, ma può aumentare vulnerabilità e isolamento

Il primo argomento associato all’illuminazione pubblica è la sicurezza. Occorre però distinguere due aspetti: il rischio concreto di incidenti o reati e la percezione di sicurezza da parte delle persone.

Non sarebbe corretto sostenere che ogni strada scarsamente illuminata diventi automaticamente pericolosa o che basti accendere un lampione per eliminare la criminalità. Le condizioni di sicurezza dipendono da numerosi fattori.

Esistono, tuttavia, ricerche che documentano benefici importanti degli interventi sull’illuminazione.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2022 su Criminology & Public Policy, basata su 21 studi condotti in quattro Paesi, ha riscontrato una riduzione media del 14% dei reati complessivi nelle aree interessate da miglioramenti dell’illuminazione rispetto alle aree di controllo. I risultati erano particolarmente favorevoli per i reati contro il patrimonio, mentre non emergeva un effetto statisticamente significativo sui reati violenti.

Non è una percentuale trasferibile automaticamente alle strade di Roma o Valmontone. È però una conferma del fatto che la qualità dell’illuminazione può essere parte di una strategia più ampia di prevenzione.

Esiste poi la sicurezza percepita, che non è un sentimento irrilevante o secondario. Una persona che considera una strada poco sicura può decidere di non percorrerla, anche se non si è verificato alcun reato.

Questa rinuncia produce conseguenze concrete. Un anziano limita le proprie uscite, una donna modifica il percorso per tornare a casa, una famiglia evita un parco, un ragazzo rinuncia a spostarsi a piedi.

Il risultato è una riduzione della libertà di movimento.

Per questa ragione la buona illuminazione non sostituisce il controllo del territorio, la manutenzione urbana e la presenza delle persone, ma può contribuire a rendere lo spazio pubblico più accessibile.

Strade buie e incidenti: il problema di chi guida, cammina o aspetta un autobus

L’illuminazione stradale ha un rapporto diretto con la visibilità. Un attraversamento pedonale scarsamente illuminato può rendere più difficile distinguere una persona dalla carreggiata e dallo sfondo. La situazione diventa più delicata in presenza di pioggia, riflessi, ostacoli o veicoli parcheggiati.

Anche per i ciclisti, gli utenti dei monopattini, chi cammina lungo una strada priva di marciapiede o chi aspetta un autobus, la qualità della luce può fare una differenza significativa.

Una revisione pubblicata dalla Cochrane, basata su studi condotti in diversi Paesi, ha rilevato risultati favorevoli dell’illuminazione nella prevenzione degli incidenti stradali e delle lesioni, pur evidenziando limiti metodologici della ricerca disponibile.

Particolarmente interessante è anche uno studio dell’Università La Sapienza di Roma, pubblicato nel 2024 sul Journal of Urban Design. La ricerca, condotta su 40 partecipanti lungo cinque strade romane, ha mostrato come la luminanza dei marciapiedi, degli edifici e dell’ambiente circostante influenzi il comfort nel camminare di notte.

Non conta, dunque, soltanto avere un lampione acceso. Conta dove arriva la luce, quanto è uniforme e se permette di riconoscere ostacoli e persone senza abbagliare.

Questo aspetto dovrebbe ricevere un’attenzione particolare nella progettazione degli attraversamenti, delle fermate dei mezzi pubblici, dei sottopassi e dei percorsi utilizzati dai pedoni.

Una strada illuminata soltanto al centro della carreggiata, lasciando i marciapiedi in ombra, può risultare inadeguata proprio per chi ha maggiormente bisogno di protezione.

Quando si spegne la strada, anche il commercio perde opportunità

La relazione fra illuminazione e commercio merita un ragionamento specifico. La sopravvivenza dei negozi tradizionali dipende da molti elementi: potere d’acquisto, accessibilità, parcheggi, concorrenza dei centri commerciali e delle vendite online, qualità dell’offerta, costo degli affitti e trasformazioni delle abitudini di consumo.

Attribuire alla scarsa illuminazione la responsabilità della crisi del piccolo commercio sarebbe una semplificazione. Sarebbe però altrettanto sbagliato trascurare quanto l’ambiente urbano influisca sulla frequentazione dei luoghi.

Pensiamo a una via con cinque negozi, una farmacia, un bar e un piccolo ristorante. Se la strada è piacevole da percorrere, riconoscibile e correttamente illuminata, offre maggiori possibilità di diventare un luogo in cui le persone si fermano, si incontrano e magari decidono di acquistare qualcosa.

Se invece la via appare deserta, con marciapiedi poco visibili e ampie zone d’ombra, la sua capacità di attrarre frequentatori può diminuire.

La luce può aiutare soprattutto quelle attività che vivono anche della frequentazione spontanea: librerie, bar, gelaterie, ristoranti, botteghe artigiane, piccoli negozi e locali culturali.

Naturalmente una buona illuminazione non garantisce un aumento delle vendite. Ma rappresenta una condizione favorevole alla fruibilità dello spazio commerciale.

Un’amministrazione che investe nella vitalità del commercio dovrebbe considerare anche ciò che accade davanti alle vetrine, non soltanto ciò che avviene al loro interno.

È un ragionamento particolarmente importante per i centri storici dei comuni del Lazio, dove il recupero dell’economia locale passa anche dalla capacità di rendere attrattive le vie tradizionali dello shopping.

La luce è cultura: una piazza illuminata può diventare un luogo da vivere

Il significato più profondo dell’illuminazione pubblica riguarda il rapporto fra città e cultura.

La cultura non si esaurisce nei musei, nelle biblioteche, nei teatri e nei monumenti. Comprende anche le abitudini collettive, l’uso delle piazze, la frequentazione delle strade, le relazioni quotidiane, la scoperta dei luoghi.

Una passeggiata serale in un centro storico è un’esperienza culturale. Lo è osservare un edificio antico, fermarsi davanti a una chiesa, riconoscere i dettagli di una facciata, percorrere una strada che racconta la storia di un paese.

La luce permette di rendere accessibile questo patrimonio anche nelle ore successive al tramonto.

Roma possiede un’eredità architettonica che trova nell’illuminazione artistica una possibilità straordinaria di valorizzazione. Ma il patrimonio della città non consiste soltanto nei grandi monumenti conosciuti in tutto il mondo. Anche una piazza di quartiere, una fontana, un edificio scolastico storico, un giardino pubblico o un mercato possono acquisire maggiore leggibilità e valore attraverso un progetto illuminotecnico ben realizzato.

Nei comuni più piccoli questo effetto può essere ancora più evidente. Una piazza curata, ben illuminata e frequentabile offre uno spazio per manifestazioni culturali, incontri, iniziative associative e attività serali.

Bisogna distinguere, naturalmente, l’illuminazione funzionale da quella monumentale e decorativa. La prima deve garantire condizioni adeguate di utilizzo degli spazi, la seconda valorizza l’identità architettonica e paesaggistica.

Entrambe possono avere una funzione culturale, purché siano progettate con competenza e con attenzione al contesto.

Una città che desidera valorizzare il proprio patrimonio deve preoccuparsi anche di come quel patrimonio viene vissuto durante la notte.

Il diritto alla città dopo il tramonto: anziani, donne, ragazzi e persone con disabilità

Un altro aspetto merita di entrare nel dibattito pubblico: l’illuminazione contribuisce a determinare chi può utilizzare gli spazi cittadini e in quali condizioni.

Per una persona anziana, riconoscere un gradino, una buca o un dislivello può essere decisivo per evitare una caduta. Per una persona con difficoltà visive, la distribuzione della luce e l’assenza di abbagliamento diventano particolarmente importanti.

Per chi lavora fino a tarda sera, raggiungere una fermata o attraversare un parcheggio adeguatamente illuminato può rendere meno problematico il ritorno a casa.

Per donne e ragazze, che possono vivere con particolare preoccupazione determinati spostamenti notturni, un ambiente leggibile e frequentato è uno degli elementi che contribuiscono alla percezione di sicurezza.

L’illuminazione diventa così una questione di accessibilità e di uguaglianza nell’utilizzo dello spazio pubblico.

Una città che offre libertà di movimento soltanto nelle ore diurne limita, di fatto, le opportunità di una parte dei suoi abitanti.

Si tratta di un principio che non dovrebbe dipendere dalla dimensione del comune, dal prestigio del quartiere o dal valore immobiliare delle abitazioni.

Il residente di una zona periferica ha diritto a condizioni adeguate di illuminazione tanto quanto chi abita nel centro storico.

Il falso dilemma fra risparmio energetico e città illuminate

Il costo dell’energia è un problema concreto per gli enti locali. Sarebbe irresponsabile ignorarlo, così come sarebbe sbagliato promuovere un’illuminazione eccessiva, indiscriminata o dannosa per l’ambiente.

La scelta non deve essere fra città al buio e città illuminate a qualsiasi costo. La scelta riguarda la qualità della progettazione.

Le tecnologie LED, gli impianti efficienti, i sistemi di regolazione e il monitoraggio dei guasti consentono di affrontare in modo più razionale il rapporto fra consumi e prestazioni.

Ma non basta sostituire vecchie lampade con apparecchi moderni. Occorre verificare che l’illuminazione sia appropriata alla strada, al traffico, ai pedoni e alle caratteristiche del territorio.

Anche l’inquinamento luminoso rappresenta un tema serio. L’organizzazione internazionale DarkSky, impegnata nella tutela dell’ambiente notturno, raccomanda di illuminare soltanto dove necessario, con intensità adeguate, apparecchi orientati correttamente, sistemi di regolazione e tonalità calde quando compatibili con le esigenze del luogo.

Una strada residenziale, un percorso pedonale, una zona naturalistica e un grande incrocio non devono necessariamente ricevere lo stesso trattamento.

Ridurre l’energia sprecata è un obiettivo condivisibile. Lasciare senza adeguata illuminazione luoghi che ne hanno bisogno è un problema differente.

L’efficienza energetica dovrebbe permettere di garantire un buon servizio consumando meno, anziché ridurre indiscriminatamente la qualità della vita urbana.

L’illuminazione dovrebbe essere una priorità nei bilanci comunali

Ogni amministrazione deve confrontarsi con risorse limitate e numerose necessità: scuole, manutenzione stradale, assistenza sociale, verde pubblico, raccolta dei rifiuti, trasporti e opere infrastrutturali.

La luce non deve essere contrapposta a questi servizi, ma considerata una componente essenziale del loro funzionamento.

Una scuola ben collegata da percorsi illuminati è più accessibile. Un giardino curato può essere frequentato in orari più ampi se le condizioni ambientali lo consentono. Una fermata dell’autobus diventa più utilizzabile quando il percorso per raggiungerla è chiaramente visibile.

Per questa ragione l’illuminazione pubblica merita una programmazione finanziaria stabile, non soltanto stanziamenti occasionali per riparare guasti o affrontare emergenze.

La manutenzione ordinaria è altrettanto importante dell’installazione di nuovi lampioni. Un impianto moderno che rimane spento per settimane perde gran parte della sua utilità.

E in presenza di guasti ripetuti non basta intervenire sulla singola lampada: occorre comprendere se il problema riguardi la rete, i collegamenti, le centraline, le infiltrazioni o componenti ormai deteriorati.

La spesa pubblica dovrebbe essere valutata anche in termini di benefici collettivi. Il costo di un impianto è immediatamente visibile nel bilancio; i vantaggi di uno spazio maggiormente accessibile, più utilizzato e potenzialmente più sicuro sono invece distribuiti nel tempo.

Questo non autorizza a sostenere che ogni investimento in illuminazione si ripaghi automaticamente. Significa che la sua valutazione dovrebbe considerare anche sicurezza stradale, accessibilità, manutenzione, consumi, attività economiche e fruizione dei luoghi.

Dalla segnalazione del lampione spento a un piano pubblico verificabile

Roma ha già attivato strumenti specifici per raccogliere le segnalazioni. L’applicazione Illumina Roma, realizzata da Areti, permette di individuare un punto luce attraverso la geolocalizzazione, inviare fotografie e informazioni e seguire l’andamento della richiesta.

È disponibile anche il numero verde 800 00 66 77, attivo per i guasti di illuminazione pubblica.

Sono strumenti utili, ma l’obiettivo amministrativo deve andare oltre la semplice raccolta delle segnalazioni.

Servirebbe rendere progressivamente disponibili, a Roma come negli altri comuni, informazioni chiare sullo stato degli impianti, sulle criticità accertate, sui tempi di riparazione e sugli interventi programmati.

Un’amministrazione dovrebbe poter rispondere pubblicamente ad alcune domande fondamentali:

  • Quanti punti luce risultano guasti e da quanto tempo?
  • Quali attraversamenti, fermate e percorsi pedonali richiedono interventi prioritari?
  • Quali sono i tempi medi di ripristino e quanti guasti si ripetono negli stessi luoghi?
  • Quali investimenti sono stati effettivamente completati, e con quali risultati?

Una mappa consultabile dei disservizi, accompagnata da aggiornamenti periodici, renderebbe più trasparente il rapporto fra cittadini, gestori e amministrazioni.

A questo si potrebbe affiancare una verifica periodica serale, svolta con tecnici competenti, per valutare non soltanto i lampioni spenti, ma anche le strade illuminate in maniera insufficiente o disomogenea.

Perché un impianto formalmente funzionante non garantisce necessariamente una buona qualità dell’illuminazione.

Una città illuminata non è una città che spreca: è una città che riconosce il valore dei suoi spazi

Il dibattito sull’illuminazione pubblica dovrebbe uscire definitivamente dalla dimensione delle piccole lamentele di quartiere.

Un lampione guasto può apparire un problema limitato. Ma quando a mancare è la qualità complessiva della luce, le conseguenze riguardano il modo stesso in cui una città viene utilizzata.

Roma, con la sua storia e le sue dimensioni, dovrebbe poter offrire una qualità diffusa dell’illuminazione, senza concentrare le attenzioni soltanto sulle aree monumentali e turistiche.

Valmontone, come tanti altri comuni del Lazio, possiede un patrimonio urbano e commerciale che merita di essere valorizzato anche nelle ore serali. Il recupero della frequentazione dei centri storici richiede interventi coordinati su mobilità, parcheggi, servizi, manutenzione e qualità degli spazi. In questo quadro la luce occupa un posto importante.

Investire nell’illuminazione significa considerare il tempo serale come una parte pienamente legittima della vita cittadina. Significa riconoscere che le persone hanno bisogno di incontrarsi, camminare, acquistare, rientrare dal lavoro, frequentare una piazza o semplicemente uscire di casa senza dover scegliere i propri percorsi in funzione dell’oscurità.

La luce è cultura perché rende accessibili i luoghi in cui la cultura, le relazioni e la vita quotidiana prendono forma.

È sicurezza perché permette di vedere meglio e può contribuire alla prevenzione dei rischi. È economia perché favorisce condizioni più accoglienti per le attività. È rispetto per chi abita una strada periferica, un quartiere residenziale o un piccolo centro storico.

Il valore di una città non si riconosce soltanto nelle grandi opere, nei progetti di riqualificazione e nelle inaugurazioni. Si riconosce anche nella cura delle cose che utilizziamo ogni giorno.

E forse il modo più semplice per comprendere quanta attenzione venga dedicata alla vita quotidiana dei cittadini è osservare una strada qualunque, lontana dai monumenti e dalle cerimonie ufficiali, quando arriva la sera.

Una città deve poter continuare a vivere anche dopo il tramonto, e la luce, quando è progettata e mantenuta bene, è una delle condizioni che lo rendono possibile.


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