Roma, il caro affitti travolge anche le periferie. Da Centocelle al Pigneto il turismo cambia rotta e scatta l’emergenza abitativa


Dai quartieri centrali a Centocelle, da Talenti alla cintura metropolitana, la pressione delle locazioni turistiche ridisegna il mercato immobiliare della Capitale. Prezzi in crescita, abitazioni sempre meno accessibili e famiglie costrette a ripensare il proprio futuro: l’emergenza abitativa non riguarda più soltanto le zone monumentali, ma investe una parte sempre più ampia della città.

A complicare il quadro contribuisce la trasformazione del mercato immobiliare legata al turismo. La domanda di soggiorni brevi, favorita dalle piattaforme digitali, non interessa più soltanto le strade intorno al Pantheon, a Piazza Navona o a Trastevere. La ricerca di alloggi si sta estendendo anche ai quartieri residenziali, dove i visitatori possono trovare prezzi relativamente inferiori e collegamenti con il centro. Il risultato è una competizione sempre più evidente tra chi cerca un alloggio per pochi giorni e chi, invece, ha bisogno di una casa.

Il centro storico paga il prezzo della saturazione
Per anni il dibattito sull’impatto del turismo a Roma si è concentrato sulle aree più frequentate dai visitatori. Oggi, però, il fenomeno presenta un volto più complesso. L’aumento dell’offerta ricettiva nelle zone centrali rischia di alimentare una concorrenza serrata tra proprietari, mentre la crescita degli affitti turistici in altri quartieri apre nuovi fronti di tensione sociale.

Secondo i dati attribuiti all’analisi immobiliare di Brixa, società immobiliare fondata da Andrea Antoniucci, nel centro storico la disponibilità di posti letto turistici avrebbe raggiunto quota 122.168, a fronte di 115.821 residenti. Un rapporto che evidenzia quanto l’ospitalità abbia assunto un peso rilevante rispetto alla popolazione stabile.

La sovrabbondanza di alloggi destinati ai visitatori, tuttavia, non garantisce automaticamente guadagni elevati. Quando l’offerta supera la domanda effettiva, i proprietari possono ritrovarsi con immobili vuoti o costretti a ridurre le tariffe per attirare prenotazioni. Il paradosso è evidente: mentre una parte del mercato turistico deve fare i conti con la concorrenza, chi cerca un’abitazione permanente continua a incontrare prezzi difficilmente sostenibili.

Centocelle, Pigneto e Ostiense: la pressione si sposta nei quartieri popolari
La questione assume contorni ancora più delicati quando raggiunge zone che, fino a pochi anni fa, rappresentavano un’alternativa relativamente accessibile alle aree più costose della Capitale. Centocelle, Pigneto, Casal Bertone, Ostiense, Montesacro e Talenti sono alcuni dei quartieri coinvolti in una trasformazione che intreccia turismo, investimenti immobiliari e cambiamenti nella composizione sociale.

Le informazioni diffuse da Brixa segnalano una crescita del 193,3% delle notti prenotate fuori dal centro storico  e un aumento del 50,4% degli annunci nella cintura metropolitana. Alla maggiore domanda di soggiorni temporanei si accompagnerebbe un incremento dei canoni residenziali compreso tra il 15% e il 29% in alcuni mercati interessati dal fenomeno.

Non ogni appartamento turistico determina automaticamente un aumento degli affitti, ma la concentrazione dell’offerta breve in quartieri con pochi alloggi disponibili può contribuire a restringere le possibilità di scelta dei residenti.

Il problema riguarda anche l’identità dei quartieri. Quando un’abitazione viene trasformata in una struttura destinata prevalentemente ai tuiristi, cambiano le esigenze del territorio: diminuiscono le occasioni di insediamento per i residenti, si modificano le attività commerciali e diventa più difficile mantenere una comunità stabile.

Affitti ai massimi: il peso sui bilanci delle famiglie
Il dato più preoccupante resta quello relativo al mercato delle locazioni tradizionali. L’analisi citata da Brixa indica che nell’aprile 2026 il canone medio richiesto nella Capitale avrebbe raggiunto 19,8 euro al metro quadrato mensile, con una crescita annua del 5,8%. Nel 2015 il valore di riferimento era pari a 12,7 euro.

Tradotto nella vita quotidiana, un prezzo di 19,8 euro al metro quadrato corrisponde a circa 990 euro mensili per un appartamento di 50 metri quadrati, prima delle spese condominiali e delle utenze. Per una famiglia con un solo reddito o per un giovane lavoratore, una cifra simile può assorbire una quota consistente delle entrate, riducendo le risorse disponibili per trasporti, alimentazione, istruzione e altre necessità.

È proprio qui che il caro affitti smette di essere una questione riservata al settore immobiliare e diventa un problema di costume e di organizzazione della società. La periferia, che per molti rappresentava una soluzione economicamente più praticabile, rischia così di perdere parte della propria funzione di alternativa al centro.

Una città divisa tra rendita turistica e diritto all’abitare
Roma vive una contraddizione difficile da ignorare. Un centro storico privo di una presenza significativa di residenti, così come un quartiere popolare progressivamente inaccessibile alle famiglie, rischia di perdere proprio quella vitalità che rende Roma una destinazione desiderata.

Regole, controlli e nuove politiche abitative
La regolamentazione delle locazioni turistiche è destinata a occupare un ruolo centrale nelle scelte delle istituzioni. Il quadro europeo e le disposizioni nazionali e comunali possono contribuire a migliorare la trasparenza del settore, rafforzare i controlli e rendere più chiara la distribuzione dell’offerta. La loro efficacia, però, dipenderà dall’attuazione concreta delle norme e dalla capacità di adattare gli interventi alle caratteristiche dei diversi quartieri.

Senza un intervento coordinato, il rischio è che il mercato finisca per selezionare i residenti sulla base della capacità di spesa, allontanando progressivamente dal territorio proprio le persone che ne garantiscono il funzionamento e l’economia quotidiana.




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