Dopo di Noi, i fondi tra ritardi e revoche: il caso di Trapani riaccende l’attenzione sulle fragilità del sistema


La Corte dei conti ha già segnalato ritardi nell’attuazione della Legge 112/2016 e forti differenze territoriali nell’utilizzo delle risorse. A Trapani, secondo la ricostruzione di Anffas, oltre 300 mila euro destinati a percorsi di autonomia per persone con disabilità sono stati revocati dopo anni senza l’avvio degli interventi

Fondi stanziati, progetti che non partono, risorse che rischiano di andare perdute. Per le persone con disabilità e le loro famiglie, i ritardi nell’attuazione delle politiche per il Dopo di Noi possono tradursi in opportunità di autonomia che non diventano realtà. A mettere in luce le difficoltà del sistema sono anche i rilievi della Corte dei conti, che ha segnalato (nella delibera n. 55/2022/G) ritardi nella spesa e differenze territoriali nell’attuazione della Legge 112/2016.

Un caso emblematico arriva da Trapani, dove, secondo la ricostruzione di Anffas Trapani, Anffas Sicilia e Anffas Nazionale, oltre 300 mila euro destinati a percorsi di autonomia per persone con disabilità sono stati revocati dopo quasi otto anni senza che gli interventi previsti fossero avviati. L’associazione chiede ora di ricostruire l’iter amministrativo e accertare eventuali responsabilità. Una vicenda che riporta l’attenzione su una questione cruciale: come fare in modo che i finanziamenti pubblici si traducano effettivamente in servizi e opportunità per chi ne ha bisogno.

La vicenda rappresenta un caso concreto attraverso cui osservare le conseguenze che ritardi progettuali, difficoltà amministrative e problemi di rendicontazione possono avere sull’attuazione delle politiche sociali. Le circostanze specifiche e le eventuali responsabilità restano da verificare sulla base degli atti e delle posizioni degli enti coinvolti.

Come funziona il Dopo di Noi

La Legge 112/2016, intitolata Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, mira a promuovere la massima autonomia e indipendenza possibile. Il suo obiettivo non è soltanto predisporre risposte quando i familiari non possono più prestare assistenza, ma anche accompagnare le persone con disabilità nella costruzione di percorsi di vita autonomi.

Tra gli interventi finanziabili, i percorsi programmati di uscita dal nucleo familiare, le soluzioni abitative di tipo familiare e di co-housing, il sostegno alla domiciliarità e le iniziative volte a sviluppare competenze per la gestione della vita quotidiana. Sono previste anche soluzioni di permanenza temporanea al di fuori della famiglia nei casi contemplati dalla disciplina attuativa.

Chi attiva il Dopo di Noi

Il sistema coinvolge più livelli istituzionali:
1. Lo Stato definisce la cornice normativa e ripartisce annualmente il Fondo tra le Regioni.
2. Le Regioni stabiliscono gli indirizzi di programmazione e organizzano l’impiego delle risorse sul proprio territorio.
3. L’attuazione concreta dei servizi spetta invece ai Comuni, anche in forma associata attraverso gli ambiti territoriali sociali.

Questo significa che l’assegnazione di un finanziamento non coincide automaticamente con l’attivazione di un servizio, poiché occorre tradurre gli indirizzi regionali in progetti, individuare i beneficiari, predisporre le valutazioni individuali, organizzare le soluzioni abitative o assistenziali e, quando necessario, completare le procedure amministrative per affidare i servizi. E ogni passaggio richiede tempi, competenze e coordinamento tra enti diversi, pertanto se uno degli anelli della procedura si blocca, l’intervento può accumulare ritardi o non arrivare alla fase operativa.

Le risorse non utilizzate e il problema dei tempi

Le difficoltà nell’attuazione del Dopo di Noi sono state documentate anche a livello nazionale: nella delibera n. 55/2022/G, la Corte dei conti ha evidenziato che, a fronte delle risorse stanziate tra il 2016 e il 2022, una quota significativa non era ancora arrivata alle Regioni per problemi legati alla rendicontazione. L’analisi ha inoltre rilevato un’attuazione territorialmente disomogenea e un numero di beneficiari raggiunti dagli interventi inferiore rispetto alla platea potenziale stimata.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la disponibilità dei finanziamenti, ma anche la capacità amministrativa di programmarli, spenderli e documentarne l’utilizzo. La successiva relazione del Ministero del Lavoro sullo stato di attuazione della Legge 112/2016 (ne parlavamo qui, ndr) documenta il lavoro svolto con Regioni e ambiti territoriali per verificare la spesa, i servizi realizzati e i beneficiari raggiunti, anche in risposta ai rilievi della magistratura contabile.

Esiste inoltre un meccanismo che rende il mancato utilizzo delle risorse particolarmente rilevante. L’articolo 1, comma 199, della legge 30 dicembre 2023, n. 213 prevede che, quando dal monitoraggio risultano somme assegnate e non spese dagli ambiti territoriali sociali, le risorse siano restituite dalle Regioni allo Stato per essere successivamente riassegnate al Fondo Dopo di Noi.

La disciplina della rendicontazione incide anche sull’erogazione dei finanziamenti: il Ministero richiede alle Regioni un’adeguata programmazione e la rendicontazione delle risorse utilizzate nelle annualità precedenti attraverso il Sistema informativo dell’offerta dei servizi sociali (SIOSS).

È importante distinguere questi meccanismi dalla revoca di un singolo finanziamento: non esiste un’unica scadenza nazionale il cui superamento comporti automaticamente la revoca di qualsiasi somma non spesa. Le conseguenze dipendono dalla disciplina applicabile, dagli atti di assegnazione, dalle scadenze previste e dalla procedura seguita nel singolo caso.

La vicenda di Trapani, pertanto, non può essere considerata una conseguenza automatica delle regole generali sulla rendicontazione. È invece necessario ricostruire quali termini fossero applicabili a quel finanziamento, quali adempimenti fossero richiesti e quali ragioni abbiano condotto alla decisione regionale.

Il caso di Trapani: oltre 300 mila euro revocati dopo quasi otto anni

La vicenda è stata portata all’attenzione pubblica da Anffas Trapani, Anffas Sicilia e Anffas Nazionale. Secondo la ricostruzione delle tre organizzazioni, nell’ottobre 2017 il Distretto sociosanitario D50, con Comune capofila Trapani, aveva ricevuto 300.073,44 euro destinati a finanziare percorsi di autonomia fuori dal nucleo familiare e interventi di accoglienza temporanea per persone con disabilità. Gli interventi avrebbero dovuto favorire la vita indipendente e offrire anche un sostegno alle famiglie, ma, secondo Anffas, non sono mai stati avviati, e il finanziamento è stato infine revocato dalla Regione Siciliana con decreto del 6 agosto 2025.

L’associazione ha ricostruito l’iter attraverso la documentazione ottenuta dalla Regione con una richiesta di accesso agli atti: sulla base dei documenti che ha esaminato, individua una serie di criticità che si sarebbero accumulate nel corso degli anni.

Secondo la ricostruzione di Anffas, tra il 2018 e il 2021, la Regione avrebbe richiesto più volte chiarimenti, integrazioni e modifiche ai progetti presentati, segnalando incongruenze, firme e valutazioni mancanti, documentazione incompleta e, in un caso, l’invio dell’attestazione di disabilità relativa a un beneficiario diverso da quello interessato. Anffas richiama anche i tempi necessari per acquisire i progetti individuali: secondo quanto riportato nel verbale del Comitato dei Sindaci del febbraio 2021, quelli relativi ai beneficiari residenti a Trapani sarebbero stati acquisiti dall’Unità di valutazione multidimensionale (UVM) soltanto nel dicembre 2020. L’associazione chiede di ricostruire le date delle richieste e i diversi passaggi della procedura per comprendere le ragioni di questi ritardi.

Un altro passaggio rilevante riguarda la gestione contabile: dopo la validazione del piano e il decreto regionale di impegno delle somme, entrambi risalenti alla fine del 2022, nel maggio 2023 il Comune di Trapani avrebbe comunicato l’impossibilità di impegnare le risorse e avviare le procedure di affidamento, motivandola con la mancata approvazione dei propri strumenti finanziari e dei bilanci. Secondo Anffas, occorre chiarire quali iniziative siano state adottate per superare tali difficoltà e consentire l’attuazione degli interventi entro i termini utili.

La situazione sarebbe arrivata a un punto decisivo nella primavera del 2025. Il 25 marzo la Regione avrebbe inviato al Comune di Trapani e ad altri distretti una comunicazione relativa alla situazione di stallo nell’attuazione degli interventi e al mancato raggiungimento della soglia di rendicontazione necessaria per ottenere ulteriori risorse ministeriali. Il 18 aprile sarebbe stato quindi comunicato l’avvio del procedimento di revoca.

Il decreto regionale del 6 agosto 2025, secondo quanto riferito da Anffas, richiama sia l’impossibilità di avviare gli interventi comunicata nel 2023 sia la mancata risposta alla comunicazione di marzo 2025 e l’assenza di controdeduzioni dopo l’avvio del procedimento. Il finanziamento è stato così revocato senza che i progetti previsti fossero stati realizzati.

Anffas sottolinea che il bisogno di sostegno era già stato segnalato nelle relazioni del Distretto, nelle quali sarebbero state evidenziate numerose domande di assistenza domiciliare inevase e difficoltà nel rispondere alle richieste del territorio. L’associazione considera quindi necessario chiarire come sia stato possibile arrivare alla perdita delle risorse nonostante i bisogni fossero stati rappresentati.

La ricostruzione, precisa Anffas, non è ancora completa: al momento della diffusione del comunicato, l’associazione non sarebbe riuscita a ottenere dal Comune di Trapani e dal Distretto D50 tutta la documentazione richiesta. Per questo annuncia ulteriori richieste di accesso agli atti, in particolare per acquisire la corrispondenza tra il Comune capofila, i Comuni di Valderice e Paceco e l’Azienda sanitaria provinciale di Trapani.

L’obiettivo è ricostruire i compiti dei diversi soggetti coinvolti, le iniziative intraprese nelle varie fasi e le eventuali responsabilità per condotte od omissioni. Anffas preannuncia inoltre la trasmissione del fascicolo alle autorità competenti, compresa la Procura regionale della Corte dei conti, affinché sia valutata l’eventuale sussistenza di un danno erariale. L’associazione intende estendere le verifiche anche ad altri distretti siciliani richiamati nelle comunicazioni regionali.

L’accertamento delle eventuali responsabilità resta da effettuare sulla base della documentazione completa e delle posizioni degli enti coinvolti.

Dalle risorse stanziate ai servizi: la sfida del Dopo di Noi

Il caso di Trapani, nella ricostruzione presentata da Anffas, mette in evidenza la distanza che può crearsi tra l’assegnazione di risorse pubbliche e la realizzazione degli interventi per cui sono state stanziate.

Il quadro nazionale documenta criticità nell’attuazione della Legge 112/2016, soprattutto rispetto ai tempi della spesa, alla rendicontazione e alle differenze tra territori. La vicenda siciliana aggiunge a questo scenario un caso specifico nel quale, secondo l’associazione, un finanziamento è rimasto inutilizzato per anni fino alla revoca.

Resta da chiarire, attraverso l’esame completo degli atti, quali siano stati i passaggi decisivi, quali margini di intervento avessero i diversi enti e se vi siano responsabilità amministrative o contabili.

Il punto centrale rimane la capacità del sistema di garantire che le risorse destinate al Dopo di Noi si traducano in progetti concreti, evitando che ritardi e difficoltà procedurali compromettano opportunità di autonomia per le persone con disabilità e sostegno per le loro famiglie.

Redazione


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