Cambiano le regole per gli affitti in Croazia. Il governo si prepara a varare una nuova legge sulla locazione degli appartamenti, destinata a entrare in vigore nel 2027, con l’obiettivo di rendere più chiari i rapporti tra proprietari e inquilini e offrire maggiori garanzie a entrambe le parti. Tra le novità principali figurano un termine minimo di disdetta di tre mesi, la registrazione obbligatoria dei contratti davanti a un notaio e limiti agli aumenti del canone.
A illustrare i contenuti della riforma è stato Tomislav Jukić, direttore dell’Amministrazione per l’attuazione della politica abitativa del ministero dell’Assetto territoriale, dell’Edilizia e del Patrimonio statale, intervenuto alla trasmissione “Dobro jutro, Hrvatska” (Buongiorno Croazia) della radiotelevisione pubblica croata HRT.
Più case sul mercato degli affitti
Secondo Jukić, il problema della Croazia non è tanto la mancanza fisica di immobili, quanto la scarsità di appartamenti effettivamente disponibili sul mercato della locazione. Una parte crescente delle abitazioni viene infatti acquistata come investimento e rimane fuori dal mercato degli affitti, perché i proprietari non avrebbero un interesse sufficiente a metterle a disposizione.
“È difficile intervenire su questo aspetto in un sistema capitalistico e lo Stato non dispone di molti strumenti, se non attraverso la tassazione, che spetta alle amministrazioni locali”, ha spiegato Jukić.
L’attuale legge sugli affitti risale al 1996, quando il mercato della locazione privata era molto meno sviluppato rispetto a oggi. In tre decenni il settore è profondamente cambiato e, secondo il ministero, è quindi necessario aggiornare le regole che disciplinano il rapporto tra proprietari e inquilini.
La riforma punta anche a convincere i proprietari a rimettere sul mercato gli immobili vuoti, offrendo in cambio una maggiore certezza giuridica. Tra gli strumenti già esistenti viene citato il programma attraverso il quale l’APN, l’Agenzia croata per le transazioni e la mediazione immobiliare, prende in affitto gli appartamenti dai proprietari e li assegna successivamente in locazione.
Disdetta, almeno tre mesi
Una delle modifiche più rilevanti riguarda i contratti stipulati a tempo indeterminato. La normativa attuale prevede infatti solo determinati motivi per i quali il proprietario può interrompere il contratto, una situazione che, secondo Jukić, porta spesso i locatori a preferire contratti a termine.
Con la nuova legge sarà possibile interrompere anche un contratto a tempo indeterminato, ma nel rispetto di termini di preavviso stabiliti.
“Il termine di disdetta minimo che potrà essere concordato sarà di tre mesi”, ha spiegato Jukić. Se invece il contratto non stabilirà alcun termine, il periodo potrà andare da sei mesi fino a un anno e mezzo, in funzione della presenza di figli minorenni nel nucleo familiare e della durata del precedente contratto di locazione.
Una particolare tutela sarà, infatti, riservata alle famiglie con figli minorenni quando il contratto viene interrotto senza che vi sia una responsabilità dell’inquilino. Le parti continueranno comunque ad avere la possibilità di stabilire nel contratto termini di disdetta differenti.
Contratti davanti al notaio
Tra le novità più significative c’è anche l’obbligo di procedere all’autenticazione del contratto, cioè alla sua formalizzazione davanti a un notaio. La misura punta soprattutto a velocizzare le procedure nei casi in cui, alla scadenza del contratto, l’inquilino non voglia lasciare l’appartamento.
Oggi il proprietario che intenda ottenere lo sgombero dell’immobile deve generalmente affrontare prima un procedimento civile e successivamente quello esecutivo. Con un contratto formalizzato davanti al notaio, invece, in numerosi casi sarebbe possibile passare direttamente alla fase esecutiva.
“Eliminiamo la necessità del procedimento civile in oltre il 90 per cento dei casi. Con un contratto di questo tipo si può passare direttamente alla procedura esecutiva”, ha affermato Jukić.
Il costo della formalizzazione sarebbe a carico del proprietario e dovrebbe oscillare tra 50 e 150 euro, in funzione dell’importo dell’affitto e della durata del contratto. Per un canone mensile di 600 euro, ad esempio, la formalizzazione di un contratto a tempo indeterminato costerebbe circa 110 euro.
Più tutele per le famiglie
Il ministero sostiene che i casi di inquilini che non pagano l’affitto o che si rifiutano di lasciare l’appartamento non siano frequenti, ma riconosce che anche pochi episodi possono alimentare una percezione negativa del mercato della locazione.
“Un solo caso può creare una percezione molto negativa nell’opinione pubblica. Con la legge vogliamo eliminare anche questi episodi”, ha detto Jukić.
La nuova normativa dovrebbe, quindi, cercare un equilibrio tra la tutela degli inquilini e quella dei proprietari, soprattutto nei casi di interruzione del contratto senza responsabilità da parte del locatario.
Affitti turistici sotto osservazione
La riforma si inserisce inoltre in un quadro più ampio di interventi sul mercato abitativo e sul rapporto tra locazioni a lungo termine e affitti turistici. Jukić ha ricordato che alcune modifiche sono già state introdotte attraverso altre leggi e hanno dato alle amministrazioni locali la possibilità di individuare le zone residenziali, monitorare le aree in cui vi è carenza di abitazioni e limitare il rilascio di nuove autorizzazioni per gli appartamenti destinati al turismo.
Anche i comproprietari degli edifici residenziali hanno acquisito maggiori possibilità di intervenire sulle decisioni relative alla destinazione degli appartamenti alle locazioni turistiche.
“Queste due misure, per ora, stanno dando risultati piuttosto buoni”, ha affermato Jukić.
Canoni, un aumento all’anno
Un altro capitolo centrale della riforma riguarda il prezzo degli affitti. Secondo la proposta, il canone potrebbe essere aumentato una sola volta all’anno e l’incremento non potrebbe superare il tasso di crescita dei prezzi degli immobili residenziali.
La misura mira a garantire agli inquilini una maggiore prevedibilità dei costi e a impedire aumenti considerati arbitrari o privi di regole chiare. Allo stesso tempo, il nuovo quadro normativo punta a dare ai proprietari maggiore certezza sulle modalità con cui possono essere modificati i contratti.
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