JET HR: L’AI ANTISPRECO CHE FA BENE AL LAVORO


SE UTILIZZATA SU GRANDE SCALA, DEI €46MLD DI AGEVOLAZIONI SPRECATI OGNI ANNO DALLE AZIENDE ITALIANE, BEN €33 MLD SAREBBERO RECUPERABILI PER ENTRARE NELLE CASSE DELLE IMPRESE A BENEFICIO LORO E DEI LAVORATORI

I clienti Jet HR recuperano già oggi il 72% dell’inefficienza media rilevata con un risparmio medio di €1.521 per ogni dipendente in forza

Lo studio PwC Italia “Costo degli stipendi in Italia: liberare competitività per la crescita” è stato condotto su oltre 400 mila imprese e circa 13 milioni di dipendenti. Unisce un’analisi approfondita del mercato del lavoro italiano a un’analisi della soluzione tecnologica di Jet HR osservandone la validità e risultati e proiettandone l’impatto potenziale sull’intero campione analizzato.

Milano, 17 settembre 2026 – Jet HR, la tech company che semplifica la gestione del personale attraverso un’unica piattaforma, presenta Jet Recupero AI, il nuovo set di soluzioni con cui la piattaforma amplia la propria missione: dal risparmio di tempo generato dall’abbattimento della burocrazia alla riduzione dello spreco di denaro e recupero di risorse per le imprese italiane. A validarne il potenziale è lo studio commissionato a PwC Italia “Costo degli stipendi in Italia: liberare competitività per la crescita”. A un’analisi approfondita del mercato del lavoro italiano su un campione di oltre 400 mila aziende e circa 13 milioni di dipendenti per un costo del lavoro complessivo stimato di circa €457 miliardi, lo studio affianca anche un’analisi della soluzione Jet HR Risparmio AI, osservandone la validità e proiettandone l’impatto su larga scala in termini di risultati.

Dal risparmio di tempo alla riduzione dello spreco di denaro

L’evoluzione tecnologica degli ultimi tre anni mette il turbo a Jet HR: con il nuovo set di soluzioni AI, la piattaforma trasforma in modo ancora più radicale la gestione del personale, con il lancio di una suite di agenti A.I. antispreco che cercano opportunità di risparmio per l’azienda. Per esempio, agevolazioni a cui si avrebbe diritto e che l’agente individua e richiede quando l’azienda non l’ha fatto.

Jet HR diventa così il primo operatore a mettere insieme tre componenti in un’unica soluzione dedicata al costo del lavoro: un software proprietario che gestisce i dati dei dipendenti, agenti AI verticali che monitorano di continuo le opportunità su misura per ogni azienda, e (tramite partner specializzati e integrati) una consulenza specialistica che interviene dove serve il giudizio umano – nei rapporti con gli enti o nella valutazione dei casi limite.

In un Paese come l’Italia, che da decenni vede la media degli stipendi non crescere rispetto alla media europea – ma anzi decrescere – i diversi Governi hanno cercato di mettere a disposizione delle imprese strumenti e leve compensative. Tuttavia la stratificazione normativa e burocratica creatasi nei decenni non rende queste misure facilmente identificabili e utilizzabili; è complesso comprendere quali siano quelle giuste per la propria azienda e come applicarle e combinarle tra loro, nonostante ce ne sia estremo bisogno con un costo del lavoro così alto, dove il cuneo fiscale è al 45,8% contro una media OCSE del 35,1%, e con quasi un euro su due del costo del lavoro che non arriva al dipendente, come rileva lo studio PwC Italia.

Una tecnologia che non esisteva – l’intelligenza artificiale – unita alla profonda conoscenza dei processi dei consulenti del lavoro e alla visione di prodotto di Jet HR, porta oggi sul mercato una soluzione che se adottata su larga scala, permetterebbe alle imprese italiane di recuperare fino a oltre €33 miliardi di euro.

A stimare tale impatto è sempre lo studio PwC Italia. Sul campione analizzato (costo totale del lavoro €457 miliardi e un costo medio per addetto di €34.447), PwC Italia stima una inefficienza teorica proiettata su scala Italia di oltre €46 miliardi all’anno a fronte della quale le sole leve di ottimizzazione mappate genererebbero un potenziale di risparmio di circa €31,2 miliardi, pari a circa il 7% del costo del lavoro complessivo del campione. Applicando il tasso di recupero già osservato sui clienti Jet HR — che già oggi recuperano il 72% dell’inefficienza rilevata — il potenziale realisticamente attivabile su scala nazionale sale fino a €33 miliardi.

Marco Ogliengo, CEO e Co-founder di Jet HR, ha dichiarato: “Analizzando i nostri clienti, ed entrando nei meandri più tecnici delle buste paga, abbiamo scoperto un mondo di opportunità che restano sistematicamente sottoutilizzate — agevolazioni difficili da individuare, misure che richiedono un’applicazione tecnica molto precisa per essere sfruttate davvero, talvolta pura dimenticanza. Gli addetti ai lavori conoscono il problema, ma siamo rimasti impressionati dalla diffusione del fenomeno che riguarda più della metà delle aziende che vediamo. Su scala nazionale si misura in decine di miliardi di euro. Di fronte a questa scoperta, come da nostra cultura, abbiamo affrontato il problema in modo strutturale: abbiamo sviluppato una tecnologia proprietaria basata sull’AI per individuare e recuperare queste risorse, in molti casi anche retroattivamente. Il lavoro è all’inizio: oggi recuperiamo in media €1.500 per ogni dipendente in forza, ma ci sono margini per cui non sarei sorpreso se il recupero raddoppiasse nei prossimi due anni. Abbiamo creato un team il cui bonus dipende da questo risultato. Mentre si discute, anche con dubbi legittimi, sull’impatto che l’intelligenza artificiale potrebbe avere, quella che Jet HR porta sul mercato è un’AI che fa bene al lavoro, alle imprese e ai lavoratori”.

I primi risultati sui clienti Jet HR

Sui 250+ data point considerati, i clienti Jet HR recuperano già oggi in media il 72% dell’inefficienza media rilevata da PwC Italia, con un risparmio medio di €46 mila di natura contributiva e €5 mila di natura gestionale per azienda, per un risparmio medio a dipendente di €1.521. Tra i casi più esemplificativi analizzati anche da PwC Italia figurano Lexroom (€210 mila contributivi e €40 mila gestionali), Serenis (€101 mila e €49 mila), Octopus Energy (€193 mila e €36 mila) e Richmond (€41 mila e €5 mila).

Studio PwC Italia “Costo degli stipendi in Italia: liberare competitività per la crescita”: sintesi

Un costo del lavoro che pesa sulla competitività

Nel 2025 il costo orario medio del lavoro in Italia è pari a €32, inferiore sia alla media UE (€34,9) sia a quella dell’area euro (€38,2). Il nodo competitivo, però, non riguarda solo il livello delle retribuzioni, ma il modo in cui il costo viene distribuito tra lavoratore, impresa e sistema fiscale: il cuneo fiscale italiano è al 45,8%, contro una media OCSE del 35,1%, il quinto valore più alto tra i 38 Paesi membri.

La componente non salariale pesa più della media europea

Su €32 di costo orario complessivo, circa €23 sono riconducibili a retribuzioni e salari e circa €9 a costi non salariali. Questa componente incide per il 28,1% del totale, oltre la media UE del 24,8% e quella dell’area euro del 25,6%, confermando il ruolo centrale di contributi e fiscalità nella struttura del costo del lavoro italiano.

Quasi un euro su due non arriva al lavoratore

PwC Italia evidenzia che, a fronte di un costo del lavoro pari a 100, circa 46 vengono assorbiti da imposte e contributi, mentre poco più della metà si traduce in reddito netto e trasferimenti a favore del lavoratore. Questo scarto tra costo sostenuto dall’impresa e valore percepito dal dipendente è una delle principali aree di intervento per liberare competitività.

Le leve esistono, ma sono disperse

Lo studio mappa 33 leve di ottimizzazione del costo del lavoro, suddivise in tre categorie: agevolazioni con tetto di spesa prefissato, leve espresse in percentuale in funzione delle condizioni dei destinatari e leve di carattere gestionale. Tra queste rientrano esoneri per giovani, donne e lavoratori in aree ZES, strumenti di welfare, buoni pasto elettronici, recupero IVA sulle note spese, certificazioni e altre misure spesso cumulabili tra loro.

Il risparmio potenziale vale circa il 7% del costo del lavoro

Sul campione analizzato, PwC Italia stima un potenziale di risparmio medio di circa €31,2 miliardi, pari a circa il 7% del costo del lavoro complessivo. Anche una riduzione percentuale apparentemente contenuta produce quindi un impatto economico rilevante su larga scala.

Gli incentivi contributivi guidano il valore

Il 57% del risparmio potenziale stimato deriva dalle leve con tetto di spesa prefissato, il 33% delle leve gestionali e il restante 10% dalle leve espresse in percentuale. L’ottimizzazione del costo del lavoro non dipende quindi da una singola misura, ma dalla capacità di combinare incentivi contributivi, strumenti organizzativi e criteri di cumulabilità.

Il risparmio scala con la dimensione, ma l’efficienza resta alta ovunque

Il risparmio potenziale per fascia dimensionale mostra come il beneficio dell’adozione delle leve di ottimizzazione cresca in valore assoluto con la dimensione aziendale, restando comunque a doppia cifra percentuale sul costo del lavoro anche nelle imprese più piccole: dal 7,37% del costo del lavoro per azienda nelle microimprese, al 5,38% nelle piccole, fino al 4,47% nelle medie e al 4,51% nelle grandi imprese.

 Gli ostacoli sono operativi prima che teorici

Come indicato nel report da PwC Italia, il problema non è l’assenza di leve, ma la difficoltà di intercettarle e applicarle tutte. Ritardi nei decreti attuativi, applicazione operativa delle norme, frammentazione tra CCNL, variabili territoriali e burocratiche rendono la verifica manuale rapida insostenibile, soprattutto su grandi moli di dipendenti.

La tecnologia rende il recupero un processo, non un episodio

Jet HR interviene su quattro passaggi: identifica le opportunità applicabili, verifica requisiti e cumulabilità, attivare le azioni operative in piattaforma e monitora nel tempo benefici, scadenze e variazioni del perimetro normativo.




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