Tutti con il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, che boccia l’Affordable Housing Act disegnato dall’Ue nell’incontro con le associazioni di categoria. Ma trova consensi anche il giro di vite del Comune di Napoli sui b&b nel centro storico.
Le reazioni del post vertice di Villa Ada sono il piatto principale del menù turistico di giovedì 17 settembre. Avanti con le portate.
Aigab: “Bruxelles non tiene conto delle specificità italiane”
Aigab rompe il ghiaccio, appoggiano la linea Mazzi: «Bene l’impegno del governo nel tutelare proprietari e gestori contro la norma Ue – sottolinea il presidente Marco Celani – Bruxelles non tiene conto delle specificità italiane».
«L’Italia – incalza Celani – spinga gli altri Paesi Ue ad adottare misure concrete per aumentare l’offerta abitativa e a mettere da parte un approccio ideologico inaccettabile che il Regolamento introduce. Folle il criterio di “stress abitativo”: così come è concepito, quasi tutti i Comuni italiani finirebbero per rientrarvi. Non si può legarlo soltanto agli affitti brevi come determinante dell’incremento del prezzo delle abitazioni”.
Aigo Confesecenti: “Il confronto sugli affitti breve prosegue”
Preoccupazione per le misure Ue, ma soddisfazione per il tavolo sugli affitti brevi che resta aperto. È il doppio binario sul quale viaggia il pensiero di Claudio Cuomo, presidente di Aigo Confesercenti, al termine dell’incontro al Mitur.
La proposta europea sull’Affordable Housing Act, nota Cuomo, desta preoccupazione: «Non è accettabile affidare alle amministrazioni locali nuovi strumenti per limitare il diritto di proprietà immobiliare e l’utilizzo che se ne può fare sperando di rispondere alla carenza di abitazioni. Il disagio abitativo è un problema reale, ma va affrontato con politiche per la casa, non comprimendo un settore che produce reddito e occupazione».
E allora ben venga (e continui) il confronto tra le associazioni: «È positivo – sottolinea Cuomo – che il ministero abbia accolto la nostra richiesta di proseguire il confronto sugli affitti brevi attraverso un tavolo realmente aperto, nel quale le associazioni possano contribuire alle scelte prima che queste siano definite. È il metodo giusto per affrontare una questione complessa, evitando soluzioni calate dall’alto».
«Per questo – propone – riteniamo utile allargare il confronto anche ai ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture. Se servono più abitazioni per studenti e lavoratori, occorre creare le condizioni perché una parte degli immobili torni sul mercato residenziale, attraverso incentivi e strumenti adeguati. Alcuni Comuni stanno già scegliendo la strada delle restrizioni agli affitti brevi: sarebbe paradossale se riuscissimo a modificare il nuovo quadro europeo ma, al contempo, i sindaci dovessero continuare a limitare la ricettività turistica con la mistificazione della carenza abitativa».
Ma Confindustria Aberghi applaude Napoli sui b&b
Il riferimento di Cuomo sui Comuni che «stanno già scegliendo la strada delle restrizioni agli affitti brevi» è probabilmente rivolto a Napoli. Sull’amministrazione partenopea sono già piovute critiche, ma non è d’accordo Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi.
«Accogliamo con grande favore – sottolinea – l’approvazione della variante sul centro storico da parte del Consiglio comunale di Napoli: un ottimo segnale per il futuro delle città d’arte e per una gestione più equilibrata e sostenibile dei flussi turistici. Si tratta di un provvedimento di grande rilevanza politica e regolatoria, atteso da tempo dall’ospitalità professionale e dal territorio».
«In assenza di un quadro nazionale organico – spiega ancora Fabri – Napoli dimostra che i Comuni possono usare le proprie competenze urbanistiche per governare la proliferazione delle attività extralberghiere in ambito residenziale e tutelare la vivibilità dei centri storici. La soglia minima del 70% di residenza ordinaria per ciascun edificio e regole chiare sui cambi di destinazione d’uso sono strumenti concreti».
«Il riequilibrio del mercato però – precisa Fabri – passa anche dalla locazione a lungo termine. Servono garanzie adeguate per i proprietari, perché è anche la loro mancanza a spingere molti immobili verso l’uso turistico. Restano nodi operativi decisivi. Il regolamento attuativo dovrà definire con precisione i criteri di verifica del limite del 30%. Trasparenza dei dati e controlli tempestivi saranno essenziali perché la norma funzioni e non alimenti contenziosi. Regole chiare e applicabili a tutti significano un mercato più trasparente, concorrenza leale e maggiori tutele per chi lavora».
Federturismo: “Bene Napoli, ma sulla proprietà decidano i singoli Stati”
Vede di buon occhio la decisione del Comune di Napoli anche Federturismo Confindustria: “Il fenomeno degli affitti brevi deve essere governato, soprattutto nei centri ad alta densità turistica, dove una crescita incontrollata rischia di alterare la residenzialità e l’identità stessa delle destinazioni. Per questo guardiamo con favore all’iniziativa, che prova ad affrontare il problema con strumenti mirati e territoriali”.
Per Federturismo è però essenziale evitare contrapposizioni ideologiche. “Le locazioni brevi rappresentano una componente ormai strutturale dell’offerta turistica, in particolare nelle ampissime aree dove la copertura degli alberghi è molto scarsa e stagionale. Il mercato degli affitti brevi deve operare in un quadro di legalità, trasparenza e concorrenza leale. Servono controlli più efficaci sulla regolarità degli immobili, sugli obblighi fiscali e contributivi e sulla reale natura dell’attività esercitata”.
In questo quadro va riconosciuto il ruolo dell’ospitalità professionale: le imprese alberghiere investono stabilmente nei territori, creano occupazione, pagano imposte e contributi, rispettano vincoli urbanistici, di sicurezza e accessibilità e contribuiscono al decoro e alla qualità complessiva delle destinazioni. Quando l’attività di locazione breve assume dimensioni e caratteristiche imprenditoriali, devono quindi essere garantite condizioni di concorrenza comparabili.
Federturismo richiama però l’attenzione sul rischio che il futuro quadro europeo sull’abitare possa spingersi troppo avanti sul terreno della gestione della proprietà privata: “Le specificità italiane sono profondamente diverse da quelle di altri Paesi europei: oltre sette famiglie italiane su dieci vivono in una casa di proprietà e il patrimonio immobiliare rappresenta una componente fondamentale del risparmio del ceto medio”.
“L’Europa – è la chiosa – può fissare principi comuni su trasparenza, dati e legalità, ma le decisioni su come utilizzare e regolamentare il patrimonio immobiliare devono rimanere agli Stati e ai territori. La risposta deve essere più legalità, più offerta abitativa e una migliore distribuzione dei flussi turistici, non una disciplina europea uniforme e penalizzante della proprietà privata”.
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