Intelligenza artificiale, il nuovo corso di alta formazione che prepara le imprese


L’intelligenza artificiale non è più un tema da laboratorio o da demo commerciale: è già dentro i processi che decidono come si vende, come si produce, come si organizza il lavoro e come si proteggono i dati. Proprio per questo nasce il nuovo corso di alta formazione “AI: tecnologie, cybersec e leadership”, promosso dall’Università dell’Insubria con l’obiettivo di preparare tecnici, professionisti e manager a usare l’AI in modo strategico, sicuro e governato. Le immatricolazioni resteranno aperte fino al 16 novembre 2026 e il percorso, articolato in tre macro-moduli, prevede 15 Crediti formativi universitari.

Perché la formazione sull’AI è diventata una priorità

Il lancio del corso arriva in un momento in cui la diffusione dell’AI nelle imprese accelera, ma non in modo omogeneo. In Italia, nel 2025, il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro l’8,2% del 2024 e il 5,0% del 2023.

Nello stesso anno, la media dell’Unione europea raggiunge il 20,0%. La distanza resta quindi significativa, ma soprattutto si amplia il divario tra grandi aziende e piccole e medie imprese, segnale di un’adozione che non dipende solo dagli strumenti disponibili, ma anche dalla capacità di interpretarli e gestirli.

È qui che la formazione fa la differenza. L’AI non produce valore automaticamente: lo produce quando viene inserita in processi chiari, con dati affidabili, responsabilità definite e obiettivi misurabili. Molte imprese, soprattutto di dimensione più ridotta, si fermano alla fase sperimentale perché mancano competenze interne in grado di trasformare un test in un progetto industriale. Il risultato è noto: si comprano soluzioni, ma non si costruisce un vantaggio competitivo.

Anche il quadro internazionale conferma questa direzione. Nell’area OCSE l’uso dell’AI da parte delle imprese è salito da circa il 7% al 20% tra il 2021 e il 2025, mentre più della metà dei lavoratori che la utilizzano dichiara di aver ricevuto formazione finanziata dal datore di lavoro. Il messaggio è netto: l’AI non si adotta solo acquistando software, ma creando competenze diffuse.

Cosa insegna davvero il corso di Insubria

Il valore del nuovo percorso non sta soltanto nel nome, ma nell’impostazione. Il corso non si limita alla parte tecnologica: affronta anche governance, sostenibilità economica della trasformazione, aspetti normativi e sicurezza informatica. In altre parole, prova a colmare una delle lacune più frequenti nelle aziende, cioè la separazione tra chi conosce lo strumento e chi deve decidere come usarlo.

Tra i contenuti indicati ci sono AI generativa, Large Language Model, agenti intelligenti e API, ma anche progettazione della trasformazione aziendale basata sull’AI. La formula mista, con lezioni online e in presenza tra dicembre e marzo, punta a far dialogare teoria e pratica attraverso casi di studio, simulazioni e workshop interattivi.

È un’impostazione importante perché il primo errore di molte imprese è credere che basti imparare a scrivere un prompt per usare bene l’intelligenza artificiale. In realtà, il problema è quasi sempre a monte: definire il caso d’uso giusto, stabilire quali dati possono essere impiegati e decidere chi valida l’output.

Un altro elemento rilevante è l’accessibilità del corso: per iscriversi è sufficiente il diploma di scuola superiore, e questo allarga il bacino potenziale anche a profili non strettamente tecnici. È una scelta coerente con il mercato del lavoro attuale, in cui l’AI tocca funzioni molto diverse tra loro, dal marketing alla supply chain, dalle risorse umane alla finanza, fino alla gestione documentale e al customer service.

Cybersecurity, governance e il rischio delle scorciatoie

Nel corso dell’ultimo anno una convinzione si è diffusa in molte organizzazioni: l’AI sarebbe una scorciatoia per aumentare la produttività. In parte è vero, ma solo se il tema della sicurezza viene affrontato dall’inizio. Il percorso dell’Insubria mette infatti al centro anche la cybersec, un accoppiamento ormai inevitabile. I modelli generativi possono esporre informazioni riservate, amplificare errori se usati senza controllo e diventare un punto di ingresso per attacchi o manipolazioni.

La governance, inoltre, non è un tema burocratico. Significa sapere chi approva l’uso di un sistema AI, chi controlla la qualità dei risultati, chi risponde in caso di errore e quali limiti devono essere imposti ai dati sensibili. Senza questa struttura, l’adozione dell’AI rischia di produrre l’effetto opposto rispetto a quello desiderato: più velocità, ma anche più confusione, più dipendenza da fornitori esterni e più esposizione a rischi reputazionali e legali.

È per questo che il riferimento alla direttiva europea NIS2 non è secondario. Le imprese che lavorano con sistemi digitali complessi non possono più separare l’innovazione dalla resilienza. L’AI, se usata bene, può aiutare a leggere i dati, automatizzare attività ripetitive e supportare le decisioni. Se usata male, può diventare un moltiplicatore di vulnerabilità.

Dalla teoria al lavoro quotidiano delle imprese

Il punto più interessante di un corso come questo è la sua ricaduta concreta. Nelle aziende l’AI può migliorare la classificazione delle richieste dei clienti, anticipare problemi di manutenzione, velocizzare l’analisi dei documenti, supportare la redazione di testi tecnici e rendere più efficiente la ricerca interna delle informazioni. Ma nessuno di questi casi funziona davvero se non esiste un minimo di alfabetizzazione comune tra chi decide, chi usa e chi controlla.

Qui si inserisce il contributo del percorso diretto da Davide Tosi, professore di Informatica e delegato dell’Ateneo per l’intelligenza artificiale. Il fatto che la guida del corso unisca ricerca, didattica e attenzione alla cybersecurity è un segnale preciso: l’AI non va trattata come un gadget da introdurre in fretta, ma come una tecnologia di sistema. Per le imprese italiane, soprattutto le PMI, questa è probabilmente la sfida più importante dei prossimi anni.

Il messaggio finale è semplice: l’intelligenza artificiale non sostituirà la necessità di scegliere bene, ma renderà più costoso scegliere male. Per questo la formazione non è un accessorio, bensì la condizione per trasformare un’innovazione promettente in un risultato misurabile.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม