Uno studio di Chalmers University su sette prodotti commerciali ribalta le aspettative: la vernice biocida-free ottiene i risultati migliori, mentre il prodotto commercializzato come sicuro supera di migliaia di volte i limiti ambientali accettabili
Uno scafo non trattato può essere ricoperto in poche settimane da uno strato spesso di alghe, balani e altri organismi marini. Il risultato è un aumento della resistenza idrodinamica, del peso e, di conseguenza, dei consumi di carburante.
Per evitarlo, i proprietari di imbarcazioni da diporto ricorrono sistematicamente alle vernici antivegetative – o antifouling – che rilasciano lentamente sostanze tossiche, i biocidi, per impedire agli organismi di colonizzare la carena.
Il mercato è dominato da formulazioni a base di ossido rameoso (Cu2O), efficace su un ampio spettro di specie marine e utilizzato da decenni come standard di fatto.
Il problema è duplice: il rame impatta le specie non-target e si accumula nei sedimenti e nelle acque dei porti, con effetti ecologici a lungo termine documentati.
Sette prodotti, tre mari, quattro specie: il disegno dello studio
Per valutare sistematicamente l’efficacia e l’impatto ambientale delle principali categorie di prodotto disponibili sul mercato europeo, un team coordinato da Maria Lagerström, ricercatrice della Division of Maritime Environmental Science di Chalmers University of Technology (Svezia), ha sottoposto a test comparativo sette vernici commerciali:
- cinque formulazioni a base di ossido rameoso, con contenuto di Cu2O variabile tra il 6 e il 32% in peso
- una vernice siliconica biocida-free, che agisce per scivolamento superficiale impedendo fisicamente l’adesione degli organismi
- una vernice a base di tralopyril e zinco piritione, commercializzata come alternativa sicura per l’ambiente al rame
I pannelli trattati sono stati immersi per un periodo fino a sei mesi in tre siti costieri europei: Tjärnö (Svezia, acque fredde del Kattegat), Hundested (Danimarca, area di transizione tra Mare del Nord e Baltico) e Baia di Arcachon (Francia, ambiente atlantico ad alta attività biologica).
Il rilascio di biocidi è stato quantificato tramite fluorescenza a raggi X (Xrf); i dati hanno alimentato un modello di valutazione del rischio ambientale (EraA) conforme alle linee guida europee.
Parallelamente, in laboratorio, i percolati delle vernici sono stati testati su quattro specie marine: Aliivibrio fischeri, Phaeodactylum tricornutum, larve di Artemia salina e larve di Oryzias melastigma.
La silicone senza biocidi: efficacia superiore, tossicità minima
Il risultato più rilevante riguarda la vernice siliconica: ha ottenuto il punteggio più alto sia in termini di efficacia antifouling sia di profilo di sostenibilità ambientale.
Nei test su pannelli sommersi, ha contenuto la colonizzazione meglio di tutte le formulazioni biocide, a prescindere dal sito. Negli assay ecotossicologici, ha mostrato la tossicità acuta più bassa tra i prodotti testati.
Il meccanismo è puramente fisico: la superficie ultra-liscia non consente l’adesione degli organismi, eliminando alla radice la necessità di rilasciare sostanze chimiche nell’acqua.
La contropartita è tecnica: richiede una preparazione dello scafo più accurata e l’applicazione di un primer dedicato. Un costo operativo che, secondo gli autori, è ampiamente compensato dal profilo ambientale.
Il rame: il contenuto nella vernice non determina l’efficacia
Tra le cinque formulazioni rameiche testate, i ricercatori non hanno rilevato differenze statisticamente significative in termini di controllo del biofouling nei tre siti, nonostante la concentrazione di Cu2O variasse tra il 6 e il 32%.
In altri termini, le formulazioni a minor contenuto di rame si sono dimostrate altrettanto efficaci di quelle più concentrate, eliminando ogni giustificazione tecnica per l’uso delle versioni ad alto dosaggio.
Sul fronte del rischio ambientale, le formulazioni a basso contenuto rameico hanno mostrato un impatto ridotto e, nelle acque atlantiche di Arcachon, sono scese al di sotto delle soglie Era previste dalla normativa. Nessuna formulazione rame-based ha superato i criteri ambientali in tutti e tre i siti.
La vernice ecologica alla tralopyril ha i valori più alti mai registrati
Il dato più critico emerso dallo studio riguarda la vernice a base di tralopyril e zinco piritione, assente dal mercato svedese ma commercialmente attiva in Danimarca e Francia con un posizionamento esplicitamente orientato alla sostenibilità ambientale.
Nei modelli Era, il rilascio di biocidi ha prodotto concentrazioni nell’ambiente marino di migliaia di volte superiori ai livelli accettabili. Lagerström ha sottolineato come non avesse mai registrato valori così elevati nei precedenti modelli di rischio, esprimendo forte perplessità sul fatto che un prodotto con questi numeri possa essere promosso come sicuro per l’ecosistema.
Anche negli assay ecotossicologici su specie marine, la formulazione tralopyril si è classificata al primo posto per tossicità acuta, seguita dalla vernice rameica ad alto dosaggio.
Il nodo regolatorio: il Bpr e i prodotti in transizione
Lo studio solleva una questione sistemica che riguarda il quadro normativo europeo. Il Regolamento sui Prodotti Biocidi (Bpr, 2013) prevede un processo di autorizzazione che include la valutazione del rischio ambientale.
Tuttavia, nella fase transitoria tuttora in corso, i prodotti già presenti sul mercato prima dell’entrata in vigore del regolamento possono continuare a essere venduti anche in assenza di una valutazione Era completata.
Il risultato pratico è che prodotti con un elevato profilo di rischio ecologico possono restare legalmente in commercio per anni, in attesa di una valutazione che potrebbe non arrivare in tempi brevi.
Gli autori dello studio indicano esplicitamente la necessità di colmare questo vuoto, con protocolli di lisciviazione standardizzati e metodologie Era aggiornate che riflettano meglio le condizioni reali di impiego.
Verso formule più sostenibili: indicazioni per il mercato e le politiche
Le conclusioni degli autori hanno una doppia valenza, tecnica e di policy. Sul piano pratico, lo studio indica che il progressivo abbandono delle formulazioni rameiche ad alto dosaggio non comporta alcun sacrificio in termini di efficacia, mentre ridurrebbe sensibilmente la pressione chimica sugli ecosistemi costieri europei.
Le formulazioni silicone biocida-free rappresentano la frontiera più promettente, anche se richiedono ulteriori sviluppi applicativi.
Sul piano regolatorio, la ricerca sottolinea che la valutazione Era non è sufficiente per i prodotti biocida-free: in questi casi, il testing ecotossicologico su specie marine rimane indispensabile per valutare eventuali impatti non anticipati.
La standardizzazione dei protocolli di lisciviazione – ancora oggi variabile tra laboratori e contesti – è indicata come priorità per rendere i confronti tra prodotti realmente affidabili e a supporto di uno sviluppo industriale più sostenibile.
Crediti immagine: Depositphotos
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Redazione Green Planner
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