Lasciare la casa dei genitori, trovare un affitto sostenibile o acquistare un’abitazione: per molti giovani italiani l’autonomia abitativa è diventata un traguardo sempre più difficile da raggiungere. Il problema della casa si inserisce in un quadro caratterizzato da salari che faticano a recuperare potere d’acquisto, aumento dei costi abitativi e difficoltà di accesso al credito.
Secondo i dati più recenti di Eurostat, nel 2025 l’età media in cui i giovani hanno lasciato la casa dei genitori nell’Unione europea è stata di 26,3 anni. In Italia il dato sale a 30,2 anni, tra i valori più elevati dell’Unione. Peggio dell’Italia fanno soltanto Croazia, con 31,5 anni, e Slovacchia e Grecia, entrambe a 30,9.
La distanza rispetto ad alcuni Paesi del Nord Europa è significativa. In Finlandia i giovani lasciano mediamente la famiglia a 21,3 anni, in Danimarca a 21,8, mentre in Estonia e Lituania a 22,7. Il dato italiano non può essere letto soltanto come una conseguenza delle abitudini familiari. Dietro la difficoltà di conquistare l’indipendenza ci sono anche condizioni economiche che rendono più complicato sostenere il costo di un’abitazione.
Una casa che pesa sul reddito
Nel 2025, nell’Unione europea, il 26,9% dei giovani tra i 15 e i 29 anni viveva in abitazioni sovraffollate, contro il 16,8% della popolazione complessiva. Anche il peso economico dell’abitazione risulta maggiore tra i giovani. Il 9,1% viveva in nuclei familiari che destinavano almeno il 40% del reddito disponibile alle spese per la casa, rispetto al 7,7% della popolazione totale.
Una situazione che si intreccia con l’andamento dei salari. Secondo l’OCSE, l’Italia ha registrato il calo più significativo dei salari reali tra le principali economie dell’organizzazione. Nonostante un recupero, all’inizio del 2025 i salari reali risultavano ancora inferiori del 7,5% rispetto all’inizio del 2021.
Nelle Marche il mercato immobiliare si muove
Anche nelle Marche il mercato immobiliare mostra segnali di vivacità. Secondo l’ultimo rapporto di Banca d’Italia sull’economia regionale, nel 2025 le compravendite di abitazioni sono aumentate del 3,9%, una crescita comunque inferiore a quella registrata a livello nazionale, pari al 6,4%.
L’aumento delle compravendite ha interessato sia i capoluoghi sia, soprattutto, i piccoli centri. Una maggiore attività di ricerca di abitazioni emerge anche dalle elaborazioni effettuate sui dati della piattaforma digitale Immobiliare.it, con una dinamica particolarmente pronunciata nei comuni capoluogo.
Nel complesso, il mercato marchigiano sembra quindi aver mantenuto una certa capacità di attrazione, nonostante il quadro economico generale. I dati dell’Agenzia delle Entrate mostrano inoltre che nel 2025 il numero degli scambi di abitazioni nelle Marche ha raggiunto 8.589 nel primo semestre e 8.821 nel secondo, per un totale di 17.410 compravendite nell’anno.
A registrare il maggior numero di transazioni è stata la provincia di Ancona, con 2.845 compravendite nel primo semestre e 2.972 nel secondo, per un totale di 5.817.
I prezzi continuano a salire
L’aumento delle compravendite non significa però che acquistare casa sia diventato più facile. Le stime di Banca d’Italia, elaborate sui dati OMI e Istat, evidenziano che nel 2025 i prezzi delle abitazioni nelle Marche sono aumentati del 3,2%. La crescita è inferiore alla media nazionale, ma conferma una tendenza ormai in corso da cinque anni.
Anche il mercato degli affitti ha registrato un nuovo aumento. I canoni di locazione relativi al complesso delle abitazioni in affitto sono cresciuti del 2,2%. Anche in questo caso meno della media nazionale, che si è attestata al 3,9%.
Per chi cerca casa in affitto, quindi, il problema non riguarda soltanto la disponibilità degli immobili, ma anche la sostenibilità del canone rispetto allo stipendio.
Comprare o affittare: il dilemma dei giovani
È proprio qui che emerge la contraddizione del mercato immobiliare. Da una parte le compravendite crescono e il mercato mostra segnali di vivacità. Dall’altra, per una parte della popolazione, soprattutto i giovani, l’accesso alla casa rimane difficile.
Per comprare un’abitazione servono risparmi, un reddito stabile e spesso l’accesso a un mutuo. Per affittarla occorre invece sostenere ogni mese un costo che può rappresentare una quota importante dello stipendio.
Il rischio è che una parte dei giovani sia così esclusa dal mercato, costretta a rimandare l’uscita dalla famiglia o a condividere l’abitazione più a lungo.
La situazione assume caratteristiche particolari anche nelle Marche, dove convivono realtà molto diverse. Città universitarie e capoluoghi con maggiore domanda abitativa, località turistiche dove il mercato può essere influenzato dalla domanda stagionale e piccoli comuni dell’entroterra dove, al contrario, il problema è spesso quello delle abitazioni vuote e dello spopolamento.
Fiaip: «Case più piccole e periferie per contenere la spesa»
Per capire meglio cosa sta accadendo sul mercato immobiliare marchigiano ci siamo rivolti alla Fiaip, la Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali, a Emanuele Fiori.
«Faccio l’agente immobiliare da oltre 30 anni e posso dire che la casa è una cartina di tornasole della società. Perché racconta i bisogni e i cambiamenti delle città e dei cittadini. Negli ultimi anni ho notato però che spesso le persone cercano abitazioni che vanno oltre le proprie possibilità economiche e finiscono quindi per percepire il mercato come troppo caro. È vero che i prezzi sono aumentati, soprattutto nelle zone centrali e meglio servite, dove domanda e offerta determinano valori più elevati. Ma questo non significa che una giovane coppia non possa permettersi una casa: molto dipende dalla zona e dalle caratteristiche dell’immobile.
Quello che è cambiato è anche il modo in cui i giovani affrontano la ricerca. Per contenere il costo dell’acquisto, sempre più spesso cercano abitazioni più piccole e si spostano verso le zone periferiche o meno costose. È una scelta che permette di mantenere l’obiettivo della proprietà, adattandolo però alle proprie possibilità economiche. Lo stesso vale per gli affitti: allontanarsi dal centro consente generalmente di trovare canoni più accessibili.
Va quindi sfatata l’idea che acquistare casa sia diventato impossibile. Il problema è anche nelle aspettative: molti continuano a voler acquistare nelle zone più richieste, per esempio vicino al mare o nei quartieri centrali, senza sempre rapportare la scelta alle proprie possibilità economiche. È giusto aspirare al meglio, ma bisogna anche fare i conti con il proprio budget.
Tra il 2025 e il 2026, nel complesso, abbiamo osservato prezzi sostanzialmente stabili, con in alcune zone una lieve riduzione, nell’ordine dell’1-2%.
Per i giovani sono importanti le agevolazioni per gli under 36 e i mutui con garanzia dello Stato: sarebbe auspicabile che queste misure venissero confermate anche nella prossima legge di bilancio. Anche sul fronte commerciale sarebbe utile intervenire sulla cedolare secca, perché potrebbe favorire l’apertura di nuove attività, soprattutto da parte dei giovani.
In Italia circa il 75% delle persone è proprietario della casa in cui vive. È un dato che dimostra quanto la casa continui a rappresentare un valore centrale per le famiglie italiane, non soltanto come abitazione ma anche come forma di risparmio e patrimonio.
Il messaggio che mi sento di dare ai giovani è quindi quello di cercare una casa coerente con le proprie possibilità, valutando dimensioni, zona e budget. Anche una casa più piccola o in una zona periferica può rappresentare il primo passo verso l’autonomia e la proprietà».
Sunia: «Quasi mille persone in morosità, serve più edilizia pubblica»

«Nelle Marche la situazione è drammatica – spiega Stefano Falcionelli, segretario regionale Sunia, Sindacato Italiano Unitario Inquilini e Assegnatari – Cgil -. Abbiamo quasi mille persone in condizioni di morosità, non tanto per il mancato pagamento del canone di locazione, quanto per le spese condominiali, in particolare negli alloggi di edilizia residenziale pubblica».
Il sindacato evidenzia anche la crescita degli sfratti per morosità. «Il dato più alto, in rapporto al numero degli abitanti, si registra a Fermo, con 104 sfratti, mentre il numero complessivo più elevato è quello del Comune di Ancona» dice.
«Un altro problema riguarda il finanziamento dell’edilizia residenziale pubblica – sottolinea il segretario regionale del Sunia –. Dal 2013 nelle Marche non viene più finanziata l’edilizia pubblica residenziale. Per questo abbiamo chiesto un incontro all’assessore regionale competente, per capire cosa la Regione intenda mettere concretamente a disposizione per affrontare l’emergenza abitativa e per fare in modo che l’edilizia residenziale pubblica torni a essere finanziata».
Tra le segnalazioni che arrivano più frequentemente al sindacato, oltre alle difficoltà nel pagamento delle spese condominiali, c’è anche quella relativa al costo degli affitti.
«Un caso emblematico è quello di Jesi, dove la presenza di numerose aziende importanti e l’apertura del polo Amazon hanno contribuito a far aumentare i canoni di locazione. Di conseguenza, molte persone sono costrette a cercare casa nei comuni limitrofi, perché non riescono più a sostenere i prezzi degli affitti in città».
Il Sunia pone inoltre l’attenzione sulle modalità di assegnazione degli alloggi di edilizia popolare. Il sindacato chiede che i bandi vengano predisposti per ambito territoriale, e non esclusivamente per singolo Comune.
«In questo modo – spiega il sindacato – se una persona non riesce a ottenere un alloggio nel Comune di residenza, potrebbe avere la possibilità di scegliere un’abitazione anche in un Comune confinante. Una gestione per ambiti consentirebbe di ridurre il rischio che alcuni alloggi rimangano vuoti mentre, nello stesso territorio, ci sono famiglie che aspettano una casa».
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