Prima della protesi esistono molte terapie


Il dottor Alessandro Geraci, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ortopedia e Traumatologia degli ospedali di Montebelluna e Castelfranco Veneto e direttore del Dipartimento Chirurgico, ha illustrato il percorso di cura dell’artrosi, una delle patologie croniche più diffuse e tra le principali cause di dolore articolare e limitazione dei movimenti, soprattutto con l’avanzare dell’età. Lo specialista ha spiegato come oggi la protesi articolare non rappresenti l’unica soluzione possibile, ma sia l’ultima fase di un percorso terapeutico che prevede numerose alternative per rallentare l’evoluzione della malattia e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

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Nel corso dell’incontro, il dottor Geraci ha inoltre gentilmente invitato a osservare direttamente una procedura in sala operatoria all’ospedale di Montebelluna, dove è stato possibile assistere alle diverse fasi di un intervento di protesi al ginocchio. Un’esperienza che ha permesso di vedere da vicino la complessità e la precisione necessarie in un’operazione chirurgica che viene valutata solo nei casi in cui i trattamenti conservativi non risultino più sufficienti.

“La protesi è l’ultima soluzione, oggi esistono molte terapie per rallentare la malattia”, sottolinea il dottor Geraci, evidenziando come ogni paziente debba essere seguito attraverso un percorso personalizzato.

“L’artrosi è una malattia degenerativa, cronica ed evolutiva delle articolazioni – spiega il dottor Geraci –. Nel tempo provoca un’alterazione della cartilagine, dell’osso sottostante e dei tessuti che circondano l’articolazione. Proprio perché si tratta di una patologia progressiva, è fondamentale individuare il trattamento più adeguato in base allo stadio della malattia e alle caratteristiche della persona”.

Non esiste infatti una terapia uguale per tutti. Anche in presenza dello stesso grado di artrosi, le scelte possono cambiare in base all’età, allo stato generale di salute, alle eventuali patologie associate, allo stile di vita e alle esigenze quotidiane del paziente. L’obiettivo dello specialista è costruire un percorso personalizzato, valutando non solo l’articolazione interessata, ma la persona nel suo complesso.

L’artrosi interessa circa il 20% della popolazione italiana e colpisce soprattutto le persone anziane: oltre l’80% degli individui sopra i 70 anni presenta segni radiografici della patologia. Tuttavia, non è una condizione legata esclusivamente all’età avanzata. Può manifestarsi anche nei soggetti più giovani, soprattutto dopo traumi articolari, microtraumi ripetuti dovuti ad attività lavorative o sportive, predisposizione genetica oppure sovrappeso, che aumenta il carico sulle articolazioni accelerandone il consumo.

Un ruolo fondamentale è svolto dalla prevenzione dell’artrosi. Mantenere un peso adeguato, praticare attività fisica regolare e sviluppare una buona muscolatura permette infatti di proteggere le articolazioni e ridurre il sovraccarico meccanico. Anche il controllo delle patologie metaboliche e reumatiche contribuisce a preservare la salute articolare.

Quando compaiono i primi sintomi, il percorso terapeutico inizia generalmente con terapie conservative. Possono essere utilizzati farmaci antinfiammatori e antidolorifici, sempre sotto indicazione medica e per periodi limitati. La diagnosi viene effettuata principalmente attraverso la radiografia, mentre esami più approfonditi come la risonanza magnetica vengono richiesti solamente in casi selezionati.

Tra le possibilità disponibili rientrano anche le infiltrazioni articolari con farmaci antinfiammatori o acido ialuronico, utilizzato per migliorare la lubrificazione dell’articolazione e contribuire alla riduzione dei sintomi. Negli ultimi anni ha trovato spazio anche la medicina rigenerativa con il plasma ricco di piastrine (PRP), una tecnica che può essere presa in considerazione soprattutto nei casi in cui il danno alla cartilagine non sia ancora troppo avanzato.

“Il trattamento deve essere valutato caso per caso – precisa il dottor Geraci –. Non tutte le persone con artrosi hanno bisogno dello stesso approccio e spesso è possibile controllare la malattia per lungo tempo senza arrivare all’intervento chirurgico“.

Solo quando il dolore diventa invalidante e l’articolazione risulta gravemente compromessa si prende in considerazione la sostituzione protesica del ginocchio. L’intervento osservato direttamente in sala operatoria a Montebelluna rappresenta una delle procedure più frequenti nei casi di artrosi avanzata e permette di sostituire le superfici articolari danneggiate con una componente artificiale, con l’obiettivo di recuperare funzionalità e ridurre il dolore.

“La protesi non è il punto di partenza, ma quello di arrivo di un percorso terapeutico – evidenzia il dottor Geraci –. Prima di arrivare all’intervento valutiamo tutte le possibilità disponibili e decidiamo sempre in base alle condizioni cliniche del paziente”.

L’età anagrafica non rappresenta l’unico criterio per stabilire se un intervento sia indicato. A determinare la scelta sono soprattutto lo stato generale di salute, la presenza di eventuali patologie concomitanti e la capacità della persona di affrontare l’operazione in sicurezza.

Spesso vengono confuse, ma artrosi e artrite sono due condizioni differenti: l’artrosi è una malattia degenerativa legata al progressivo deterioramento delle strutture articolari, mentre l’artrite è caratterizzata da un’infiammazione dell’articolazione che può avere diverse cause, tra cui patologie reumatiche, infettive o autoimmuni. In alcuni casi, tuttavia, un’artrosi avanzata può determinare anche una componente infiammatoria.

Il consiglio finale è quello di non sottovalutare un dolore articolare persistente. Quando il fastidio diventa continuo, limita i movimenti o interferisce con le normali attività quotidiane, è importante rivolgersi al proprio medico di medicina generale, che potrà indicare gli accertamenti necessari e indirizzare il paziente verso una valutazione ortopedica specialistica.

Intervenire precocemente permette infatti di individuare la terapia più appropriata e, in molti casi, di rallentare l’evoluzione dell’artrosi, migliorando la qualità della vita e ritardando il ricorso alla chirurgia protesica. Un intervento precoce permette infatti di individuare la terapia più appropriata e, in molti casi, di ritardare o evitare il ricorso alla chirurgia.

(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
(Articolo, foto e video di proprietà di Dplay Srl)
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 Mihaela Condurache

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