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Lo sfratto di una donna di 87 anni dalla casa di Madrid in cui aveva vissuto per tutta la vita sta animando proteste in tutta la Spagna, riportando al centro della discussione politica la crisi abitativa e la speculazione immobiliare.
María del Carmen Abascal, che tutti chiamano Maricarmen, è stata sfrattata mercoledì dopo una battaglia legale durata otto anni: ha un’invalidità riconosciuta del 50 per cento, è stata portata fuori dal suo appartamento in barella ed è ora ricoverata in ospedale, in osservazione per gli effetti dell’ansia e dello stress causati dallo sfratto. Per lei c’erano state mobilitazioni di piazza, con manifestazioni e tentativi di blocco dello sfratto di fronte alla sua abitazione, ma anche ipotesi di mediazione politica ed economica da parte dello stato, che l’impresa proprietaria dell’appartamento ha rifiutato.
Maricarmen Abascal portata fuori in barella dopo lo sfratto a Madrid, il 23 settembre 2026 (EPA/FERNANDO VILLAR)
Abascal è diventata il simbolo di un problema diffuso nelle maggiori città spagnole, dove gli inquilini di lungo corso faticano a pagare affitti che in questi anni sono molto aumentati, e che ora a volte superano gli interi stipendi o pensioni. Il mercato immobiliare di città come Madrid e Barcellona è fortemente influenzato da fondi immobiliari che acquistano palazzi o appartamenti sfruttando il costante aumento dei prezzi, facendo grossi profitti dalla rivendita o dagli aumenti degli affitti.
Il primo ministro Socialista Pedro Sánchez ha definito lo sfratto una «tragedia sociale» e ha accusato il governo locale di Madrid, di centrodestra, di non aver fatto nulla per rispondere all’emergenza.
La presidente della regione di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, del Partito Popolare, ha minimizzato l’accaduto, definendolo «niente più che uno dei 25mila sfratti» attuati in Spagna ogni anno.
Maricarmen Abascal viveva in un appartamento di via Sainz de Baranda, nel quartiere Retiro di Madrid, che prende il nome dal Parque del Retiro ed è una delle zone centrali diventate di maggior pregio nella capitale spagnola. La sua famiglia si era trasferita lì nel 1956. Il contratto di affitto era stato firmato dal padre, che era morto pochi anni dopo. Il contratto era quindi passato alla madre, e alla sua morte, nel 2005, a Maricarmen. I proprietari di casa sono cambiati due volte, e ad Abascal all’inizio degli anni Duemila era anche stato proposto l’acquisto dell’appartamento, ma lei non se lo poteva permettere.
Vicini di casa osservano le proteste per lo sfratto di Maricarmen Abascal (Luciano Lima/Getty Images)
I problemi sono cominciati nel 2018, quando il fondo Urbagestión comprò l’appartamento per 240mila euro (oggi ha un valore stimato di tre-quattro volte tanto). Urbagestión è un’azienda fondata nel 2005 da due soci, che si occupa di gestione, amministrazione e compravendita immobiliare: il suo capitale sociale è inferiore a 300mila euro, ma possiede ormai decine di appartamenti, anche se non ci sono dati certi. Si descrive come una “piccola-media impresa” e ha fatto causa a un’associazione di inquilini che l’aveva definita un «fondo avvoltoio», cioè speculativo.
In Spagna una legge del 1985 stabilisce che gli affitti stipulati prima di quell’anno, e definiti “vecchi affitti”, possano essere aumentati solo secondo parametri stabiliti dalla legge e legati di fatto all’inflazione. Quei contratti durano per tutta la vita degli inquilini e possono essere passati ai parenti prossimi. Una seconda legge, del 1994, limita a uno il passaggio di intestatario del contratto di “vecchi affitti”: il secondo passaggio è possibile solo per due anni, a meno che il subentrante abbia un’invalidità superiore al 65 per cento.
Nel 2018 Abascal pagava circa 450 euro al mese di affitto, con una pensione di 1350: Urbagestión le alzò l’affitto a 2.650 euro, abbassando poi le richieste a 1.650 euro dopo l’inizio di un’azione legale.
Abascal non aveva le risorse per pagare né la prima cifra né la seconda. La società presentò una domanda di risoluzione del contratto. Il contenzioso legale è durato otto anni, con sentenze diverse nei vari gradi di giudizio: il Tribunale supremo, l’organo giudiziario di più alto livello in Spagna, a marzo ha infine dato ragione a Urbagestión, in base alla legge del 1994.
Prima c’erano stati altre tre tentativi di sfratto, bloccati dai tribunali. Mercoledì è stato invece completato, nonostante da giorni si fossero radunate sotto l’abitazione di Abascal centinaia di persone per provare a impedirlo. Intorno all’una del pomeriggio polizia e assistenti sociali sono entrati in casa ed è stata concessa un’ora ad Abascal per raccogliere le proprie cose.
Negli ultimi mesi lo stato aveva provato ad acquistare la casa attraverso l’ente pubblico CASA 47, ma l’offerta era stata rifiutata da Urbagestión. L’azienda non aveva nemmeno risposto all’offerta di una donna rimasta anonima – i media spagnoli la definiscono una “nota scrittrice” – di pagare l’affitto inizialmente richiesto, di 2.650 euro al mese, per tutta la vita di Abascal.
Le proteste sotto l’abitazione della presidente della regione di Madrid Isabel Díaz Ayuso, il 23 settembre 2026 (Aaron Heredia/ZUMA Press Wire)
Prima e dopo lo sfratto ci sono state proteste e manifestazioni in varie città della Spagna.
A Madrid una delle maggiori si è svolta vicino all’abitazione della presidente della regione, Isabel Díaz Ayuso. Ma i manifestanti hanno accusato anche il governo di Sánchez di non fare abbastanza, nonostante la risposta alla crisi abitativa e all’aumento dei prezzi fosse un punto centrale del suo programma. Il governo presenterà la prossima settimana un progetto di legge che vuole rendere più difficili gli sfratti per le persone vulnerabili, prorogare gli affitti in scadenza per due anni e rendere più rigide le regole per gli affitti brevi.
Non è detto però che la legge passi: il governo di Sánchez non ha una maggioranza parlamentare stabile e l’approvazione delle singole leggi si basa sul sostegno o sull’astensione di alcuni partiti regionali, fra cui Junts. Junts è il partito indipendentista catalano di Carles Puigdemont, con cui la collaborazione è sempre più complessa e che sul tema ha posizioni più vicine a quelle dei proprietari di casa. A febbraio una legge simile non passò proprio perché Junts votò con l’opposizione.
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