Carcere Quegli avvocati che se ne occupano


Enrico Costantini, membro della Commissione carcere, spiega la situazione di Montorio

( Antonella Traina ) L’avvocato Enrico Costantini è uno dei referenti interni della Commissione carcere della Camera penale veronese, «un’associazione, senza scopo di lucro, -spiega- che riunisce la maggior parte degli avvocati che pratica il diritto penale a Verona. Nel 2025, gli iscritti erano 167. Opera a livello distrettuale e aderisce all’UCPI, l’Unione delle Camere Penali Italiane. E’ nata negli anni ’80 per tutelare il diritto di difesa e il giusto processo, monitore, con la Commissione carcere, le condizioni di vita dei detenuti e il rispetto dei diritti umani negli istituti di pena e promuove iniziative pubbliche di sensibilizzazione sul carcere».

Proprio la settimana scorsa, dal 23 al 29 settembre, gli avvocati penalisti di Verona, insieme ai colleghi di tutt’Italia, hanno incrociato le braccia. Al centro il caso Perugia e la violazione del colloquio avvocato-assistito nonchè il diritto di difesa.
Dietro queste iniziative non una rivendicazione di categoria, ma la denuncia di una situazione carceraria al collasso. Anche i legali veronesi lamentano il sovraffollamento delle carceri, nella fattispecie quello di Montorio, ma anche i permessi che restano al palo e i rapporti sempre più difficili con la magistratura di sorveglianza.

«La Magistratura di sorveglianza è quella che si occupa delle persone dopo la condanna, cioè dal momento in cui l’imputato viene dichiarato colpevole del reato ascrittogli, si distingue da quella ordinaria, che ha il compito di amministrare la giustizia e istruire i processi – spiega Costantini -. Quella di sorveglianza invece controlla come viene eseguita la pena dopo che la condanna è diventata definitiva. Non giudica la colpevolezza di una persona ma vigila affinchè la pena rispetti la legge e i diritti umani e cerca di favorire il reinserimento sociale».

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Enrico Costantini

Il magistrato di sorveglianza, un giudice unico, monocratico, che lavora a livello provinciale, compie visite nell’istituto penitenziario di competenza, incontra e parla coi detenuti e ne controlla le condizioni di vita. Ma decide anche su richieste come la liberazione anticipata, i permessi o il lavoro fuori dal carcere, inoltre ascolta le lamentele dei detenuti contro le decisioni disciplinare del carcere. Cose che faticano a concedere e proprio per questo spesso c’è scontro con i penalisti.

Il carcere deve rieducare ai fini del reinserimento in società

«Il compito del carcere è quello di rieducare il condannato e di favorirne l’inserimento sociale una volta scontata la pena, – continua Costantini – ma la magistratura penale ha spesso un atteggiamento molto duro nei confronti dei detenuti, ma non solo a Verona, in tutta Italia»

Come referente della Commissione carcere veronese Costantini ha un punto di vista privilegiato per osservare e monitorare la situazione della struttura penitenziaria veronese, quella di Montorio.
« Verona è un caso critico, Montorio è al 164-189% di capienza. Non oso immaginare quale possa essere stata la vita dei detenuti con i picchi di caldo che ci sono stati questa estate- spiega – La struttura poi è, di per sé, fatiscente, molte attrezzature non funzionano. I detenuti hanno problemi a fare il bucato perchè le lavatrici non funzionano e quest’estate, nonostante i picchi di caldo hanno potuto fare solo una doccia in più rispetto a quelle previste»

Apprezzamento per la direttrice Maria Grazia Bregoli

Nonostante le difficoltà con la magistratura di sorveglianza, gli avvocati della camera penale veronese lodano l’operato della direttrice, Maria Grazia Bregoli. «Il carcere ha come obiettivo il reinserimento sociale del condannato e la direttrice Bregoli ha dato nuovamente impulso alle attività che lo favoriscono».

Carcere Montorio 1Carcere Montorio 1

Anche Costantini pone l’accento sui progetti scolastici e sulle attività lavorative a cui partecipano i detenuti. «Diversi anni fa erano coinvolti molti detenuti – specifica – poi c’è stato un calo ma ora, con la dottoressa Bregoli, tutte queste attività hanno avuto una netta ripresa».
«Il recupero è fondamentale per eviare le recidive ma, purtroppo, la società esterna non è molto sensibile e non comprende molto questo concetto». E la scarsa sensibilità verso i diritti dei detenuti i penalisti veronesi la imputano anche ai magistrati di sorveglianza
«restii a concedere misure alternative, permessi premio e questo non è certo di aiuto contro il problema del sovraffollamento».

Il presidente della Camera Penale veronese, Stefano Gomiero, ricevuto dal CSM

Atteggiamento che ha portato all’astensione che si è svolta nei giorni scorsi, a livello nazionale, indetta dopo quella locale, qui a Verona, lo scorso giugno che ha portato a un primo ma significativo risultato.
«Il nostro presidente, Stefano Gomiero, è stato convocato da Consiglio Superiore della Magistratura per illustrare i motivi dell’astensione e esporre i problemi che noi abbiamo sempre denunciato – continua Enrico Costantini – Anche solo la convocazione è stato un bel traguardo e, a seguito di questa iniziativa, ci sembra che ci sia un atteggiamento diverso da parte della magistratura di sorveglianza».

All’inizio del mese c’è stato il tavolo sul carcere con Stefania Zivelonghi, assessore alla sicurezza del Comune di Verona. «Per la prima volta hanno partecipato tutti e tre i magistrati che rappresentano la magistratura di sorveglianza e non solo il loro rappresentante, anche questo è un progresso»
Un altro problema che i penalisti evidenziano riguarda i detenuti con patologie di vario genere. «Il carcere è un luogo di detenzione, non un luogo jolly dove collocare chiunque. – specifica Costantini – Ci sono detenuti borderline e, nel caso di situazioni patologiche, sarebbe meglio che queste persone venissero collocate in strutture attrezza a trattarli ».

Sono numerose le iniziative intraprese degli avvocati della Camera penale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema carcere e sulla vita di chi ci vive. Ad esempio reading di poesie composte dai detenuti, foto che illustrano la crudezza della vita carceraria esposte in tribunale. Sempre in tribunale hanno adibito un cartellone a Carta suicidi «perchè è giusto che tutti vedano e si rendano conto dell’esistenza e della gravità di questo problema». Una delle prossime, chiamata “Celle in piazza”, sarà l’allestimento, in una piazza di Verona, di una vera e propria cella per far vedere alle persone comuni cosa vuol dire vivere in un ambiente come quello di una cella minuscola e sovraffollata.

Proprio Costantini aveva proposto di far visitare il carcere anche ai giudici della magistratura ordinaria, quella che si occupa di processare ed eventualmente condannare le persone ritenute colpevoli. «Quando commini una pena devi essere consapevole che non hai a che fare con numeri e sarebbe importante che tutti capissero cosa vuol dire infliggere, ad esempio, una reclusione di sette anni in un penitenziario».


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