Al Ridotto del Teatro Caos l’incontro promosso da Incontriamoci con la presidente di Magistratura Democratica: CAS, protezione speciale, narrazione pubblica e futuro demografico di una comunità con tre centri di accoglienza. La marginalità irregolarità e assenza di percorsi di integrazione possono alimentare proprio quell’insicurezza che si vorrebbe contrastare.
Si è svolto venerdì 2 ottobre, al Ridotto del Teatro Caos di Chianciano Terme, l’incontro pubblico «Legalità, sicurezza e immigrazione: possono stare insieme?», promosso dall’associazione Incontriamoci con il patrocinio della Città di Chianciano Terme. Ospite Silvia Albano, presidente di Magistratura Democratica e giudice della sezione immigrazione del Tribunale di Roma.
Il presidente di Incontriamoci ha ricordato che il tema è sentito anche a livello locale, in un Comune con tre centri di accoglienza e dove si incontrano molti richiedenti asilo. Nel suo saluto la sindaca Grazia Torelli, ha rivendicato l’impegno assunto – a partire dalla scelta della istituzione di una delega specifica – in contrapposizione a chi pensa di risolvere legalità, sicurezza e immigrazione con la demagogia.
Le migrazioni come dato strutturale
Albano è partita dalla particolarità di una comunità di circa settemila abitanti con tre CAS. Ha richiamato gli italiani del Sud emigrati al Nord negli anni Cinquanta e Sessanta in cerca di lavoro: le migrazioni, ha osservato, sono un dato strutturale che non si riesce a fermare. Per lei l’insicurezza è anche la minaccia della guerra e la questione climatica, temi di cui si parla troppo poco. Il bisogno di camminare in sicurezza riguarda tutti e non è solo un problema di stranieri.
Repressione e sicurezza
La magistrata ha messo in discussione l’idea che repressione e sicurezza vadano insieme. Dopo sette decreti sicurezza, ha detto, gli stranieri delinquono meno degli italiani; i reati diminuiscono da qualche decennio, mentre aumentano le fattispecie penali e le pene. Il nodo, a suo giudizio, è la marginalità sociale: le carceri sono piene di stranieri senza tetto e malati.
Le politiche migratorie degli ultimi anni sono state definite criminogene perché spingono le persone nelle mani della criminalità. Oggi non è possibile regolarizzare uno straniero; i migranti pagano i trafficanti, secondo una logica di domanda e offerta, e l’unica strada resta la richiesta di asilo.
Dall’accoglienza diffusa ai CAS
Albano ha ricordato il passaggio da un modello di accoglienza gestito dagli enti locali a uno in cui i CAS sono diventati la regola e non una prima fase di passaggio. L’accoglienza garantiva italiano, formazione, supporto psicologico e servizi; oggi i migranti restano senza nulla da fare per tutta la giornata. Il contenzioso, ha aggiunto, è aumentato del trecento per cento.
Ha poi ricordato che il permesso straordinario di soggiorno (la protezione speciale) era convertibile in permesso di lavoro e che oggi non è possibile il ricongiungimento familiare. Nella prassi gli stranieri devono chiedere la protezione, ma servono un anno e mezzo o due anni per ottenere un appuntamento e il permesso di soggiorno. Le persone restano così «perennemente sotto ricatto», spesso per strada. Non si è inoltre in grado di rimpatriarle. Si sta creando, ha detto, una «bomba», un circolo vizioso che produce più insicurezza e marginalità. Serve una nuova narrazione.
Albano ha posto anche una domanda: perché non si cambia strada? Arrivano nuovi migranti mentre i giovani italiani se ne vanno, perché si smantella la ricerca e si resta precari a vita. Sul piano generale ha ricordato che, se i diritti non sono per tutti, diventano privilegi, e che se si smantellano i diritti universali nessuno può stare tranquillo, con riferimento anche alla Corte internazionale di giustizia e all’Onu.
Il territorio
Cloro Bombagli, consigliera delegata, intervenuta a nome del comune ha sottolineato che a Chianciano Terme il tema non riguarda solo i circa 250 ospiti dei CAS, ma anche chi ne è uscito, e che la legislazione non aiuta. Ha denunciato la strumentalizzazione per cui sembra che la crisi degli alberghi nasca dai migranti e ha ricordato quanto sia difficile la cura della comunità. Albano ha indicato la strada di creare comunità, con esperienze e iniziative di socialità e volontariato.
Il dibattito
Un intervento ha descritto la «assurdità» di un sistema che obbliga i migranti a un percorso senza alcun riconoscimento: l’accoglienza si riduce a un letto e a un pasto, mentre servono integrazione e autonomia. Alcuni ragazzi, è stato ricordato, stanno comprando casa. Albano ha aggiunto il caso dei minori non accompagnati, che a diciotto anni vengono messi in strada: l’umanità è un dovere di solidarietà, e la disumanità non è soltanto anticostituzionale ma alimenta l’insicurezza e «ingrassa» la criminalità.
Nel dibattito è stato sostenuto che il tema va riprogettato: con questi processi demografici il sistema è destinato a collassare e l’immigrazione è una componente decisiva del futuro. Nella globalizzazione gli europei sono diventati marginali e serve tornare ad avere «l’occhio lungo».
Irene ha chiesto come tutelare questi ragazzi, sostenerli nelle ansie e nell’instabilità, e come dialogare con polizia e questura. Albano ha indicato la via di protocolli e intese per evitare una pioggia di ricorsi, ricordando che gli sbarchi diminuiscono. Lucia ha riferito che gli avvocati non riescono a parlare con la questura, proponendo appunto un protocollo.
Teresa ha chiesto che fine abbiano fatto gli investimenti in Albania. Albano ha risposto che il progetto era destinato a fallire, come era stato fatto presente, e che la responsabilità è stata poi attribuita alla magistratura.
Guido ha ricordato che nei CAS c’è il coprifuoco e che molti ragazzi lavorano e non hanno una famiglia alle spalle. Marcello ha richiamato la dimensione politica della percezione, il ruolo del volontariato e il tema dei ricongiungimenti familiari. Riccardo ha osservato che non si parla di violenza sulle donne e che esiste una comunità poco visibile, quella cinese.
Sul nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, in applicazione dal 12 giugno 2026, Albano ha detto che spinge a destra ma prevede contrappesi, come l’orientamento legale gratuito e alcuni spazi di garanzia dei diritti, richiamando la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Ha osservato inoltre che esiste un sistema che si nutre delle irregolarità.
Cambiare la narrazione
Il tema della narrazione ha attraversato tutta la serata. Bombagli ha denunciato la strumentalizzazione per cui sembra che la crisi degli alberghi nasca dai migranti. Teresa ha osservato che la narrazione prevalente è strumentale e ha chiesto perché non ne possa esistere una positiva, notando che chi difende gli immigrati si trova in imbarazzo. Riccardo ha aggiunto che quella su Chianciano è identica a quella che si racconta in tutta Italia e risponde a un interesse. Guido ha invitato a comunicare in modo diverso, ricordando che chi si incontra in giro non è ospite dei CAS e che molti lavorano.
Albano ha chiuso sullo stesso punto: c’è bisogno di una nuova narrazione, perché quella dominante alimenta il circolo vizioso tra politiche restrittive, marginalità e insicurezza.
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