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Ben trovati agli ascoltatori di Radio Radicale ben trovati con questo appuntamento settimanale dedicato alla rassegna stampa sui temi della giustizia oggi e il 2 ottobre 2026, iniziamo a leggere i giornali di questa settimana, come oramai facciamo da tempo, partendo dalle notizie che provengono dal mondo delle carceri e dalle notizie che riguardano più in generale il tema delle carceri perché davvero la situazione oramai come scrive, Fulvio Fulvi sull’Avvenire,
È una situazione per effetto della quale le carceri sono davvero allo stremo, ci sono 20.000 detenuti in più della capienza effettiva.
66.000 detenuti, per appunto circa 46.000 posti e questa situazione non è tollerabile da da da da da tutte le carceri praticamente italiane, provengono grida di aiuto e il grido di dolore, e a volte tutto questo esita come è accaduto questa settimana.
A Pisa, in una ennesima rivolta dei detenuti, così diciamo qualche titolo di giornale.
E
Nell’ambito di una protesta innescata appunto dai detenuti del carcere Don Bosco.
Di Pisa, vediamo che cosa è successo e vediamo perché questa settimana diciamo in modo diretto o indiretto, ci sono interventi della opposizione sul tema, sul tema delle carceri e.
Mentre da parte del governo sostanzialmente nulla si muove, anzi, c’è una corsa al giustizialismo securitario becero, dal nostro punto di vista, che non fa che aggravare non solo le condizioni di detenzione, ma anche, diciamo, le prospettive di sicurezza delle persone che in carcere non sono perché questo è un carcere appunto che produce,
Criminalità.
Fiorenza, dentro e fuori le celle, per quanto riguarda invece le notizie che riguardano più in generale il tema della giustizia, diciamo che riscontriamo oramai da qualche tempo l’assenza, dopo diciamo, la bocciatura referendaria della riforma che aveva in animo di.
Modificare di riformare il sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura, tra le altre cose, oltre che il disciplinare, diciamo della appunto dei dei dei magistrati, dopo quella bocciatura, sostanzialmente la politica.
E il Parlamento è fermo riguardo tutti quei provvedimenti che appunto meriterebbero, invece di essere discussi per cercare di riportare anche il servizio giustizia.
A standard di maggiore qualità ed efficienza, e invece no, i giornali sono pieni, praticamente questa settimana di una vicenda della quale rivendichiamo di non occuparci, cioè la vicenda tutta mediatica e anche un po’grottesca, per molti versi incomprensibile, se non per.
Diciamo la la la
Gli effetti che può avere evidentemente su un pubblico attratto da questo tipo di notizie parliamo di Garlasco chiaramente, una vicenda non differente da decine e decine di altre.
Che si consumano nel silenzio per i tribunali italiani, ma che questa volta diciamo, ha innescato una appunto.
Una ossessione, potremmo dire mediatica e praticamente il mainstream.
Dell’editoria italiana si posiziona anche sulla carta stampata, esattamente sulle stesse frequenze, su cui è posizionato il main stream televisivo.
Quindi non c’è molto, segnaleremo, diciamo qualche caso che sommessamente riteniamo decisamente più importante, anche più evocativo, diciamo, di determinati approcci da parte della magistratura inquirente rispetto a certi fatti, a certe indagini e allora questa settimana non è propriamente una notizia giudiziaria.
Ma la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, sulla quale evidentemente morte andrebbero fatte indagini, che invece la magistratura.
Di Siena non ha ritenuto di dover fare perché, appunto per la magistratura di Siena, nonostante gli esiti della Commissione parlamentare d’inchiesta, che evidentemente escludono anche con supporti, come dire tecnico, scientifici il fatto che David Rossi possa essersi gettato dalla finestra nell’ambito di un gesso suicidiario ecco,
E l’esclusione del suicidio appare evidentemente.
è chiara agli occhi di qualsiasi persona normodotata, ma.
Per la procura di Siena nel corso di tanti anni, invece, la versione dei fatti, nonostante appunto tutte le decine e decine di indicazioni di segno contrario per la procura di Siena, di.
Dicevamo, si tratta di suicidio e la situazione da un punto di vista giudiziario è ferma in questo modo, poi c’è una sentenza che diciamo a è interessante ed è importante anche da un punto di vista, come dire dell’assetto ordinamentale, anche post referendario ed è la sentenza che la Corte di Cassazione questa settimana ha depositato la motivazione della sentenza con la quale la Corte di Cassazione ha annullato le condanne nei confronti dei pubblici ministeri, Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro di Milano che, nell’ambito del processo,
Eni Nigeria avevano sostanzialmente omesso di depositare.
Delle prove che poi sono state ritenute decisive prodotte evidentemente.
Dalla difesa e conosciute, in modo anche abbastanza casuale dalle difese, sono state depositate e hanno portato alla soluzione di quegli imputati, questi elementi erano a conoscenza dei pm, che però avevano messo come dire di comunicarli al tribunale e erano stati processati per questo.
Essendo pubblici ministeri a Milano dal tribunale di Brescia erano stati condannati in primo e in secondo grado, poi a prima dell’estate la Corte di Cassazione, invece, aveva annullato le condanne, ora sono state depositate le motivazioni che hanno suscitato.
Reazioni diverse prospettiva bizzarra quella della Corte di Cassazione, secondo Ermes Antonucci sul foglio del 1 ottobre, prospettive invece che chiarisce.
Secondo Simona Musco sul dubbio del 2 ottobre,
Quan to, quanta quanto falsa sia stata la campagna referendaria, prospettare appunto in chiave di unicità delle carriere, la posizione del pubblico ministero, come diciamo assimilabile a quella del giudice, ricorderanno i più attenti almeno alla campagna referendaria, come si sbandierava il principio della cultura della giurisdizione del pubblico che avrebbe e che dovrebbe unire chi accusa e chi giudica nell’ambito dell’unica carriera o,
Come appunto si sbandierava la locuzione per la quale il pubblico ministero deve essere è in effetti il primo giudice dell’indagato, ecco, Simona Musco, invece evidenzia come tutto questo, secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, non sia affatto vero.
Perché la Corte di Cassazione sostanzialmente dice che non verrà alcun obbligo per i pubblici ministeri che sono parti del processo come accusatori?
Di appunto presentare elementi a favore degli imputati, insomma, chi accusa fa il suo mestiere accusando.
E cercando di ottenere la condanna e poi ci dovrebbe essere, ci dovrebbe essere il giudice terzo ed imparziale slegato dal Pubblico Ministero, almeno quanto dovrebbe essere slegato dalla difesa, e da questa posizione di terzietà e imparzialità dovrebbero giudicare.
Sappiamo che invece, appunto, non sempre funziona così, con buona pace degli indagati prima degli imputati, poi, e quindi di quei milioni di cittadini italiani che, da questa prospettiva, dalla prospettiva degli indagati degli imputati sono sotto processo in questo Paese, vedremo tutto vedremo questo vedremo anche una intervista un articolo più che un’intervista.
Dell’avvocato Gaetano Pecorella sul dubbio che ritorna sul tema.
Delle intercettazioni nei confronti degli avvocati, partendo da quanto accaduto al presso il carcere di Perugia, 4 sale colloqui.
Tra A appunto quattro sale colloqui
Destinate ai colloqui tra avvocati e detenuti,
Infestate di cinici è la morte del processo e del diritto di difesa, dice Gaetano Pecorella, gli chiede un intervento del governo, è che avanza anche una precisa denuncia affinché vengano perseguiti in sede penale gli autori di questo di queste condotte.
Diciamo presso il carcere di Perugia, ma partiamo, partiamo dal carcere, come dicevamo e partiamo dalla rivolta dei detenuti.
Al carcere di Pisa.
Don Bosco scrive su questo Damiano Aliprandi anche questa mattina è una rivolta che corre su TikTok.
Questo è il titolo perché effettivamente, almeno durante le prime fasi della rivolta, c’era sostanzialmente una diretta social su Tik Tok, il che dà conto.
Di quanto siano presenti illegalmente nelle carceri italiani I cellulari, nella disponibilità dei detenuti, e.
Partendo proprio da questa diretta una decina di detenuti nella notte tra mercoledì e giovedì scrive Damiano Aliprandi in questo articolo si sono barricati nel Secondo reparto giudiziario del carcere, Don Bosco di Pisa, una protesta che è durata ore fuori dai cancelli, si radunavano familiari e amici dei reclusi una protesta che è rientrata alle prime luci dell’alba.
Dopo una trattativa condotta dai negoziatori della polizia penitenziaria arrivati da Roma, 4 detenuti che sono stati individuati, come i responsabili di aver incitato questa rivolta, sono stati trasferiti e nei loro confronti scrive Damiani grandi, molto probabilmente scatterà il nuovo reato di rivolta in carcere.
Introdotto dal governo Meloni, che evidentemente le rivolte non le evita questo reato.
Questo nuovo reato, per il per effetto del quale?
Questi quattro detenuti rischiano, come dire, di dover allungare la loro pena fino a ulteriori otto anni di reclusione, la scintilla, stando al racconto dei detenuti scrive Damiano Aliprandi risale al giorno prima, quando la direzione li avrebbe fatti uscire dalle celle per un paio d’ore con motivazioni.
Diciamo non vere e al rie.
Tre detenuti avrebbero trovato.
Le cellule, anche qui infestate di microspie, da qui praticamente la diretta sullo smartphone, la denuncia pubblica.
Laddove questi detenuti hanno rivendicato il loro diritto a non essere spiati e il diritto di poter parlare.
Liberamente mentre sono in cella, senza il timore di essere intercettati
Questo dicevano sostanzialmente nella diretta social i detenuti del carcere di Pisa, chiedendo di parlare con la direttrice Alice Lazzaro 8. Questi detenuti hanno anche denunciato di essere stati picchiati con The Mancarelli Manganelli, nessuna fonte ufficiale, però, ha confermato o smentito le versioni.
Gennarino De Fazio, segretario generale della UIL.
Della polizia penitenziaria ha riferito che i de de detenuti avevano versato olio sul pavimento per impedire agli agenti di entrare, ha puntato il dito sul cellulare, introdotto e usato in barba ai divieti, ricordando come, mentre a Napoli Secondigliano si magnificano i risultati ottenuti con l’impiego di jammer l’abbiamo ne abbiamo parlato la scorsa.
L’ultima, l’ultima puntata di questa rubrica, mentre appunto a Napoli si magnificano i risultati di questa iniziativa, a Pisa si consumano tumulti in diretta Tik Tok e una diretta che, Damiano Aliprandi scrive, è stata seguita anche da Nadia, Di Rocco presidente dell’associazione Quei bravi ragazzi Family che ha rivolto appelli perché la situazione non degenerasse e,
Ma quei detenuti aggiunge Nadia Di Rocco, hanno detto cose che non si possono comunque ed in ogni caso archiviare nel corso della diretta hanno parlato di igiene carente, di visite mediche difficili da ottenere, di farmaci che non arrivano perfino di casi di scabbia, sono parole dei detenuti e la Di Rocco chiede che vengano anche queste verificate dalle autorità competenti se una persona detenuta,
Argomenta la Di Rocco.
Denuncia di non riuscire ad avere cure farmaci in condizioni igieniche adeguate noi tutti non possiamo limitarci ad ascoltare e poi voltare le spalle, e da qui la Di Rocco lancia un appello al ministro della Giustizia e al Ministro Nordio.
Affinché ascolti ciò che sta accadendo prima che sia troppo tardi, sulla scabbia, sul fatto che dentro il carcere, Don Bosco giri la scabbia scrive Damiano Di Grandi un riscontro esterno esiste ed è precedente alla rivolta, poiché il 18 settembre Laura Antonelli, avvocata della Camera penale divisa appunto aveva riportato all’esterno al mondo esterno la circostanza per cui diversi detenuti,
Custoditi presso il carcere, Don Bosco di Pisa, risultavano affetti appunto da scabbia in quella occasione tutta l’Unione, la la Camera penale di Pisa, aveva ricordato che in quel carcere, dall’inizio dell’anno ci sono stati 68 atti di autolesionismo, 23 e tentati suicidi.
Ci sono 36 i reclusi affetti da problemi da problemi psichiatrici e ci sono appunto le cimici nel muro, ma che le condizioni del carcere di Pisa, Don Bosco, siano sostanzialmente anche qui fatiscenti.
Lo si sapeva già da tempo, niente di nuovo, niente di tutto questo è il nuovo, scrive Damiano Di Grandi già nel lontano 2016 10 anni fa, Rita Bernardini, uscendo dal Don Bosco, lo aveva descritto come un carcere letteralmente dimenticato da tutti, costruito negli anni 30 e mai interessato da alcuna opera di.
Ristrutturazione da alcuna opera edilizia, un carcere dove oggi ci sono 118 persone in più di quelle che dovrebbero esserci, perché sono 303 i detenuti su 185 posti e a fronte di 153 istanze di detenzione.
Si ricorda come solo il 28 di queste stanze sia possibile farsi la doccia, condizioni quindi veramente da bestie, cioè i detenuti di questo carcere sono tenuti come non sarebbe consentito, stando alle norme del nostro ordinamento, a chiunque di detenere neppure le bestie ma appunto lo stato così invece si prende cura dei suoi detenuti altri numeri su questo carcere 182 sono gli agenti effettivi su 220 che,
Diciamo,
220 di previsione della della pianta organica, una situazione questa, nel carcere di Pisa, che ricordo ancora, Damiano Alibrandi.
Si è aggravata a seguito della decisione del Gip di Firenze Alessandro Moneti del 28 maggio scorso, di sequestrare sette sezioni del carcere di Sollicciano in quanto luoghi del tutto insalubri.
E chiosa in al termine del pezzo, Damiano alle grandi chi è stato tolto dalle celle che un giudice ha ritenuto insalubri a Sollicciano è stato spostato qualche decina di chilometri più in là in un carcere che era già pieno oltre ogni misura, il problema di fatto non è stato risolto ma ha solo cambiato indirizzo e di questo parla di questa rivolta che viene citata.
In questa settimana, anche in un articolo del Corriere della Sera, ma di questa rivolta scrive anche il manifesto con Eleonora Martini, sempre nelle edizioni di questa mattina, a pagina 2.
E il Manifesto sottolinea le condizioni terrificanti e disumane del Don Bosco, di Pisa, peggio di Sollicciano, se questa denuncia pubblica.
Se questa è la denuncia pubblica del manifesto, il governo, diciamo quel che sa dire rispetto a queste vicende di far scontare la pena al nei propri Paesi, ai detenuti stranieri e diciamo il la la, la.
La reazione, appunto, in ambienti di governo nel momento in cui si è appresa di questa protesta, è stata quella di rilanciare l’espulsione forzata dei detenuti stranieri, quindi una PdL che comunque ferma.
E che dovrebbe essere, diciamo, messa sui binari parlamentari che prevede il trasferimento nei Paesi d’origine degli immigrati extra Unione europea con condanne definitive superiori ad un anno come modalità ordinaria di esecuzione della pena e al Don Bosco ci ricorda Eleonora Martini ci sono appunto 60 il 60% dei detenuti è straniero.
Parla anche di questa rivolta
Il carcere di Pisa.
Fanfani
E che è stato anche il
Garante dei detenuti
Della locale
Basta una scintilla, dice Fanfani e parte la protesta, questo perché il sistema è al collasso.
Questo è il commento del garante dei detenuti della Toscana Giuseppe Fanfani, ex deputato del Partito Democratico ex componente del Consiglio superiore della magistratura, un sistema al collasso descritto da Giovanni Jacobazzi sul.
Sul Riformista e citando l’episodio specifico di questa rivolta durata una notte nel carcere di Pisa, riprende, diciamola il racconto del mondo carcerario complessivo, anche avvenire con Fulvio Fulvi nelle carceri 66.000 detenuti serve un piano complessivo, carceri allo stremo, carceri, allo stremo,
Crescono ancora le presenze oltre 20.000 detenuti in più rispetto ai posti realmente disponibili tra carenze di agenti e calo delle attività di reinserimento, l’emergenza aumenta e noi ricordiamo sempre che questa emergenza dietro le sbarre è un’emergenza che produce effetti.
Molto negativi anche fuori le sbarre, perché poi questi detenuti escono prima o poi dalle carceri e quando escono dopo aver subito un periodo di detenzione.
Come quelli che raccontiamo ogni settimana da questa rubrica, escono con il master in An criminalità ed anche, diciamo, con un animo non certo rabbonito, escono ai margini della società e quindi tornano, nella misura dell’80%, a commettere reati che poi fanno aumentare, come dire l’allarme sul tema sicurezza e diciamo, è questo circolo vizioso che produce però,
Appunto consenso elettorale, perché sono anni che il bombardamento mediatico?
Su queste, su sulla?
Falsità concettuale, per cui è il carcere a dare più sicurezza, è appunto ha prodotto oramai i suoi i suoi effetti sulla.
Diciamo manipolazione delle del pensiero delle.
Della maggior parte delle persone è un esempio, un esempio proprio plastico di quanto stiamo dicendo è, per esempio, il l’intervento del ministro degli Esteri, in realtà con la casacca di leader di Forza Italia.
E questa settimana non sappiamo proprio da dove possano essere uscite certe parole dalla bocca del ministro degli Esteri che si dichiara na appunto, leader di una formazione garantista e liberale, e però nella rincorsa praticamente all’ultimo voto di coloro che,
Chiedono maggiore sicurezza Tajani si è lasciato sfuggire o meglio si è lasciato sfuggire, ha affermato che secondo lui Colp occorre colpirne uno per educarne 100 di delinquenti come buttandoli in galera, serve molta più rigidità da parte della magistratura, una magistratura che, secondo Tajani e lassista,
E una magistratura che, secondo Tajani, non porta sufficienti, non porta a sufficienza le persone in in carcere, non tutti la pensano come Tajani, anzi vediamo, vedremo che poi ci sono degli interventi in questa settimana di Walter Verini e anche di.
Matteo Renzi, però, tra i non tutti la pensano come Tajani igiene, innanzitutto la Commissione europea perché la Commissione europea e di questo scrive?
Il professor Oliviero Mazza sul dubbio del 1 ottobre per la Commissione europea ci sono troppi abusi
In relazione all’applicazione della custodia cautelare in carcere, sostanzialmente l’Europa accusa i giudici e che cosa scrive la Commissione europea, con riferimento non specifico al caso Italia, ma in generale, diciamo con riferimento specifico a tutti i Paesi dell’Unione europea, però giustamente il professor Mazza evidenzia,
Me le censure mosse dalla Commissione europea sono ben note a al sistema, al sistema Italia, la libertà è la teoria, in Europa il carcere è la prassi, il garantismo europeo è solo sulla carta.
I sistemi normativi nazionali leggiamo dal dal pezzo del professor Oliviero, Mazza che appunto scrive commenta e racconta il rapporto della Commissione del 23 settembre, che misura il rapporto, che misura l’attuazione della raccomandazione numero 681 del 2023 sulla custodia cautelare e sulle condizioni di detenzione, ebbene, questo rapporto evidenzia come i sistemi normativi nazionali sono complessivamente, in termini appunto teorici,
Ed astratti, conformi ai principi della raccomandazione, ma nella pratica il riposo, il ricorso alla custodia cautelare resta eccessivo, cioè in altri termini le regole ci sono, ma manca la volontà e il coraggio di applicarle, soprattutto.
Diciamo che quindi, come effetto ultimo, manca.
L’applicazione di queste enormi pale, che ne sia la motivazione, è questo scrive Oliviero Mazza, sia pur mascherato da un perfetto stile burocratico il già accusa che riguarda i e che la Commissione rivolge ai giudici europei.
In Europa vige una presunzione in favore della libertà di chi è sottoposto a processo, da cui deriva l’esigenza che sia rigorosamente dimostrata la necessità della custodia cautelare, anche alla luce delle possibili alternative, il principio tuttavia non trova applicazione in misura soddisfacente e il rapporto denuncia un notevole scarto fra il quadro normativo dei Paesi europei e la prassi più in generale.
Si registra un preoccupante iato fra il dettato della legge e la sua applicazione pratica, con riferimento ad almeno quattro profili.
Quattro profili che giustamente scrive Oliviero, Mazza dice fanno riferimento appunto a tutti i Paesi europei, ma ci ricordano
In modo chiaro e netto quel che è la situazione italiana e la situazione che viene denunciata da più parti e da più tempo riguardo, appunto, all’applicazione delle misure cautelari personali detentive in Italia e quali sono questi quattro profili il primo.
Le misure, appunto, alternative al carcere, anche in fase di custodia cautelare sono sottoutilizzate o per carenza di mezzi tecnici, di controllo o per carenza di domicili adeguati, e quindi questo fa registrare poi una disparità di trattamento fra chi è inserito nella società e quindi disporre appunto di un domicilio adeguato per esempio e chi invece non disponendo né poiché vive ai margini della società è costretto come dire al carcere e questo è un problema italiano ed europeo la seconda il secondo profilo,
Che invece viene ivi che che pure viene evidenziato in questa in questo rapporto della Commissione europea.
è un qualcosa di ben noto alla prassi italiana, su cui spesso si sono anche innescate polemiche e dibattiti, una situazione spesso e volentieri denunciata anche dall’Unione delle camere penali, quindi dagli avvocati penalisti italiani.
Ed è una censura che vediamo essere comune.
Anche ad altri Paesi europei, cioè la motivazione apparente dell’autorità giudiziaria per levare la libertà, le persone.
Quindi c’è un richiamo preciso da parte della Commissione europea questa prassi di.
Motivare con motivazioni apparenti provvedimenti cautelari, un difetto che rischia di crescere in modo esponenziale, argomenta Oliviero, Mazza con l’utilizzo ormai diffuso dell’intelligenza artificiale in ambito giudiziario, più di preciso, la denuncia della Commissione europea è quello dell’utilizzo da parte dei giudici di formule standard zii standardizzate e,
Appunto, spesso utilizzate con il sistema del copia incolla sul tema, in particolar modo della pericolosità.
È la terza censura, è quella che riguarda un diritto di difesa che, nonostante sia ben assestato nell’ordinamento europeo e nei singoli ordinamenti nazionali dei Paesi europei, di fatto anche qui.
Vive uno scarto e lo vedremo poi anche con le intercettazioni degli avvocati, nel carcere di Perugia vive uno scarto, diciamo sul sul tema della concreta realtà, un diritto di difesa che non risulta pienamente garantito nei Paesi europei e dunque anche U.
In in in Italia e infine, la necessità tutta mediatica politica da parte della magistratura di trovare il consenso sociale.
Quella di sostanzialmente
Trasformare la custodia cautelare in una pena in una pena a anticipata queste sono le censure che, appunto la Commissione europea ha poi mosso ai sistemi diciamo e alle prassi nazionali riguardo alla conformità dell’agire di questi.
Paesi rispetto alla raccomandazione sulle condizioni di detenzione e sulla custodia cautelare e come dire, agganciando la lo scorrere della nostra rassegna stampa a questa notizia possiamo passare a leggere appunto.
Quel che è stato scritto questa settimana da Matteo Renzi sul dubbio ovviamente il.
Come dire, l’occasione è la presentazione del suo del suo libro Matteo Renzi, l’Italia dopo Giorgia Meloni, quando c’era lei, questo è il titolo della fatica letteraria di Matteo Renzi, che dedica qualche riga, qualche pagina del suo libro, anche alla condizione delle carceri e celle inumane scrive Matteo Renzi in questo libro ma siamo la terra di Beccaria o siamo la terra di Del Mastro, si domanda appunto l’ex presidente del Consiglio leader di Italia, Viva la destra di Giorgia, è una destra giustizialista, come abbiamo visto a Bibbiano e nelle vicende che hanno riguardato gli avversari politici. È ora che tutta la sinistra scelga il
Garantismo e è appunto poi il pezzo.
Che il Dubbio pubblica è un pezzo estratto appunto dal libro e che riguarda la situazione delle carceri, con dei numeri, che peraltro.
Sono già vecchi in che senso, che sono riferiti al 30 giugno 2026, ma siccome abbiamo visto e sappiamo che il numero dei detenuti aumenta di circa 800 unità al mese, diciamo che i numeri del 30 giugno arrivati al 2 ottobre sono numeri vecchi, è molto, è molto superati.
Che però, appunto, noi troviamo nel libro di Matteo Renzi, che questa settimana è in compagnia anche di un altro esponente, diciamo della sinistra.
Il dem, Walter Verini, il carcere non sia una clava elettorale, l’appello di Walter Verini, smettiamola di usare la sicurezza come clava per far campagna elettorale, il carcere non sia propaganda, questo articolo di Walter Verini è agganciato alla presentazione di un altro lavoro letterario, questa volta,
È del professor Glauco Giostra professore di Procedura penale, già professore di Procedura penale all’università, la Sapienza e il libro il romanzo di Glauco Giostra, se fioriscono le spine edizione Menabò è un romanzo che appunto parla di carcere.
E ricorda Walter Verini, come
Il libro che è stato presentato anche da lui grazie all’invito di Rita Bernardini Giordano fatali della Fondazione Campus Montecitorio, una presentazione che ha visto la partecipazione anche di Fabio Binelli, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Francesco Petrelli, presidente dell’Unione delle camere penali, Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva e Gianni Alemanno che appunto ha vissuto una esperienza,
Di detenzione, terminata non da molto tempo presso il carcere di Rebibbia, ecco, tutti questi erano alla presentazione del libro di Glauco, Giostra che racconta in modo realistico, crudo, vero ma anche ricco di umanità, amore e dolcezza.
La realtà della del, anche la realtà del carcere e
E Walter Verini, appunto, lancia un appello a tutta la sinistra di come dire occuparsi di più del del di di questi temi e lancia un appello invece al governo di non fa propaganda sulla pelle dei detenuti.
Nell’articolo di Walter Verini non troviamo un riferimento alle responsabilità politiche del Partito democratico quando con Orlando, ministro della Giustizia ha affossato il l’enorme.
E qualitativamente importantissimo lavoro.
Prodotto dagli stati generali sull’esecuzione della pena, che appunto volle il ministro Orlando.
Qualche anno fa è stata, diciamo, in un momento in cui si è andati più vicino alla possibilità di riformare appunto l’ordinamento penitenziario, il carcere e cercare di ricondurlo, diciamo, ad una dignità che ha perso del tutto e con essa, evidentemente, anche lo Stato italiano iper condannato come diceva Pannella come delinquente abituale.
Dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e diciamo quello è stato il tentativo in cui si è andati più vicino ad una riforma, però, appunto, c’è una grandissima responsabilità politica, perché poi si arrivò in prossimità tanto per cambiare della competizione elettorale e siccome parlare di carcere in termini diversi rispetto a quelli,
Appunto, utilizzati dal mainstream giornalistico al, diciamo, al seguito della politica di destra non porta voti allora anche il Partito democratico, ben pensò in quella occasione di chiudere in un cassetto i risultati di quel lavoro e oggi i risultati si vedono in anche in queste carceri perché insomma chi governa ha delle responsabilità politiche e diciamo i frutti del lavoro del governo quando sono buoni sono buoni quando sono cattivi, appunto non non è giusto comunque nascondergli.
E con questo abbiamo terminato la pagina del carcere molto lunga questa settimana, ma perché diciamo, potremmo dire, per assenza di altri argomenti seri sugli altri giornali, appunto?
Sostanzialmente occupati quasi quotidianamente dalla dal caso Garlasco, con interviste a tutti gli avvocati al generale Garofano ha, diciamo, a commentatori del.
Televisivi qualcosa di molto, di molto deprimente, almeno per chi legge per voi e invece vediamo qualche altra appunto notizie, allora l’abbiamo citata all’inizio ne scrive la Repubblica.
Nell’ambito delle indagini, non della magistratura, ma della Commissione parlamentare d’inchiesta si è arrivati a una svolta insomma, questi sono sempre i titoli dei nostri giornali, comunque l’articolo di Andrea Vivaldi Rossi, svolta dalla perizia almeno GRM Biesse, picchiato, non fu suicidio, ma omicidio.
E gli esperti nominati dalla Commissione parlamentare hanno svolto un esperimento giudiziale, per cui si è potuto.
Abbiamo potuto verificare le compatibilità.
Delle lesioni riscontrate sul corpo del povero del povero David Rossi, con appunto una colluttazione, poi un.
Un lancio sostanzialmente dalla finestra effettuato da altri e non da se stesso trascinato e messo fuori dalla finestra da più persone trattenuto e poi lasciato accadere, lasciato cadere c’erano tutti gli elementi per comprenderlo, anche senza esperimenti giudiziali bassi.
Pensare alle fotografie delle lesioni riportate sulle braccia,
Di Davide Rossi, chiaramente, appunto, compatibili con l’azione di terzi prima di.
Appunto, trattenimento del de del peso morto al di fuori della finestra e poi appunto con il, con il lancio sostanzialmente del del corpo, ma anche l’orologio rotto, insomma tanti elementi che facevano comprendere
Già prima di questa iniziativa, che il suicidio rimane l’ipotesi assolutamente più improbabile per per quella morte.
Vedremo se poi la magistratura intenderà far tesoro di queste di queste, di queste conclusioni dell’attività della Commissione parlamentare d’inchiesta o se.
Come spesso accade, sostanzialmente non avendo, diciamo delle responsabilità.
E non avendo la?
Necessità di dover rispondere ad alcuno, la magistratura è possibile che vada per la sua strada.
è anche questo uno dei temi dell’irresponsabilità dei magistrati e.
Invece, poi affrontiamo l’argomento delle intercettazioni degli avvocati, perché questa settimana, a proposito delle garanzie, del diritto di difesa, delle censure, della Commissione europea, parliamo di Stato italiano, non parliamo di altri Stati, non parliamo della Russia, non parliamo di.
Stadi che comunemente noi siamo abituati a ritenere come liberticidi, ecco, in Italia nel 2026 c’è stato un carcere dove le sale colloqui Days, le sale, destinate ai colloqui tra avvocati e detenuti, sono stati infestati di cimici, cosicché per diverso tempo gli ascoltatori della polizia giudiziaria hanno praticamente potuto acquisire informazioni notizie ascolti su tutto quello che diciamo il rapporto tra difensore e assistito un rapporto che in altri,
In A in altri tempi si sarebbe detto sacro, ma che oggi non è più così evidentemente, e Gaetano Pecorella.
L’avvocato Gaetano Pecorella evidenzia come tutto questo rappresenti la morte del processo e del diritto di difesa.
Lo spunto dell’articolo di Gaetano Pecorella deriva da una risposta del ministro della Giustizia ad una interrogazione avanzata, diciamo, su questo tema che, ricordiamolo, la scorsa settimana ha motivato una astensione di cui evidentemente la maggior parte delle persone non sono neanche state informate dal mainstream dell’informazione televisiva e della carta stampata ma la scorsa settimana dal 23 al 29 tutti gli avvocati penalisti italiani si sono astenuti dalle udienze per denunciare non solo le,
Condizioni delle carceri, ma anche questa incredibile vicenda degli avvocati intercettati indiscriminatamente dentro il carcere di Perugia e c’è stata, dicevamo, un’interrogazione di Zanetti né di Maggi e.
E c’è stata la risposta del ministro, le ragioni.
Addotte dal ministro perché evidentemente recepite dai responsabili di questa iniziativa e poi trasferite al Parlamento sono definite da Gaetano Pecorella assolutamente assurde, era stata disposta la intercettazione di un avvocato con il cliente perché indagato di un grave reato, tuttavia, il carcere di Perugia.
A quattro sale colloqui e quindi si è pensato bene di intercettare tutte le sale contemporaneamente, non conoscendosi preventivamente, in quale sarà l’avvocato inquisito, avrebbe incontrato il proprio assistito e qui Gaetano Pecorella scrive.
Il ministro non dice e forse non si è chiesto chi abbia avuto questa bella pensata, eppure qualcuno deve pure averlo deciso e per la sua decisione deve essere chiamato a rispondere anche in sede penale, scrive Gaetano Pecorella, il ministro non sa e lo dichiara quanto intercettazioni sono state effettuate,
E nei confronti di quali avvocati, né se sono state trascritte da chi e ancora, se questa era la ragione, perché non disporre quattro distinte intercettazioni e attivare solo quella che riguardava il colloquio dell’avvocato inquisito dal racconto del ministro, si capisce che il numero enorme delle intercettazioni è dipeso dal fatto che con la presenza dell’avvocato inquisito venivano attivate le intercettazioni di tutte e quattro le stanze?
E quindi è chiaro che non era il target, solo l’avvocata inquisito, perché se l’avvocato inquisito è in una stanza, perché intercettare tutte e quattro le stanze?
Ma dice Gaetano Pecorella, con un filo di ironia, possiamo stare tranquilli, il ministro ci assicura che le intercettazioni non sono state trascritte né utilizzate, e vorrei vedere che gli operatori, gli operanti in questa situazione
Avessero anche ufficialmente trascritto le intercettazioni abusive e le avessero anche utilizzate in qualche atto giudiziario giudici, pubblici ministeri, polizia giudiziaria, scrive Pecorella, non sono così sprovveduti da documentare, intercettazioni illecite nei confronti degli avvocati, salvo che si arroghino il diritto.
Di porsi tranquillamente al di sopra della della legge, anche se non è difficile.
Scrive amaramente Pecorella trovare tanti esempi di questa specie, cioè di giudici, pm e pg Casey.
Pongono sostanzialmente al di sopra della legge e ricorda che l’inutilizzabilità di queste intercettazioni abusive, come tra virgolette sanzione processuale, non basta perché il giudice.
Non può dimenticare ciò che ha appreso attraverso l’intercettazione abusiva, benché non lo possa scrivere né utilizzare.
E a proposito dell’agire della autorità giudiziaria, veniamo allora al l’aggressione della sentenza della Cassazione sui pm di Eni Nigeria, dicevamo in apertura della trasmissione, come ben sa Antonucci abbia scritto un pezzo sul Foglio il 1 ottobre 2026 dove denuncia come in questa sentenza cela Celi non è questo il titolo comunque cela una logica di casta per la Suprema Corte, i pm De Pasquale e Spadaro non hanno nascosto prove favorevoli agli imputati, anche perché la scelta di non depositare le chat che dimostravano palesemente
L’inattendibilità dell’accusatore di eni venne avallata dai dirigenti della procura di Milano, una prospettiva bizzarra, secondo Ermes Antonucci, una lettura diversa invece viene fornita da Simona Musco sul dubbio a proposito, appunto del motivazioni della sentenza con la quale la Corte di Cassazione ha annullato le condanne nei confronti dei pm De Pasquale e Spadaro e il pm non è il primo giudice dell’indagato spaziati spazzati via i miti del referendum per la Suprema Corte.
La decisione di non acquisire il materiale indicato, come è favorevole alle difese, derivò da una valutazione discrezionale e non non integro il reato di rifiuto d’atti d’ufficio perché evidentemente la logica della corte, appunto non è tra gli atti dovuti per l’ufficio ricoperto dal pubblico ministero quello di dover portare all’attenzione dei giudici elementi anche a discarico dei loro indagati o imputati.
È utile premettere che l’oggetto del processo sono le parole virgolettate.
Della premessa con cui la Cassazione ha annullato appunto, la condanna ricorda. Simona Musco e vediamole queste parole della Suprema Corte, è utile premettere che l’oggetto del processo non attiene alla valutazione della generale correttezza del comportamento dei due ricorrenti, ovvero del dovere non negoziabile di lealtà e di imparzialità del pubblico ministero ma non ogni eventuale violazione del dovere di correttezza integra di per sé un reato. Questo è, diciamo, la premessa
Della motivazione della Corte di Cassazione, che quindi sostanzialmente dice i due ricorrenti.
Possono anche essere venuti meno alla loro, al loro dovere di lealtà e di imparzialità. Questo down può avere un rilievo dal punto di vista deontologico, ma evidentemente non tutti le violazioni dei doveri di imparzialità e di lealtà poi integra una fattispecie di reato. Secondo la Suprema Corte, il deposito della presunta prova di un complotto contro i vertici Eni scrive Simona Musco, imputati nel processo istruito da De Pasquale e Spadaro. Non era un atto dovuto, ma un’attività che implicava aperte virgolette parole della Cassazione dedicate valutazioni discrezionali proprie del pubblico ministero titolare del processo De Pasquale e Spadaro valutarono il materiale inviato dal collega Paolo Storari, decisero di non acquisirlo e rimisero la questione ai vertici della Procura di Milano e il procuratore dell’epoca Francesco Greco e la giunta Laura Pedio, che di fatto avallarono questa scelta. E in questa interlocuzione che viene definita fisiologica, e nella valutazione tecnica risiede l’assenza di un rifiuto che sia penalmente rilevante, dunque conclude, diciamo, porta a ad effetto poi il ragionamento. Simona Musco, dunque il pm, una parte del processo penale che sostiene l’accusa davanti al giudice, pur dovendo agire secondo legalità, imparzialità. Per questo l’articolo 358 gli impone di compiere accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini, un dovere inteso in senso lato. Però, non essendoci sanzioni in caso di inosservanza e ogni elemento favorevole alla difesa non diventa automaticamente un atto da depositare nella sua rilevanza, può essere imposta dall’esterno. Infatti, la regola di condotta di compiere accertamenti su fatti e circostanze, anche a favore della persona sottoposta alle indagini,
Non non è una regola, diciamo, garantista, nei confronti dell’indagato dell’imputato così per come è stata da sempre interpretata dalle dalla giurisprudenza, ma piuttosto è una regola di condotta che dovrebbe servire a pm per non fare brutte figure in dibattimento, sostanzialmente cioè per evitare imputazioni azzardate prima ancora del deposito il pm riprendiamo a leggere,
Valutare in modo autonomo e responsabile la pertinenza di unità e congruenza del materiale. Solo con l’effettiva acquisizione sorge l’obbligo di deposito, un’attività incoercibile, incomprimibile. Un’opzione investigativa non diventa un atto dovuto solo perché un altro magistrato ritiene utile quel materiale. L’imparzialità del pm, dunque, non coincide con la neutralità del giudice. Il giudice terzo, il PM, no, esattamente il presupposto teorico dei sostenitori della separazione delle carriere, dunque la narrazione del PM come difensore del cittadino o quasi giudice che è servita durante la campagna referendaria a difendere l’unicità delle carriere e l’omogeneità culturale delle toghe, è un qualcosa che evidentemente non esiste
In realtà, nell’ordinamento definitivamente consacrata alla figura del pm parte e basta, la battaglia sulla separazione era giusta, commenta il dubbio il togato del Csm Andrea Mirenda, altro che primo giudice che incontra il cittadino ai cittadini durante il referendum è stata raccontata una colossale balla sul vero ruolo del pm conclude Andrea evidente e con questo concludiamo anche noi perché siamo andati,
Ci scusiamo oltre il tempo consentito e allora un buon proseguimento con l’ascolto degli altri programmi di Radio Radicale e non ci risentiamo la prossima settimana.
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