In Spagna, avere un lavoro non garantisce più di poter accedere a una casa. Il rincaro degli immobili e degli affitti negli ultimi anni, ben superiore all’andamento dei salari, rende difficile sia il pagamento di un mutuo sia la possibilità di risparmiare per affrontare la spesa dell’anticipo.
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È un divario che colpisce soprattutto – ma non solo – i giovani e le famiglie con redditi bassi e medi e che, nelle ultime settimane, ha riportato il tema dell’accesso alla casa al centro del dibattito sociale e politico, al punto che il presidente Pedro Sánchez ha scelto di anticipare le elezioni generali di fronte all’impossibilità di far approvare al Congresso una serie di misure urgenti per rispondere al malcontento che si avverte nelle strade.
“Il problema è fondamentalmente strutturale”, dichiara a “Euronews” Rafael Pampillón, cattedratico di Economia applicata all’Università San Pablo-CEU di Madrid, che riconosce che l’attuale divario tra salari e l’elevato costo di affitti e mutui “rende difficile accedere a una casa” e sottolinea che “avere i soldi per l’anticipo non basta“.
Secondo i dati (fonte in spagnolo) dell’Istituto nazionale di statistica (INE), i prezzi delle abitazioni sono aumentati dell’84,6% tra il 2015 e il 2025, mentre i salari medi annui lordi sono cresciuti del 27,85% tra il 2015 e il 2024, fino a raggiungere 29.540 euro. I salari concordati nella contrattazione collettiva sono aumentati di circa il 27% nello stesso periodo.
Il divario persiste ancora oggi. I prezzi delle case sono cresciuti del 12,2% su base annua nel secondo trimestre del 2026, a fronte di incrementi salariali medi tra il 3% e il 4%, secondo i dati citati dal Ministero del Lavoro. Il costo della casa aumenta a un ritmo che i redditi da lavoro non riescono a seguire.
Un recente studio (fonte in spagnolo) di Oxfam Intermón, presentato la settimana scorsa, avverte che la spesa per la casa ha fatto impennare il tasso di povertà lavorativa fino al 15,49%, pari a circa 770.000 persone in tutto il Paese. Secondo il rapporto, una persona su tre che lavora e affitta a prezzo di mercato vive in povertà dopo aver pagato l’affitto. Il tasso raggiunge il 34,08% rispetto al 10,22% tra chi paga un mutuo e al 7,95% tra chi ha già la propria casa pagata.
“Gli sfratti sono il volto più estremo della crisi abitativa, ma non l’unico”, sostiene (fonte in spagnolo) il responsabile di abitazione, lavoro e politiche sociali di Oxfam Intermón, Alejandro García-Gil. “Esiste un’altra realtà meno visibile: persone che lavorano e riescono a malapena a pagare la casa ogni mese, ma che, dopo averlo fatto, non dispongono di redditi sufficienti per sostenere una vita dignitosa”.
L’affitto, una spesa che rende più difficile comprare casa
Il problema non riguarda solo il prezzo di acquisto. Secondo l’ultimo rapporto (fonte in spagnolo) annuale della Banca di Spagna, quattro famiglie su dieci che vivono in affitto sostengono un onere finanziario eccessivo, destinando più del 40% del proprio reddito al pagamento dell’affitto. Nelle grandi città e nelle zone maggiormente colpite dal turismo, la pressione sui prezzi aggrava ulteriormente le difficoltà.
“A questi problemi di accesso contribuisce il fatto che i prezzi delle abitazioni siano cresciuti più del reddito delle famiglie, il che ha aumentato lo sforzo necessario e ha irrigidito le condizioni per comprare una casa in Spagna in misura maggiore che nelle grandi economie europee“, si legge nel documento.
L’affitto crea anche una barriera per chi aspira a comprare una casa. Sebbene in alcuni casi una rata del mutuo potrebbe risultare più sostenibile di un canone mensile, mettere insieme il denaro necessario per ottenere un prestito diventa sempre più complicato quando una parte sostanziale dello stipendio viene destinata al pagamento dell’affitto, spiega Pampillón, che ribadisce che “avere i soldi per l’anticipo non basta”.
“Una busta paga consente di affrontare i pagamenti mensili, ma comprare una casa richiede un anticipo elevato per l’acquisto di un appartamento, per il quale è necessario disporre di un risparmio considerevole”, spiega il docente, anche dottore in Scienze economiche e aziendali all’Università di Barcellona e MBA presso l’IESE. “Più tempo serve per mettere insieme l’anticipo, più anni si continua a pagare l’affitto”.
Con un prezzo medio delle abitazioni di circa 200.000 euro, chi compra ha bisogno di circa 60.000 euro per coprire l’anticipo e le spese legate all’acquisto. Senza capacità di risparmio, approfondisce Pampillón, spesso l’aiuto della famiglia è l’unico modo per “spezzare questo circolo”. “Chi ne è privo deve percorrere una strada molto più lunga. Così, il patrimonio familiare – unito a pensioni generose – assume un peso crescente nelle opportunità dei figli”, si rammarica.
In questo senso, la difficoltà a emanciparsi riflette una disuguaglianza crescente tra chi può contare su risorse familiari e chi dipende esclusivamente dalla propria busta paga. Dal 2008, la quota di famiglie che non dispongono di un’abitazione di proprietà è aumentata del 45%, come riporta (fonte in spagnolo) l’Indagine sulle condizioni di vita dell’INE.
Un problema strutturale che va oltre i salari
Il calo delle retribuzioni durante la crisi, il più lento recupero salariale e l’ingresso dei fondi di investimento nel mercato immobiliare hanno contribuito ad ampliare questa distanza. A ciò si aggiunge la scarsità di offerta: tra il 2021 e il 2025 si è accumulato un deficit stimato di circa 750.000 abitazioni, secondo la Banca di Spagna. Nel 2025 si sono formati circa 225.000 nuclei familiari, mentre sono state completate circa 92.000 nuove case.
Nonostante l’impatto di questo divario, molti esperti avvertono che lo scarto tra redditi e casa non si risolverà unicamente con aumenti salariali. “Si è sempre ritenuto che il lavoro fosse il miglior strumento contro la povertà e questa analisi dimostra che lavorare non è sufficiente”, osserva García-Gil riferendosi allo studio di Oxfam Intermón.
La Commissione europea è molto netta nel suo diagnostico (fonte in spagnolo) sulla situazione del settore: “Il settore abitativo in Spagna si trova ad affrontare sfide strutturali profondamente radicate. Il mercato immobiliare spagnolo presenta un grave squilibrio tra offerta e domanda, cui si somma la mancanza di un patrimonio sostanziale di abitazioni a prezzi accessibili e sociali, comprese le opzioni di affitto sociale”.
Di fronte all’attuale situazione, i sindacati CC.OO. e UGT hanno deciso di proclamare uno sciopero generale di 24 ore per il prossimo 11 novembre, con lo slogan “salari, casa, prezzi”, con cui sperano di canalizzare il malcontento sociale che questa crisi sta generando in Spagna, soprattutto dopo lo sfratto (e la successiva morte) di Maricarmen, un’anziana di 87 anni deceduta all’inizio di ottobre dopo essere stata espulsa da casa sua pochi giorni prima.
“Nelle condizioni attuali non esiste salario né contratto collettivo che possa permetterci di accedere a una casa”, denunciava (fonte in spagnolo) di recente il segretario generale della UGT, Pepe Álvarez, in dichiarazioni ai media. “Non possiamo continuare a lungo con una situazione in cui è praticamente impossibile che l’immensa maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro Paese, con i salari che abbiamo, possa accedere a una casa, né in affitto né di proprietà“.
Entrambe le organizzazioni sindacali chiedono un aumento di almeno il 7% del salario minimo interprofessionale nel 2027, fino a superare i 1.300 euro in 14 mensilità. Tuttavia, Unai Sordo, segretario generale di CC.OO., riconosce i limiti delle politiche salariali di fronte all’aumento dei prezzi immobiliari.
“Non esiste politica salariale in nessun Paese al mondo in grado di affrontare la barbarie che rappresenta aumentare il prezzo della casa del 12% su base annua”, ha affermato il dirigente sindacale in un comunicato (fonte in spagnolo) datato 13 ottobre.
L’organizzazione propone di destinare almeno l’1% del prodotto interno lordo (PIL) annuo alla casa pubblica per un decennio e chiede misure per frenare la speculazione e contenere il rincaro degli immobili.
In questo senso, Pampillón chiede anche riforme che vadano ben oltre un semplice aumento dei salari, che, in ultima analisi, richiederebbe inoltre “imprese più produttive, investimenti e posti di lavoro che generino maggiore valore aggiunto”, e sottolinea che uno dei problemi principali è che “la domanda di abitazioni sta aumentando molto più rapidamente del tempo necessario per costruirle“.
“La politica economica deve intervenire sui salari, ma soprattutto sull’offerta di case”, sostiene il cattedratico. “Bisogna facilitare la costruzione dove esiste domanda: mettere a disposizione terreni edificabili, velocizzare le licenze, coordinare le infrastrutture e ridurre le pratiche burocratiche che aggiungono costi senza offrire una protezione effettiva”.
In ogni caso, su un punto sembrano concordare tutte le parti coinvolte – classe politica, sindacati, esperti e la maggioranza della popolazione –: la crisi della casa in Spagna è un problema strutturale, con poche soluzioni nel breve periodo e che richiede una pianificazione più ampia a lungo termine.
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