da abitudine e resistenza • Nove da Firenze


C’è un gesto quasi ipnotico nella quotidianità del supermercato: l’acquisto distratto di un pacco di pasta, la fretta di stipare in dispensa un sacchetto di plastica traslucido. La pasta fa così parte della nostra routine che rischiamo di darla per scontata. È divenuta un bene di consumo standardizzato, una merce da giudicare al centesimo di euro nelle corsie della grande distribuzione, spogliata della sua tridimensionalità culturale.

Eppure, basta deviare dai percorsi battuti dal consumo di massa per scoprire che dietro quel piatto si cela un universo di memoria, fatica e comunità. In occasione del World Pasta Day, alcuni paesi sui rilievi della Basilicata ribaltano la prospettiva: la pasta smette di essere una caloria quotidiana per trasformarsi in un manifesto di resistenza territoriale, in una palestra d’impresa per le nuove generazioni e in una cartina di tornasole per un’etica dei consumi.

Riconnettere la tavola alle sue radici profonde significa smettere di considerare il cibo come un prodotto e ricominciare a vederlo come il risultato di un patto tra uomo, terra e sapere artigianale.

Firenze, ieri sera. Nella vitalità del Mercato Centrale, il profumo avvolgente della farina di grano duro si fonde con il ritmo della musica, nell’ambito dell’evento “Pasta in musica”. Non si tratta di una semplice fiera folcloristica, ma del debutto nazionale di una coesione territoriale inedita coordinata dal Comune di Aliano insieme alle amministrazioni di Stigliano e Gorgoglione, con la collaborazione dell’Associazione dei Lucani a Firenze presieduta da Luigi D’Angelo.

La Montagna Materana è un “arcipelago di otto isole” incastonato nel cuore della Lucania — Accettura, Aliano, Cirigliano, Craco, Gorgoglione, Oliveto Lucano, San Mauro Forte e Stigliano. Un territorio di 645 chilometri quadrati (il 5,5% della superficie regionale) segnato da un’emorragia demografica drammatica: dai 26.287 abitanti del 1961 si è passati agli 11.515 attuali, un risicato 2% dell’intera popolazione lucana. Di fronte alla tentazione della resa, tre di questi borghi hanno scelto di superare i secolari campanilismi, sintetizzando le proprie vocazioni sotto il cappello del progetto d’area “I Sapori della Montagna Materana – dalla pasta alla comunità”.

L’alleanza ha portato a Firenze un mosaico agroalimentare integrato, raccontato direttamente attraverso la “Mappa dei Sapori”, i laboratori aperti “Dalla Pasta al Piatto” e il talk culturale “Il Buon Parlare”:

  • Aliano, capofila dell’iniziativa, ha schierato l’olio extravergine di oliva Majatica dei Calanchi, i peperoni cruschi e i suoi storici prodotti da forno;
  • Stigliano ha portato in dote la forza della sua prestigiosa e storica filiera cerealicola corta, la pasta artigianale, i salumi e le specialità dolciarie e da forno riconosciute De.C.O.;
  • Gorgoglione ha completato il quadro con la sua secolare arte norcina: Lucanica, soppressata, il tradizionale pezzente e i tipici Gliumuriell.

Come ha sottolineato Umberto Montano, fondatore e presidente del Mercato Centrale, accogliere questa rete significa dare voce a un patrimonio umano fatto di legame simbiotico con la terra. Un’unione che dimostra come l’isolamento geografico possa trasformarsi in forza contrattuale e attrattiva.

“Questo evento dimostra in modo tangibile che i piccoli comuni dell’entroterra lucano sanno fare sistema, superando i campanilismi per esportare un modello integrato di agroalimentare, cultura e accoglienza.” dichiara Carmine Nigro, Sindaco di Gorgoglione.

Nel corso della trasferta fiorentina ha fatto il suo esordio pubblico fuori dai confini regionali l’Accademia della Pasta Lucana Fatta a Mano, istituita ufficialmente il 4 agosto 2026 con sede ad Aliano e ispirata all’eredità culturale di tutti gli otto Comuni dell’alta collina materana. Nelle case lucane, lavorare la farina con l’acqua non è mai stato un semplice procedimento tecnico, ma un rito immateriale tramandato per generazioni dalle donne senza ricette scritte, guidato unicamente dall’intelligenza tattile delle dita e dalla memoria visiva.

Sulle madie di legno, le maestre pastaie danno forma a orecchiette, strascinati, fusilli al ferretto, cavatelli e lagane usando la rasolecchia — il caratteristico raschietto metallico tradizionale utilizzato sia per pulire la spianatoia sia per tagliare e calibrare l’impasto. Per impedire che questo sapere vada perduto. La tradizione manuale esce dalla teca del folklore e dal perimetro del museo per diventare un’opportunità d’impresa contemporanea. I giovani lucani, definiti dalla strategia territoriale “allenatori del paese”, vengono messi nelle condizioni di trasformare un sapere secolare in un mestiere competitivo e dignitoso, grado di affermarsi sia tra le vie di Aliano sia nei ristoranti di New York.

Il riscatto della Montagna Materana trova un solido ancoraggio finanziario e strategico nella Strategia Nazionale Aree Interne, che per questa specifica area ha attivato risorse complessive per 31.417.873 euro. La pianificazione parte da un dato geografico ineludibile: per raggiungere i centri urbani erogatori di servizi essenziali come Potenza, Matera o Policoro occorre guidare per almeno un’ora.

Anziché subire l’isolamento come una condanna, la Strategia ha scelto di capovolgerlo, definendo questi borghi “paesi-paesaggio” e trasformando la distanza in una risorsa rigenerativa. Il piano di rilancio comprende interventi ad alto valore immateriale e strutturale: In un’epoca saturata dall’iper-connessione e dalla frenesia metropolitana, il “margine” diventa centro: uno spazio privilegiato dove riscoprire la dimensione terapeutica della lentezza e la genuinità delle relazioni umane.

Se nei borghi della Basilicata si coltiva l’etica della produzione, sul versante degli acquisti quotidiani si gioca una partita altrettanto decisiva: quella della consapevolezza di chi consuma. Sul piano normativo, il quadro italiano garantisce una tutela importante: la proroga dell’obbligo di indicazione dell’origine del grano duro sulle etichette delle confezioni di pasta è stata confermata fino al 31 dicembre 2026. La salvaguardia del patrimonio enogastronomico si regge dunque su un equilibrio bilaterale: da un lato la responsabilità dei produttori nei territori d’origine nel mantenere viva la qualità e la memoria; dall’altro la vigilanza sulle pratiche commerciali e l’educazione a una spesa informata per i cittadini.

Dai laboratori artigianali del Mercato Centrale di Firenze fino al grande palcoscenico globale del World Pasta Day — che vede la sua massima assise mondiale fare tappa negli spazi di Fiere di Parma, in concomitanza con Cibus Tec, sotto la guida di Unione Italiana Food e International Pasta Organisation — il messaggio della filiera appare nitido. Il futuro del cibo italiano si gioca sulla capacità di far dialogare la tecnologia industriale con la tutela dei gesti manuali e la trasparenza dell’informazione.

L’esperienza della Montagna Materana dimostra che la valorizzazione delle radici non è un ripiegamento nel passato, ma un progetto politico, sociale ed economico per il futuro. Salvare la gestualità della pasta fatta a mano, fare rete tra comunità isolate e offrire opportunità d’impresa ai giovani significa ricucire il tessuto di territori che rischiavano l’estinzione, restituendo al contempo un’anima al cibo che portiamo in tavola ogni giorno.


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