Risparmio e imprese, il capitale italiano cerca una strada verso la crescita – LMF – LaMiaFinanza


Il confronto promosso da CASMEF Luiss e AIPB mette in luce il paradosso di un Paese ricco di risparmio, ma ancora povero di capitale di rischio. Tra le proposte: incentivi stabili, previdenza integrativa, micro-investimenti automatici e maggiore educazione finanziaria

L’Italia dispone di due grandi risorse che faticano ancora a incontrarsi: un tessuto produttivo diffuso, composto soprattutto da piccole e medie imprese, e una rilevante ricchezza finanziaria delle famiglie. Su questo divario si è concentrato l’incontro “Risparmio e impresa: nuove traiettorie per la crescita”, promosso a metà settembre dal Centro Arcelli per gli Studi Monetari e Finanziari della Luiss, con il sostegno di AIPB.

Approfondiamo qui alcuni dei punti salienti trattati.

Al centro del confronto, che ha riunito accademici, autorità di vigilanza, rappresentanti delle imprese e parlamentari, è stato presentato il rapporto CASMEF Luiss “Il capitale di rischio e la crescita economica in Italia e in Europa”. L’obiettivo è superare una lettura separata di risparmio e sistema produttivo, riconoscendo che la capacità delle imprese di investire, innovare e crescere dipende anche dalla possibilità di trasformare una parte della ricchezza privata in capitale paziente.

Il paradosso della liquidità

Le famiglie italiane possiedono oltre 6.000 miliardi di euro di attività finanziarie, ma circa 1.600 miliardi restano liquidi sui conti correnti e nei depositi. Meno dello 0,7% sarebbe invece investito direttamente nelle azioni quotate di imprese italiane. È il “paradosso del risparmio”: molta ricchezza disponibile, ma una quota ancora modesta destinata al capitale produttivo nazionale.

Anche la composizione dei portafogli riflette un atteggiamento prudente. La liquidità rappresenta il 36% delle attività finanziarie delle famiglie italiane, contro l’11% negli Stati Uniti; le azioni pesano appena il 3%, rispetto al 30% statunitense. La cautela protegge dalle oscillazioni immediate, ma nel lungo periodo può ridurre la capacità del patrimonio di difendersi dall’inflazione e partecipare alla crescita economica.

Il rapporto non suggerisce di trasferire indiscriminatamente i depositi verso investimenti rischiosi. La questione è distinguere la liquidità necessaria per le esigenze familiari da quella investibile con un orizzonte più lungo, attraverso strumenti diversificati, trasparenti e coerenti con il profilo di rischio del risparmiatore.

Imprese troppo dipendenti dal credito bancario

Dall’altro lato, molte imprese italiane continuano a finanziare lo sviluppo prevalentemente mediante debito bancario e autofinanziamento. L’apertura del capitale a investitori esterni, la quotazione, il private equity, i minibond e i club deal restano strumenti limitati o poco conosciuti, soprattutto tra le aziende di minori dimensioni.

Secondo l’analisi AIPB-Prometeia richiamata durante l’incontro, le imprese che diversificano le fonti finanziarie, aprono il capitale o pianificano per tempo la continuità aziendale presentano risultati di crescita mediamente migliori. Più di un imprenditore su tre, tuttavia, non avrebbe mai affrontato concretamente il tema della diversificazione finanziaria.

Aprirsi al capitale non significa soltanto raccogliere denaro. Richiede bilanci trasparenti, governance adeguata, competenze manageriali e disponibilità a condividere alcune decisioni strategiche. Per questo la responsabilità non può essere attribuita soltanto ai risparmiatori: occorre aumentare anche il numero delle imprese realmente “investibili”.

Venticinque miliardi potenzialmente attivabili

Angelo Camilli, vicepresidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco, ha stimato che destinando all’economia domestica l’1% dei risparmi oggi presenti su conti e depositi e il 2,5% delle risorse degli enti previdenziali si potrebbe generare un flusso vicino a 25 miliardi di euro.

La Legge di Bilancio 2027 potrebbe sostenere questo processo attraverso incentivi strutturali alla capitalizzazione, evitando però misure temporanee e regole soggette a frequenti modifiche. Servono inoltre mercati più accessibili, costi proporzionati per le PMI e una maggiore partecipazione di fondi pensione, assicurazioni e altri investitori istituzionali.

“È stato un grande onore partecipare al confronto promosso dal Centro Arcelli per gli Studi Monetari e Finanziari (CASMEF) della Luiss Guido Carli University, insieme ad AIPB – Associazione Italiana Private Banking, dedicato a due grandi risorse del nostro Paese: le imprese e il risparmio” dichiara Andrea Ragaini Vice Direttore Generale vicario di Banca Generali.

“Due mondi che devono sviluppare un legame più stretto. Da una parte, imprese chiamate a crescere e ad affrontare passaggi decisivi per il proprio futuro; dall’altra, una ricchezza privata molto rilevante, che può trovare maggiore spazio in investimenti di lungo periodo”.
 
Come ha sottolineato Angelo Camilli di Confindustria, una maggiore mobilitazione del risparmio verso il sistema produttivo può dare un contributo sostanziale alla crescita dimensionale e alla patrimonializzazione delle imprese. Servono però anche una cultura e competenze finanziarie più solide nelle imprese, apertura a strumenti e fonti di finanziamento diversi e un quadro normativo stabile, che dia agli imprenditori certezza e fiducia nel tempo.
 
“In questo senso” conclude Ragaini “la consulenza finanziaria e patrimoniale può offrire un contributo, aiutando a leggere in modo integrato le esigenze legate al patrimonio e all’impresa. È un ambito nel quale il Private Banking può fare la propria parte, grazie alla relazione continuativa con famiglie e imprenditori.“

Il ruolo del Private Banking

Il Private Banking gestisce circa 1.400 miliardi di euro e il 30% di queste risorse fa capo a imprenditori. Impresa e patrimonio personale convivono quindi spesso nella stessa relazione di consulenza. Secondo il presidente di AIPB Andrea Ragaini, il settore può aiutare gli imprenditori a diversificare le fonti finanziarie, rafforzare la governance e programmare il passaggio generazionale, accompagnando contemporaneamente le famiglie verso strategie patrimoniali più consapevoli.

La consulenza, tuttavia, deve evitare il rischio di trasformare l’interesse nazionale in una concentrazione eccessiva dei portafogli sull’Italia. Il sostegno all’economia reale deve restare compatibile con diversificazione, liquidità, trasparenza dei costi e tutela dell’investitore.

Tre proposte per avvicinare i cittadini agli investimenti

Il rapporto CASMEF avanza tre ipotesi: un sistema volontario di micro-risparmio che destini una piccola parte dei pagamenti digitali a investimenti nelle PMI; un fondo previdenziale alimentato dalle transazioni elettroniche e sostenuto da un incentivo pubblico collegato al gettito IVA; una “dote studentesca”, costituita da contributi annuali investiti a lungo termine per avvicinare i giovani ai mercati finanziari.

Il filo conduttore è la costruzione di un capitalismo più partecipato, nel quale una parte maggiore della ricchezza privata contribuisca a finanziare innovazione, transizione energetica, digitalizzazione e crescita dimensionale delle imprese. Non si tratta semplicemente di “spostare il risparmio”, ma di creare fiducia: regole stabili, prodotti comprensibili, imprese trasparenti e consulenza responsabile. Solo a queste condizioni il risparmio potrà diventare capitale senza perdere la sua funzione essenziale di protezione delle famiglie.


Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar


Paolo Brambilla, Consigliere dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de “La Mia Finanza” e di “Trendiest Media Agenzia di stampa”. Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il “Rotary Club Milano Porta Vercellina” e il “Cambridge University Yacht Club”. Rappresenta l’Italia a Bruxelles nell’associazione “Better Finance” a tutela di investitori e risparmiatori.
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