Filiera moda, 100 milioni per le PMI e la produzione italiana – Capital Advisory


La filiera della moda italiana si prepara a una nuova fase di sostegno agli investimenti con una misura che mette a disposizione 100 milioni di euro per accompagnare i programmi di sviluppo delle piccole e medie imprese del settore. Il nuovo Bando Filiera della Moda, previsto dall’articolo 3 della legge 11 marzo 2026, n. 34 e attuato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nasce con l’obiettivo di rafforzare la capacità produttiva delle imprese e, allo stesso tempo, favorire una maggiore integrazione delle diverse fasi della filiera sul territorio nazionale. La misura guarda in particolare ai progetti capaci di valorizzare l’impiego prevalente di semilavorati di origine italiana e riconosce una particolare attenzione alle iniziative sviluppate attraverso forme di collaborazione tra imprese. La dotazione complessiva ammonta a 100 milioni di euro, destinati al finanziamento di programmi di investimento compresi tra 1 e 20 milioni di euro; una quota pari al 25% delle risorse è riservata alle iniziative promosse da micro e piccole imprese, mentre il 40% è destinato ai programmi realizzati nelle regioni del Mezzogiorno, vale a dire Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Per quanto riguarda i destinatari, il provvedimento si rivolge alle PMI attive nella filiera della moda e in possesso dei requisiti previsti dalla normativa, comprendendo un insieme articolato di attività che va dal tessile all’abbigliamento, dalla lavorazione di pelli e cuoio alla pelletteria e alle calzature, fino all’oreficeria, alla bigiotteria, all’occhialeria, alla progettazione di moda e alle altre attività connesse.

Le imprese possono presentare la domanda singolarmente oppure partecipare a un progetto congiunto: in quest’ultimo caso l’aggregazione deve comprendere da tre a sei PMI, con un investimento minimo di 200 mila euro per ciascuna impresa, all’interno del limite complessivo previsto dal bando. Il sostegno è rivolto a programmi che abbiano una concreta dimensione di sviluppo produttivo. Sono quindi ammessi interventi finalizzati alla creazione di una nuova unità produttiva, all’ampliamento della capacità esistente, alla riconversione verso nuovi prodotti, alla ristrutturazione del processo produttivo o all’acquisizione di attivi appartenenti a uno stabilimento. Per programmi di importo fino a un milione di euro è inoltre prevista la possibilità di finanziare il rinnovo di impianti, macchinari e attrezzature, secondo le condizioni del regime de minimis. Accanto all’investimento principale possono trovare spazio anche interventi complementari di innovazione dei processi o dell’organizzazione, entro il limite del 40% dell’investimento, attività di formazione del personale fino al 20% e, nei programmi caratterizzati da una componente produttiva superiore a 5 milioni di euro, progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale. La dimensione finanziaria rappresenta uno degli elementi centrali della misura: le spese ammissibili devono essere comprese tra un milione e 20 milioni di euro e gli investimenti devono essere avviati soltanto dopo la presentazione della domanda. Il termine ordinario per completare il programma è fissato in 36 mesi dalla concessione delle agevolazioni, con la possibilità di ottenere, in presenza di una richiesta motivata, una proroga fino a ulteriori 12 mesi.

Tra le spese ammissibili rientrano l’acquisto del suolo aziendale, entro il limite del 10% del programma produttivo, le opere murarie e le infrastrutture specifiche, entro il limite del 40%, i nuovi macchinari, impianti e attrezzature, le immobilizzazioni immateriali e le consulenze direttamente collegate al programma, queste ultime entro il limite del 5%. L’agevolazione può essere composta da un contributo a fondo perduto e, qualora richiesto, da un finanziamento agevolato pari al 20% degli investimenti, con una durata massima di dieci anni e un periodo di preammortamento fino a tre anni. Nel complesso, contributo e finanziamento non possono superare il 75% delle spese ammissibili, mentre la quota restante deve essere assicurata attraverso risorse finanziarie non riconducibili a sostegni pubblici, secondo le condizioni previste dal decreto.

La logica della misura non si limita però alla quantità degli investimenti: il decreto introduce infatti un sistema di valutazione che tiene conto della struttura finanziaria dei programmi, della capacità economica delle imprese e della qualità della filiera. Le domande vengono inserite in una graduatoria sulla base di indicatori quali la copertura finanziaria del piano, il rapporto tra margine operativo lordo e investimento e la presenza di certificazioni etico-sociali e strumenti di tracciabilità della supply chain. A questi criteri si aggiungono specifiche premialità: il possesso del rating di legalità e della certificazione della parità di genere può determinare una maggiorazione del 3% ciascuno, mentre un ulteriore 3% è previsto per le imprese che utilizzano prevalentemente semilavorati di origine italiana o europea e un altro 3% per i piani congiunti nei quali le imprese coinvolte operano in differenti fasi della catena del valore. È prevista inoltre una maggiorazione del 10% quando il costo del personale supera il 15% del fatturato.

Un aspetto significativo è quindi il tentativo di collegare il sostegno agli investimenti alla solidità del progetto e alla capacità dell’impresa di inserirsi in una filiera più integrata, tracciabile e collegata al territorio. La possibilità di presentare programmi congiunti tra più PMI va nella stessa direzione, perché consente di costruire progetti che coinvolgano contemporaneamente diverse fasi della produzione, mettendo in relazione imprese che possono contribuire con competenze e attività differenti. Il bando, tuttavia, non rende obbligatoria questa modalità: ogni impresa può presentare una propria domanda individuale, fermo restando il limite di una sola domanda per ciascun soggetto.

Anche l’iter di accesso segue una logica selettiva. Le domande saranno presentate esclusivamente per via telematica attraverso il soggetto gestore e saranno sottoposte a una procedura valutativa a graduatoria, quindi non secondo il meccanismo del click-day o dell’ordine cronologico di arrivo. La graduatoria dovrà essere pubblicata entro 30 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle domande e, successivamente, l’istruttoria sarà articolata in due fasi, con l’obiettivo di verificare dapprima la disponibilità delle risorse e il possesso dei requisiti e quindi la solidità economica, la fattibilità tecnica, la cantierabilità del programma e la congruità delle spese previste. Per le imprese interessate, diventa quindi importante non soltanto individuare investimenti coerenti con le proprie esigenze produttive, ma costruire un programma capace di dimostrare sostenibilità finanziaria, concretezza industriale e coerenza con gli obiettivi della misura.

Il Bando Filiera della Moda si inserisce così in una strategia che punta a sostenere la capacità delle PMI di investire nella propria struttura produttiva e, contemporaneamente, a rafforzare i collegamenti tra le diverse componenti di una filiera che rappresenta uno degli elementi caratterizzanti del sistema manifatturiero italiano. Le risorse disponibili, la dimensione degli investimenti ammessi e il sistema di premialità delineato dal decreto fanno della misura uno strumento rivolto soprattutto a programmi di sviluppo strutturati, nei quali innovazione, capacità produttiva, competenze e integrazione della filiera vengono considerate come parti di uno stesso percorso di crescita.


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