Mentre il Mezzogiorno accelera con una crescita complessiva dell’8,9%, la Sicilia mostra una battuta d’arresto (-1,5%) pur restando tra le otto regioni italiane con spesa superiore al miliardo di euro. La spinta decisiva nell’Isola arriva dal settore pubblico e dalle università.
La mappa della Ricerca e Sviluppo (R&S) in Italia tracciata dall’Istat nel suo ultimo report (dati 2024-2025) delinea un quadro a due velocità. Se da un lato il Sud tenta la rimonta nazionale con l’incremento di spesa più alto della Penisola (rispetto al 2023), dall’altro la Sicilia vive una fase di stasi e lieve arretramento, registrando un calo della spesa.
Il peso della Sicilia nel panorama nazionale
Nonostante il recente flessione, l’isola mantiene una posizione di rilievo nel contesto nazionale. La Sicilia figura infatti tra le sole otto regioni italiane capaci di superare il miliardo di euro di investimenti in R&S.
Con una quota del 3,3% sulla spesa totale nazionale (pari complessivamente a circa 31 miliardi di euro), la Sicilia si affianca a realtà come Veneto (7,3%), Toscana (6,4%) e Campania (5,7%). Tuttavia, resta ampio il divario rispetto al blocco di testa guidato dalla Lombardia (circa 20%), Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte, che insieme concentrano oltre il 60% della spesa del Paese.
L’intensità della spesa sul Pil
In termini di incidenza della spesa in R&S sul Prodotto Interno Lordo (Pil), la Sicilia rispecchia la fragilità strutturale di gran parte del Mezzogiorno. Con un valore che si attesta al di sotto della soglia dell’1,0% del Pil (a fronte dell’1,40% della media nazionale e di picchi superiori al 2,2% in Emilia-Romagna e Piemonte), l’isola evidenzia la necessità di rafforzare l’intensità dei propri investimenti per sostenere la competitività del territorio.
Il modello di sviluppo siciliano: trainano Università e Settore Pubblico
Un elemento cruciale che emerge dal report riguarda la diversa composizione dei soggetti esecutori. A differenza del Nord Italia — dove la spesa è trainata prevalentemente dalle imprese private (oltre la metà del totale) — in Sicilia e nel Mezzogiorno la Ricerca e Sviluppo è sostenuta in gran parte dal settore pubblico e dalle Università.
Nell’Isola, la quota di spesa pubblica e universitaria sul Pil prevale nettamente rispetto a quella generata dal tessuto imprenditoriale privato. Una tendenza coerente con i dati nazionali, che vedono proprio negli atenei il principale motore di crescita (+13,4% di spesa e +13,6% di addetti nel 2024), mentre il mondo delle piccole e medie imprese ha subito un generale ridimensionamento degli investimenti.
La debolezza del tessuto imprenditoriale privato
Dalla mappa sull’intensità di R&S (Figura 4 del report) emerge come in Sicilia l’apporto delle imprese sia marginale (la spesa delle imprese incide per circa lo 0,3% del Pil regionale). A livello nazionale, il report evidenzia una forte contrazione della spesa per R&S nelle piccole imprese (-13,7%) e medie (-5,2%), a causa del riassetto dei crediti d’imposta e dei costi di accesso. Il tessuto produttivo siciliano, caratterizzato da un’elevata presenza di PMI e da una scarsa presenza di grandi multinazionali (che da sole coprono l’82% della R&S aziendale in Italia), soffre particolarmente questa dinamica.
Le prospettive dell’Isola
Il dato siciliano (-1,5%) si inserisce in un quadro regionale contrastato: mentre realtà vicine come Campania (+11,2%), Puglia (+12,9%) e Basilicata (+10,4%) spingono il riscatto del Sud, la Sicilia si trova al fianco di altre regioni in flessione come Calabria (-3,8%) e Molise (-5,0%).
Per rilanciare la spesa nel territorio isolano, la questione cruciale rimane sempre lo stimolare l’iniziativa privata e nel creare sinergie sempre più strette tra il mondo accademico e il tessuto produttivo locale.
La fotografia nazionale: investimenti in aumento, ma guidati dal settore pubblico
Nel 2024 la spesa complessiva in Ricerca e Sviluppo effettuata in Italia ha raggiunto i 31,04 miliardi di euro, registrando un incremento del +5,6% a prezzi correnti rispetto all’anno precedente. Questo aumento ha portato l’incidenza della spesa in R&S sul Prodotto Interno Lordo (Pil) dall’1,37% del 2023 all’1,40% nel 2024.
Analizzando la composizione della spesa per settore esecutore, emerge un quadro chiaramente differenziato:
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Le Università rappresentano il vero motore della crescita nel 2024, con un balzo della spesa del +13,4% (per un totale di 8,35 miliardi di euro, pari al 26,9% della spesa complessiva).
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Le Istituzioni Pubbliche registrano una crescita del +4,7% (4,58 miliardi di euro, pari al 14,7% del totale).
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Le Istituzioni Private Non Profit crescono del +7,9% (550 milioni di euro).
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Le Imprese, pur confermandosi il principale attore economico della R&S con 17,57 miliardi di euro (pari al 56,6% della spesa totale), mostrano una significativa decelerazione, crescendo appena del +2,4% rispetto al 2023.
Dal punto di vista delle risorse umane, il personale addetto alla R&S sfiora le 352 mila unità equivalenti a tempo pieno (Etp) (+1,2%). Anche in questo caso si assiste a una marcata polarizzazione: mentre le Università registrano un vero e proprio boom di ricercatori (+15,3% in Etp), le imprese subiscono una flessione complessiva degli addetti (-5,9% in Etp), determinata soprattutto dai tagli al personale tecnico e amministrativo di supporto.
Il settore privato: grandi colossi contro PMI
Uno dei tratti più critici emersi nel report Istat riguarda la frattura interna al mondo aziendale. La spesa privata si concentra sempre di più nelle grandi imprese (con 500 addetti e oltre), che hanno incrementato gli investimenti del +6,4%, arrivando a coprire il 76,0% della spesa aziendale totale (13,3 miliardi). Al contrario, le piccole imprese (sotto i 50 addetti) subiscono un pesante crollo del -13,7%, e le medie imprese registrano una contrazione del -5,2%.
A guidare il mercato sono le multinazionali (sia a controllo italiano che estero), dalle quali dipende ben l’82,2% dell’intera spesa delle imprese in Italia. Il ridimensionamento delle agevolazioni fiscali e la revisione del credito d’imposta per la R&S hanno spinto molte piccole e medie realtà a contenere i progetti più a rischio o borderline.
Il confronto territoriale: Nord guida per volume, il Sud tenta la spinta con la spesa pubblica
La distribuzione geografica degli investimenti conferma la persistenza di marcate disparità strutturali tra le diverse aree del Paese.
Il Nord: la roccaforte dell’innovazione industriale

In termini di intensità di R&S sul Pil, le regioni settentrionali svettano ai vertici europei: l’Emilia-Romagna raggiunge il 2,32% del Pil e il Piemonte il 2,20%. La caratteristica peculiare del Nord risiede nel modello di finanziamento: più della metà della spesa complessiva è sostenuta direttamente dalle imprese private, con punte che superano i tre quarti del totale in Piemonte ed Emilia-Romagna.
Il Mezzogiorno: una crescita a trazione universitaria e pubblica

Tuttavia, l’andamento del Mezzogiorno presenta importanti elementi di debolezza:
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Freno nelle Isole: A fronte del dinamismo del Sud continentale, l’area delle Isole resta sostanzialmente stagnante (+0,4%), appesantita dalla flessione registrata in Sicilia (-1,5%).
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Intensità sul Pil ancora ridotta: Nonostante i recenti incrementi, l’incidenza della spesa in R&S sul Pil nel Mezzogiorno rimane generalmente al di sotto dell’1,0%, con le sole eccezioni della Campania (1,29%) e dell’Abruzzo (1,09%).
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Modello di sviluppo sbilanciato: Nel Mezzogiorno la presenza dell’industria privata ad alta intensità tecnologica è ancora contenuta. Di conseguenza, la Ricerca e Sviluppo è sostenuta prevalentemente dal settore pubblico e dalle Università, che arrivano a coprire fino all’80% della spesa totale in regioni come Sardegna, Calabria e Basilicata.
Il report Istat evidenzia come l’Italia stia muovendosi verso un modello di ricerca sempre più dipendente dal sistema universitario e dalle grandi multinazionali. Se il Nord continua a consolidare una struttura industriale matura e integrata nei mercati globali, il Mezzogiorno dimostra segnali di vivacità finanziaria che dipendono però in larga misura dalla capacità attrattiva degli atenei e dai fondi pubblici.
Diventa fondamentale nel trasformare la spinta della ricerca accademica del Sud in un tessuto d’impresa capace di investire e trattenere competenze sul territorio.
FONTE DATI: ISTAT – RICERCA E SVILUPPO (R&S) IN ITALIA | ANNI 2024-2025
Nota metodologica
Quadro normativo e concettuale
Le rilevazioni sulla Ricerca e Sviluppo (R&S intra-muros) condotte dall’Istat misurano le risorse finanziarie e umane destinate alle attività di ricerca scientifica e sviluppo sperimentale in Italia. La metodologia segue le linee-guida del Manuale di Frascati dell’OCSE, che dal 1963 costituisce lo standard concettuale per garantire la comparabilità dei dati a livello internazionale. L’indagine risponde agli obblighi previsti dalla normativa dell’Unione Europea in materia di statistiche su scienza e tecnologia (Decisione n. 1608/2003/CE e Regolamenti UE n. 2152/2019 e n. 1197/2020).
Settori rilevati e fonti dei dati
L’analisi prende in considerazione quattro settori esecutori:
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Imprese, Istituzioni pubbliche e Private Non Profit: i dati sono raccolti tramite rilevazioni statistiche dirette condotte dall’Istat presso le unità organizzative.
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Università: gli indicatori di spesa e personale sono stimati integrando i dati amministrativi sui bilanci e sul personale docente e tecnico forniti dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR).
Il sistema include anche gli stanziamenti di spesa pubblica per la R&S delle Amministrazioni centrali dello Stato, delle Regioni e delle Province autonome.
Indicatori principali e utilizzo delle informazioni
I fenomeni oggetto di studio riguardano principalmente la spesa interna (distinta per fonte di finanziamento e tipo di ricerca: di base, applicata, sviluppo sperimentale) e il personale addetto, espresso sia in termini di teste sia in Unità Equivalenti a Tempo Pieno (ETP).
Tali indicatori (tra cui l’incidenza della spesa sul Pil) rappresentano la componente fondamentale per valutare la competitività del sistema-Paese. Inoltre, confluiscono negli strumenti della Commissione Europea come l’European Innovation Scoreboard (EIS) e il Regional Innovation Scoreboard (RIS), per il monitoraggio e il confronto delle performance di innovazione a livello nazionale e regionale.
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